venerdì 28 novembre 2014

Spari nella notte

Mi giro e mi rigiro nel letto. Il sonno tarda ad arrivare e non serve a niente chiudere gli occhi e cercare di sognare sperando ti attirare il sonno. Non funziona cosi. Le palpebre si aprono e nel buio gli occhi ritrovano il solito muro, la solita finestra e quello spicchio di cielo sempre uguale. Poi degli spari. Non lontani ma nemmeno troppo vicino. Piccolo calibro, una pistola. Poi un calibro piu’ grosso. Ho perso l’orecchio dai tempi della Somalia, ma potrebbe essere un AK. Non so quanto tempo dura, quando si spara, il tempo sembra fermarsi e dilatarsi. Ma saranno una ventina di colpi, almeno. Guardo l’orologio nel caso potesse servire a qualcosa. Le 3 e 30. Torna il silenzio. Mi rigiro. Armadio, specchio, porta. Chiudo gli occhi. Non riusciro’ ad alzarmi alle 5, non oggi, recuperero’, e faccio viaggiare la mente per cercare un posto dove sto bene, e mi ritrovo a correre, non importa dove, perche’ se posso correre, sto bene. Le gambe girano che sono una bellezza. Mi sento leggero e torno bambino. Vorrei correre come allora e lo faccio, senza stancarmi, c’e’ una salita e la faccio senza sforzo. Non c’e’ nessuno, solo una strada, e ai lati tanto verde. Potrei correre all’infinito e quando sto per raggiungerlo, l’infinito, suona la sveglia. Le 5. Il coprifuoco finisce fra un’ora. Col cazzo che vado a correre, penso. Meglio poltrire un'altra'ora. Col cazzo, e mi ritrovo a fare il caffe', con le scarpe allacciate. Scattano le 6, fine del coprifuoco, apro la porta ed eccomi a respirare l'aria di Juba. Vai, che il sogno diventa quasi realta'.
Corro, Piccola salita, buio pesto. Eccomi sulla strada principale, quella che porta all'aeroporto. Fa fresco e si corre bene. L'idea e' di scendere fino all'aeroporto, e da li risalire passando davanti al Bistrot per un giro di circa 10 chilometri. Qualche macchina, qualcuno sui marciapiedi. Poi altri spari. Questa volta vicini e davanti a me. Calibro grosso, sicuramente un AK. Andare dritto non e' una buona idea. Gli spari continuano, ma i pochi intorno a me non scappano, cercano di capire. Decido di tagliare a destra e fare ripetute in salita, protetto dal compound di UNDP. Gli spari finiscono come sono cominciati. Fatte le ripetute, torno a casa. Il cielo ormai e' chiaro e le strade si stanno riempiendo. 8 chilometri in tutto. Sono lento, ma bene cosi. 

domenica 8 giugno 2014

Juba, Sud Sudan, mi sono perso il tempo

Non so quanto tempo sia passato da quando ho messo i piedi in Sud Sudan. Guardando il calendario, sono 19 giorni, ma non riesco a capire se il tempo si stia dilatando o restringendo, non riesco a rispondere se e’ da tanto che sto qui, o da poco. Mancano punti temporali di riferimento, tutti giorni uguali, non ci sono fine settimana o le partite la domenica per segnalare la fine di un ciclo temporale e l’inizio del prossimo. Al mattino mi sveglio, vado in ufficio, qualche riunione in citta’, ufficio fino all’ora di cena, cena nell’unico ristorante del compound o a casa di qualche collega, poi a letto. Ogni giorno sempre uguale. La pressione sul lavoro e’ enorme, c’e’ tanto da fare e va fatto in fretta. So benissimo che il futuro di questo paese non dipende da me, ma sono anche cosciente che qualcuno forse potrebbe trarne beneficio. La stagione delle piogge e’ iniziata, le strade si stanno infangando, impedendo il transito dei camion, usiamo elicotteri e aerei per portare aiuti nelle regioni piu’ colpite dall’insicurezza alimentare, Jonglei, Upper Nile, Unity. Nomi di regioni che non sapeva nemmeno che esistessero fino a poche settimane fa. I Dinka, i Nuer, gli Equatoriani e tante altre etnie, unite nella loro guerra di liberazione contro il nord, separate e in guerra tra di loro appena raggiunta l’indipendenza. Un casco e un giubotto antiproiettile sono appoggiati vicini alla porta di casa e in ufficio. Scorte d’acqua e di cibo per resister qualche giorno nel caso che... boh. Precauzioni esagerate forse, ma chi sono io per dirlo?
Ogni due giorni vado a farmi una corsetta nel compound. Questa settimana, appena 32 chilometri, a causa del maltempo. La settimana prossima spero di superare i 40. Corro lungo il perimetro del compound, costeggiando i due campi rifugiati. Corro al buio, poi il sole si alza piano sulle poche colline intorno a Juba. Ci sono tanti uccelli colorati, ho visto conigli e volpi e una volta anche un serpente. Corro e l’unico rumore che sento sono i miei passi sulla strada.
Considerate le condizioni, non sono sicuro di riuscire a mantenere la promessa di un 70.3 in Europa prima della fine dell’anno. Devo trovare del tempo per organizzare un po’ di cose, tipo fare arrivare la mia bici e il trainer, e trovare una piscina. Purtroppo, con il copri-fuoco e i vari checkpoint sparsi in citta’, muoversi non e’ facile.
Va beh, questo e’ tutto per il momento. Ho letto voracemente i racconti dei miei eroi personali in quel di pescara, e dico che siete stati grandi tutti. Ho letto della disavventura di mauro e della sua vendetta, e tanti altri articoli, ma sempre di fretta, e senza il tempo di commentare.

