sabato 3 dicembre 2011

I soliti due coglioni...

Sono le 5 del mattino e mi trovo nella business lounge dell'aeroporto di Dubai. Sono arrivato da Giakarta che erano le 23 e ho altre 4 ore da far passare prima di prendere la coincidenca con Roma. Inutile parlare dei coglioni che mi sto facendo... Ho passato le ultime due settimane in Indonesia per fare il passaggio di consegne con il collega che mi lascia il posto. Due settimane per capire il nostro programma in Indonesia, conoscere i miei nuovi colleghi (circa 70 persone sotto la mia supervisione diretta) e tracciare il piano d'ativita' per il prossimo biennio. Due settimane che hanno confermato quello che pensavo di Giakarta, un posto dove si puo' vivere bene, dell'Indonesia, un paese fantastico (sono stato due giorni a Bali per lavoro) e degli indonesiani, persone stupende. Ovviamente, fra qualche mese queste sensazioni magnifiche diventeranno un po' piu' reali, l'entusiasmo scemera', ma tutto sommato, sono convinto che ci troveremo bene. Certo, il traffico a Giakarta e' un vero incubo, ma l'essere umano si abitua a tutto.
Il mese di novembre e' stato una schifezza per quanto riguarda la corsa. Il chilometraggio mensile e' stato ridicolo, complice un raffreddore all'inizio del mese, il viaggio e un'infiammazione al tendine d'achille destro dopo aver corso tre volte sul tapis roulant. Ho conpensato andando in bici in palestra e con esercizi di ginnastica. Qualche chilo l'ho messo su' di sicuro ma non mi preoccupo. Forse questo mese di pausa ci voleva. Di programmi ora non parlo, ma ho verificato le condizioni per prepararmi al triathlon, e ci sono tutte, a cominciare da una piscina olimpionica dietro l'ufficio. L'allenamento running l'effettuero' al mattino presto prima che si scateni il traffico, e la bici sara' essenzialmente in palestra con uscite su strada il weekend.
Questo e' tutto per il momento. Ora mi vado a fare un giro, devo comprare un paio di regalini per le bimbe e quasi quasi vado a fare una visitina al centro massaggi dell'aeroporto...

lunedì 14 novembre 2011

Una sana mezz’oretta di corsa

Giusto per non far passare inosservata quest'articolo, appositamente scritto per la maggioranza di noi, maschi rincretiniti dalla pre-senilità che vanno correndo in giro a ore impossibili, etc... Ho cercato di trovare un po' d'ironia in quest'articoletto, ma, sfortunatamente, non ci sono riuscito . Ho anche pensato per un attimo di postare un commento, ma mi rendo conto che è abbastanza difficile spiegare il mondo della corsa a chi non ci è mai entrato e parla di maratona come di uno sport estremo... La frase che mi ha fatto più ridere di tutte è questa: "una sana mezz’oretta di corsa tre volte la settimana è troppo banale, no?". In fin dei conti, per rimanere sani e in forma basta camminare 30 minuti al giorno e fare le scale a piedi.
Buone corse!

mercoledì 9 novembre 2011

Il movimento de panza

La paranza è una danza, che si balla nella latitanza, con prudenza, eleganza, e con un lento movimento de panza...." La latitanza la lascio a B, il movimento de panza me lo volevo tenere io, invece...
Dopo la famosa finale italia francia agli europei del 2000 quando subimmo il pareggio nei minuti di recupero e il golden goal ai supplementari, cominciò a girare un simpatico sfottò nei nostri confronti: sapete come si fa a rimettere il tappo a una bottiglia aperta di spumante? Chiedetelo agli italiani.
Ecco, quanti sono stati gli italiani ieri che hanno stappato lo spumante e oggi stanno cercando di rimettere il tappo? Io di certo, anche se il tappo l'ho rimesso virtualmente solo questa mattina mentre preparavo il caffè. Quest'uomo in un certo senso, è un genio. L'avevamo dato tutti per morto ieri verso le 5, e invece è riuscito a guadagnare tempo e così a risorgere. Sono nauseato.
Non vedo l'ora di prendere quell'aereo che mi porterà via da qua. Il primo lo prenderò fra una decina di giorni per il passaggio di consegne, il secondo, quello importante, poco dopo.
Non vedo l'ora di andarmene. B non c'entra nulla, non è di certo lui che può condizionare la mia vita, c'entra solo la voglia incontrollabile di girare il mondo il più possibile, vedere orizzonti diversi, conoscere altri popoli, nuove culture, vedere facce diverse. Sono 7 anni che sono a Roma, troppo per i miei standard. Sono anni che cerco di andare via, un paio di volte c'ero quasi riuscito e questa volta sembra che sia la volta buona, complice la crisi finanziaria, la decisione da parte dell'organizzazione di rafforzare le capacità nei paesi di gestire le emergenze e quindi di decentralizzare al massimo la nostra capacità operativa.
Partire, fermarsi lontano, girarsi per guardare cosa abbiamo lasciato indietro, ma solo un attimo e poi tornare a guardare avanti, o di lato, prima di riprendere il cammino, o la corsa.
La settimana scorsa è stata avara di chilometri. Solo tre uscite per un totale di poco superiore ai 40 chilometri. Domenica mattina ho deciso di riposare in vista della festa di compleanno di Maya nel pomeriggio. Ho ripreso ieri mattina e bissato oggi, 13 e 14 chilometri rispettivamente in scioltezza a 4'30".
Buone corse!

lunedì 31 ottobre 2011

Il lungo della domenica

Splende il sole sopra Roma questa mattina, splende il sole dentro di me ripensando al lungo di ieri… Domenica mattina, sveglia alle 6, ma grazie all’ora legale o solare, sono le 5. Ho in mente di fare un lungo, non so quanto, non so dove, non so a quanto, so solo che ho voglia di correre il più a lungo possibile. Tutti gli altri dettagli li scoprirò strada facendo.
Ore 5 e 30, sono per strada, il tempo di captare i satelliti, e giù per via dei 4 venti, in discesa. Il primo chilometro se ne va in 4’23”, forse un po’ veloce, forse, ma potrò scoprirlo solo se ci provo. Decido di andare avanti così, al limite scoppierò, bestemmierò, ma almeno avrò provato. Man mano che scorrono i chilometri, sempre sul passo 4’30”, delineo la strada. Seguirò il tevere fino al viadotto della magliana, da lì passerò dall’altra parte, colosseo quadrato, riprenderò la marconi, taglierò fino alla colombo, quindi appia, tomba di cecilia metella, via dell’almone appia nuova, san giovanni, santa maria maggiore, villa borghese, quindi san pietro e via delle mura aureliane fino a casa.
Alla fine, il GPS mi darà un totale di 36 chilometri, corsi in 2 ore e 42 minuti ad una media di 4’30” precisi. Secondo la mappa di runahead.com, sono 36.7 chilometri, quindi una media di 4’26”. Le cifre indicano anche un prezioso split negativo, 1 ora 21’e 28” la prima metà, un minuto in meno la seconda metà. Ma sono semplici cifre che cambiano poco al discorso generale.
Rispetto al lungo della settimana scorsa, tutta un’altra storia. 8 giorni fa, sono partito molto cauto, cominciando a spingere dal ventesimo in poi. Ieri, ho iniziato subito con un passo più aggressivo, che sono riuscito a tenere senza troppa difficoltà.
Le sensazioni sono state belle lungo tutto il percorso, anche durante l’ultima, terribile salita di Via delle mura aurelie, che Janco conosce bene. Ho tenuto bene arrivando in cima a 4’45”/k di media, e sparendo un ultimo chilometro a 4’25” una volta arrivato in cima. L’euforia che ho provato una volta terminata la corsa è l’essenza del perché corriamo. Una scarica di endorfine che ti fa sentire… semplicemente vivo (capita poi che appena entri dentro casa qualcuno riesca a spazzare via tutte le endorfine, ma questo è un altro discorso).
Il mese di ottobre si chiude con 300 chilometri di corsa, in netto aumento rispetto ai mesi precedenti (tutti sui 260 chilometri), dovuto soprattutto ai 4 lunghi domenicali che mi sono sparato (30, 32.5, 35, 36.5).
Fuori splende il sole, ripenso a ieri e mi sento forte, abbastanza per affrontare questa giornata in un ufficio deserto.
Buone corse.

giovedì 27 ottobre 2011

Riflessioni d'autunno

Tutti noi corriamo in funzione di un obiettivo che ci prefissiamo. Questa è la differenza fondamentale tra un runner e un jogger. Abbiamo il nostro obiettivo e moduliamo i nostri allenamenti e facciamo le nostre tabelle per arrivare nella forma migliore a quell’appuntamento. Mesi e mesi d’allenamenti in tutte le possibili condizioni atmosferiche, tutti finalizzati a quella gara. Nei nostri blog mettiamo dei countdown, sul display dell’orologio facciamo lo stesso (chi ha un polar almeno…), alzatacce e allenamento massacranti che giustifichiamo con una semplice data.
Oggi, io mi trovo in una situazione mai sperimentata prima. Corro senza obiettivo, ci sarebbe Firenze a fine novembre, ma… Mai come in questo periodo ho provato godimento puro nella corsa. Mi alzo al mattino presto, anche di domenica, mi sciroppo 36 chilometri, faccio ripetute, lenti, progressivi e altro senza la motivazione data da una gara. Non so quanto durerà, ma finché durerà ne approfitterò. Questo quindi in qualche modo mi autorizza a stravolgere gli allenamenti programmati (a che fine?), come mi è successo questa mattina. Avevo in programma 2 chilometri lenti (intorno a 5’), 10 da fare a ritmo medio (4’30”) e 2 chilometri finali lenti. Mi sveglio come al solito alle 6 e alle 6 e 30 comincio il mio lavoretto. Il primo chilometro se ne va intorno a 5’. Al secondo ero già a 4’24”. Ho pensato, sti cazzi, adesso voglio divertirmi, e così è stato per davvero. Ho aumentato il ritmo correndo i successivi 10 chilometri con una media di 4’07” (tutti intorno a 4’10”-4’20”, un paio a 3’35”-40”), per poi chiudere l’allenamento con un chilometro e rotti a 4’46” in salita (Via Dandolo). Ogni singolo passo di questo allenamenti è stato divertente e ad ogni singolo passo mi sembrava di diventare sempre più bambino. La stessa cosa mi succede durante i lunghi domenicali. Mi piacciono così tanto che ne ho fatto sopra i 30 chilometri nelle ultime 3 settimane.
Non so se mi iscriverò a Firenze, ho paura di rompere questa sorta di incantesimo. Per il momento vado avanti così alla cazzo, poi vedrò. Tempo fa presi una sbandata per il triathlon, ma oggi, quando sogno, sogno di correre, non di fare l’Ironman. Il triathlon mi attira e sono sicurissimo che l’anno prossimo mi ci cimenterò, ho anche una data ed un luogo certo (Bintan triathlon il 26 e 27 maggio 2011, sprint e distanza olimpica). Ma non posso e non voglio negare che oggi come oggi la corsa rimane la mia prima scelta.
Buone corse!

lunedì 24 ottobre 2011

Domenica, 35.3 K

Ieri ho corso, come programmato, il lungo da 34 chilometri, che poi sono diventati 35.5. Partenza alle 6 del mattino, ancora nell'oscurità e nelle strade deserte di Roma. Partenza cauta, troppo cauta forse, con i primi 10K corsi appena sotto i 5' di media. Poi, si sono scaldate le gambe e sono riuscito a portare il ritmo prima a 4'47" (dal 10 al 15esimo k) poi ancora giù a 4'37" dal 15esimo fino al 30esimo. Da lì, complice la salita di via dandolo che ho allungato un pò e un dolore allínterno coscia, il passo si è attestato a 4'49" dal 30esimo al 35esimo. Sensazioni buone, non ottime come domenica scorsa, ma comunque buone. Le gambe giravano bene e non sono mai stato in affanno. L'energia, e soprattutto la voglia, per fare ancora un paio di chilometri ed arrivare a 38 c'era, ma, come detto, avevo un piccolo fastidio all'interno coscia sinistra e ho preferito chiudere il giro.
I primi 17 chilometri li ho fatti in 1 ora e 23 minuti, mentre i secondi in 1 ora e 19 minuti, quindi un buon split negativo che mi fa ben sperare. In totale , 35.3 chilometri in 2 ore, 47 minuti e 25 secondi, media finale 4'45"/k.
Nonostante solo 3 allenamenti la settimana scorsa causa maltempo, sono riuscito a superare quota 62 chilometri. 1400 chilometri da quando ho ripreso a maggio... minchia.
Presto un'update sul prossimo futuro.

lunedì 17 ottobre 2011

30 k: la vendetta.

