domenica 21 dicembre 2008

Ultime falcate prima della battaglia...


Oggi quarta e ultima tappa di corri per il verde nel parco dei colli aniene, circa 6 chilometri di cross, tra salite, discese e fondo molto scivoloso. Temperature gelida, ma il sole riscalda e l'atmosfera è buona. Sparo e si parte. Parto a razzo ma ben presto m' accorgo che la giornata non è proprio quella giusta. Chiudo il primo giro un pò stanco, decido di controllare il ritmo e giocarmi tutto all'ultimo giro. Cosa sia poi il "tutto" da giocarsi, ancora lo devo capire, ma mi piaceva il modo di dire. Comunque, chiudo il secondo giro ancora più affaticato, ma ormai rimane solo un giro. Il gruppo di testa è molto avanti, il gruppo di coda molto indietro, io mi ritrovo nel mezzo, con pochi concorrenti che potrebbero insinuare la mia posizione e quelli davanti troppo avanti perché io possa acchiapparli. Cerco di difendermi dai diretti inseguitori, qualcuno mi sorpassa, qualcuno riesco a ri-sorpassarlo e chiudo in un buon 23'58". Primo della mia società, terza in classifica generale maschile, insediata da molto vicino dalla squadra di uscuru. Sapremo in settimana com'è andata. L'ultima volta c'hanno messo 3-4 giorni per pubblicare i risultati. Io ero pure 11esimo di categoria (MM35), con buone possibilità di scalare la classifica e arrivare tra i primi 10.
Sono in ferie da venerdì. Il lavoro m'aveva rotto un pò le scatole ultimamente per la presenza di alcuni individui caratterizzati da una grande bassezza di spirito, con i quali sono obbligato ad interagire. In 4 anni che lavoro alla FAO, per la prima volta non mi trovo a mio agio. Ma orami l'anno sta passando e si porterà via anche queste che in fondo sono solo piccolezze.
Cercherò di continuare l'allenamento che ho programmato, ma non m'illudo troppo. Dopo Natale andremo con tutta la famiglia nelle Calabrie, a Morano Calabro che potete vedere in foto qui sopra,  e lì potrò spararmi dei bei collinari, magari anche sotto la neve.
Non so se riuscirò a scrivere nei prossimi giorni, quindi, a scanso d'equivoci, auguro a tutti voi un sereno natale e un nuovo anno superbo, auguro a qualcuno di riuscire nell'impresa di smettere di fumare e a qualcun'altro di riprendersi in fretta e solcare l'asfalto al più presto.

venerdì 19 dicembre 2008

Di auto, di corsa e di altre schiocchezze...