Buone corse!

domenica 25 maggio 2014

Juba, Sud Sudan, colera e pasta alla norma

Juba, Sud Sudan. Il cielo africano sopra la mia testa dopo tanto, troppo tempo. Mi sento a casa da quando ho posato i piedi a Nairobi, la contrattazione con il tassista per la corsa in citta’, il mio swahili embrionico alla reception dell’albergo, la mia birra solitaria al Gypsie’s di Westland. Poi l’ultimo tratto verso la mia destinazione finale, dove arrivo dopo nemmeno due ore di volo. Juba. Guerra civile contro il nord per 40 anni, l’indipendenza, lo stato piu’ giovane del mondo, divisioni etniche, nuova guerra, rifugiati, morti, crisi umanitaria, ed eccomi qui. Sono sistemato dentro la casa delle Nazioni Unite, nome ambizioso dove si trovano appena due agenzie, le altre avendo preferito di starsene per i cazzi loro in altre zone della citta’. La UN House e’ un grande compound, dove ci sono i nostri uffici, e delle case nelle quali abitiamo. Il tutto dentro una grande area recintata, dentro la quale ci sono un gran numero di rifugiati. Per il momento, le mie giornate sono dentro l’ufficio, riunioni in citta’, giri nei nostri magazzini. Si lavora sempre, sabato e domeniche inclusi. Nelle case l’acqua che esce dai rubinetti e’ marrone. E puzza. C’e’ un’epidemia di colera in citta’ da qualche giorno. Coprifuoco alle 9, ma conviene stare a casa al massimo alle 7. Serate con i vecchi amici dei tempi della Somalia e di Roma e altre emergenze, tra birre, pasta alla norma, risotto ai porcini, vecchie storie, grandi risate.
Sono contento, quasi felice. L’unica cosa che mi manca e’ la mia famiglia. La sera alzo la testa e vedo le stelle. Mi ero scordato di come erano fatte...
Piscine purtroppo sono difficilmente accessibili. La bici purtroppo e’ lontana. Mi resta la corsa. Da quando sono arrivato, tre corsette per un totale di quasi 30 chilometri. Corro nel compound, intorno al campo dei rifugiati sudanesi, poi verso quello dei rifugiati somali e eritrei. Un paio di giri, circa 10 chilometri. Fa abbastanza fresco, piove spesso.

Per ora e’ tutto da Juba. Passo e chiudo.

mercoledì 14 maggio 2014

Juba, Sud Sudan e Adios Bintan

Guardo la pagina bianca e non so da dove cominciare. La cosa migliore sarebbe cominciare dall’inizio, ma questa storia ha molti inizi e non saprei quale scegliere. Comincio allora dalla fine, e cioe’ che non partecipero’ alla gara di Bintan. Ma come, ieri ero a – 4, e cazzi e mazzi e Chris McCormack, che cazzo e’ successo? 
Succede che ieri sera, mentre mi accingevo a tornarmene a casa appare una mail nel mio outlook, che mi dice di preparare la valigia che entro 48 ore devo prendere un aereo per andare in Sud Sudan. Sono riuscito a negoziare un paio di giorni in piu’, partenza lunedi, ma ovviamente passero’ questi ultimi giorni in famiglia piuttosto che da solo in un isola tropicale a divertirmi. Missione di 5 settimane a Juba, poi torno a chiudere casa, ritorno a Roma dove rimarra’ la famiglia, e io ritornero’ a Juba per continuare il lavoro. Quindi, con il cuore gonfio di tristezza e gli occhi traboccanti di lacrime, dico addio a Jakarta (pereeepppeppepeeeee!!!).