L'istinto ieri mattina alle 6 mi diceva di andare e rifare 30 chilometri, la ragione invece mi diceva di seguire il programma, cioè 18 chilometri da correre in progressione.
L'istinto ha preso il sopravvento. Da casa, un paio di chilometri in discesa, poi su e giù per le strade ferite di Roma, quella Roma di mia nonna e adesso dei miei. Via Merulana, Via Labicana, Via Cavour, Via E. Filiberto erano le vie della mia giovinezza, quelle vie che percorrevo con mia nonna e che ora percorro quando vado dai miei. Quando sono passato domenica mattina, c'era ancora l'odore di bruciato e la devastazione era evidente.
In totale 32.3 chilometri ad una media di 4'31"/km, giusto per confermare che tra allenamento e gara ci sono due karim diversi. Domenica scorsa sono arrivato al traguardo stravolto, piegato in due dai crampi allo stomaco e dal dolore alla milza. Ieri, sono passato ai 30 dopo 2h e 15 minuti scarsi, fresco e con abbastanza energie per percorrere altri 2 chilometri in salita senza rallentare. Dall'analisi dei dati, si vede che i primi 16 chilometri li ho corsi ad una media di 4'36", mentre la seconda parte l'ho corsa ad una media di 4'26".
Ci voleva un'iniezione di fiducia, l'ho avuta.
Buone corse.

mercoledì 12 ottobre 2011

L'ultimo giorno della mia vita

La notizia è passata praticamente inosservata, ma qualche giorno fa, è morto Steve Jobs, quel tizio che ha creato insieme ad un altro sconosciuto, la Apple. I giornali gli hanno dedicato qualche riga qua e là, e sul web hanno riproposto un discorso tenuto da questo Jobs all’università di Stanford. Tra le varie cose che dice, ce n’è una, nemmeno tanto originale, che mi è tornata in mente questa mattina, quando la sveglia ha suonato, e non avevo tanta voglia di alzarmi. Ad un certo punto del discorso, Jobs dice che bisogna vivere la giornata come se fosse l’ultima della nostra vita. Steso, con gli occhi che guardavano il soffitto, pensavo a cosa avrei voluto fare se oggi fosse stato il mio ultimo giorno. Stare con la mia famiglia, le mie bambine, soprattutto. Ma stanno dormendo adesso, quindi, spreco il mio tempo dormendo? No, se fosse l’ultimo mio giorno, vorrei cominciare la giornata correndo. E con questo pensiero in testa, mi sono ritrovato ai piedi di Viale Giotto per la sessione di ripetute in salita. In tutto, 10 ripetute da 500, le prime corse in 2’10”, le altre tra 2’07” e 2’08”, e l’ultima in 2’02”. Il recupero l’ho fatto in discesa, sempre intorno a 2’20”. Ho chiuso la sessione con 2 chilometri di corsa lenta, per un totale di 14.5 chilometri in poco più di un’ora.
Ora sono in ufficio, non proprio quello che vorrei fare se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, ma va benissimo lo stesso.
Buone corse.

lunedì 10 ottobre 2011

Le misteriose gare dell’early morning runner

La gara di Ostia è andata, 2 ore e 22 minuti, media di 4’45”/k. Alla vigilia mai avrei pronosticato una tale media, ero abbastanza sicuro di stare intorno a 4’30” e finire abbastanza fresco, considerando le ultime uscite d’allenamento. In gara, chissà perché, e rimane un mistero, vado molto più piano soffrendo molto di più. Sono partito abbastanza tranquillo, sicuro di aumentare con il passare dei chilometri e chiudere bene, e così è stato fino a circa il 20esimo chilometro. Mi sentivo bene ed era un sorpassare continuo. Le gambe giravano che erano una bellezza ed il fiato era sotto controllo. Poi, ad un certo punto, è apparso il solito dolore alla milza della gara (mai in allenamento). Ho rallentato ma c’ha messo più di 5 chilometro a passare del tutto. A quel punto ero comunque cotto, come quella pasta che è cruda e un minuto dopo è scotta. Uguale. All’uscita della pineta incontro Yogi, un saluto veloce, poi raggiungo un compagno di squadra e subito dopo la salitina che porta verso lo stadio sono costretto a fermarmi per rimettere l’acqua che avevo bevuto (mezzo bicchiere ad ogni rifornimento…). Nell’ultimo chilometro sarò costretto a fermarmi ancora un paio di volte.
Archivio questa gara come l’ennesimo mistero della trasformazione che subisco tra allenamenti e gare. Perché in gara mi vengono dolori alla milza e strette allo stomaco mentre in allenamento mai? Perché in allenamento senza forzare vado 10-15” più veloce che in gara?
Ho chiamato Giacobbo per farne una puntato di Voyager.
Non sono per niente contento del tempo ottenuto, per niente contento della media finale, ancora meno della flessione nella seconda parte di gara. Sono però contento di aver portato a termine la gara, sono contento di non aver mollato quando ne avevo una gran voglia, soprattutto lungo il pezzo della Cristoforo Colombo e sono contento di essere un runner.
Detto questo, fa un freddo cane e questa mattina non me la sono sentita di correre.
Buone corse!

mercoledì 5 ottobre 2011

Del Modello M e di ripetute

Non sono sempre stato ateo. Quando ero piccolo, i miei genitori ci diedero libertà di scelta, essendo mio padre mussulmano e mia madre cattolica. Vivendo comunque in un contesto cattolico, e complice un maestro di religione che sembrava gesù cristo, era normale che mi avvicinassi alla religione cattolica, diventando un fervente credente, facendomi battezzare e cresimare a circa dieci anni compiuti, quindi una scelta consapevole e adulta…
Poi sono cresciuto, sono andato all’università, e gli studi scientifici, oltre alla scoperta dell’alcol, delle donne e delle botte, mi hanno rivelato che potevano esserci risposte diverse a quelle domande la cui unica risposta, fino a quel momento era “dio”. Da dove veniamo? Chi ha creato l’universo?
Dio è piano piano svanito dalla mia vita, senza rimpianti, consapevole che la risposta a tutte queste domande c’era, e non era quella che mi avevano insegnato da piccolo. Qualche mese fa, in una libreria di fiumicino, prima di prendere un aereo per andare chissà dove (Cambogia, credo), ho acquistato l’ultimo libro di Stephen Hawking, “Il grande disegno”, sottotitolato, “perché non serve dio per spiegare l’universo”. Per sommi capi, nei secoli, sono stati i filosofi a cercare di dare risposte alle domande di cui sopra, ma con il progredire della scienza, questo compito lo hanno assunto gli scienziati, in particolare i fisici, che con le loro scoperte davano risposte basate sull’osservazione e il ragionamento, spingendo quindi sempre più in là le domande a cui l’unica risposta è “dio”. Oggi pare che siamo arrivati ad una svolta, siamo ad un passo di scoprire la teoria ultima, la teoria del tutto,il Modello M, quello che tutto può spiegare, senza mai tirare in ballo “dio”.
Ho divorato questo libro in un attimo, ad ogni pagina mi sembrava di scoprire nuove cose, come è nata la dimensione temporale, lo spazio tempo, i multiversi, le storie parallele, tutte cose lette qua e là con superficialità, spiegate in una maniera illuminante. Ogni pagina, un’esclamazione tipo “cazzo…”, “porca puttana”, etc… In poche parole, una vera goduria per la mente. Una lettura per niente facile, concetti difficilissimi da capire, da visualizzare, anche se Hawking ci prova in tutte e maniere. Ma come fai a capire, per esempio, che in questo momento noi stiamo vivendo in un mondo ad undici dimensioni. Noi ne vediamo tre, più il tempo, le altre 7 dove cazzo stanno? Il libro ti spiega che l’universo è fatto a stringhe e dentro queste stringhe attorcigliate si nascondo le altre dimensioni. Facile, ma cosa cazzo vuol dire?
Poi ci sono dei passaggi semplicemente favolosi. Quando si parla dell’universo e della sua creazione, si parla del big bang e quindi il momento in cui tutto è cominciato. Alla domanda di cosa c’era prima del big bang, nessuno sa dare una risposta, tranne la più ovvia, dio. Ebbene, no, la domanda di cosa c’era prima semplicemente non ha senso, perché prima del big bang, la dimensione temporale non era tale, quindi non c’era un “prima”. Si, difficile da capire, e soprattutto da spiegare, ma vi assicuro che leggendo il libro si intuisce che ha un senso.
Il libro l’ho divorato in un attimo. Poi l’ho posato sul comodino e l’ho riletto di nuovo e mi sa che lo rileggerò ancora perché sono troppi i punti che ancora non mi sono chiari.
Parlando di cose più serie, oggi 7 ripetute da mille tutte corse tra 3’51” e 3’55”, al biscotto, di mattina. 3.8 chilometri lenti all’inizio, un paio alla fine. Recupero di 2’, qualcuno correndo, qualcun altro da fermo, c’era un’umidità pazzesca.
Domani bici, venerdì un'oretta di corsa lenta e domenica Ostia. A volte penso che se fossi ricco, starei sempre a correre.
Buone corse.

E godetevi l'orchestra baobab, 5 minuti del vostro tempo per sentirvi meglio tutto il giorno...

lunedì 3 ottobre 2011

Alla conquista di Saracena

Weekend nella Calabrie, partenza sabato mattina, ritorno domenica, viaggio pesante, ma ne valeva la pena: abbiamo preso i rifornimenti (passato di pomodoro, olio, carne...) freschi dalla campagna di mio suocero e sono riuscito finalmente a conquistare Saracena...
Saracena è un paese che dista circa 10 chilometri da Morano Calabro, non lontanissimo, ma per arrivarci bisogna salire, salire e salire un altro po'. Solo una volta provai ad arrivarci senza riuscirci. Da allora, partendo da Morano mi sono sempre fermato a San Basile prima di tornare indietro oppure proseguire, in discesa, verso Castrovillari e chiudere di nuovo a Morano.
Ieri avevo in programma 18 chilometri tranquilli in progressione. Sono partito da Morano, con l'idea di arrivare a San Basile, tornare indietro, e fare qualche chilometro in pianura nella campagna moranese. Arrivato a San Basile, ho visto il cartello Saracena, e senza pensarci, l'ho seguito. Bella salita, tosta, ma il panorama che si poteva vedere da Saracena era spettacolare. Da lì, ho girato i tacchi e via verso Morano, per un totale di quasi 20 chilometri ad una media di 4'37". Molto soddisfatto.
La settimana si è chiusa con solo tre uscite ma era impossibile fare di più. Per fortuna il chilometraggio è stato abbastanza buona, attestandosi su 60 chilometri tondi.
Oggi, causa mal di gola, sono rimasto a casa, e da domani si riprende. Domenica c'è la 30 di Ostia, il primo lungo "vero" verso Firenze.
Buone corse.

giovedì 29 settembre 2011

Il lunghetto del giovedì

La sveglia ha suonato alle 6. Ho esitato prima di spegnerla. Ieri sera, cena fuori con consorte e cinema. A proposito, devo ricordarmi chi è stato a parlarmi bene del prequel del pianeta delle scimmie... Il risveglio non è stato automatico, ma subito dopo si è scatenato un vortice di pensieri, vado domani, ma poi tocca partire, sabato non posso correre, domenica in calabria il lungo di sicuro non lo faccio e quasi senza accorgermene ero in strada. Per fortuna la sera prima avevo previsto tutto, quindi la caffettiera era pronta sul fornello, lo zaino pronto vicino alla porta e tutta la roba da corsa pure. Partenza molto tranquilla con un ritmo rilassante fino al 12/13 chilometro. Poi, ho cominciato ad accellerare un po' fino alla fine. In totale 26 chilometri in progressione ad una media di 4'35". Le sensazioni sono ottime. Avrei potuto andare avanti tranquillamente ma erano già le 8 e 30 e non potevo tardare troppo in ufficio. Sono contento per come sono riuscito a gestirmi e per come sono arrivato "fresco" alla fine.
Ora posso dire di essere pronto. Questa sera, al cantinone, ci sarà una strage.
Buone corse.

martedì 27 settembre 2011

The update - The latest on me!

Piccola pausa per aggiornare “The blog”. L’attesissimo lungo da 28 chilometri di domenica non c’è stato. Sabato sono partito con la signora nella Marche, dopo aver mollato le bimbe dalla nonna, santa donna. Sabato sera, cena con amici a base di piatti tipici (mah…) ed ettolitri di birra (mah…). Abbiamo fatto tardi, molto tardi e sono andato a dormire che erano le 2 e mezzo… Quando la sveglia ha suonato alle sei, avevo ancora l’amaro in bocca e un cerchio alla testa e ho preferito fare un rinforzino. Purtroppo, il fisico non è più quello di una volta, quando ero capace di scolarmi una bottiglia di gin da solo, andare a dormire all'alba e al mattino presentarmi in ufficio alle 8 in punto senza problemi. Ora, alla soglia dei quaranta, bevo mezzo bicchiere di birra e mi stordisco!
Alle 7, ho deciso che dovevo alzarmi per fare qualche chilometro, e così è stato, 13 chilometri e passa sul litorale di Numana, poi su verso Sirolo, di nuovo giù, con i primi chilometri corsi intorno a 5’, per poi aumentare i chiudere gli ultimi 5 introno a 4’. In quel di Marcelli di Numana si svolgeva pure un triathlon olimpico, e nessuno mai riuscirà a togliere dalla testa di mia moglie che ce l’abbia portata apposta (“Sei sempre il solito, fai le cose sempre con un doppio fine”, detto con un sorriso però).
Ieri, l’idea era di fare i 28 prima di andare in ufficio, ma il viaggio di ritorno dalle Marche e soprattutto l’entrata dentro Roma a traverso la barriera est all’ora di punta, mi ha distrutto. Quindi, 14 chilometri e rotti a 5’. Oggi, un’ora e mezza di bici. Domani, ci riprovo col lungo…
Parlando di cose serie, domani vado a comprarmi un paio di scarpe rosse.

