domenica 1 agosto 2010

Madagascar...

... non il cartone, ma l'isola dove mi trovo adesso. Fuori piove, fa freddo. Dalla piazza del mercato arriva musica. Vedo gente e tanti colori. Oggi è il primo agosto. Dovrei trovarmi in vacanza con moglie e figlie, invece mi trovo in questo paradiso da solo, ma per lavoro, con intorno frotte di turisti con le loro guide e i loro zainetti.
Tutto è iniziato qualche settimana fa. Stavo gestendo una grossa rogna con dei pesticidi bloccati in un aeroporto in Georgia, quando mi chiamano dei colleghi con due parole magiche: cavallette, Madagascar. Da quell'istante è iniziata l'odissea. Io che faccio un punto fermo della mia vita di uscire dall'ufficio alle 5 in punto per stare con la mia famiglia, mi sono ritrovato ad uscirne ad orari inconciliabili, tanto che abbiamo deciso di separarci. Separarci nel senso che mia moglie e le bimbe sono andate dai nonni in Calabria, ed io sono rimasto a Roma a lavorare fino a notte, sabato e domenica inclusi. Poi, ho preso qualche aereo e mi sono ritrovato ad Antananarivo e vedere finanziatori, lavorare sulla strategia di lotta da adottare e organizzare il lavoro. Ero partito per stare poco più di cinque giorni, poi la missione è stata prolungata e chissà quando farò ritorno. Del lavoro non ne parlo, mi nausea. Non ce la faccio più a pensare agli elicotteri che dobbiamo portare nel paese, ai centinaia di migliaia di litri di pesticidi, agli aerei cargo che dobbiamo organizzare, alle pratiche di sdoganamento, ai soldi che serviranno per fare girare tutta la giostra, il tutto prima che arrivino le piogge che impedirebbero qualsiasi spostamento via terra.
Vorrei parlare di Antananarivo, ma anche di questa città posso dire ben poco, rinchiuso in albergo o in ufficio ne ho visto ben poco. Ma come al solito, questo ben poco è incredibilmente bello. La città è arroccata su dei colli. Dei colli veri, non come quelli di Roma che fatichi a riconoscere. Le strade strette si inerpicano verso l'alto con mille curve, tutte lastricate di sanpietrini, costeggiate da casette di color marrone chiaro, deliziose ed invitanti. Qui, trovi arte dappertutto. C'è musica ad ogni angolo di strada, un artigianato ricchissimo, pittura, scultura. C'è di tutto e lo vedi in ogni dettaglio della vita quotidiana. Nulla è fatto a caso. In ogni particolare senti e vedi che è stato fatto per risultare bello.
Non parlo poi del cibo. Semplicemente squisito. Mi dicono che lo chef dell'albergo nel quale risiedo è uno dei migliori della città. Non stento a crederlo. Anche un semplice uovo al tegamino diventa un'opera d'arte, un'esplosione di gusti.
Anche i nomi delle persone sono delle poesie. Incontro gente che di cognome fa "Rakotoarimanana" oppure "Randriamampianana". Poesia, appunto.
La corsa, ormai, è solo una leopardica rimembranza. Già a Roma riuscivo a correre poco. Da quando sono qui, sono stato tre volte in palestra sul tapis roulant. Le maratone me le sogno la notte. Non dispero di riuscire ad essere pronto per Firenze, ma ci vorrà un cambio di marcia non indifferente nelle prossime settimane.
Buone corse.