Certo, non andare a Bintan un po’ mi secca, ma il fine ultimo dell'allenamento non e' la gara, ma stare bene, ed obiettivamente sto bene, quindi obiettivo raggiunto. 
Facendo un giro su internet, ho visto che a Juba le piscine ci sono, mi portero’ bici e trainer e scarpe da corsa. Digitando Triathlon e Sud Sudan su google non risulta nulla, tranne un insulto da parte dello stesso Sergei Brin. Avro' l'onore di importare il triathlon in Sud Sudan... azz.
Ogni 5/6 settimane saro’ in Italia per visitare la famiglia e qualche soddisfazione nella triplice me la prendero’. Tra agosto e settembre vedo che ci sono diversi 70.3 in Ungeria, Austria, Spagna, Danimarca... Ora mi tocca trovare una squadra... pare che la squadra di zonacambio sia molta fica...

martedì 13 maggio 2014

El Nino e l'estasi suprema del non fare un cazzo

Meno 4 alla gara, non ancora il tempo di tirare le somme, quello lo faro’ 5 minuti dopo essere passato sotto al traguardo, ma comunque il tempo per rifiatare un po’ dopo due mesi intensi di allenamento, due mesi dove tutto e’ andato meglio di quanto potevo prevedere, mai un raffreddore, un mal di gola, un infortunio, nulla, anzi, miglioramenti sensibili di vecchi infortuni che mettevano in serio dubbio il mio futuro nell’olimpo della triplice... va beh, dai...
Da Marzo ad oggi ho nuotato, pedalato e corso per un totale di 74 ore. A volte ci chiedono, e ci chiediamo, perche’ lo facciamo, e magari scomodiamo grandi filosofi, scienziati, oppure la semplicita’ di una frase tipo “perche’ ci piace”, ma secondo me, senza andare troppo “oltre”, una spiegazione potrebbe essere la costante ricerca di uno stato di quiete. Prendersi qualche ora a fare lo stesso movimento meccanico ci mette, o almeno mi mette, in uno stato di quiete totale, mi ritrovo in un mondo di tranquillita’, dove non ci sono problemi di lavoro, familiari, stress o altro. Se vogliamo, una fuga dal mondo reale per ritrovarci in quello stato nel quale ci trovavamo quando eravamo bambini, liberi di correre nudi per i prati senza il risschio di venire arrestati.
Il cervello dell’uomo, inteso come maschio, e’ composto da tante scatole, e questo non lo dico io, ma uno dei piu’ grandi scienzati esperto di questo campo. Tante scatole, dicevamo, ognuno ben separata dalle altre, e ognuno contenente una cosa ben precisa, tipo vestirsi o mangiare, o bere il caffe’, e tutto il resto. Quando ci accingiamo a fare qualcosa, tipo lavare i piatti, andiamo a prendere la scatola del lavaggio piatti nel nostro cervello, la apriamo delicatamente evitando di toccare le altre scatole, e laviamo i piatti. Quando abbiamo finito, la richiudiamo con cura e la rimettiamo a posto, sempre ben attenti a non toccare le altre. Il cervello della donna non funziona cosi, non ha scatole, ed e’ fatto da un groviglio di fili, tutti interconnessi. In questo modo, riesce a collegare tutto quello che fa e che le succede intorno in un modo incomprensibile per un uomo. Tornando al cervello dell’uomo, c’e’ una scatola, la piu’ importante di tutte, che in inglese viene chiamata la “nothing box”, una scatola con dentro niente, ed e’ quella scatola che noi cerchiamo incessantemente.
-          - Amore, cosa stai facendo?
-          - Niente.
-          - Ah, bene, allora mi puoi aiutare a...
No... quando non facciamo niente, stiamo facendo niente, contempliamo la nostra scatola e stiamo benissimo cosi, non ci stiamo annoiando, stiamo facendo “niente”. Una donna questo non lo puo’ capire. Altra conversaione standard e’ “A cosa stai pensando?” quando tua moglie ti vede con lo sguardo fisso nel vuoto e senza espressione. Alla risposta “non sto pensando a niente”, tua moglie, o fidanzata, s’incazza, perche’ e’ una risposta che non ha senso per lei, mentre ha tanto senso per te. Non sto pensando a niente, bellissimo, stacco il cervello, e non penso a niente, che per fortuna le funzioni vitali posso andare avanti anche senza pensare. L'estasi suprema.