Buone corse!
PS: Sabato a Roma c’è stata la corsa futurista e non mi capacito: perché l’ organizzazione della corsa parla di 1618 atleti che hanno partecipato, mentre su TDS ci sono meno di 700 classificati?

venerdì 23 settembre 2011

News

Dopo un paio di giorni di scoglionamento totale, forse dovuti al tempo che cambia, o che passa, oggi mi sento alla grande. L’altro ieri mi sentivo a terra, e infatti ho saltato la seduta di ripetute. Ieri idem, ma con un enorme sforzo di volontà, mi sono alzato dal letto per eseguire il compitino, 3 chilometri di fondo lento per arrivare a Viale Giotto, 15 ripetute in salita di 200 metri, le prime 10 precise a 48”, le ultime 5 tra 45” e 46”, e quindi 3 chilometri di fondo lento. Oggi mi sono svegliato decisamente meglio e ho corso un’ora e qualche minuto a passo lento (4’56”di media finale), assaporando ogni passo.
Domani riposo, viaggio verso il parco del Conero, e domenica 28 chilometri progressivi. Il chilometraggio settimanale dovrebbe raggiungere 65/66 chilometri, in linea con le settimane precedenti.
Per quanto riguarda il peso, mi trovo in una situazione un po’ paradossale. Quando ho ricominciato a correre, avevo raggiunto quasi 74 chili. Ora, dopo più di mille chilometri corsi e più di 80 000 calorie bruciate, sono sotto al mio peso forma che dovrebbe essere di 65 chili (peso circa 63). Ho aumentato l’input calorico, ma il “trend” non si inverte e continuo a perdere peso. Mi toccherà mangiare ancora di più. E dato che si parla di mangiare, la missione in Kenya si allontana, quindi per la cena di Blogtrotters, ci sarò.
Buone corse, intanto.

lunedì 19 settembre 2011

Come trasformare un progressivo in un super Katzen

Ieri avevo in programma 18 chilometri da correre in leggera progressione, dal lento al medio, cioè da circa 5' a 4'30". Parto quindi abbastanza tranquillo da casa, e scendo per le mura aurelie verso San Pietro. Primo chilometro a 5’ precisi. Bene, continuiamo così. Secondo, 4’36”, va beh, mi dico, sono in discesa, ora rallento. Terzo, 4’39”, ok, mi dico, perfetto, ora sono in pianura, per forza rallenterò. Quarto, 4’35”, va bene, ora basta rallentare un filino e sono al ritmo giusto. Quinto, sempre 4’35”, a vaffanculo, rallenta cazzo, devo andare al ritmo del lento, vai piano, porca miseria. Sesto, come non detto, 4’29”, comincio a prendere atto che sto facendo un super katzen. Settimo, 4’37”, ok, ce l’ho fatta a capirlo finalmente, ora avanti così, magari un filino… 4’27”, un filino più lento volevo dire… Nono, 4’30”, niente, non c’è nulla da fare, al decimo passo in meno di 46”, cioè 4’36” di media, confermando il super Katzen. Dall’undicesimo al diciottesimo, puro delirio, sono incazzato nero, e allenamento sbagliato per allenamento sbagliato, mando a fare in culo me stesso in primis e tutto il mondo in secundis, e faccio 4’18”, 4’09”, 4’12”, 4’18”, 4’19, 4’27”, 4’21”e 4’08. Al dodicesimo, trattengo uno sputo per qualche metro, per poi rilasciarlo con tutte le mie forze mentre transito davanti Palazzo Chigi. I poliziotti di guardia mi guardano strano, ma non ce l’ho con l’istituzione, capitemi, ma con chi quest’istituzione la sta violentando.
Chiudo i 18.7 chilometri in 1 ora e 23, per niente soddisfatto. Mi sembra d’aver buttato all’aria un allenamento. Comunque, la prendo come una lezione e domenica prossima m’aspettano 26 chilometri in progressione. Sono sicuro di riuscire fare meglio.
Sabato, prima uscita in bici, un’oretta per fare una ventina di chilometri, giusto per testare il mezzo, e sono contento. Mi piace. Questa mattina, un’oretta di corsa lenta e sono riuscito nell’intento, 12 chilometri a 5’, e poi in bici in ufficio.
Stanotte, sono stato svegliato dal nubifragio che si è abbattuto sulla città. Ho aperto le persiane ed era uno spettacolo. I lampi si seguivano con una frequenza impressionante, tanto che i tuoni non erano distinguibili uno dall’altro, ma si creava un unico rombo ininterrotto, che è durato per almeno 20-25 minuti. Sono rimasto a letto a godermi lo spettacolo, la stanza che si illuminava di botto per qualche secondo, questo rombo sordo che aumentava di intensità prima di affievolirsi leggermente per riprendere subito forza. Lo ripeto, uno spettacolo.
Ora sono in ufficio, c'è un pallido sole, tanto lavoro e nessuna voglia. Mi servirebbe una settimana sabbatica.

giovedì 15 settembre 2011

Vai con le ripetute!

Oggi erano in programma le ripetute in salita. Questa mattina, dopo 3 chilometri di corsa lenta, sono arrivato alle pendici di Viale Giotto, e ho iniziato il lavoro. IL programma prevedeva 15 ripetute in salita, con recupero in discesa. Essendo questo il primo lavoro di questo genere da diverso tempo, ho affrontato le prime in maniera troppo cauta, tra 55” e 52” (rec. 1’07”). Quando mi sono accorto che cantavo la Donna è mobile mentre salivo, mi sono reso conto che forse ero troppo cauto. La seconda cinquina è andata leggermente più allegra, sotto i 50”, e la terza cinquina intorno tra 44”e 47”. Ho chiuso con 3 chilometri e rotti di corsa lento per un totale di circa 12 chilometri.
Questa sessione d’allenamento è stata in ogni modo educativa. La settimana prossima la replicherò tale e quale e so che il ritmo da tenere da subito deve essere di circa 47-48”, e magari chiudere un po’ più forte. Domani corsetta lenta e domenica lunghetto da 18 chilometri in progressione. I chilometri settimanali saranno sicuramente inferiori a quanto fatto nelle ultime settimane, tutto a beneficio della qualità.
Ieri mi è arrivata la bici… miii, quant’è beddra… Oggi devo comprare un paio di attrezzi per finire di montarla, magari passo da uno che ci capisce per la messa a punto, e sabato spero di farmi il primo giro in bici.
Vi lascio con quest'articolo apparso oggi sul corriere. I ciclisti della FAO denunciano Roma Capitale.
Buone corse!

martedì 13 settembre 2011

Firenze, mo so cazzi tua...

Digerita la gara di domenica al Lago di Vico, ho ritrovato vigore e entusiasmo. Ieri mi sono preso qualche pausa dal lavoro per stilare il programma per la Maratona di Firenze, basata su una tabellina inviatami da RB a gennaio. Da oggi al 27 novembre ci sono 76 giorni e parto da una base di fondo credo abbastanza solida. Continuerò con 4 uscite di corsa settimanali, due di esse dedicate a corsa lento e allunghi (lunedì e venerdì) e le altre due dedicate a lavori specifici, come ripetute, corsa in progressione e lunghi. I ritmi da tenere per i vari allenamenti sono i seguenti:
Ripetute 200 metri: 47" - 48", 3'38"/k
Ripetute 400 metri: 1'34" - 1'36", 3'47"/k
Ripetute 500 metri: 1'58" - 1'59", 3'52"/k
Ripetute 800 metri: 3'09" - 3'12", 3'52"/k
Ripetute 1000 metri: 3'56" - 3'58", 3'56"/k
Ripetute 2000 metri: 7'51" - 8'00", 3'56"-4'00"/k
Corsa lenta: 4'56"/k
Corsa media: 4'30"/k
Durante il programma ho inserito un paio di gare, come la 30 K di Ostia del 9 ottobre e l’ecomaratonina sempre di Ostia il 6 novembre. I chilometri da percorrere saranno circa 700.
Oggi ho cominciato con la prima sessione di corsa lenta con allunghi finali, in tutto un’ ora e 7 minuti ad un ritmo di 5’06”, un po’ più lento del previsto, ma va bene lo stesso. Nella tabella di RB è vietato portarsi il GPS per questo tipo di corsa. La temperatura era perfetta, meno di 20 gradi alle 6 e 30, e l’umidità tanta. Domani, ripetute in salita.
Post molto scarno, anche noioso, ma è come il mio umore in questi giorni. Aggiungo la canzone di Mannarino (si, lo so, mi sono fissato...), che mi ha accompagnato negli ultimi metri dell'allenamento di oggi. Stupenda...

lunedì 12 settembre 2011

Lago di Vico, cronaca di una disfatta

E’ la convinzione che uccide l’uomo, così diceva un amico mio calabrese, ed è stata la convinzione di poter fare 1.33-4’ senza faticare ad uccidermi in quel di Vico.
Arrivo sul luogo abbastanza presto, sono tra i primi a parcheggiare la macchina vicino alla partenza, e tra i primi a prendere il pettorale. Ho due ore davanti a me, durante le quali mi bevo un caffè, un po’ d’acqua e trovo Simone, mio compagno di squadra, anche lui in cerca di un tempo simile al mio. Decidiamo di partire insieme e riusciamo a tenere un ritmo abbastanza sciolto nei primi chilometri, tra 4’32/34 e 4’18/20’ nei tratti in discesa. Passiamo il 10º chilometro in 44’38”, in linea perfetta con i nostri programmi. Al ristoro del 10º, rallentiamo un attimo per bere ma appena riprendiamo sento una fitta alla milza. Decido di rallentare, mentre Simone se ne va. 11º in 4’38”, la fitta pare essersene andata e passo il 12º in 4’31”, quando riappare il dolore, più forte di prima. Fino al 15º il dolore non mi molla, cerco di respirare bene e rallento il passo tra 4’44”/50”, e al ristoro del 15º decido di camminare un po’ e bere, ma invece dell’acqua prendo una bevanda di sali che mi si piazza sullo stomaco. Prendo atto che è una giornata di merda. Dal 16º al 18º alterno camminata e corsa, poi, appena mi sento meglio, piazzo gli ultimi tre chilometri a 4’30” per evitare l’onta di un tempo sopra l’ora e 40. Chiuderò in 1 e 39, mentre Simone, come da programma, 1 e 34.
Dopo mille chilometri di corsa, oggi sono incappato in una giornata no, correndo ad una media che non faccio nemmeno in allenamento senza sforzo. Ma va bene così, perché ho capito un paio di cose, oltre ad avere fatto un bagno d’umiltà che di tanto in tanto fa bene.
Per quanto riguarda la gara, c’erano circa 1200 runners, organizzazione buona, ristori ok, ricco pacco gara, scenario stupendo.
Il prossimo obiettivo è la 30 chilometri di Ostia. Ho circa un mese di tempo per preparami bene e arrivare all’appuntamento concentrato sull’obiettivo. Domenica prossima ci scappa un bel lungo da almeno 26/28 chilometri, e quella successiva (25 settembre), un altro di 30. Gli allenamenti infrasettimanali non si limiteranno più a semplici corse a sensazione, ma ci aggiungerò qualche sessione di ripetute e altri allenamenti di qualità.
Fino a ieri, Firenze era una possibilità, adesso il progetto sta prendendo forma.
Buone corse!

venerdì 9 settembre 2011

Marina, questo è solo per te

Siamo tra di loro, ma loro non lo sanno, non possono saperlo e non vogliamo farglielo sapere. Noi abbiamo una maschera addosso, abbiamo le loro stesse sembianze, i loro stessi atteggiamenti, le loro stesse risate e diciamo le stesse cazzate perché noi siamo loro. Ma noi di tanto in tanto ci assentiamo, solo per un attimo, l’occhio focalizza un punto all’infinito, poi rimette di nuovo a fuoco l’ambiente intorno a noi, e tutto torna come prima. Solo chi è come noi se ne accorge, ma non dice nulla. Tra noi non servono parole, perché non abbiamo nulla da dirci e sappiamo già tutto.
Non vogliamo nuovi adepti, vorremmo essere un club esclusivo, ma purtroppo non è così, ogni giorno qualcuno ci raggiunge e non possiamo farci nulla. Marina, mi dispiace sapere che ormai sei dei nostri, non avremmo mai voluto, ma ti abbracciamo forte. Se potessimo cacciarti, lo faremmo volentieri, ma non si può. Sorry.
Appena entri nel club, è tutto buio, ma col tempo ti abituerai, e un giorno comincerai a vedere meglio. A volte capita qualcosa che non t’aspetti e la luce si riaccende, un po’ più fioca di prima, ma ci accontentiamo. A me è successo un giorno mentre stavo nella zona grigia tra il sonno e la veglia. Sentii un bacio d’addio sulla guancia, capii e riuscii a riprendere in mano la mia vita.