Ieri non avevo in programma nessun allenamento. Purtroppo, verso mezzogiorno m’arriva una proposta per un giretto di corsa. Guardo fuori dalla finestra e vedo un bel sole. Vedo la mia sacca con la mia roba, e in meno di tre minuti mi ritrovo a fare del riscaldamento con tre colleghi, poi a correre lungo il tevere, un giretto dentro trastevere, su per il granicolo, un salutino a Garibaldi sul suo cavallo, giù per via Dandolo, portuense, ponte testaccio, circo massimo, per un totale di 12 chilometri molto rilassanti ad una media di 5’00”.
Oggi avevo in programma 18 chilometri di lungo lento a 4’54”, e anche oggi Dio o chi per lui aveva deciso di dare a tutti noi le condizioni migliori per correre: un bel sole, temperatura giusta, umidità giusta. Sarebbe stato un peccato mortale non approfittarne e infatti, dalla FAO ho fatto un paio di giri delle mura ardeatine, poi l’Appia Antica, il parco della Caffarella, Cecilia Metella, via delle Sette Chiese fino a San Paolo fuori le mura e poi l’ostiense fino alla FAO, passando per la terribile Viale Giotto, una salita da 20% di pendenza lunga circa 500 metri, dove non di rado i corridori che la fanno hanno delle visioni mistiche. Ho chiuso 18.12 chilometri ad un ritmo di 4’56”. L’unica nota stonata è stato il GPS che si è spento al 12esimo chilometro a causa della batteria scarica. La cosa mi fa un pó girare le palle (solo un pó). Alla partenza la lucetta era verde, quindi batteria OK. Poi, al settimo il Polar mi avvisa che la batteria del GPS si sta scaricando. Va bene, penso io, reggerá ancora un’oretta, invece no, altri 15 minuti e muore. Pazienza, sono tornato al vecchio metodo di misurare la distanza su Mapmyrun e calcolare l’andatura con un foglio Excel…
Mentre correvo, mi sono venute in mente le macchine che ho avuto nel corso della mia vita. La prima in assoluta nel 1990, la mitica A112 Junior, rossa, 5 marce, rubata a mia madre e portata da Vienna (dove stavano i miei) a Perugia (dove studiavo), 1000 chilometri in autostrada con Guccini a palla. Avevo messo dei Ferrero Rocher e una bottiglietta di spumante nel cruscotto, per qualsiasi evenienza. Avevo anche 18 anni e un sacco di stronzate per la testa. I Ferrero Rocher e lo spumante non sono mai stati aperti.
Uno spettacolo di macchina, un vero schianto.
Nel senso che poi ho fatto un botto mentre tornavo a Perugia dopo aver assistito alla partita Roma-Sampdoria (0-1, gol di dello Zar al 74 minuto) in quel di Civita Castellana. Botto causato dal figlio del comandante dei carabinieri di quel paese. Risultato, hanno dato la colpa a tutti e due, mi sono beccato 200 000 lire e la macchina l’ho buttata. Correva l’anno del Signore 1991. Quell’anno la Sampdoria vinse lo scudetto.
Poi ho rubato la macchina a mio padre, una renault 21 color bordeaux. C’ho fatto non so quante volte il tragitto Vienna-Perugia, di solito partivo dopo cena, Guccini a palla, e arrivavo a destinazione quando albeggiava. Mi ricordo anche di viaggi improvvisi per andare a qualche concerto, in particolare un concerto sempre di Guccini a Pesaro. Siamo partiti con un amico da Perugia, e poi siamo ritornati, con Guccini di sottofondo, dopo il concerto. L’amico mio che dormiva alla grande, e io che fumavo dei cigarillos (i mitici mini che). Nulla di particolare, a parte forse l’atmosfera.
Poi sono partito per l’Africa e la prima macchina che comprai era una Toyota Crown del 1974, semplicemente spettacolare, tutta cromata, sedile unico davanti, cambio al volante. Una macchina al cui ricordo il cuore mi parte a mille. Il motore si fuse un giorno molto triste, un giorno d’agosto del 1998, quando scoppió una bomba piazzata da una allora sconosciuta organizzazione chiamata Al Qaeda. Ero in centro a Nairobi. Passai davanti all’Ambasciata Americana e dopo 400 metri sentií un boato sordo ed ebbi la netta sensazione che in quel preciso momento molta gente stava morendo. Arrivato a casa, il motore decise di non ripartire più. Poi comprai una Hyundai, macchina anonima se non per il suo color rosa pallido, ma fonte di problemi continui al motore. Un vero cesso. Me ne liberai per comprare una Nissan Sunny grigia. Non consumava niente, andava alla grande, mai nessun problema. Poi presi un vecchio Land Cruiser scassato, credo 4000 di cilindrata, 6 cilindri, diesel, praticamente un trattore, ma inarrestabile in fuoristrada. Beh, ora che sono un pater familias, la classica Jaguar per me, una Smart per mia moglie e un minicar per mia figlia.
Scherzo.
Un abbraccio fraterno a chi indovina da chi ho parafrasato il titolo.