Ecco, io nuoto, pedalo e corro perche’ posso rifugiarmi nella mia scatola del nulla, il mio nirvana, senza che nessuno mi rompa i coglioni domandomi cosa sto facendo. Sto nella mia scatola del niente, mentre il mio corpo, staccato dal cervello, muove le gambe e tutti pensano che sto correndo, mentre in effetti, non sto facendo assolutamente NIENTE.
Per una spiegazione della teoria dei due cervelli, vi rimando alla lezione tenuta dal professore Gungor in questione qualche parte in America. Da vedere, illuminante.
Quindi, in un periodo non particolarmente esaltante, da un punto di vista professionale, familiare e personale, mi ritrovo di buonissimo umore perche’ sono riuscito a passare tantissimo tempo nella mia scatola del niente.
Meno quattro. Ieri, riposo assoluto dopo 52 giorni di allenamento, 62 chilometri di nuoto, 1734 chilometri di bici e 102 di corsa (si, lo so...). In questi ultimi giorni, voglio riposare, ridurre i volumi sensibilmente (tranne quelli della corsa) per arrrivare al giorno della gare in perfette condizioni. Questa mattino, 20 chilometri di bici facili facili, e 9 chilometri di corsa a 4’53”, senza forzare. Domenica scorsa, altro combinato, importante soprattutto per testare la mia bici su condizioni di strada. In questi ultimi mesi mi sono allenato esclusivamente sul trainer e volevo vedere come andava su strada. Sono riuscito a mantenere le medie che facevo sul trainer senza difficolta’, non mettendomi mai in scia di nessuno. Poi 7 chilometri di corsa un troppo sofferti, dovuti ad una partenza un po’ troppo allegra. La lezione che mi devo ricordare il giorno della gara e’ di partire piano, a 5’10-15”, almeno per i primi 3-4 chilometri e poi fare i conti.
Vai, giornata che si presenta nuvolosa. Alla faccia della stagione secca, oggi, come ieri e l’altro ieri, piovera’. Pare che la temperature del pacifico stia leggermente aumentando, indicando l’arrivo di El Nino. I venti si muoveranno verso est, spingendo le masse nuvolose e causando un periodo di siccita’ in Indonesia, Filippine e Australia del Nord. Cosa c’entra con quanto sopra? Niente.

Buone corse.

lunedì 5 maggio 2014

Riepilogo settimanale allenamento

La settimana scorsa si e’ conclusa ieri con un combinato, 40 chilometri di bici a 35 k/ora e 5 chilometri di corsa a 5’/k, sofferti causa caldo, quello che di sicuro ci aspettera’ a Bintan fra poco meno di 2 settimane. La particolarita’ del triathlon di Bintan e’ sicuramente la partenza alle 13.45, che richiedera’ una particolare attenzione all’alimentazione pre-gara per evitare problemi durante la gara. Per una partenza classica al mattino di solito faccio una cena abbondante la sera e un caffe’ al mattino per allegerirmi e carburare. In questo caso, una buona colazione al mattino sara’ necessaria per avere sufficienti scorte energetiche e non essere nel pieno della digestione quando iniziera’ la gara. Partendo a quell’ora prevedo di cominciare a pedalare alle 14.20-25 e cominciare la corsa verso le 15.30-45, cioe’ nel pieno dell calura pomeridiana. Prevedevo di tenere un ritmo intorno aii 5’/k ma credo sia piu’ realistico, tenendo conto del poco allenamento run che ho fatto, un 5’15”, almeno per la prima parte della gara e vedere se poi ne ho per spingere un po’ di piu’. Il percorso bici e’ ondulato ma senza salite spacca gambe. Lo stesso dicasi per il percorso run, con una sola salita (da fare due volte) al chilometro 1.5 e poi di nuovo al chilometro 6.5, di circa 500 metri .