Oggi, come da programma, 15 chilometri e rotti, corsi in maniera rilassata a 4’45”. Domenica, con la mezza del Lago di Vico, dovrei superare i 70 chilometri settimanali… Chi capisce la nostra vita è bravo.

mercoledì 7 settembre 2011

True runners

C’è poco da fare, i runner "veri" si riconoscono tra loro senza bisogno di parlare. Quando corro al mattino presto e incontro un altro runner, mi viene naturale fare un sorriso, un cenno con la testa, un saluto con la mano, un “ciao” al volo. La maggior parte delle volte non ricevo risposte. Lo capisco quando magari il runner che incontro è sotto uno sforzo tremendo e si sta guardando i piedi senza accorgersi di ciò che gli succede intorno. Lo capisco meno quando il runner in questione mi sta guardando ma al mio saluto rimane totalmente indifferente. Ultimamente ho lasciato perdere i saluti, l’indifferenza ha vinto, mi va bene lo stesso, corro uguale. Ieri, mentre stavo sul corso, erano già le otto passate, il traffico era quello solito, diversa gente in giro. Vedo un runner, ci guardiamo e il saluto viene spontaneo e contemporaneo. Un gesto semplice tra due runner "veri". Non importa se stai andando a 5' o a 3', basta uno sguardo e sai chi stai incrociando, se è un runner "vero" o no.
I numeri nudi e crudi dicono che ieri ho fatto 14 chilometri e rotti a 4’33”, oggi ho replicato con 19 chilometri e rotti a 4’36” cercando di correre rilassato, in entrambi i casi con lo zaino sulle spalle. Domani riposo, venerdì prevedo una corsetta di 15 chilometri a 5’ e domenica farò il mio PB sulla mezza in una gara ufficiale. Da maggio i chilometri sono stati 940, più di quelli che feci per preparare la maratona di Firenze del 2010. Adesso posso dire di avere una buona base per cominciare con qualche lavoro specifico. L’anno scorso, lo scatto c’è stato dopo Firenze. Appena fatta la maratona, c’è stato un click e ho cominciato a correre forte, molto forte per i miei standard, riuscendo a correre la best woman in 40’ due appena settimane dopo Firenze e continuando a migliorarmi fino all’infortunio. L’obiettivo più vicino adesso è la 30 Km del mare il 9 ottobre, da correre sotto le 2 ore e 15’. Penso di fare un paio di lunghi (28/30 chilometri) le due domeniche dopo vico per arrivare con la distanza già percorsa all’appuntamento.
Infine, ho acquistato la bici dopo varie consultazione con Master. Fra qualche giorno mi arriva e si comincerà a pedalare!
Buone corse.

martedì 6 settembre 2011

Una grande voce

L'opera per me è... boh, cantare in duetto con mia moglie, fare ascolatre le arie più belle alle mie bimbe, è allegria, stupore, delizia. Tra i miei CD preferiti, c'è Il Trovatore cantato da Licitra, una voce splendida, emozionante. Purtroppo non sono riuscito a trovare questa performance su youtube, allora propongo questa Tosca in ricordo.



Buone corse.

domenica 4 settembre 2011

Trofeo 7 contrade, esordio 2011!

Le donne sono in bagno, le due gnome nella vasca, la grande a farsi I capelli, fuori cade qualche goccia di pioggie e io ne approfitto per scrivere queste righe. Oggi si è disputato il trofeo delle sette contrade a Orte. Partenza ore 10. Alle 9 siamo ancora sull’autostrada e sono sicuro di non riuscire ad arrivare in tempo per ritirare il pettorale. L’uscita di casa è stata come al solito sofferta, prepara I cambi per le bimbe, la merenda, convincerle a mettere le scarpe e poi, sull’uscio della porta ecco che ad una scappa la cacca. Anyway, alle 9 e 30 riesco a ritirare il pettorale mentre la signora va alla ricerca del parcheggio.
I 13 chilometri della gara li ho coperti in poco più di 57’ ad una media di 4’25”. Non avevo pensato ad una tattica di gara, volevo solo partecipare e respirare un po’ l’aria delle gare che mi mancava da un po’, quasi un anno dalla best woman dello scorso anno.... Troppo bello vedere questi runners della domenica aggirarsi in zona partenza con mix di integratori e gel di zuccheri, per una gara di 13 chilometri. Sparo, partenza e come al solito I runner più lenti si sono piazzati davanti. Zig Zag per passarne il più possible e chiudo il primo chilometro in 4’15”. Azz, troppo veloce per le mie attuali condizioni. Secondo chilometro idem, terzo e quarto anche. La strada è prevalentemente in leggera discesa tranne che per qualche strappetto. So benissimo di non poter reggere il ritmo fino alla fine e decido di tirare I remi in barca e cercare di non rallentare troppo. Passo il quinto in 21 e rotti, e si comincia a correre su un sterrato abbastanza noioso. Comincia qualche salitella, il ritmo cala intorno ai 4’29”-30”, la stanchezza si fa sentire, ma nessuno mi supera mentre riesco ancora a superare qualche concorrente. All’undicesimo una bella salitella mi fa esaurire le ultime energie rimaste, discesina e poi salitona finale per arrivare in piazza. Stringo I denti, passo il gonfiabile e vado a prendermi l’accappatoio di microfibra. Niente premio di categoria e 126esimo su circa 550 partecipanti. L’ideale sarebbe stato partire piano e chiudere in progressione, ma va bene anche così.
Anche per questa settimana ho superato quota 60 chilometri. Domenica prossima la mezza di Vico: sembra un’utopia, ma conto di chiudere alla stessa media ottenuta oggi, se non anche più bassa. Con una tattica adeguata, dovrebbe essere alla mia portata.
Buone corse.

giovedì 1 settembre 2011

Di gare future

E anche oggi, lo studente ha svolto il compitino assegnatogli correndo 18 chilometri a 4'37" tra villa pamphili e l'ufficio. Il ragazzo ha delle potenzialità, ma si applica poco. E' bravo ma potrebbe fare meglio... Cazzo, questa frase mi ha accompagnato per tutta la mia carriera scolastica, facendo infuriare i miei... Ma in fondi, i miei professori avevano ragione.
Questa mattina, la temperatura era giusta ma l'umidità pazzesca, il passo abbastanza tranquillo e la voglia di cominciare a fare qualche lavoretto serio comincia a farsi strada. Credo che il momento sia arrivato, ma la mancanza di un obiettivo preciso si sente. Firenze è sempre lí che aspetta (27 novembre), e io amo Firenze, quindi il pensiero si fa insistente. Tre mesi davanti a me, quasi quasi mi faccio scappare la mano e m'iscrivo.
Intanto, domenica prossima correro' il Trofeo Sette Contrade a Orte, 13 chilometri interessanti, in un paese vicino a Roma che non ho mai visitato ma che ho visto dall'autostrada un migliaio di volte. Ma più della gara, devo dire che ha attirato la mia attenzione l'accappatoio in microfibra per i primi 600 iscritti... io speriamo che me lo becco (natale s'avvicina, un regalo in meno da comprare!).
Preso poi dalla foga, mi sono iscritto anche alla mezza del lago di vico la settimana prossima, che correro' con l'obiettivo specifico di abbassare il mio ridicolo PB sulla mezza che ho in gare ufficiali (1 e 37'). Di sicuro non scendero' sotto i 90 minuti come facevo a gennaio in allenamento, ma dovrei ridurre il PB di qualche minutino senza applicarmi troppo. Se poi riuscissi a applicarmi un po'... staremo a vedere. Per ottobre ho messo in calendario la 30 chilometri del mare di ostia. Minimo sindacale, 2 ore e 15. Se poi riuscissi a stare sotto le 2 ore e 10, beh... Troppi fattori condizionanti, tanti input, tanti output...
Torno al lavoro, che è meglio.
Buone corse.

martedì 30 agosto 2011

Triathlon in my mind

Ore 6 e 40 del mattino, sono fuori dal cancello di casa, scarpe di corsa ai piedi, zaino con i vestiti dell'ufficio in spalla, parto verso Villa Pamphili. Parto tranquillo, oggi voglio fare una corsa lenta, giusto per fare girare un po' le gambe e cominciare la giornata alla grande. Faccio il giro lungo della villa, sbuco da dove sono entrato e arrivo in ufficio. In totale, 16.7 chilometri alla media di 4'29", li mortacci, alla faccia della corsetta lenta.
Nelle ultime settimane, il triathlon mi è entrato in testa, un'idea fissa. Mi sto informando, leggo resoconti di gare, guardo filmati sul web e non vedo l'ora di fare il primo sprint. Ho già trovato una piscina vicino casa e dalla settimana prossima comincero' a prendere delle lezioni di nuoto. Quest' estate ho riscoperto il piacere di nuotare, il piacere di sentire il corpo scivolare leggero sull'acqua, ed è lì che è germogliata l'idea della multidisciplina. Purtroppo in quella piscina il club di triathlon è solo per i ragazzi. Ho cercato sul web, ma di società di triathlon a Roma, stranamente, ne ho trovate ben poche. C'è la Minerva, ma dal sito non si riesce a capire dove si trovano. Ieri, cercando sul web, sembrava che fossero a Via dei Quattro Venti, praticamente a 100 metri da casa mia. Mi ci sono fiondato dopo lavoro per trovare un condominio senza alcuna indicazione. Cazzo.
L'altra possibilità sarebbe quella dei Leprotti di Villa Ada, un po' lontano da dove mi trovo, ma nemmeno tanto. Il sito è bene organizzato e credo che li contattero' a breve.
Rimane il punto dolente della bici. Ci capisco poco e non so bene come muovermi. Si trovano in rete, ma anche a decathlon, bici nuove a poco prezzo, ma andranno bene, fosse solo per cominciare, oppure conviene andare su un usato di una marca buona? E vai che cerco su forum vari, porta portese, ebay, subito.it, qualcuna l'ho adocchiata, ma vado alla cieca. Nel weekend andro' a farmi un giro in qualche negozio di bici vicino casa per cominciare, letteralmente, a toccare con mano questi oggetti per me misteriosi. Ma come fanno delle bici a costare così tanto?
Intanto, con la corsa di oggi ho toccato quota 861.2 chilometri da maggio e solo ad agosto ne ho fatti 265.3.
Buone corse.

lunedì 29 agosto 2011

Di corsa, di scarpe e di altre sciocchezze

Sono tornato oggi dal lavoro dopo una settimana di “vacanza”. Ho finito di monitorare e ripulire la mia posta, di stilare le priorità della settimana e prima di buttarmi sul primo punto, mi rilasso, e cosa c’è di meglio per rilassarsi di andare a guardare come sono messo con la corsa?
Il web offre diversi strumenti per monitorare la nostra corsa, per non parlare poi dei classici programmi fai-da-te basati su excel, access o altri database. Personalmente, ne ho provati diversi. Fino a poco tempo fa usavo un semplice database su excel, uno nuovo per ogni nuovo periodo d'allenamento, ma per come sono fatto io, non riuscivo a monitorare un bel niente. Quando sono in ufficio non riesco ad accedere al file sul computer di casa, allora me lo mando da casa, poi me lo scordo in ufficio quando sono a casa. Un disastro. Mapmyrun.com e' stato uno dei primi programmi che avevo usato per vedere i percorsi fatti, poi l'ho lasciato per usare gmap-pedometer, molto più semplice e veloce. A luglio ho ripreso Mapmyrun, molto migliorato ma troppo, troppo pesante ed invasivo. Poi, per caso, ho trovato runningAHEAD (www.runahead.com), molto meno pesante, molto meno invasivo, più veloce e pratico. Permette di monitorare ovviamente la corsa ma anche altri sport (bici, nuoto e palestra). Per quanto riguarda la corsa, c’è anche la possibilità di inserire lavori più complessi come le ripetute o i fartlek in maniera semplice ed intuitiva. L’ho scoperto un po’ per case e mi ci trovo molto bene.
Ho inserito tutti i miei allenamenti da quando ho ripreso a correre con continuità e quando guardo il riassunto di quanto fatto ad oggi provo un moto di… boh, orgoglio? Non ne sono sicuro, ma sono contento.
A maggio, ho cominciato a corricchiare per un totale di circa 175 chilometri, a giugno ho aumentato a quasi 200, luglio 226 e ad agosto sono arrivato per il momento a 250 chilometri. Ma più dei chilometri, sono contento della costanza, cioè 4 uscite settimanali tranne che in due casi dove ne ho fatte solo tre e comunque per motivi di forza maggiore. Da maggio ho corso per 850 chilometri, più di quanto avevo anticipato nei miei programmi. Dalle timide uscite da 9-12 chilometri a 5’/k, sono passato ad uscite più “aggressive”, come quella di ieri che mi ha visto fare 21 chilometri ad una media di 4’32” in scioltezza, media ottenuta comunque anche con le temperature decisamente più calde di inizio settimana scorsa. Fisicamente mi sento bene, il tendine non mi da fastidio anche se lo “sento” diverse ore dopo la corsa quando sono a riposo.
Capitolo scarpe, con l’arrivo dei nuovi modelli, mi sono messo a caccia di offerte per i modelli vecchi. Come avevo fatto a febbraio, a luglio ho ricomprato di nuovo sul sito nonsologol.it le Wave Rider 14 a meno di 100 EURI con le quali ho percorso circa 300 chilometri. Poi, cercando sempre l’occasione, ho trovato ancora le Wave Rider 14 della mia taglia a 90 EURI su Misterrunning.com, occasione che non mi sono lasciato sfuggire. La cosa divertente è che questi due negozi sono situati entrambi ad Amantea (Cosenza) e distanti pochi metri l’uno dall’altro. Anche la grafica è molto simile.
Per finire, ieri mi sono goduto la finale dei 10 000 metri a Daegu. Impressionante la progressione di Mo Farah, ma ancora di più il recupero dell’Etiope Jeilan… Ma a quanto stavano andando???

venerdì 12 agosto 2011

18.65 chilometri, 1h26', 4'40" di media e il resto sono solo cazzate

- Ma quindi, tu da casa in ufficio ci vieni di corsa?
- Si, più o meno, cioè, da casa alla FAO sono pochi chilometri, quindi allungo un po’, tipo faccio un giro a San Pietro, magari raggiungo la moschea, poi torno indietro verso la FAO…
- Ma dai! E quanto ci metti?
- Beh, dipende, comunque un’oretta e mezza se esco presto e ho tempo, se no di meno e faccio un giro più corto…
- E a cosa pensi quando corri?

