martedì 2 agosto 2011

O mamma', come se fa', ce dicono de vive da morti per poi resuscita'...

Una settimana fa appena tornavo in ufficio dopo le ferie, che ormai sono un lontanissimo ricordo. Il livello di stanchezza sembra essere tornato quello di un mese fa. Tradizionalmente, i mesi di luglio ed agosto sono quelli che riservano le maggiori sorprese per quanto riguarda il mio lavoro. C’è sempre un’emergenza che spunta da qualche parte, quando il personale è al minimo e devi caricarti sulle spalle il tuo lavoro, quello dei colleghi in ferie e quello generato dalle “sorprese”. Quest’anno la sorpresa mi prende appena di striscio, eppure è una di quelle sulle quali mi ci dedicherei al 100%, non per piacere perché si parla di cose tristi, ma perché sono quelle che danno un senso a ciò che facciamo. Qualche TG ha dato la notizia, poi altre cose molto più importanti hanno preso il posto in prima pagina, e di 12 milioni di persone sull’orlo della carestia nel Corno d’Africa sembra che non importi più a nessuno.
E’ una cosa oggettivamente molto difficile da immaginare, milioni di persone che non hanno accesso a cibo e acqua, milioni di persone che fuggono dalle loro misere case per rifugiarsi in campi lontani, bambini, donne, vecchi, uomini, che approdano in posti sconosciuti per cercare cose che per noi sono le più ovvie: acqua e cibo.
Odio quelle campagne di sensibilizzazione che sbattono in faccia visi di bambini che soffrono, con le mosche che si posano sulle loro labbra, quasi a voler succhiare la poca vita che ancora gli resta. Non è con la pietà che si aiuta la gente, ma con l’informazione. Vedere immagini del genere può spingerti a fare la classica donazione da 2 euro e metterti il cuore in pace. Sapere il perché certe cose succedono può aiutare a far si che le cose cambino per davvero e che situazioni simili non succedano più.
La Somalia la conosco bene. E’ stato il primo posto dove sono andato a lavorare come agronomo junior in un progetto di cooperazione. Qualche mese prima di partire feci un intervista con una multinazionale, la Dupont, che cercava dei rappresentanti per i suoi prodotti. Alla domanda di cosa mi sarebbe piaciuto fare, risposi, ingenuamente, “viaggiare”, cosa che fece ridere gli intervistatori e mandare a monte la mia eventuale assunzione. Dopo pochi mesi trovai il lavoro che coniugava il mio desiderio di viaggiare con quello di aiutare gli altri. Avevo 26 anni ed ero un sognatore.
E fu subito Somalia, alla quale andai incontro con l’incoscienza di un adolescente, e che mi accolse con tutto il suo mix di umanità e bestialità. Quando ero lí, si diceva che la Somalia o l’amavi e rimanevi, o la odiavi e ne scappavi. Ci rimasi per 7 anni. Quando viaggio per lavoro, quello che mi lega al paese, al luogo, sono le persone. Sono loro che popolano i miei ricordi, e riscaldano il mio cuore. Quando penso alla Somalia mi vengono in mente tante facce, di amici e colleghi, alcuni morti, altri, ora, chissà.
Oggi siamo qua, ci incontriamo al mattino con i colleghi che sono “dentro” alla crisi, discutiamo della situazione nel corno d’Africa, sperando di riuscire a portare qualcosa a chi ne ha veramente bisogno. I colleghi del WFP fanno la loro parte, come tutte le altre agenzie delle Nazioni Unite. Noi ci occupiamo di aspetti che a dirli sembrano marginali, forse offensivi data la situazione. Ma una crisi va vista in tutte le sue componenti, e soprattutto va vista con gli occhi di chi soffre. Quello è il punto di partenza, sempre. Nei prossimi giorni, se ne avrò il tempo, cercherò di scrivere un po’ di più su quello che succede. Lo spazio è poco, il tempo anche meno, le cose da dire tante.
Oggi, 18 chilometri circa in un’ora e 23 minuti, media di 4’44”. Dalla ripresa a maggio, ho percorso 614 chilometri, con un aumento lento ma stabile del chilometraggio settimanale e mensile. Sono contento della costanza degli allenamenti, della risposta del corpo e soprattutto della tenuta del tendine. A volte sembra che mi faccia male, ma forse è solo suggestione.

4 commenti:

nino ha detto...

certo 7 anni non sono pochi e ci credo che ti è rimasta dentro

GIAN CARLO ha detto...

Bentornato a casa sei pronto per ripartire ...in tutti i sensi

Bruno ha detto...

Immagino che se trapelasse il "perché" ci sono cose che accadono, si possa scatenare una guerra civile.
In un mondo civile, ovviamente, non in Italia dove ognuno guarda al proprio interesse...

Domenica a Belvedere ci sarai?

Luca "Ginko" ha detto...

E' incredibile come i notiziari rincorrano le notizie di fatti riguardani la persona singola e ignorino completamente quelle di intere popolazioni. E' una domanda che mi sono sempre fatto.