lunedì 31 ottobre 2011

Il lungo della domenica

Splende il sole sopra Roma questa mattina, splende il sole dentro di me ripensando al lungo di ieri… Domenica mattina, sveglia alle 6, ma grazie all’ora legale o solare, sono le 5. Ho in mente di fare un lungo, non so quanto, non so dove, non so a quanto, so solo che ho voglia di correre il più a lungo possibile. Tutti gli altri dettagli li scoprirò strada facendo.
Ore 5 e 30, sono per strada, il tempo di captare i satelliti, e giù per via dei 4 venti, in discesa. Il primo chilometro se ne va in 4’23”, forse un po’ veloce, forse, ma potrò scoprirlo solo se ci provo. Decido di andare avanti così, al limite scoppierò, bestemmierò, ma almeno avrò provato. Man mano che scorrono i chilometri, sempre sul passo 4’30”, delineo la strada. Seguirò il tevere fino al viadotto della magliana, da lì passerò dall’altra parte, colosseo quadrato, riprenderò la marconi, taglierò fino alla colombo, quindi appia, tomba di cecilia metella, via dell’almone appia nuova, san giovanni, santa maria maggiore, villa borghese, quindi san pietro e via delle mura aureliane fino a casa.
Alla fine, il GPS mi darà un totale di 36 chilometri, corsi in 2 ore e 42 minuti ad una media di 4’30” precisi. Secondo la mappa di runahead.com, sono 36.7 chilometri, quindi una media di 4’26”. Le cifre indicano anche un prezioso split negativo, 1 ora 21’e 28” la prima metà, un minuto in meno la seconda metà. Ma sono semplici cifre che cambiano poco al discorso generale.
Rispetto al lungo della settimana scorsa, tutta un’altra storia. 8 giorni fa, sono partito molto cauto, cominciando a spingere dal ventesimo in poi. Ieri, ho iniziato subito con un passo più aggressivo, che sono riuscito a tenere senza troppa difficoltà.
Le sensazioni sono state belle lungo tutto il percorso, anche durante l’ultima, terribile salita di Via delle mura aurelie, che Janco conosce bene. Ho tenuto bene arrivando in cima a 4’45”/k di media, e sparendo un ultimo chilometro a 4’25” una volta arrivato in cima. L’euforia che ho provato una volta terminata la corsa è l’essenza del perché corriamo. Una scarica di endorfine che ti fa sentire… semplicemente vivo (capita poi che appena entri dentro casa qualcuno riesca a spazzare via tutte le endorfine, ma questo è un altro discorso).
Il mese di ottobre si chiude con 300 chilometri di corsa, in netto aumento rispetto ai mesi precedenti (tutti sui 260 chilometri), dovuto soprattutto ai 4 lunghi domenicali che mi sono sparato (30, 32.5, 35, 36.5).
Fuori splende il sole, ripenso a ieri e mi sento forte, abbastanza per affrontare questa giornata in un ufficio deserto.
Buone corse.