Sono le 6 e 40 del 12 agosto, sono a Villa Pamphili, corro e penso che fra due giorni saranno passati 16 anni da quando persi la mia giovinezza, non so se diventai veramente adulto, quel giorno, ma di sicuro, invecchiai. 16 anni, e sono ancora qui, non dico che ogni giorno penso a te, sarebbe una palla e tra lavoro, famiglia, bambini e cazzi vari, succede che qualche volta penso ad altro, ma quando ti penso, e succede spesso, rido o piango, e dopo aver riso o pianto, mi sento vuoto.
Sono le 7 e 05, sto svoltando sulla Gregorio VII, poco traffico e tutta discesa. Sento che quel giorno, mi è stato tolto un pezzo del mio corpo, mi manca una mano, un braccio, sono mutilato. Non eri un santo, non eri un angelo, eri una testa di cazzo e un figlio di puttana come me, d’altronde eri mio fratello, quello più piccolo, quello più amato.
Quel ferragosto di tanti anni fa era speciale. Io fresco di laurea, le porte del futuro spalancate davanti a me. Tu, fresco di maturità, una moto, un casco non messo e uno stronzo che ti taglia la strada per chiudere un discorso appena iniziato. Ho pianto, poco e di nascosto, ma ho pianto, come adesso, che sono quasi le 7 e 20 e cerco inutilmente di ricacciare indietro le lacrime che per fortuna si mischiano al sudore e i turisti che già si trovano a San Pietro non s’accorgono di nulla.
Sono passati 16 anni, baby amore mio, ho qualche filo bianco tra i capelli, un buon lavoro, una moglie, due bimbe e un terzo in arrivo, una Golf Plus di seconda mano e non dobbiamo fare rinunce. Sono il ritratto dell’uomo fortunato, cosa potrei chiedere di più alla vita, nulla, ma chissà cosa sarei pronto a barattare per riabbracciarti fosse solo per un istante.
Non so più che ore sono, sono sul Lungotevere in direzione della FAO. Mi devo ricordare di finire quel rapporto finanziario, ci sono un paio di progetti da rivedere, devo autorizzare i fondi per quell’attività in Madagascar e la riunione a Kinshasa. Un’ultima salitina, ecco, discesina, fatta, eccomi arrivato, 18.65 chilometri, media 4’40”.

- A cosa penso quando corro, ad un cazzo, proprio a niente.

martedì 9 agosto 2011

La forma in arrivo

Ieri sera, flessioni, addominali, pettorali, bicipiti, tricipiti e tutto il resto, per circa un'ora prima di cena. Maya, la bimba number one, cercava anche lei di fare gli esercizi come il papà. Questa mattina mi sono svegliato alle 6. Dopo un buon caffè, ho indossato lo zaino con i vestiti da lavoro, e sono partito. Come al solito, da Monteverde sono sceso già a San Pietro, poi Viale Angelico fino al tevere, Ponte Milvio, quindi Lungotevere fino a Ponte Testaccio per arrivare in ufficio che si trova al Circo Massimo. In totale 17 chilometri e mezzo corsi ad una media di 4'34", senza sforzo apparente. Doccia, vestizione e alle 8 e 30 puntuale come un orologio svizzero, ero seduto al mio computer con un sorriso ancora più da ebete. La corsa è andata liscia come domenica scorsa e le sensazioni sono state ottime fino all'ultimo. La settimana scorsa è stata la settimana durante la quale ho sperimentato un certo upgrade del mie performance. In questo periodo corro a sensazione, senza stare a guardare il cronometro per verifico il ritmo durante la corsa. Cerco di correre in maniera rilassata senza sfrozarmi troppo, e questo per recuperare un po' di fondo prima di lavorare sulla velocità. Fino a due settimane fa stavo su ritmi di 4'40" alti per distanza minori. La settimana scorsa ho piazzato un paio di sub 4'40" su distanze decisamente maggiori e questa settimana sembra di essere ancora sulla stessa via. Staremo a vedere come andranno le prossime tre uscite e poi dalla settimana prossima dovrò inventarmi il tempo per una quinta uscita settimanale per inserire lavori di qualità.
Domenica scorsa, con la famiglia, siamo andati al laghetto dell'EUR. Appena usciti dalla macchina, le bambine si sono fiondate tra i vialetti del parco, correndo come delle pazze. Tutto intorno bambini che correvano. C'erano anche dei cani che appena liberi dal guinzaglio, si mettevano a correre per i prati. In quel momento ho capito perché anche noi adulti corriamo: perché è l'unica cosa che ci permette di comportarci come bambini e cani sulla pubblica piazza senza che ci arrestino per atti osceni in luogo pubblico.

lunedì 8 agosto 2011

Una certa euforia nemmeno tanto strana

C’è una certa euforia che si è impadronita di me. Ho un sorriso da scemo stampato in viso e tutto mi sembra stupendo. A pensarci bene, di strano quest’euforia ha ben poco, la sua origine è chiara come l’acqua del mare di Calabria, e viene dall’aver calpestato dopo tanti mesi pezzi di strada che appena poche settimane fa consideravo fuori dalla mia portata. Ieri è toccato alla ciclabile dopo Ponte Milvio, fino alla tangenziale e ritorno sul Lungotevere fino al ponte Sublicio. In totale, 22 chilometri a 4’37”, senza particolari sofferenze, anzi, con la voglia di spingere dal primo all’ultimo metro, e con energia residua alla fine della corsa per andare anche oltre. Nulla di eccezionale, ma comunque un segnale che aspettavo.
Ma l’euforia è anche data dal lavoro svolto diligentemente fino ad oggi, più di 650 chilometri da maggio in poi, superando alla grande l’obiettivo che mi ero posto dei 500 chilometri da correre entro luglio. Ma oltre a questo, c’è molto di più. Da quando ho ripreso a correre, ho perso 9 chili attestandomi sui 64 chili, 2 in meno di quanto programmato, con il risultato che sono dovuto andare a comprare pantaloni taglia 46 perché nella 48 ci nuotavo. Ho anche un fisico più asciutto e più forte grazie alla ginnastica e i pesi e anche un umore migliore grazie a tutto questo ed altre sorprese positive delle ultime settimane.
Quest’euforia è il senso ultimo della corsa, lo stare bene, prima e durante la corsa, stare anche meglio dopo. Sono ancora lontano dalla forma conquistata a gennaio di quest’anno, dove la mezza sotto i 90 minuti la facevo in allenamento ed ero riuscito a fare un lungo di 30 chilometri ad una media di 4’24”. Ma la strada è giusta. Le gambe rispondono e i tendini se ne stanno tranquilli. Ancora una settimana per confermare lo stato di forma e dalla settimana prossima qualche lavoro di velocità. L’unico obiettivo è quello di riprendere la strada dove l’ho lasciata a febbraio di quest’anno, quando dopo ogni uscita rimanevo a bocca aperta, orgoglioso e stupito dal riscontro cronometrico. Non so dove sarei arrivato se non mi fossi infortunato sul più bello, ed è lì che devo tornare per scoprirlo.
Forse qualche gare a fine mese, forse no, forse continuare a sognare, di sicuro c'è solo la voglia di continuare a correre.

Perché non riesco a commentare sui blog?

martedì 2 agosto 2011

O mamma', come se fa', ce dicono de vive da morti per poi resuscita'...

Una settimana fa appena tornavo in ufficio dopo le ferie, che ormai sono un lontanissimo ricordo. Il livello di stanchezza sembra essere tornato quello di un mese fa. Tradizionalmente, i mesi di luglio ed agosto sono quelli che riservano le maggiori sorprese per quanto riguarda il mio lavoro. C’è sempre un’emergenza che spunta da qualche parte, quando il personale è al minimo e devi caricarti sulle spalle il tuo lavoro, quello dei colleghi in ferie e quello generato dalle “sorprese”. Quest’anno la sorpresa mi prende appena di striscio, eppure è una di quelle sulle quali mi ci dedicherei al 100%, non per piacere perché si parla di cose tristi, ma perché sono quelle che danno un senso a ciò che facciamo. Qualche TG ha dato la notizia, poi altre cose molto più importanti hanno preso il posto in prima pagina, e di 12 milioni di persone sull’orlo della carestia nel Corno d’Africa sembra che non importi più a nessuno.
E’ una cosa oggettivamente molto difficile da immaginare, milioni di persone che non hanno accesso a cibo e acqua, milioni di persone che fuggono dalle loro misere case per rifugiarsi in campi lontani, bambini, donne, vecchi, uomini, che approdano in posti sconosciuti per cercare cose che per noi sono le più ovvie: acqua e cibo.
Odio quelle campagne di sensibilizzazione che sbattono in faccia visi di bambini che soffrono, con le mosche che si posano sulle loro labbra, quasi a voler succhiare la poca vita che ancora gli resta. Non è con la pietà che si aiuta la gente, ma con l’informazione. Vedere immagini del genere può spingerti a fare la classica donazione da 2 euro e metterti il cuore in pace. Sapere il perché certe cose succedono può aiutare a far si che le cose cambino per davvero e che situazioni simili non succedano più.
La Somalia la conosco bene. E’ stato il primo posto dove sono andato a lavorare come agronomo junior in un progetto di cooperazione. Qualche mese prima di partire feci un intervista con una multinazionale, la Dupont, che cercava dei rappresentanti per i suoi prodotti. Alla domanda di cosa mi sarebbe piaciuto fare, risposi, ingenuamente, “viaggiare”, cosa che fece ridere gli intervistatori e mandare a monte la mia eventuale assunzione. Dopo pochi mesi trovai il lavoro che coniugava il mio desiderio di viaggiare con quello di aiutare gli altri. Avevo 26 anni ed ero un sognatore.
E fu subito Somalia, alla quale andai incontro con l’incoscienza di un adolescente, e che mi accolse con tutto il suo mix di umanità e bestialità. Quando ero lí, si diceva che la Somalia o l’amavi e rimanevi, o la odiavi e ne scappavi. Ci rimasi per 7 anni. Quando viaggio per lavoro, quello che mi lega al paese, al luogo, sono le persone. Sono loro che popolano i miei ricordi, e riscaldano il mio cuore. Quando penso alla Somalia mi vengono in mente tante facce, di amici e colleghi, alcuni morti, altri, ora, chissà.
Oggi siamo qua, ci incontriamo al mattino con i colleghi che sono “dentro” alla crisi, discutiamo della situazione nel corno d’Africa, sperando di riuscire a portare qualcosa a chi ne ha veramente bisogno. I colleghi del WFP fanno la loro parte, come tutte le altre agenzie delle Nazioni Unite. Noi ci occupiamo di aspetti che a dirli sembrano marginali, forse offensivi data la situazione. Ma una crisi va vista in tutte le sue componenti, e soprattutto va vista con gli occhi di chi soffre. Quello è il punto di partenza, sempre. Nei prossimi giorni, se ne avrò il tempo, cercherò di scrivere un po’ di più su quello che succede. Lo spazio è poco, il tempo anche meno, le cose da dire tante.
Oggi, 18 chilometri circa in un’ora e 23 minuti, media di 4’44”. Dalla ripresa a maggio, ho percorso 614 chilometri, con un aumento lento ma stabile del chilometraggio settimanale e mensile. Sono contento della costanza degli allenamenti, della risposta del corpo e soprattutto della tenuta del tendine. A volte sembra che mi faccia male, ma forse è solo suggestione.

martedì 5 luglio 2011

The running stallion

Eh si, qualcosa doveva succedere a marzo 2012... ero convinto fosse la 100 del sahara e per quell'obiettivo avevo cominciato a prepararmi. Invece, a marzo 2012... va beh, siamo solo all'inizio di quest'avventura che di solito dura 40 settimane.

lunedì 27 giugno 2011

Viva l'Italia?