mercoledì 17 dicembre 2008

Pensieri di corsa

La corsa è bella anche perché ti permette di pensare a cose diverse dal lavoro e dalla famiglia. Ti permette di stare da solo con te stesso per la durata dell’allenamento o della corsa, soprattutto quando le condizioni meteo sono perfette come oggi: un pallido sole, temperatura di 13 gradi, umidità un po’ alta ma, pazienza, non si può avere tutto. Approfitto della pausa pranzo per vestirmi ed uscire. Non importa che le scarpe sono ancora fradice dall’ultimo allenamento di water polo di due giorni fa, una scarpa bagnata non hai mai rappresentato un impedimento per un runner. Mentre corro, metto insieme un po’ di cose. Come un flash, m’appare un’intervista fatta qualche settimana fa alla televisione: una “giornalista” chiede ad una signora in un supermercato, mentre guarda il frigo con la carne, se è tranquilla, considerando il recente allarme diossina negli animali irlandesi. La signora risponde di sì perché compra solo carne italiana. Qualche annetto fa, durante la crisi dell’influenza aviaria, ci bombardarono con il messaggio che il pollo italiano era sicuro. Metto insieme questi flash con un paio di notizie lette oggi per caso sui giornali. Una notizia riporta l’abbattimento di 1800 pecore a Taranto a causa della diossina (http://bari.repubblica.it/multimedia/home/4115714). L’espresso riporta una notizia veramente allarmante sull’aumento di tumori ed altre malattie soprattutto nei bambini che vivono in zone inquinate, aumenti non confrontabili con i paesi occidentali
(http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Sos-bambini/2052441&ref=hpsp). Mi ricordo come se fosse ieri, un servizio andato in onda a Sciuscià (Santoro anni 90), un servizio agghiacciante su come venivano coltivati i pomodori a Scafati (Salerno), irrigati con le acque usate dalla concerie, piene di metalli pesanti ed altre schifezze. Pomodori che poi venivano mandati in settentrione per essere confezionati da aziende “serie”. Da allora non ho più comprato sugo di pomodoro o pomodori pelati in scatola (per fortuna mio suocero ne coltiva abbastanza per tutta la famiglia). E poi ci dicono di stare attenti a ciò che proviene dalla Cina e di mangiare italiano perché sano e controllato… Mah. E penso in perfetto inglese oxfordiano "Where the dick am I living?" (Ma 'ndo cazzo vivo?).
Tornando alla corsa, oggi mi sono fatto un bel progressivo di 12 chilometri, con i primi sei a 5’00” netti al chilometro, i secondi tre a 4’38” e gli ultimi tre a 4’29”, perfettamente in linea con quanto programmato.
Primo appunto sul mio Polar: perché a volte mi appare sul display che vado a 9’40”, mentre è ovvio che sto andando molto più velocemente? Se il segnale non è buono, perché non mi dice semplicemente “scusami, ma ricevo male il segnale, preferisco non segnalarti nulla perché sarebbe una stronzata”?
Secondo appunto: credo che il mio fisico stia cercando di dirmi qualcosa. E’ da più di un mese che soffro di malanni vari. Ho cominciato con una tosse persistente, poi una laringo-tracheite a ridosso della maratona di Firenze, poi un raffreddore che ancora non m’è passato preso proprio a Firenze. Senza contare quello che m’è venuto, sempre dopo la Maratona di Firenze, che non posso divulagre per non offuscare la mia fama di gran…
Mah, se questo post arriva a 50 commenti, ve lo dico.

martedì 16 dicembre 2008

Post al volo numero 2

All'ora di pranzo avevo in programma di farmi tre ripetute da tre chilometri a 4'15, con recupero attivo a ritmo di fondo lento. Aveva smesso di piovere e le condizioni mi sembravano perfette. La scelta del percorso era caduta sul giro intorno alle mura Aureliane, quello che fa Via delle Mura ardeatine e poi Via Guido Baccelli. Non è un giro lunghissimo, ma più lungo del biscotto e con qualche salitella e quindi meno giri e meno giramenti di scatole. Mi alzo dalla poltrona in pelle umana del mio ufficio quando squilla il telefono: mia moglie. Sono tentato di non rispondere e fare finta che non ci sono, ma rispondo lo stesso. Quando mi domanda ove ho messo i moduli del CID, capisco che l'allenamento per oggi è saltato. Nulla di grave, un piccolo tamponamento subíto proprio di fronte alla FAO, ma mi tocca scendere dall'assicurazione, prendere i moduli, riempirli, riportarli all'assicurazione, intanto passa l'ora che avrei voluto dedicare alla corsa, salta pure il pranzo e mi ritrovo davanti al computer a lavorare. La cosa mi mette un pò d'umore nero, che va ad aggiungersi al blue di ieri, in pratica mi girano alla grande. Allora, rispolvero un classico, qualcosa che volevo godermi da questa mattina dopo aver vista la mitica blues mobile sul blog di Gian Carlo.

Ora sto molto meglio.

lunedì 15 dicembre 2008

Kind of blue...