Tornando alla settimana scorsa, la considera come l’ultima settimana di “carico”, con circa 200 chilometri di bici, 20 chilometri di corsa e 4 di nuoto, per circa 9 ore d’allenamento. Questa settimana riduco un po’ i volumi di bici, cercando di aumentare un po’ quelli di nuoto e di corsa stando attento a non stressare troppo le caviglie. L’obiettivo e’ di arrivare in forma ma riposato all’appuntamento.
Per quanto riguarda il peso, ora sono intorno a 62 chili e credo di stare bene cosi. Sono asciutto e tirato e probabilmente dopo la gara iniziero’ un programma di ginnastica per rafforzare il “core”, addominali, dorsali e pettorali, in vista del MetamanBintan ad agosto.
Non so come andra’ a Bintan, ma vada come vada, ho passato due mesi d’alenamento fantastici. Quasi quasi mi ci faccio un film.

Buone corse.

mercoledì 30 aprile 2014

Riepilogo Aprile 2014

Ah... finalmente un riepilogo mensile degno di questo nome....
L’immagine che l’Indonesia vorrebbe fosse proiettata a l’estero di se e’ quella di un paese musulmano democratico,  aperto, tollerante, giovane, fantasioso, all’avanguardia, che “il futuro e’ una palla di cannone accesa e noi lo stiamo quasi raggiungendo”. La realta’ e’ che e’ un paese che chiede alla minoranza shiita di convertirsi alla “vera” religione (sunnita ovviamente), un paese che tollera al massimo 6 religioni e se non fai parte di una di queste sei rischi la galera vera, un paese che tollera l’implementazione della legge islamica in alcune sue province, un paese chiuso in se stesso, convinto che sia il mondo a dover cercare di capire l’Indonesia, piuttosto che il contrario, un paese dove il film “Noe’” viene bandito, censurato, e stiamo parlando di Noe’, non del Marchese De Sade, un paese dove l’omosessualita’ e’ illegale, etc.... E’ un paese dalle mille contraddizioni, dove i 50 000 biglietti per il concerto di Lady Gaga vengono venduti in poche ore, ma dove l’influenza degli estremisti islamici e’ tale da riuscire ad annullare il concerto stesso. Un paese di giovani, di veri geni in ogni forma d’arte, che sia la musica, la scultura, la pittura, ragazzi veramente aperti al mondo, proiettati verso il nuovo e il moderno, un paese dove hai i grattacieli di Jakarta, dove c’e’ uso sconsiderato di ogni tipo di social network, ma dove puoi trovare dei posti dove ancora si bruciano le streghe. Un paese per nulla facile da capire e che non fa nulla er farsi piacere, convinto che la sua immensa cultura, la sua immensa diversita’, la sua grandezza, bastino per farsi amare ed ammirare.
Bene, tutto questo pippone perche’? Cosi, non c’e’ proprio una ragione perche’ questa chicca che ho trovato nel Jakarta Post, che potete trovare qui, rispecchia un po’ questo paese bacchettone legato alle tradizioni e alla religione con i suoi giovani che invece forse un po’ se ne fregano, scopando nei parchi pubblici. L’articolo (in inglese)  descrive come agenti di polizia in borghese si appostino nei parchi di Jakarta alla caccia di giovani che si scambiano effusioni. Per evitare che cio’ accada, saranno organizzate piu’ incursioni da parte delle forze di polizia e messe piu’ luci nei parchi. Se beccano due che si baciano, fischiano affinche’ la smettano subito, ma puo’ capitare che i giovani vadano oltre, e a quel punto, zac, li prendono e... azz, tocca chiamare i genitori e convincerli a fare sposare i ragazzi... Fantastico.
Va beh, solita sveglia alle 4 e 45, solito muezzin che chiama alla preghiera, qualche gallo che non si fa i cazzi suoi (o semplicemente il suo dovere di gallo), e il solito Karim, finalmente tornato vero e unico “early morning runner”, che impugna la bici per 50 chilometri sui rulli a 34.7 k/h di media.
Il mese ormai si chiude con la belleza di 906 chilometri di bici, 50 di corsa e circa 21 di nuoto, in piu’ di 36 ore d’allenamento, senza saltare un giorno. Si, lo ripeto ad ogni post perche’ sono veramente fiero di me... Infatti, aggiungo pure lo screenshoot degli allenamenti del mese di aprile. 