Ne succedono di cose nella nostra povera Italia, e noi qui a guardarci le scarpe e a far finta di niente. Oggi mi sarebbe piaciuto essere insieme ai no-TAV, ma la famiglia, la responsabilità, e mille altre scuse fanno si che adesso mi trovi davanti allo schermo del mio computer in ufficio, con un po’ i magone che fra poco passerà.
C’è stato un soprassalto d’orgoglio nel nostro paese, un “vento nuovo”, fresco, ma era solo una brezza che ora è calata, ed è tornata la puzza di sempre. La speranza che le cose potessero finalmente cambiare ha fatto posto alla realtà che questa politica con questi politici non cambierà mai nulla per non perdere i propri esagerati privilegi.
Me ne sto sulla terrazza della FAO, una delle viste più belle di Roma, e come ogni giorno vedo due moto di carabinieri con le sirene bloccare il traffico per far passare un auto blu. Questa scena si ripete ad ogni ora del giorno, in ogni quartiere. Fosse per impegni istituzionali, potrei anche farmi da parte per fare un piacere ad un eletto del popolo, ma non è così, o almeno, spesso non è così. Una volta vidi questa scena, sempre così uguale, le due moto che s’involavano verso l’Appia antica, seguita da una macchina col lampeggiante. Dopo pochi minuti ero per strada per il mio allenamento, il caso ha voluto che andassi proprio sull’Appia, dove ho visto i due carabinieri davanti ad un’osteria a fumarsi una sigaretta, e la macchina che scortavano parcheggiata li davanti. Perché io, cittadino ed elettore, devo farmi da parte per permettere a te di andare al ristorante? Siamo dei sudditi, non meritiamo rispetto e non abbiamo nemmeno la forza di pretenderlo questo rispetto.
Fanculo…
Scrivo poco sul blog, un po’ perché ho poco da dire, un po’ perché mi manca il tempo, un po’ perché… non lo so perché. La mia corsa procede come da programmi. Avrei voluto aumentare leggermente il chilometraggio settimanale, ma non ci sono riuscito. Viaggio sempre intorno ai 45/50 chilometri, abbastanza per tornare piano piano in forma, ma non abbastanza per cominciare a fare sul serio. Sto correndo con lo zaino da 4/5 chili sulle spalle, con un ritmo abbastanza agevole di 4’40”/k. Continuo, seppur meno intensamente, anche l’allenamento con i pesi e i risultati in termini di maggiore forza e stabilità di corsa si fanno sentire. Purtroppo, ormai, dopo gli ultimi sviluppi lavorativi, non seguo il comandamento 30 di Stefano (corsi e ricorsi) che dice: Senza un obiettivo, l’allenamento non ha scopo.
La crisi finanziaria colpisce un po’ tutti, anche la Nazioni Unite e soprattutto i programmi cosiddetti extra-budgetari, che vivono cioè di contributi “extra” che i paesi membri danno per le emergenze. La risposta della FAO è stata quella di accelerare il processo di decentralizzazione, cioè rafforzare gli uffici nei paesi ed avere una struttura più snella a Roma. Mi stavo offrendo volontario per partire quando mi è stata offerta la possibilità di andare in Indonesia. Il tempo di chiamare la moglie, e in 5 minuti ho accettato. Partenza a breve, l’obiettivo è di essere lì a settembre. Quindi, tornando all’ obiettivo di corsa, la 100 chilometri del Sahara si fa un po’ più difficile: partire da Roma per andare in Tunisia è una cosa, partire da Jakarta per la Tunisia ne è un’altra… Non ho ancora abbandonato del tutto l’idea, ma di certo sarà più difficile.
Chiudo con una bellissima canzone di Mannarino, la storia d’amore tra Giuda e Maddalena, con dio che s’incazza. Mannarino per me è stata una rivelazione. Lo vidi una sera a Parla con me e da allora…



Buone corse!

mercoledì 1 giugno 2011

Non mi viene un titolo adatto...

Si va sempre di corsa, purtroppo non sempre come l’intendiamo noi… I giorni passano, il carico di lavoro cresce, gli impegni familiari pure e il tempo da dedicare alla corsa cala sempre di più. La mia scelta ovvia è quella di anticipare sempre di più le uscite mattutine. In questo periodo è normale per me svegliarmi alle 5 e 20 per andare a correre e già so che fra qualche settimana mi toccherà anticipare ulteriormente la sveglia. Svegliarmi al mattino non mi pesa, anzi, mi piace. Questa mattina sono uscito presto come al solito. Villa Pamphili era chiusa allora ho optato per un giro lungotevere. Dal cancello della villa sono andato sul Gianicolo, lì dove Garibaldi veglia sopra la città. Il sole si era alzato da poco e Roma era bellissima. Ho rallentato solo un attimo, il tempo di pensare che non mi stancherò mai di certi panorami, e sono ripartito giù verso Trastevere, quindi Regina Coeli (il carcere) per scendere ancora sul lungotevere. Da lì ho percorso in tratto di città guardandola dal basso, fino ad arrivare a ponte Matteotti dove sono risalito in superficie, per poi seguire viale Angelico fino al Vaticano e poi la salita delle Mura Aurelie fino a casa. 12 sono stati i chilometri, 4’50”/k la media, 6 i runners incontrati sulla strada, 2 quelli che hanno risposto al mio saluto. Questi sono i numeri. La temperatura era giusta, l’umidità pure, la città era stupenda nella sua quiete e le sue strade deserte, le gambe erano sciolte, il passo era lento all’inizio, più sostenuto alla fine, il tempo a disposizione troppo poco perché di voglia di allungare ne avevo. Queste erano le sensazioni.
Casa, caffè, doccia, vestito, ascensore, di nuovo la strada verso la fermata dell’ autobus. Cammino sul marciapiede, una macchina che esce da un garage non vuole fermarsi per farmi passare, non accenno a fermarmi, la macchina si ferma e mi becco un bel vaffanculo dalla guidatrice. Me ne frego. La mia giornata è iniziata alla grande, la tua, povera scema, no.
Buone corse!

mercoledì 25 maggio 2011

Il caso di dire un allenamento di merda...


Oggi allenamento mattutino classico. Come sempre, prima di uscire mi bevo il caffè, breve sosta al bagno e fuori per strada per il giro classico che da casa mi porta a San Pietro, lungotevere, Viale Trastevere e su per Via Dandolo per un totale di 12/13 chilometri. Durante le ultime uscite il ritmo si è attestato sotto i 4’40”/chilometro senza forzare. Parto, ingrano la marcia e vado che è una bellezza. Al quinto comincio a sentire degli spasmi intestinali, rallento ma mi rendo conto che sono messo male. Tutta la settimana scorsa le bimbe sono state male a causa di un virus intestinale, facile che me lo sia beccato anch’io. Devo cercare di arrivare a casa il prima possibile, ma non posso accelerare: ad ogni sforzo segue uno spasmo che via via diventano più forti. Cerco di pensare positivo, di ricordarmi di quella volta che mi successe una cosa simile in un aereo da 9 posti senza cesso nei cieli della Somalia e riuscii, miracolo, a resistere per 3 ore fino all’atterraggio. Il passaggio lungo viale Trastevere è stato un incubo, poi su per via Dandolo ancora peggio, l’inferno. All’altezza di Villa Sciarra contemplo l’ipotesi di scaricare dietro ad un cespuglio, ma casa mia è a solo 300 metri. Stringo i denti, o meglio, stringo il culo e tiro dritto. Arrivato a casa, suono, mia moglie che non risponde, per fortuna un tizio uscendo mi apre il portone. Ovviamente l’ascensore è occupato, quindi su per 4 piani, chiappe strette, m’involo verso la nostra porta, m’attacco al campanello, finalmente mia moglie apre, tre balzi e finalmente… una sorta di paradiso. Risultato, 10 chilometri (cioè da casa fino a quando ho cominciato a camminare) a 4’54” di media, e decisione di prendermi un giorno di malattia. Ad oggi, durante il mese di maggio ho percorso circa 140 chilometri, quindi in linea con quanto programmato, cioè 160 chilometri durante il mese di maggio, che diventeranno poi 200 a giugno. 13 allenamenti di corsa e 9 di pesi, cioè 21 giorni totali di allenamento in 25 giorni. Sono contento.
Il lavoro sul quadro logico va avanti rilento. In ufficio c’è tanto lavoro, a casa pure. Il tempo libero che riesco a ritagliarmi lo dedico alla corsa e alla ginnastica e a poco altro. Ho elaborato un po' il cosidetti "objective tree", un po’ la componente 1, ma sono appena a metà dell’opera. Spero di riuscire dalla settimana prossima a pubblicare almeno un post per ognuna delle componenti, cioè la loro descrizioni, gli obiettivi intermedi da raggiungere, i sistemi di monitoraggio e il calcolo delle risorse necessarie. Una volta completato quest’esercizio, passerò all’analisi dei rischi, dei fattori esterni e degli “stakeholders”. Ma se continuo così, rischio di finire questo documento dopo aver corso il sahara!
Buone corse!

giovedì 19 maggio 2011

Sahara dreamin'

Rapidissimo update del blog. Ho davanti a me la tabella di monitoraggio dei miei allenamenti e scopro con stupore che dal 26 aprile ho corso 11 volte e ho fatto allenamento con i pesi 10 volte. Cioé, sono stato fermo solo due giorni. Dalla settimana scorsa, faccio 4 sessioni di corsa e 3 di pesi a settimana.
Le uscite di corsa sono sempre di 11-12 chilometri con medie ormai stablimente intorno ai 4'50/K, mentre per quanto riguarda flessioni, pesi, addominali ed altro, le ripetizioni crescono ad un ritmo vertiginoso. Per esempio, faccio 5 serie di flessioni: il 25 aprile ne avevo fatto 96, spompandomi. L'altro ieri 150. Stessa cosa per gli addominali, 550 ad aprile, 1200 adesso. Uguale per le trazioni alla sbarra con presa inversa (mi sento fichissimo!), bicipiti, tricipiti e cazzi vari. La cosa bella è che mi diverto un sacco. Mi sveglio la mattina presto, accendo la radio su Radio DJ e vado di flessioni, addominali, pesi e tutto il resto per circa un'ora.
La cosa ancora più bella è che, oltre ad avere un fisico ormai pronto per la spiaggia, quando corro sento che corro meglio, probabilmente perché tengo una postura migliore.
La motivazione è importante per iniziare, poi serve l'abitudine per andare avanti. In questo periodo sono molto motivato e spero di riuscire a far sí che quest'andazzo diventi un'abitudine. Non m'illudo, ma ci provo.
Il Sahara è sempre lí, non sono ancora pronto ad affrontarlo, ma lo saró. Inshallah!