Oggi mi sento come questo pezzo di Miles Davis, mi sento molto "blue". Sará che non si vede un raggio di sole da un mese (a dire il vero, ieri c'era, ma non è bastato), sarà che ci sono giornate come questa, rimane il fatto che oggi è una giornata del cazzo.
Ieri ho corso la terza tappa di "correre per il parco": erano circa 6 chilometri (3 giri di due chilometri) con una durissima salita all'inizio di ogni giro e fondo umido e scivoloso. Ho chiuso con un buon tempo (25 minuti) considerando la difficoltà del tracciato, e comunque primo della mia società (e vai!).
Oggi, ho approfittato della pausa pranzo per farmi un fondo lento di 13 chilometri, lungo la colombo, svolta nella garbatella, lungotevere testaccio, via del teatro marcello, via dei fori imperiali, via di san gregorio. Sensazioni buone, nonostante un indurimento muscolare delle cosce dovuto alla corsa di ieri. Ho beccato un bel pó d'acqua, ma non contava perché quella corsetta un pó m'ha liberato del blue, ma solo un pó. Si accettano consigli per farmelo passare... ringrazio in anticipo!

venerdì 12 dicembre 2008

Allen Carr

Seppur con diversi giorni di ritardo, vorrei ricordare Allen Carr, morto il 29 Novembre del 2006. Allen Carr ha rappresentato, per molti fumatori come me, una svolta, ci ha resi consapevoli che dalla sigaretta ci si può liberare, senza soffrirne.
Ho iniziato a fumare che avevo 22/23 anni, in quel periodo preparavo la mia tesi di laurea sulle attitudini partenogenetiche di un mutante apomeiotico di erba medica (ancora mi ricordo il titolo!) e passavo giornate intere nel laboratorio del dipartimento di miglioramento genetico delle piante della Facoltá di Agraria di Perugia a fare esperimenti genetici. Nelle lunghe ore d'attesa tra un esperimento ed un altro, tra una lettura di un testo scientifico e un caffè al bar, ho cominciato con le mie prime sigarette, le Philip Morris blu. Poi ho continuato con tutte le marche posibili e immaginabili, aumentando la dose giornaliera, fino ad arrivare ad un massimo di due pacchetti al giorno (Sportsman rosse) quando lavoravo in Somalia. Provai a smettere mille volte, e fallíi mille volte, fino ad arrivare alla certezza che ormai la sigaretta avrebbe fatto parte della mia vita per sempre. Poi ho iniziato a correre, ma la sigaretta me la fumavo comunque. Stavo attento alla dieta, facevo una vita sana ed attiva, ma tutti i princípi salutistici sparivano di fronte al pacchetto di Marlboro. Poi è arrivato Carr con il suo libro. Una mia collega, fumatrice come me, aveva smesso da un giorno all'altro dopo aver letto il libro. Per curiosità l'ho acquistato anch'io. L'ho letto, e ho smesso. Non smetterò mai di ringraziare quest'uomo. Ho smesso di fumare, mi sono liberato della sigaretta, ho ripreso la mia vita, senza soffrirne nemmeno un pò, anzi, godendone dal primo minuto.
Il metodo di Carr è un non-metodo. Non ha inventato nulla, non dice nulla di nuovo, ma ti fa vedere il fumo di sigaretta sotto un aspetto diverso. E da quella prospettiva, se vuoi, smetti. Semplicemente cosí.
Ho letto il libro, ho smesso. E come me, migliaia e migliaia di persone che non smettono di ringraziarlo. I soldi spesi per il libro, 8.50 EURO, sono stati il miglior investimento che ho mai realizzato.
Due anni fa, l'inventore di questo non-metodo è morto. Di cancro ai polmoni, causati dalle centinaia di sigarette al giorno che si fumava, prima di smettere con il non-metodo che aveva inventato. E' morto, se n'è parlato per qualche giorno e poi l'oblío. In fin dei conti, cosa avrà mai fatto quest'uomo, se non dedicare gran parte della sua vita a salvare un sacco di persone dal fumo di sigaretta, quindi da probabilissima sofferenza e morte?
Di tanto in tanto, vado sul sito dell'Internet Bookshop, a leggere i commenti lasciati dalla gente che ha comprato il libro (http://www.ibs.it/code/9788890123306/carr-allen/facile-smettere-fumare), e ogni giorno s'aggiunge qualcuno al coro dei "grazie Allen".
Oggi volevo ricordare quest'uomo, e dirgli ancora una volta GRAZIE.

mercoledì 10 dicembre 2008

Un post al volo...