giovedì 27 ottobre 2011

Riflessioni d'autunno

Tutti noi corriamo in funzione di un obiettivo che ci prefissiamo. Questa è la differenza fondamentale tra un runner e un jogger. Abbiamo il nostro obiettivo e moduliamo i nostri allenamenti e facciamo le nostre tabelle per arrivare nella forma migliore a quell’appuntamento. Mesi e mesi d’allenamenti in tutte le possibili condizioni atmosferiche, tutti finalizzati a quella gara. Nei nostri blog mettiamo dei countdown, sul display dell’orologio facciamo lo stesso (chi ha un polar almeno…), alzatacce e allenamento massacranti che giustifichiamo con una semplice data.
Oggi, io mi trovo in una situazione mai sperimentata prima. Corro senza obiettivo, ci sarebbe Firenze a fine novembre, ma… Mai come in questo periodo ho provato godimento puro nella corsa. Mi alzo al mattino presto, anche di domenica, mi sciroppo 36 chilometri, faccio ripetute, lenti, progressivi e altro senza la motivazione data da una gara. Non so quanto durerà, ma finché durerà ne approfitterò. Questo quindi in qualche modo mi autorizza a stravolgere gli allenamenti programmati (a che fine?), come mi è successo questa mattina. Avevo in programma 2 chilometri lenti (intorno a 5’), 10 da fare a ritmo medio (4’30”) e 2 chilometri finali lenti. Mi sveglio come al solito alle 6 e alle 6 e 30 comincio il mio lavoretto. Il primo chilometro se ne va intorno a 5’. Al secondo ero già a 4’24”. Ho pensato, sti cazzi, adesso voglio divertirmi, e così è stato per davvero. Ho aumentato il ritmo correndo i successivi 10 chilometri con una media di 4’07” (tutti intorno a 4’10”-4’20”, un paio a 3’35”-40”), per poi chiudere l’allenamento con un chilometro e rotti a 4’46” in salita (Via Dandolo). Ogni singolo passo di questo allenamenti è stato divertente e ad ogni singolo passo mi sembrava di diventare sempre più bambino. La stessa cosa mi succede durante i lunghi domenicali. Mi piacciono così tanto che ne ho fatto sopra i 30 chilometri nelle ultime 3 settimane.
Non so se mi iscriverò a Firenze, ho paura di rompere questa sorta di incantesimo. Per il momento vado avanti così alla cazzo, poi vedrò. Tempo fa presi una sbandata per il triathlon, ma oggi, quando sogno, sogno di correre, non di fare l’Ironman. Il triathlon mi attira e sono sicurissimo che l’anno prossimo mi ci cimenterò, ho anche una data ed un luogo certo (Bintan triathlon il 26 e 27 maggio 2011, sprint e distanza olimpica). Ma non posso e non voglio negare che oggi come oggi la corsa rimane la mia prima scelta.
Buone corse!

lunedì 24 ottobre 2011

Domenica, 35.3 K

Ieri ho corso, come programmato, il lungo da 34 chilometri, che poi sono diventati 35.5. Partenza alle 6 del mattino, ancora nell'oscurità e nelle strade deserte di Roma. Partenza cauta, troppo cauta forse, con i primi 10K corsi appena sotto i 5' di media. Poi, si sono scaldate le gambe e sono riuscito a portare il ritmo prima a 4'47" (dal 10 al 15esimo k) poi ancora giù a 4'37" dal 15esimo fino al 30esimo. Da lì, complice la salita di via dandolo che ho allungato un pò e un dolore allínterno coscia, il passo si è attestato a 4'49" dal 30esimo al 35esimo. Sensazioni buone, non ottime come domenica scorsa, ma comunque buone. Le gambe giravano bene e non sono mai stato in affanno. L'energia, e soprattutto la voglia, per fare ancora un paio di chilometri ed arrivare a 38 c'era, ma, come detto, avevo un piccolo fastidio all'interno coscia sinistra e ho preferito chiudere il giro.
I primi 17 chilometri li ho fatti in 1 ora e 23 minuti, mentre i secondi in 1 ora e 19 minuti, quindi un buon split negativo che mi fa ben sperare. In totale , 35.3 chilometri in 2 ore, 47 minuti e 25 secondi, media finale 4'45"/k.
Nonostante solo 3 allenamenti la settimana scorsa causa maltempo, sono riuscito a superare quota 62 chilometri. 1400 chilometri da quando ho ripreso a maggio... minchia.
Presto un'update sul prossimo futuro.

lunedì 17 ottobre 2011

30 k: la vendetta.

L'istinto ieri mattina alle 6 mi diceva di andare e rifare 30 chilometri, la ragione invece mi diceva di seguire il programma, cioè 18 chilometri da correre in progressione.
L'istinto ha preso il sopravvento. Da casa, un paio di chilometri in discesa, poi su e giù per le strade ferite di Roma, quella Roma di mia nonna e adesso dei miei. Via Merulana, Via Labicana, Via Cavour, Via E. Filiberto erano le vie della mia giovinezza, quelle vie che percorrevo con mia nonna e che ora percorro quando vado dai miei. Quando sono passato domenica mattina, c'era ancora l'odore di bruciato e la devastazione era evidente.
In totale 32.3 chilometri ad una media di 4'31"/km, giusto per confermare che tra allenamento e gara ci sono due karim diversi. Domenica scorsa sono arrivato al traguardo stravolto, piegato in due dai crampi allo stomaco e dal dolore alla milza. Ieri, sono passato ai 30 dopo 2h e 15 minuti scarsi, fresco e con abbastanza energie per percorrere altri 2 chilometri in salita senza rallentare. Dall'analisi dei dati, si vede che i primi 16 chilometri li ho corsi ad una media di 4'36", mentre la seconda parte l'ho corsa ad una media di 4'26".
Ci voleva un'iniezione di fiducia, l'ho avuta.
Buone corse.