Da migliorare il chilometraggio soprattutto della corsa, ma sono sulla buona strada. Il miglioramento per quanto riguarda i miei tendini e’ spettacolare, ancora fatico a crederci, quindi giu’ con gli esercizi eccentrici e la fisioterapia, che il 70.3 e’ ha portata di mano.

Da una uggiosa Jakarta, nuvolosa con rischio di acquazzoni, un saluto e un augurio per le solite buone corse!

martedì 29 aprile 2014

Di moschee, di palle che girano e voglia di andarsene

La sveglia suona alle 4 e 45 come sempre, ma la spengo, come sempre, senza darle il tempo di finire il primo bip. Il mio grande amico, il muezzin della moschea che si trova a circa 500 metri, comincia la sua chiamata alla preghiera che non sono nemmeno le 4 e 30. A Jakarta fa caldo, fa molto caldo, e odio l’aria condizionata, e quindi, con le finestre aperte, la dolce voce gracchiante che declama la grandezza di Allah mi fa da sveglia naturale.  E perche’ abbiamo scelto una casa vicino ad una moschea? Perche’ non esistono case lontane dalle moschee, Jakarta e’ piena di moschee e tutte fanno a gara di devozione, cioe’ alzano il volume degli altoparlanti al massimo per ottimizzare il rompimento di coglioni di chi della grandezza del profeta non gliene frega nulla. Tornando a me, mi alzo alle 4 e 45, caffe’, visita al bagno, vestizione e alle 5 e 15/20, sono comodamente seduto sulla mia Giant, come da foto, piazzato sul trainer della Tacx. Asciugamani a terra, sulla bici (azz... quanto si suda sui rulli...), computer o iPad strategicamente piazzato sulla poltroncina per ascoltare la musica o guardarmi qualche filmato su iTunes (ultimamente va alle grande Il Testimone di pif, puntate da 45 minuti, due puntate sono circa 6° chilometri...), e comincio a pedalare. Oggi sono stati 40 chilometri abbastanza tranquilli in un’ora e 12 minuti alla velocita’ di circa 33 k/h. Poi, visto che avevo un po’ di tempo, mi sono sparato 5 chilometri di corsa a 4’58’’/k di media, con progressione finale. La migliore notizia e’ che la caviglia non mi ha mai dato fastidio, e solo adesso che sono in ufficio comincio a sentire qualcosa, che faro’ passare con degli esercizi eccentrici.

Sulla destra della foto si vede un pezzo della piscina, che risulta comoda. E’ lunga 12.5 metri, pensata piu’ per giocare che per nuotare, ma qualcosa ci si riesce a fare...
Va beh, sono in ufficio, la voglia di lavorare ancora non e' comparsa e chissa' se si fara' viva oggi (infatti scrivo sul blog...). La verita' e' che mi sono rotto i coglioni e ho una gran voglia di andarmene. C'e' qualche possibilita' all'orizzonte, un ritorno nel cuore del continente nero, con tutti i suoi pro e soprattutto i suoi contro, ma il fatto e' che l'Indonesia ed io, ci siamo piaciuti all'inizio, ma adesso, come una vecchia coppia, ci sopportiamo e basta, aspettando che accada qualcosa. E dato che non sara' lei ad andarsene, tocchera' a me cercare una nuova casa. La passione e' finita presto, una fiammata iniziale, e nulla ha preso il suo posto. 
Va beh (bis), ora scendo a bermi un caffe' ("solo expresso for Mister Karim"), e vediamo se riesco a trovare la voglia.
Buone corse!

lunedì 28 aprile 2014

Ciao Vuja!!

I numeri della settimana scorsa confermano l’andazzo degli ultimo tempi. Ho pedalato, nuotato e corso per quasi 10 ore. L’allenamento settimanale e’ culminato ieri con una simulazione di un triathlon olimpico, 1.5 chilometri di nuoto in 33 minuti, 40 chilometri di bici in un’ora e 7 minuti e 5 chilometri di corsa a 5’/k, per non stressare troppo le mie caviglie. Il lavoro con il fisio continua e comincio a vedere miglioramenti sensibili. Fino alla settimana scorsa, qualsiasi corsa effettuata era seguita da un insostenibile dolore alle caviglie che mi obbligava a zoppicare. Dopo le ultime uscite di corsa, nulla di tutto cio’. Rimane un leggero dolore alle caviglie, ma nulla in confronto a prima. Questa mattina 50 minuti di nuoto rilassanti.
Altri numeri mi dicono che mi alleno ogni giorno da 38 giorni ormai, che ad aprile ho percorso 750 chilometri di bici, 22 di nuoto e poco meno di 50 di corsa. Con il miglioramento dello stato delle mie caviglie spero di aumentare quest’ultimo dato in maniera significative nelle prossime settimane. C’e’ ancora molto da lavorare, ma credo di essere sulla via giusta. E prima o poi, potro’ ricomincare a correre sul serio e mettere nel mirino un 70.3 entro la fine dell’anno.