Mercoledí 10 dicembre, ora di pranzo. Ne approfitto per scappare dall'ufficio e fare l'allenamento programmato, 4 ripetute da 2 chilometri a 4'20", con recupero attivo a 4'55". Finito il riscaldamento, comincia la pioggia, comincia il divertimento. Ho fatto un totale di 13 chilometri intorno al biscotto e per una volta non mi sono annoiato troppo grazie alle secchiate che venivano giù dal cielo. Prima ripetuta chiusa in 8'43", seconda in 8'42", terza in 8'49", quarto e ultimo a 8'51". I recuperi da un chilometro li ho corsi tutti a 4'45". Il cronometro sembra mostrare un leggero calo nell'ultima ripetuta ma, sinceramente, non l'ho sentito mentre correvo.
Ho finito che ero fradicio, ma contento più del solito. Mentre correvo mi chiedevo se questa contentezza era dovuta più alla corsa o più al running computer. E mi sono risposto subito: questa sensazione di felicità viene unicamente dalla corsa, dai piedi bagnati nelle scarpe, dalla goccia di sudore che ti casca nell'occhio e, quando fa freddo, dal sudore gelato sulla fronte e sui capelli. Quella contentezza in più era dovuta proprio alla pioggia, che rendeva il tutto un pò più complicato, che mi rendeva agli occhi del resto del mondo un pò più pazzo. Tutto il resto è marginale nel raggiungimento del "runner's high", e il cronografo fico rimanere un accessorio e non il fine della corsa.
Con questo passo e chiudo. Domani si riposa e venerdí un bel lunghetto mattutino lungo il tevere cercando di evitare le scacazzate degli uccelli...

martedì 9 dicembre 2008

Polar RS800CX: prime impressioni

Ieri ho provato per la prima volta il mio nuovo running computer. Odio gli anglicismi in generale, ma in questo caso particolare, consigliatemi un nome per l’aggeggio in questione, perché non si tratta più di un semplice cronometro, ma di un vero e proprio computer da polso che oltre a dirti quanto tempo ci hai messo per andare da A a B, ti dice pure la temperature che faceva durante il percorso, ti mostra il percorso sulle mappe di google earth, ti registra i battiti cardiaci, ti calcola il running index, la velocità tenuta durante l’allenamento, l’altimetria e molto altro ancora.
Avevo in mente di fare una recensione vera e propria, ma poi ho scoperto che c’è chi, molto più bravo di me, la recensione l’ha già fatta e io non potrei fare di meglio (http://runtotri.blogspot.com/2008/10/rs800cx-more-detailed-review-of.html). Per questo motivo aggiungo solo quelle che sono le mie prime impressioni.
Il running computer può essere usato da solo o in combinazione con il programma Polar ProTrainer 5 (PPT5). Il programma permette di usare al meglio tutte le potenzialità del running computer.
Il programma Polar ProTrainer 5 è di facile installazione e l'utilizzo è molto intuitivo. Mi sono divertito ad inserire tutto il programma d’allenamento che mi porterà alla Maratona di Roma in meno di 20 minuti, senza alcun bisogno di consultare il manuale d’utilizzo tranne che in un paio d’occasioni. Ho poi trasferito il programma dal PC al running computer con la chiavetta USB. La connessione ad infrarossi non è sempre perfetta e ci vuole un po’ di tempo per capire la distanza giusta da tenere tra il PC e il running computer e l’orientamento di quest’ultimo.
Ieri ho eseguito un allenamento libero, cioè non programmato nel PPT5, per provare il sensore GPS e il cardio frequenzimetro. Appena tornato in ufficio (ieri per noi era lavorativo), ho scaricato i dati dal running computer al PC in pochi secondi e ho potuto analizzare la mia sessione d’allenamento.

I dati registrati includono distanza, velocità, frequenza cardiaca, temperatura esterna, durata della sessione d’allenamento. I dati permettono anche la mappatura del percorso su google earth con una precisione da paura:

Il running computer calcola anche il “running index", che è un indice che permette di monitorare lo stato di forma e dovrebbe anche dare una previsione sulle performance possibili su varie distanze.