martedì 10 maggio 2011

L'approccio logico alla 100 chilometri del Sahara



La nostra vita è composta da progetti, con obiettivi e risultati da raggiungere, anche se non ce ne rendiamo sempre conto. Ogni volta che ci poniamo un obiettivo, pensiamo alla migliore strategia da seguire, ai possibili imprevisti, ai costi che dovremo sostenere, ai rischi che ci sono, alle cose da fare. A volte lo facciamo inconsciamente, a volte no. Questo si applica anche alla corsa e agli obiettivi podistici che ci poniamo.
Io, di lavoro, faccio questo, applicato però alle emergenze. Quando c’è un’emergenza, il mio compito è di verificare che la risposta che stiamo dando sia quella giusta, che gli obiettivi che ci poniamo sono rilevanti e raggiungibili, che i risultati siano appropriati, che le attività che andremo a fare ci permetteranno di raggiungere veramente i risultati sperati. Questa sequenza deve seguire una certa logica, cioè, l’implementazione delle attività deve portare al raggiungimento di un certo numero di risultati, e i risultati raggiunti devono condurre al raggiungimento dell’obiettivo specifico che a sua volta contribuisce al raggiungimento di un obiettivo generale. Ovviamente, non è detto che grazie alle nostre attività raggiungeremo i nostri obiettivi, perché ci sono dei fattori esterni che non possiamo controllare e che possono avere un impatto sul nostro lavoro. Questi fattori esterni vanno tenuti in considerazione e vanno anche monitorati perché costituiscono un fattore rilevante per il nostro progetto. Un altro fattore importante da tenere in considerazione sono i cosiddetti “stakeholders”, cioè tutte quelle persone o organizzazioni o associazioni che in un modo o nell’altro saranno influenzati dal progetto, sia in negativo che in positivo. Anche questo può avere un grande impatto sul progetto.
Per mettere insieme tutte queste cose e valutarle nel loro insieme, fu inventato negli anni 60 il cosiddetto “quadro logico”, una semplice matrice 4 per 4, che indica, da sinistra verso destra, la logica d’intervento, gli indicatori, le fonti di verifica e infine i fattori esterni. Su questa base si possono poi calcolare le risorse che serviranno per l’implementazione del progetto, la fattibilità, il piano di lavoro e altri strumenti utili. Utile sapere che il quadro logico fu inventato dagli americani durante la guerra del Vietnam. A questo punto avrete dei grossi dubbi sulla sua validità, e non potrei biasimarvi. Questo strumento viene usato ormai da almeno un paio di decenni anche nel mondo della cooperazione per l’identificazione e formulazione di progetti di sviluppo e di emergenza ed è per questo motivo che ho imparato a conoscerlo e ad usarlo.
Arrivati a questo punto, qualcuno si chiederà perché vi sto tritando i coglioni con questa bellissima teoria. E vi rispondo subito. Perché in questi giorni ho deciso di applicare questo strumento alla nuova avventura che ho intrapreso, e che culminerà con la 100 chilometri del Sahara. Ho deciso di affrontare quest’avventura come se fosse un progetto, il cui obiettivo specifico sarà di essere “a marzo 2012, nelle condizioni fisiche e mentali giuste per affrontare la 100 chilometri del Sahara classificandosi tra i primi 40 partecipanti”. Per raggiungere quest’obbiettivo, ho identificato 5 componenti:
- La componente fisica, cioè il rafforzamento della muscolature generale del corpo in modo tale da poter affrontare senza troppo stress le condizioni difficile del Sahara;
- La componente corsa, cioè aumentare la resistenza e la capacità di recupero;
- La componente mentale, cioè allenare la mente a superare momenti di crisi, sia durante la corsa che durante l’allenamento;
- La componente prevenzione infortuni, cioè riuscire, con esercizi specifici, massaggi e altro, a prevenire i più comuni infortuni;
- La componente alimentare, cioè mangiare in modo sano ed equilibrato in modo da raggiungere e mantenere il mio peso forma (65/66 Kg).
Per ognuna di queste componenti ho sviluppato un certo numero di attività/esercizi, gli indicatori, i cosiddetti “Milestones” (le pietre miliari), le risorse che mi serviranno e il piano di monitoraggio del quadro logico. Il resto nei prossimi post.
Fino ad ora, sto seguendo abbastanza bene quanto programmato. Nelle ultime due uscite di corsa sono finalmente riuscito a scendere sotto la fatidica soglia dei 5’/k. Domenica, a Villa Pamphili, ho fatto 11 chilometri a 4’53”/k e questa mattina la stessa distanza a 4’47”/k, correndo in maniera rilassata. Il tendine non si fa sentire e questa è la notizia migliore. Dalla settimana prossima comincerò ad aumentare progressivamente le sedute di corsa lenta, sia per quanto riguarda la durata che il numero di sedute settimanali (ora 3 o 4, dalla settimana prossima 4 fisse). Ogni due giorni faccio esercizi di pesi e ginnastica di 45-50 minuti, con progressi evidenti sul fisico (anche se mia moglie non se ne accorge…) e sulla forza complessiva. Per esempio, due settimane fa riuscivo a malapena a fare 5 trazioni alla sbarra di seguito e per non più di due serie. Questa mattina ne ho fatte una ventina in totale. Sono soddisfazioni (un “milestone” che mi sono prefissato è fare 40 trazioni di seguito entro dicembre 2011).
Passo e chiudo. Buone corse!

martedì 26 aprile 2011

Karim Mister Universo?

Fra un’ora circa, ho una riunione di lavoro qui nel mio ufficio. Devo aiutare un paio di colleghe a rielaborare un piano di lavoro di un progetto e a fare la relativa revisione del budget. Mi stanno inseguendo da due settimane: mi sono nascosto dietro alla montagna di lavoro che ho, sono scappato in missione, ma non demordono e oggi mi tocca. Dovrò quindi cambiare le mie priorità per questo pomeriggio e tutto quello che ho da fare richiede molto più dell’ora che ho a disposizione adesso. E allora decido di scrivere un post. Avevo voglia di scrivere nei giorni scorsi, ma mi trovo in un periodo un po’ “blue”… Scrivere di corsa, allenamenti, riflettere sulle mie cazzate quotidiane, mentre tutto intorno a noi succede un casino. La settimana scorsa ero in Siria. Tutto era tranquillo ad Aleppo, la vita trascorreva normalmente. La gente mi ha parlato della rivolta come qualcosa di distante, di periferico, di un nulla dipinto in maniera esagerata dalla stampa internazionale. Oggi leggo i giornali di centinaia di morti ammazzati, di cecchini e carri armati nelle città e non riesco a capire. E questo dimostra quanto poco io riesca a capire dove mi trovo quando sono in missione. Ad Aleppo sono rimasto tre giorni chiuso in un centro internazionale di ricerca a parlare della ruggine del grano. Solo il terzo giorno sono riuscito a farmi un giro velocissimo nel souk della città e a passeggiare sotto la cittadella. Uno spettacolo.
Poi, tornare in Italia ed assistere al questo ridicolo show del bagaglino, con gli stessi protagonisti, che fanno a gara a chi dice la più grande fesseria. Vorrei farne un elenco, ma poi starei male. Penso allora che l’italiano e migliore di chi lo rappresenta. Voglio convincermene, ma anche qua rimango deluso. Al Pigneto, a Roma, per celebrare il 25 aprile, la liberazione, qualcuno non si è limitato a mettere dei manifesti con sopra scritte delle cazzate, no, ha saldato sulle grate di un ponte la scritta “il lavoro rende liberi” con gli stessi caratteri della scritta all’ingresso dei campi di concentramento. Dove si possono trovare delle parole per commentare, per indignarsi, incazzarsi?
Tornando alle nostre cosette, la settimana scorsa non ho corso. Aleppo non è una città runner friendly e durante il weekend di Pasqua ho fatto tanti chilometri in macchina e non a piedi. Sono andato questa mattina, sperando di ritrovare quella routine che ci fa andare avanti. Ho deciso di alternare i giorni di corsa con delle sedute di allenamento per la parte alta del corpo. Mi sono munito di pesi ed ho installato una barra per trazioni in casa. Tutto in vista del Sahara. Ieri, 550 addominali, 96 flessioni, 3 ripetizioni per tricipiti, bicipiti, deltoidi, dorsali e il famigerato Arnold’s Press. Nel caso il Sahara non dovesse concretizzarsi, potrei sempre partecipare a Mister Universo.
Buone corse.

Errata corrige: per la storia del pigneto, non avevo letto le ultime. Meglio cosí. Ma il discorso generale non cambia.

venerdì 22 aprile 2011

Back from Aleppo con sorpresa!

Io viaggio. E corro. E sempre uguale è l’eccitazione di quando mi allaccio le scarpe e la sensazione di timore quando muovo i primi passi dentro città sconosciute su strade che mi porteranno verso chissà quali scoperte. Ho sentito il cuore pulsante di Yangon, Phnom Penh, Vientiane, Giakarta, Bangkok, Nairobi, Kinshasa, Ginevra, Washington, Saint Louis, San Francisco, Boise ed Atlanta. E di Dhaka.
Ho scoperto bellezze nascoste a chi viaggia in macchina, incontrato sorrisi negati a chi si cela dietro ad un finestrino. Mi sono
impregnato della polvere di ognuna di queste città carpendone la loro anima profonda.
E quando torno, corro, al mattino presto, che la notte ancora non è finita, che Roma è ancora Roma prima di essere stuprata dal traffico e dall’ignoranza. Solo dopo avere sentito con i miei piedi la consistenza della mia città, aver respirato l’aria ancora pura del
mattino e aver visto il sole sorgere sopra le cupole delle chiese, solo allora sento di essere tornato a casa.


Mandai questa quattro righe qualche settimana fa a Runners World per partecipare al concorso mensile della rivista del mese di aprile, con in Palio un sacco a pelo camel back della Salomon. Ieri sono tornato da Aleppo, oggi mi hanno consegnato il premio. Questo è un segno del destino in vista del Sahara.

Buone corse!

mercoledì 13 aprile 2011

E già, io sono ancora qua...

Questi versi mi frullano per la testa da questa mattina...

La preparazione della macchinetta del caffè la sera prima di andare a letto, il risveglio all’alba, il caffè veloce, la vestizione, l’ascensore, l’aria fresca del mattino: piccoli gesti, sensazioni che mi riavvicinano al mondo della corsa. La settimana scorsa ho fatto qualche uscita cauta per verificare la tenuta del tendine. Oggi, 10 chilometri e rotti a 5’06”/k che ha solo un valore statistico. La settimana scorsa ho fatto tre uscite di 30/35 minuti l’una a passo lento. Ogni giorno mi sveglio con l’incubo di sentire dolore al piede alzandomi dal letto. Non sta succedendo e sono ottimista. Tra dicembre e gennaio, ho scoperto che posso correre veloce e a lungo. A gennaio, ho scoperto che posso farmi male. Riprendo la mia avventura podistica con questo bene in mente, consapevole che i segnali del mio corpo vanno presi sul serio. Se avessi ascoltato con attenzione quello che mi diceva il corpo, forse non sarei stato fermo per due mesi.
Quindi, si riparte, con attenzione, ma si riparte. Il traguardo questa volta l’ho posto molto lontano e si chiama "100 chilometri del Sahara", il mio regalo per i miei 40 anni. Il tempo c’è, la voglia pure e il supporto spirituale di mia moglie pure.

Per il resto, mi guardo intorno e sono depresso: di parlare non ho voglia, perché direi cose già dette. Vorrei indignarmi ma non ci riesco. Un partito al governo dice di mitragliare i tunisini che sbarcano a Lampedusa e io non m’incazzo nemmeno più. Hanno vinto loro.

PS: il lavoro mi ha preso molto tempo ed energiee ho tralasciato un po' il blog. Spero di essere più presente in futuro.

Buone corse!

venerdì 8 aprile 2011

Vietato l'ingresso ai cani e...



Cos'altro c'è da aggiungere? Ma più del cartello, quello che fa paura, sono i commenti dei lettori dell'articolo... Cosa stiamo diventando?

La notizia positiva è che ieri ho corso. Il tendine non mi ha fatto male, ne prima, ne durante ne dopo. Questa mattina ho "sentito" il tendine ma non sono riuscito a capire se era un doloretto vero o se me l'immaginavo. Oggi ho riposato e domani ci riproveró. Piano Piano. Intanto leggo e m'informo. Ho 11 mesi ancora per arrivare pronto alla 100 chilometri del sahara.

Buone corse!

martedì 29 marzo 2011

Il guanto di lattex

Ci sono alcuni paesi, devo dire assai rari, che non mi piacciono, non ci pigliamo, ci stiamo un pò sulle palle. Mi è capitato con l’Angola. La nostalgia che ho di questo paese è uguale a quella che provo quando tiro lo sciacquone salutando il prodotto del mio corpo che non vedrò più.
Il benvenuto all’arrivo in Angola è stata una risata generale al grido di “Berlusconi!” quando al controllo passaporti hanno visto il mio passaporto italiano e quando mi hanno sfilato 50 dollari perché non avevo il libretto delle vaccinazioni.
L’antipatia per il paese è continuata per tutti i giorni che sono rimasto lí, per i morsi delle zecche nel container dove ho dormito a Luanda, per le ore d’attesa all’aeroporto per prendere aerei sempre in ritardo, per l’antipatia della gente, per la corruzione dilagante...
Ma il massimo è stato il giorno della partenza. Per qualche motivo oscuro, è vietato esportare la valuta nazionale dal paese. Non si può. Se hai un pò di Quanza in tasca, li devi lasciare prima del controllo passaporti e farti rilasciare una ricevuta. Grandi tabelloni sparsi per tutto l’aeroporto te lo ricordano. I quanza, fuori dall’Angola, proprio no.
E chi se ne frega, penso io, avendo cambiato il giorno prima qualche dollaro ed avendo ancora l’equivalente di circa 30 dollari in tasca. Passo il primo controllo, mi chiedono se ho dei quanza, con nonchalance dico di no e vado oltre. Il controllo passaporto va liscio e mi appresto ad entrare in sala d’attesa quando un tizio in uniforme mi chiama e mi dice di entrare in un ufficio. Entro, e nell’ufficio c’è un tavolo, e sopra il tavolo una confezione di guanti di latex. Il tizio mi guarda e mi chiede se ho dei Quanza. Senza pensarci due volte, tiro fuori i soldi dalla tasca, non insisto per la ricevuta e me ne vado.
Vi assicuro che quei guanti di latex intimoriscono.
Corsa in Angola no, non si può. In Botswana ho corso un paio di volte, pochi chilometri. A Nairobi niente. Ma ho compensato con delle flessioni. Il tendine sembra stare abbastanza bene. Domani torno a Roma. Vediamo di ricominciare, non mi reggo più!

mercoledì 9 marzo 2011

Stellutis alpinis



Si, non sono molto credibile come sciatore, ma devo dire che dopo 23 anni di stop totale, la ripresa è stata come se non avessi mai smesso. Ai miei tempi, se cadevi e si staccava lo sci, dovevi andare a riprenderlo a valle. Oggi, si ferma li vicino a te anche se sono riuscito a non cadere mai, fare un paio di rosse senza avere il coraggio di buttarmi sulla nera. Eravamo a San Cassiano. Ed è stato splendido. Tanta neve, bellissime giornate di sole alternate ad abbondanti nevicate, tante piste, tanti impianti di risalita... Ci torneremo di sicuro!
Mi ero anche portato le scarpe da corsa e ovviamente non ho corso. Il tendine mi faceva ancora male e ho preferito risparmiarlo.
Solo oggi, dopo più di un mese di stop totale ho ripreso con una leggera corsa al biscotto. 25 minuti lenti lenti. Il dolore al tendine non s'è fatto sentire e sono cautamente ottimista. Domani riposo e poi riproverò di nuovo venerdì. L' obiettivo è di guarire per bene. Per i prossimi obiettivi podistici, ci sarà tempo.
Good run!

lunedì 21 febbraio 2011

Consigli per gli acquisti...