mercoledì 12 ottobre 2011

L'ultimo giorno della mia vita

La notizia è passata praticamente inosservata, ma qualche giorno fa, è morto Steve Jobs, quel tizio che ha creato insieme ad un altro sconosciuto, la Apple. I giornali gli hanno dedicato qualche riga qua e là, e sul web hanno riproposto un discorso tenuto da questo Jobs all’università di Stanford. Tra le varie cose che dice, ce n’è una, nemmeno tanto originale, che mi è tornata in mente questa mattina, quando la sveglia ha suonato, e non avevo tanta voglia di alzarmi. Ad un certo punto del discorso, Jobs dice che bisogna vivere la giornata come se fosse l’ultima della nostra vita. Steso, con gli occhi che guardavano il soffitto, pensavo a cosa avrei voluto fare se oggi fosse stato il mio ultimo giorno. Stare con la mia famiglia, le mie bambine, soprattutto. Ma stanno dormendo adesso, quindi, spreco il mio tempo dormendo? No, se fosse l’ultimo mio giorno, vorrei cominciare la giornata correndo. E con questo pensiero in testa, mi sono ritrovato ai piedi di Viale Giotto per la sessione di ripetute in salita. In tutto, 10 ripetute da 500, le prime corse in 2’10”, le altre tra 2’07” e 2’08”, e l’ultima in 2’02”. Il recupero l’ho fatto in discesa, sempre intorno a 2’20”. Ho chiuso la sessione con 2 chilometri di corsa lenta, per un totale di 14.5 chilometri in poco più di un’ora.
Ora sono in ufficio, non proprio quello che vorrei fare se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, ma va benissimo lo stesso.
Buone corse.

lunedì 10 ottobre 2011

Le misteriose gare dell’early morning runner

La gara di Ostia è andata, 2 ore e 22 minuti, media di 4’45”/k. Alla vigilia mai avrei pronosticato una tale media, ero abbastanza sicuro di stare intorno a 4’30” e finire abbastanza fresco, considerando le ultime uscite d’allenamento. In gara, chissà perché, e rimane un mistero, vado molto più piano soffrendo molto di più. Sono partito abbastanza tranquillo, sicuro di aumentare con il passare dei chilometri e chiudere bene, e così è stato fino a circa il 20esimo chilometro. Mi sentivo bene ed era un sorpassare continuo. Le gambe giravano che erano una bellezza ed il fiato era sotto controllo. Poi, ad un certo punto, è apparso il solito dolore alla milza della gara (mai in allenamento). Ho rallentato ma c’ha messo più di 5 chilometro a passare del tutto. A quel punto ero comunque cotto, come quella pasta che è cruda e un minuto dopo è scotta. Uguale. All’uscita della pineta incontro Yogi, un saluto veloce, poi raggiungo un compagno di squadra e subito dopo la salitina che porta verso lo stadio sono costretto a fermarmi per rimettere l’acqua che avevo bevuto (mezzo bicchiere ad ogni rifornimento…). Nell’ultimo chilometro sarò costretto a fermarmi ancora un paio di volte.
Archivio questa gara come l’ennesimo mistero della trasformazione che subisco tra allenamenti e gare. Perché in gara mi vengono dolori alla milza e strette allo stomaco mentre in allenamento mai? Perché in allenamento senza forzare vado 10-15” più veloce che in gara?
Ho chiamato Giacobbo per farne una puntato di Voyager.
Non sono per niente contento del tempo ottenuto, per niente contento della media finale, ancora meno della flessione nella seconda parte di gara. Sono però contento di aver portato a termine la gara, sono contento di non aver mollato quando ne avevo una gran voglia, soprattutto lungo il pezzo della Cristoforo Colombo e sono contento di essere un runner.
Detto questo, fa un freddo cane e questa mattina non me la sono sentita di correre.
Buone corse!