Il mio indice è di 56, quindi dovrei poter correre una maratona in 3 ore e 30. Conto di aumentare l'indice fino a 60 entro marzo 09...
Oggi avevo programmato un fondo progressivo per le 12 e 30. L'allarme è scattato all'ora prevista ed ho eseguito quanto mi indicavo il running computer, e cioè 6 chilometri di fondo lento (5’al chilometro corsi effettivamente a 4'40), 3 chilometri a Ritmo Gara (4’45”/km corsi effettivamente a 4'25") e 3 chilometri a Fondo Medio (4’30”/km corsi effettivamente a 4'16"). Le prime impressioni sono buone. L’uso del running computer e del programma PPT5 è molto intuitivo e si riesce ad usare tutta la potenzialità dello strumento con relativa facilità, soprattutto se si è già abituati ad usare un Polar. La connessione tramite infrarossi potrebbe essere migliorata in quanto un pò aleatoria: la connessione a volte è immediata altre volte per nulla. Sto provando vari orientamenti e varie distanze ma la cosa mi lascia un pò perplesso. Il sensore GPS mi sembra molto buono: i satelliti vengo captati in pochi istanti e il segnale non s'è mai perso neanche passando sotto un paio di galleria.
Il problema più grosso per me è l’inspiegabile non compatibilità con il sistema Macintosh. Il mio computer di casa è un Apple Macintosh e sono quindi costretto ad usare le potenzialità del mio running computer solo dal PC dell’ufficio. Potrei installare sul mio Mac un virtual PC, un programma che simula Windows su Mac, ma costa un botto e per il momento non ne vale la pena.
Per il momento sono soddisfatto, spero di esserne entusiasta quando avrò risolto i problemi relativi alla connessione via USB.

venerdì 5 dicembre 2008

Polar RS800CX


E' bello essere sposati! Qualcuno mi dirá che ho detto un'ovvietá, qualcun'altro mi dirá che mento sapendo di mentire, qualcun'altro che se lo dico sono un uomo fortunato.
So di essere un uomo fortunato ma certi giorni ne sono più consapevole di altri. Il 4 dicembre era il mio compleanno e sotto al cuscino ho trovato il Polar RS800CX, completo di sensore GPS, chiavetta USB per il trasferimento dati, fascia cardio e tutto il resto.
In un attimo mi sono ritrovato bambino, quando mi emozionavo davanti ai regali dei miei genitori e passavo le giornate a giocare con i nuovi giochi. Da ieri ho questo running computer tra le mani, con una voglia matta di uscire nella pioggia per provarlo, ma mi sto frenando dato che ancora non ho recuperato appieno dal reffreddore beccato sotto l'acqua di Firenze. Tra tosse, raffreddore, laringo-tracheite, ho passato le ultime settimane sempre con un malanno. Spero di aver preso in un colpo solo tutti i malanni dei prossimi tre anni. E quindi, non potendo uscire a correre, gioco con l'orologio e il programma Polar ProTrainer 5 per entrarci in confidenza ed essere pronto quando servirá. Ho caricato tutto il programma d'allenamento che mi porterá alla Maratona di Roma e non vedo l'ora d'iniziare.
Vi terró aggiornati sulle qualitá (e anche i difetti) di questo che mi pare un gioiello.
Intanto, datemi delle idee (a magari anche un contributo in Euro...) che il compleanno di Rossana è fra poche settimane e questa volta non posso trovare scuse per non farle un regalo. Ringrazio in anticipo.