Mancano meno di tre settimane al triathlon olimpico di Bintan, tre settimane durante le quali cerchero’ di mantenere lo stato di forma raggiunto e magari lavorare un po’ sulla corsa cercando di non compromettere i miei vecchi tendini. L’obiettivo dichiarato e’ di migliorare il tempo ottenuto a Bali l’anno scorso. Vista la gara disastrosa che ho disputato a Bali, incluso strada sbagliata sul percorso bici e lo stiramento al polpaccio sinistro dopo appena 3 chilometri di corsa, quest’obiettivo dovrebbe essere facilmente raggiungibile, a meno di altri disastri. Sarei molto contento con un crono sotto le 2 ore e 50 minuti.
Io e il mio amico Luuk prima della partenza a Bali l'anno scorso. 
Infine, un pensiero leggero al mitico Boskov, da uno che ha cominciato ad amare il calcio e soprattutto la Sampdoria grazie a lui e quella fantastica squadra che alleno'. 

giovedì 17 aprile 2014

Reference post: oil change, eccentrics, hips and ankles

Questo post e’ solo un promemoria per “future reference”. Oltre ad allenarmi con costanza e dedizione da ormai piu’ di un mese, svolgo anche esercizi di riscaldamento e specifici per la schiena e i polpacci. Da notare anche che da qualche giorno ho finalmente capito cosa cazzo sono gli esercizi eccentrici. Li ho svolti male per diverso tempo, ottenendo ovviamente il risultato opposto, e cioe’ di contrarre i muscoli invece di estenderli. Forse sara’ solamente un’impressione, ma mi sembra di vedere gia’ degli effetti positivi. 









Esercizio eccentrico


E finalmente l'ultimo, il migliore...



venerdì 11 aprile 2014

All'improvviso

A febbraio qualcosa e’ successo, nulla di eclatante, nulla di drammatico. Covava da tempo, era nascosto, poi e’ esploso silenziosamente, giorno dopo giorno, allenamento dopo allenamento, chilo perso dopo chilo perso, secondi e poi minuti rubati sulla distanza del nuoto, chilometri e chilometri accumulati sulla bici, ed eccomi qui, prigioniero consapevole e felice, di questa mia nuova condizione. 
E convinzione. 
Cambiando poco o nulla della mia routine, ma aggiungendo solo un po’ di costanza, riesco a fare quelle 7 ore di allenamento settimanale, migliorandomi non poco sia sul nuoto sia sulla bici. E la realizzazione che con un piccolo aggiustamento, potrei anche arrivare a 10 ore a settimana, il tetto minimo per poter competere dignitosamente in un mezzo Ironman. Per ora non si parla di mezzo Ironman, ma di un semplice olimpico in quel di Bintan, isola indonesiana a largo di Singapore, teatro dell’unico triathlon che si disputera’ nel 2014 in Indonesia. Oramai tutto e’ pronto, il biglietto aereo e’ comprato, l’albergo pagato, l’iscrizione fatta e i quasi 1000 chilometri di bici pedalati negli ultimi due mesi, e soprattutto il crescendo nel chilometraggio settimanale e velocita’ media, e i 50 chilometri abbondanti nuotati in piscina mi fanno ben sperare per una buona gara. Per quanto riguarda la terza disciplina... beh, c’e’ luce in fondo al tunnel, una luce nella forma di un omone grande e grosso che almeno tre volte a settimana mi prende e mi contorce tutto, facendomi scricchiolare paurosamente tutte le vertebre della schiena per rimetterla a posto e togliermi quella fastidiosa tendinopatia che mi porto dietro da troppo tempo ormai. 
Pare che abbia la schiena rigida come un muro (di rigido non ho solo la schiena, intendiamoci...), una gamba piu’ corta dell’altra, qualcosa al bacino e una colonna vertebrale non proprio dritta. Il dolore dopo l’ultima corsetta (chiamiamola cosi...) sta diminuendo, non so se per l’intervento del fisio e solo per il tempo che e’ passato, ma in ogni caso sento dei benefici notevoli a livello della schiena e non solo. Pare che lo stato della schiena abbia un effetto diretto sulle caviglie e secondo lui (americano, specialista nel settore), una volta rimessa a postoo la schiena non dovrei avere piu' problemi.
Da domani, con il kinesio taping dovrei poter ricominciare a corricchiare.  
- Quanti anni hai?
- 42
- Non te ne avrei dati piu' di 32
- Grazie dottore, i miracoli della corsa.
Dopo avermi visitato tutto:
- Qual'e' il tuo obiettivo?
Rispondo senza nemmeno pensarci:
- Completare un Ironman prima dei 50 anni.
Mi ero fatto questa promessa qualche tempo fa, e con i fastidi degli ultimi mesi cominciavo a dubitare di riuscirci, senza farmelo pesare troppo, ma con un piccolo rammarico. Speriamo bene.
Anche se.... chi vive sperando muore cagando (cit.).