Faccio un pò di pubblicità, qualche volta ci vuole. Ho comprato delle scarpe su internet sul sito nonsologol.it. Ho trovato le mie scarpe, modello vecchio e scontato. Sito fatto bene, specializzato running, pagamento facile, spedizione veloce.
E poi sono pure calabresi...

domenica 20 febbraio 2011

Convertito!



Mi sono convertito al drughismo... La vedo un pò dura con la corsa, ma ci proverò...

mercoledì 16 febbraio 2011

I’m going slightly mad…



Sono dieci giorni che sono fermo, le gambe mi fanno male, piangono che vogliono correre e quanto vorrei accontentarle, invece sono ancora fermo con le quattro frecce e aspetto, rosico e aspetto, mi sono messo il cuore in pace ma continuo a rosicare e sto diventado pazzo. Non potendo correre, leggo di corsa, di infortuni, di ripresa e di cazzi vari relativi alla corsa.
Come ho corso in queste ultime settimane non ho mai corso. Correvo semplicemente da dio (per i miei standard ovviamente). Qualche post fa, vi chiedevo di chiedermi se ero felice per aver fatto circa 30 chilometri a 4’34” (e un po’ ero deluso a dire la verità). Poi ho guardato meglio, e i 30 li avevo fatti a 4’24” che rispecchia meglio lo stato di forma che avevo.
Stavo esplorando una dimensione nuova nella quale non ero mai arrivato. Correvo veloce e non me ne accorgevo. All’inizio credevo fosse un difetto del GPS, ho controllato e ricontrollato e incrociato dati da diverse fonti ma niente, andavo semplicemente più veloce di quanto mi sembrava. Ogni allenamento, ogni corsa era una scoperta, un andare facilmente oltre i limiti che avevo raggiunto in precedenza con tanta fatica. Per esempio, un paio d’ anni fa avevo fatto il PB sulla mezza durante una Roma-Ostia, in 1 ora e 36/37 minuti. Mi c’ero avvicinato parecchie volte a quel limite ma a gennaio, senza forzare, andavo tranquillo sotto i 90 minuti. Ogni uscita, una scoperta e una conferma. Prima di correre mi prendeva uno strano timore di essermi solamente illuso, che il mio stato di forma era dovuto ad una congiuntura favorevole, che presto sarei tornato ai miei livelli di prima. Dopo gli allenamenti, la conferma, l’euforia, la voglia di trovare il mio limite, la consapevolezza crescente di valere buoni tempi sulla mezza e la maratona. E poi, improvviso, lo stop.
So bene che riprendere troppo presto significherebbe rischiare delle ricadute di allungare all’infinito il recupero totale. Secondo Albanesi e il suo test della scala, devo ancora aspettare. Se cammino non sento nulla, ma se salgo le scale sento ancora un leggero fastidio. Allora, preferisco aspettare ancora un giorno o due. Ormai bracciano è andato, sono sicuro che sarei sceso sotto le due ore e 30 ma purtroppo manca la prova. E rosico. Spero di ricominciare sabato o domenica, riprendere piano piano ed arrivare per Roma abbastanza allenato per fare un bel lungo. E magari programmare una bella maratona prima dell’estate. Vienna mi stuzzica.
Buone corse!

venerdì 4 febbraio 2011

The last Bunga in Bangkok

Sono a Bangkok. Phnom Penh ormai è un ricordo, un bel ricordo. Rispondendo a Yogi e qualcun altro, non sono un fotografo, nel senso che raramente mi porto appresso una macchina fotografica in missione. Se serve per lavoro, ok, sennò la lascio a casa. Sono stato un fotografo in passato, ho anche fatto da assistente ad un fotografo pubblicitario professionale, cambiavo i caricatori delle Hasselblad 6x6, operazione per niente facile quando in studio ci sono delle modelle mezze svestite… ma questa è un’altra storia, un’altra epoca, con quella nave che batteva bandiera panamense… Rimane il fatto che parto senza macchinetta. Qualche foto magari la scatto con il portatile, e mi limito a questo.
La Cambogia mi ha lasciato un sapore strano in bocca. Avrei voluto visitarla di più, capirla di più, ma come al solito non c’è stato tempo, la solita toccata e fuga, la solita sveltina. Sto leggendo un libro sugli anni bui del paese, le guerre di Indocina, l’arrivo di Salot Sar, la sua trasformazione in Pol Pot, l’applicazione sistematica di idee totalmente folli, idee comuniste mischiate ad ideologie naziste (la purezza della razza Khmer, l’eliminazioni dei Cham, dei Vietnamiti, dei cinesi…) che hanno prodotto una delle peggiori dittature della storia. E quello che ho cominciato a capire in questi giorni, è che questa storia è successa appena 20 anni fa, la ferita è fresca e gli uccisori, i torturatori, i responsabili di questa cosa sono ancora lì, la maggior parte completamente impunita.
Come al solito, spero di tornarci, magari non per lavoro, magari con moglie e progenie e vedere questo paese con gli occhi di uno che ha tempo. Quando parto in missione, il mio tempo è dedicato al raggiungimento degli obiettivi della missione, come l’eliminazione fisica di spie nemiche, lo scambio di informazioni con i miei informatori locali, l’acquisto di documenti segreti e bevendo gin tonic nella lounge del casino royal in compagnia di qualche superfica nei momenti di relax… Il paese che vedo è quello delle istituzioni, parlo con i ministeri, con gli uffici tecnici, magari con delle unità tecniche a livello distrettuale o provinciale, magari faccio la visita ad un villaggio per vedere i metodi di produzione agricola. E durante queste gite possono succedere cose simpatiche, come quella che mi è capitata appena qualche giorno fa. Partiamo da Phnom Penh per visitare un villagio nel distretto di Takeo, nel sud del paese e per parlare con dei volontari che assicurano il servizio di salute animale nei villaggi del circondario. Per pranzo andiamo (io, i miei colleghi, la nostra controparte nazionale) in un ristorante tipico e vedo sul tavolo già preparato delle uova, che mi dicono essere delle uova “embrioniche”. Va beh, mi dico, proviamole queste uova embrioniche. Comincio ad aprire l’uovo piano piano quando vedo con la coda dell’occhio il mio vicino di tavola che fa uscire dall’uovo un pulcino bello formato e comincia a mangiarselo… mi sono fermato, non ho avuto il coraggio di andare avanti.
Lato corsa, ieri, giovedì, contrariamente a quanto previsto non ho corso. Avevo un po’ di dolore al tallone sinistro ed ho preferito riposare. Oggi, a Bangkok, sono uscito alle 6 per un giretto. Il dolore al tendine d’achille era sempre lì, ho provato a non pensarci ma ad un certo punto sono tornato verso l’albergo per un giro totale di 12 chilometri. La cosa mi scoraggia molto. Credo si tratti di una tendinite. Il dolore è sempre presente. Durante la corsa, dopo un po’ diminuisce, ma poi ritorna prepotentemente. Se cammino, mi fa male, scendere le scale è un dramma.
Il giro del lago di Bracciano è la settimana prossima e in queste condizioni non lo farò. La maratona è fra un mese e mezzo. A dicembre ho avuto problemi alle ginocchia, adesso questo dolore al tendine d’achille. Starò a vedere. Un periodo così probabilmente ci può stare e sfica vuole che sia capitato a ridosso di gare importanti. Ma l’alternativa sarebbe di continuare a correre ignorando il dolore e peggiorare la situazione. Dovessi fermarmi adesso per un paio di settimane, salterei Bracciano, probabilmente salterei la Maratona di Roma, ma potrei rimettermi abbastanza presto per programmare qualche gara e togliermi qualche soddisfazione in autunno.
Per rispondere a Luca, prima di partire vedo su internet se c’è qualche club di running, qualche forum dove si parla di corsa in quella città. Spesso i risultati sono scarsi. Quando arrivo, cerco di capire se l’atmosfera è giusta per un runner, se ci sono runners che si allenano, dove, se le strade sono larghe abbastanza, i marciapiedi, il traffico. Cerco di trovare un tratto vicino all’albergo da dove iniziare e vado. Parto abbastanza cauto e cerco di trovare un giro comodo. In Bangladesh la situazione era difficile: tantissimo traffico, strade strettissime, tantissima gente per strada. Ma anche lì sono riuscito a trovare un circuito intorno ad un laghetto. Non un granché ma sono riuscito a correre una volta, prima di essere preso da un cacarella diventata ormai leggenda. A Jakarta la situazione è sempre difficile, ma le strade sono larghe e al mattino si riesce a correre abbastanza bene. A Rangoon e a Vientiane il traffico era pochissimo e ho corso bene, nonostante fossi l’unico a farlo e facesse molto caldo. A Phnom Penh, le condizioni per un runner sono perfette, soprattutto lungo il fiume. Ho incontrato diversi runners che mi hanno dato delle dritte per i percorsi e ho potuto correre veramente bene. Bangkok non è un posto per runners. Ma vicino all’albergo c’è Wat Pho e il palazzo reale. Si può girare intorno, si può esplorare qualche strada, ma non mi spingo troppo oltre…
Il titolo? Si, lo so, non c'entra un cazzo, ma mi piaceva.
BUONE CORSE!

mercoledì 2 febbraio 2011

Nell'anno del coniglio...

Oggi è il nuovo anno cinese, l’anno del coniglio. Non sono un esperto, ma pare che sarà un anno buono. Per quanto mi riguarda, il nuovo anno del coniglio l’ho celebrato come meglio so fare, cioè con una bella corsa all’alba. Lungo il fiume, diverse celebrazioni, draghi che si muovevano al suono dei tamburi, curiosi che guardavano, e cambogiani che facevano esercizi fisici. Questa cosa è fortissima. A Roma, quando mi alzo per andare a correre, la città è dormiente, nelle mani dei giornalai, dei baristi che aprono i loro esercizi, dei furgoni che scaricano le loro merci e mia.
Qui a Phnom Penh, mi alzo alle 5 e 30, esco a correre alle sei ed è come se fossi uno che si è svegliato tardi. La città è esattamente come l’avevo lasciata la sera prima, con meno traffico ovviamente, ma altrettanta gente che gioca a pallavolo, a quello strano sport che sembra pallavolo ma giocato con I piedi e la testa, uno strano tipo di badminton giocato sempre con I piedi, gente che passeggia, che fa esercizi fisici da sola o in compagnia, gruppi che ballano al suono della musica, altri gruppi che fanno arti marziali, tutto mentre il solo sorge. Lo spettacolo è bellissimo. Ne parlavo con un collega qualche giorno fa, che ha passato gli ultimi 4 anni della sua vita in Vietnam e mi ha detto che questo non è nulla in confronto a quanto succede a Hanoi. Sono curioso.
Tornando alle corse, a Phnom Penh ho corso tutti i giorni da quando ho recuperato la mia valigia, tranne lunedì causa gita nel sud del paese. Ieri sono stati 12 chilometri a 4’29” di media. Sono partito forse un po’ forte e ho cercato di mantenere il ritmo chiudere il giro. Oggi, sono partito più tranquillo, ho allungato il giro includendo il palazzo reale, il museo nazionale, il tutto per 15 chilometri abbondanti a 4’45”. La temperatura al mattino è di circa 25 gradi, con un’umidità di circa 65%. Considerando la temperatura e i pochi giorni d’adattamento, posso considerare queste corse in maniera positiva.
Domani vorrei fare un allenamento simile a quello di oggi, magari allungando di un paio di chilometri. E sempre domani, continuerò la missione a Bangkok, dove credo di trovare un po’ più di caldo e un po’ più d’umidità. A Bangkok avrò la possibilità di fare un paio d’allenamenti prima di ripartire per Roma, verificare lo stato di forma e riprendere l’allenamento in vista Maratona di Roma.
Buon anno del coniglio a tutti!

domenica 30 gennaio 2011

Vietato ridere

Ve beh, dopo la corsa di questa mattina, si è lavorato qualche ora insieme ai colleghi, e poi ho deciso di fare un giro al museo del genocidio. Non ci sono parole.

Stanze d'albergo


Facce da ridere...


Un pericoloso terrorista...


Attrezzo da ginnastica...


Letto dove venivano incatenati i prigionieri. Una scatola per gli escrementi. Una tanica per l'acqua. Cosa vuoi di più dalla vita?

Che vergogna dover mettere questo cartello... Vietato ridere.


Poi c'erano persona vestite da spiaggia, sciabatte e bermuda. Va beh, ricordo la visita che feci al campo di concentramento di Mathausen. Fuori dal cancello, sotto la scritta Arbeit macht frei, un gruppo di coglioni che giocava a pallone.
I coglioni sono dappertutto. La vita continua.