giovedì 4 dicembre 2008

9 1/2 weeks to Rome 2009


Per scacciare eventuali malumori dovuti al non raggiungimento del mio obiettivo temporale a Firenze domenica scorsa, ho passato questi ultimi giorni a rifinire il piano d'allenamento per Roma, che si correrá come tutti orami sanno, il 22 marzo 2009. Il piano d'allenamento è visualizzabile cliccando sul link qui a sinistra.
Il piano d'allenamento è ricavato da quello elaborato da Albanesi, il mio preferito per quanto riguarda il running e basta. Del resto, basta aprire il suo sito oggi e leggersi un bel articolo intitlato "Figli: perché no" con la descrizione seguente: "l'articolo analizza in modo estremamente dettagliato le ragioni per cui, nella maggior parte dei casi, la nascita di un figlio risulta essere una condizione penalizzante". Nessuna riuscirà a trovare un legame con la corsa ma il buon vecchio Albanesi ormai è cosí: dice la sua su tutto, mentre dovrebbe concentrarsi su ció che sa fare bene, e lasciar perdere il resto.
Dopo questa parentesi e dopo aver archiviato la Maratona di Firenze, con tutti i suoi aspetti positivi e negativi, mi accingo a conquistare Roma, con cui ho un conto in sospeso da un paio d'anni. Roma 2007 è stata la mia prima Maratona. Una Maratona affrontata senza un'adeguata preparazione, una maratona che non avrei mai dovuto fare ma che la mia cocciutaggine mi ha fatto fare lo stesso. Mi era nata la prima bimba da pochi mesi, non riuscii a fare nemmeno un lungo superiore ai 23 chilometri nei mesi precendenti, ero in debito di sonno e di forma. In ogni caso, il giorno della maratona mi ritrovai fiducioso alla partenza e arrivai senza troppi problemi fino al 27 chilometro. Lí iniziò un calvario che mi serví da lezione. Avrei voluto "vendicarmi" l'anno scorso, ma fui fermato da un problema fisico proprio all'inizio della preparazione, problema poi risoltosi solo a giugno di quest'anno.
La Maratona di Roma diventa quindi un evento speciale: perché è la città dove sono nato e dove è nata mia figlia, perché è la città dove ora vivo, perché è una cittá che amo nonostante faccia di tutto per farsi odiare, perché è la prima maratona che ho corso, perché devo cancellare Firenze.
Il programma d'allenamento dovrebbe iniziare il 5 gennaio e dovrebbe durare 9 settimane. Ma per far quadrare i conti, lo faccio iniziare tre giorni prima, cosí le settimane diventano 9 e mezzo. Non serve a nulla, ma vuoi mettere la soddisfazione di dire che ho un programma d'allenamento di "nine and a half weeks"?