mercoledì 2 aprile 2014

La sera all'imbrunire...

Lo spunto per scrivere di nuovo sul blog dopo tanto tempo e’ un giocattolo nuovo, il tomtom multisport che ho comprato un po’ per capriccio, un po’ per darmi un po’ di motivazione. La scelta e’ caduta sul tomtom per colpa di runner blade. Ultimamente mi sto allenando molto per i miei standard. A marzo ho nuotato o sono andato in bici per ben 29 volte, quasi ogni giorno con pochissimi giorni di riposo. Nuoto e pedalo e qualche volta corro. Perdo chili, ora sono alla soglia dei 63 chili, esattamente come vent’anni fa. Ho cambiato la mia dieta, mangio poca carne rossa, ho aumentato tantissimo il consumo di verdura e frutta. Il mio fisico si e’ asciugato e posso dire che sto diventando un bel figo. E leggo i post degli amici sui loro blog (con un po' d'invidia per i loro exploit!) e runner blade che parla di questo cazzo di tomtom e finalmente mi decido e lo compro. Lo prendo con i sensori per la bici. Sorprendente davvero la velocita’ con la quale cattura i satelliti, la precisione del tracciato GPS (per runner e’ un talebano, per me solo un bastardone). Sul nuoto ho avuto qualche problema. Ho settato per bene la lunghezza della piscina (50 metri), l’orologio ha calcolato benissimo il numero di vasche, 40, ma mi dice che ho fatto un chilometro. Boh, 40 per 50 fa 2000, quindi 2 chilometri. Perche’ s’e’ perso un chilometro? In bici mi alleno soprattutto sui rulli e anche li, dopo aver confermato di aver trovato i vari sensori mi calcola bene la cadenza e la velocita’, ma non riesce a calcolare la distanza che e’ sempre 0 k. Li mortacci sua...  Probabilmente faccio qualche cazzata io, perche’ mi sembra assurdo che avendo il tempo e la velocita’ l’orologio non riesca a fare anche una semplice divisione per dare la distanza. Mah, staremo a vedere. Comunque l’orologio fa la sua porca figura e soprattutto e’ molto comodo da tenere al polso. In piscina il cinturino si sfila spesso dando un po’ fastidio nella bracciata e quindi va rimesso a posto di tanto in tanto, ma a parte questi piccoli problemi che spero di risolvere presto, sono contentissimo. Vero anche che il sito Mysports e’ abbastanza “basic” ma la possibilita’ di esportare i dati dell’allenamento automaticamente su mapmyrun risolve il problema.
Ed eccomi qui, magro e tirato come una molla, veloce come uno squalo in acqua e come Lance al massimo del doping in bici. Sulla corsa vado ancora abbastanza cauto per paura, ma riesco a tenere un ritmo intorno ai 5’/k dopo la bici. Grazie al tomtom, ma soprattutto grazie alla costanza degli allenamenti delle ultimo settimane mi sono iscritto al triathlon olimpico di Bintan il 17 maggio.

Per il resto, la stagione delle piogge sta per finire, fa caldo e la sera, all'imbrunire, le zanzare mi pungono il culo quando pedalo (bastarde!).