martedì 2 dicembre 2008

La mia Firenze



Comincio a scrivere il resoconto della gara di Firenze con lo stomaco ancora chiuso per la delusione. Eppure, le premesse per non riuscire nell’impresa prefissata c’erano tutte. Un mese di novembre in cui ho corso poco per motivi di lavoro e una laringo-tracheite che mi ha beccato 7 giorni prima della maratona e che mi ha costretto a letto e antibiotici per una settimana dovevano farmi rivedere l’obiettivo temporale di 3 ore e 23 minuti che invece il mio ottimismo patologico confermava e rafforzava ulteriormente. Sono arrivato a Firenze con la mia dolce metà, lasciando per la prima volta la nostra piccola Maya con la nonna. Una luna di miele a Firenze, a ridosso della maratona. Al Marathon Village, entriamo per prendere il pettorale ed usciamo senza riuscire a localizzare i Blog Trotter (dove eravate??). A dire il vero, siamo entrati ed usciti molto velocemente, senza soffermarci troppo a guardare i vari stando per approfittare della serata e farci una bella passeggiata in città. Cena da Zazà in Piazza del Mercato Centrale e alle dieci di sera eravamo tra le braccia di Morfeo.
Domenica mattina, arrivo sul lungarno, lascio la roba nei camion e m’incammino a Piazzale Michelangelo. Cade qualche goccia di pioggia, fa freddino, ma sono ben coperto con guanti, cappello, maglia a maniche lunghe in tessuto tecnologico, canotta della società e un paio di felpe vecchie da buttare al momento della partenza. Faccio un giro intorno alla statua di Michelangelo, c’è un sacco di gente, ma non riesco ad individuare eventuali blog trotters. Comincio il riscaldamento, un pò di stretching e entro nella mia bella gabbia 30 minuti prima della partenza. Intanto la pioggia aumenta, il freddo si fa più pungente e cerco di tenermi caldo saltellando. E poi si parte. Dopo poco capisco che il mio bel Polar RS200 oggi mi dà la “sòla”. Al primo chilometro sgarra di 70-80 metri. Riprovo al secondo chilometro, stessa cosa. Questa cosa mi mette d’umore nero, anzi, mi fa proprio incazzare. Comunque, non c’è nulla da fare, quindi cerco di mettermi l’animo in pace e proseguo. Ritmo cadenzato, prudente, passo la mezza in 1 ora e 43 minuti, proiezione finale 3 ore e 26. Sono leggermente più lento del previsto, ma prevedo di recuperare qualche cosa nella seconda parte del percorso. Illuso! Non ho particolari ricordi della corsa, perché tutte le mie emozioni si concentrano al momento dell’entrata nelle cascine. Sento la voce di Rossana che mi chiama, la vedo, la saluto, sono felice d’averla vista, poi sento un dolore sordo dentro alla coscia destra, e capisco che è finita, rallento vistosamente ma comincio a sentire dolori anche alla coscia sinistra, all’inguine sinistro. Cammino per qualche minuto, poi riprendo una corsetta ridicola, ma è tutto inutile: il crampo è là, in attesa. Non riesco a correre per più di due minuti senza sentire il dolore alla coscia e all’inguine. La mia corsa è finita, il mio obiettivo fallito. Vedo i pacers delle 3 ore e 30 passarmi, non reagisco nemmeno, ma sento un tonfo dentro di me. Non ho altra scelta che di proseguire. Mia moglie m’aspetta all’arrivo, c’è la mia roba da recuperare, un treno da prendere, solo per questo vado avanti perché la voglia è quella di fermarmi, prendere un taxi e tornare in albergo. Al centro di Firenze, per qualche minuto riesco a tenere un ritmo meno ridicolo, spinto anche dal pubblico, che incito e che mi incita, ma è solo un’illusione di breve durata. Passano i pacers delle 3 ore e 45. Non sento alcuna emozione. La mia corsa è finita da un pezzo. Qualche passante cerca di darmi la carica, dai che mancano solo pochi chilometri. Verrebbe da rispondere male, ma l’intenzione d’incoraggiare è sincera e quindi sorrido, ringrazio e faccio un gesto eloquente: non ne ho più. Gli ultimi 500 metri riesco a farli di corsa, mi becco l’applauso del pubblico, ma non sono felice, anzi. Vedo Rossana che mi viene incontro e in quel momento mi esce tutta la tensione accumulata negli ultimi chilometri infernali e piango come un bimbo.
Cose belle da ricordare: un pò di tempo passato da solo con la mia dolcissima metà, la visita ad una città splendida, la partecipazione ad una gara organizzata benissimo, l'accoglienza ricevuta dai Fiorentini e dai turisti, il passaggio sotto al traguardo dei 42 chilometri, nonostante tutto.
Rimpianti: non aver conosciuto i blog trotters, tranne brant che mi ha passato allegramente al 27/28 chilometro e con il quale ho scambiato 3 battute.
Mancano 110 giorni alla Maratona di Roma. Qualche amico blogger m'incoraggia dicendomi che sicuramente valgo più del tempo fatto a Firenze. Anch'io ne sono sicuro, ma finora non l'ho dimostrato. E' ora di farlo.

lunedì 1 dicembre 2008

La mia debacle...

Primo dato: ho chiuso la maratona in 3 ore e 49 minuti, ben 26 minuti in più rispetto alla mia previsione. Speravo meglio, nonostante un mese di novembre durante il quale non sono riuscito ad allenarmi come da programma e una sciagurata ultima settimana a letto con antibiotici e medicinali vari. Sono arrivato a Firenze debilitato, c'ho provato lo stesso ed è andata com'è andata. Fino al 32esimo chilometro, tutto secondo i piani. Mi sentivo abbastanza bene, il respiro era regolare, la falcata pure. Poi, precisamente al 32esimo, una dolore sordo nella coscia sinistra, poi a quella sinistra, crampi. Mi sono dovuto fermare, camminare, correre per poche centinaia di metri, ricominciare a camminare, praticamente un metodo Galloway per arrivare fino in fondo. Ho visto passare i palloncini delle 3 ore 3 e 30, senza nemmeno provare a seguirli, poi quelli delle 3 e 45, e poi è finita.
Sono deluso, impossibile negarlo, ma è stata un'esperienza comunque importante. La sconfitta fa parte del gioco: vuol dire che ci devo riprovare ancora più forte.
La Maratona di Roma, in fin dei conti, non è tanto lontana...