mercoledì 5 ottobre 2011

Del Modello M e di ripetute

Non sono sempre stato ateo. Quando ero piccolo, i miei genitori ci diedero libertà di scelta, essendo mio padre mussulmano e mia madre cattolica. Vivendo comunque in un contesto cattolico, e complice un maestro di religione che sembrava gesù cristo, era normale che mi avvicinassi alla religione cattolica, diventando un fervente credente, facendomi battezzare e cresimare a circa dieci anni compiuti, quindi una scelta consapevole e adulta…
Poi sono cresciuto, sono andato all’università, e gli studi scientifici, oltre alla scoperta dell’alcol, delle donne e delle botte, mi hanno rivelato che potevano esserci risposte diverse a quelle domande la cui unica risposta, fino a quel momento era “dio”. Da dove veniamo? Chi ha creato l’universo?
Dio è piano piano svanito dalla mia vita, senza rimpianti, consapevole che la risposta a tutte queste domande c’era, e non era quella che mi avevano insegnato da piccolo. Qualche mese fa, in una libreria di fiumicino, prima di prendere un aereo per andare chissà dove (Cambogia, credo), ho acquistato l’ultimo libro di Stephen Hawking, “Il grande disegno”, sottotitolato, “perché non serve dio per spiegare l’universo”. Per sommi capi, nei secoli, sono stati i filosofi a cercare di dare risposte alle domande di cui sopra, ma con il progredire della scienza, questo compito lo hanno assunto gli scienziati, in particolare i fisici, che con le loro scoperte davano risposte basate sull’osservazione e il ragionamento, spingendo quindi sempre più in là le domande a cui l’unica risposta è “dio”. Oggi pare che siamo arrivati ad una svolta, siamo ad un passo di scoprire la teoria ultima, la teoria del tutto,il Modello M, quello che tutto può spiegare, senza mai tirare in ballo “dio”.
Ho divorato questo libro in un attimo, ad ogni pagina mi sembrava di scoprire nuove cose, come è nata la dimensione temporale, lo spazio tempo, i multiversi, le storie parallele, tutte cose lette qua e là con superficialità, spiegate in una maniera illuminante. Ogni pagina, un’esclamazione tipo “cazzo…”, “porca puttana”, etc… In poche parole, una vera goduria per la mente. Una lettura per niente facile, concetti difficilissimi da capire, da visualizzare, anche se Hawking ci prova in tutte e maniere. Ma come fai a capire, per esempio, che in questo momento noi stiamo vivendo in un mondo ad undici dimensioni. Noi ne vediamo tre, più il tempo, le altre 7 dove cazzo stanno? Il libro ti spiega che l’universo è fatto a stringhe e dentro queste stringhe attorcigliate si nascondo le altre dimensioni. Facile, ma cosa cazzo vuol dire?
Poi ci sono dei passaggi semplicemente favolosi. Quando si parla dell’universo e della sua creazione, si parla del big bang e quindi il momento in cui tutto è cominciato. Alla domanda di cosa c’era prima del big bang, nessuno sa dare una risposta, tranne la più ovvia, dio. Ebbene, no, la domanda di cosa c’era prima semplicemente non ha senso, perché prima del big bang, la dimensione temporale non era tale, quindi non c’era un “prima”. Si, difficile da capire, e soprattutto da spiegare, ma vi assicuro che leggendo il libro si intuisce che ha un senso.
Il libro l’ho divorato in un attimo. Poi l’ho posato sul comodino e l’ho riletto di nuovo e mi sa che lo rileggerò ancora perché sono troppi i punti che ancora non mi sono chiari.
Parlando di cose più serie, oggi 7 ripetute da mille tutte corse tra 3’51” e 3’55”, al biscotto, di mattina. 3.8 chilometri lenti all’inizio, un paio alla fine. Recupero di 2’, qualcuno correndo, qualcun altro da fermo, c’era un’umidità pazzesca.
Domani bici, venerdì un'oretta di corsa lenta e domenica Ostia. A volte penso che se fossi ricco, starei sempre a correre.
Buone corse.

E godetevi l'orchestra baobab, 5 minuti del vostro tempo per sentirvi meglio tutto il giorno...

lunedì 3 ottobre 2011

Alla conquista di Saracena

Weekend nella Calabrie, partenza sabato mattina, ritorno domenica, viaggio pesante, ma ne valeva la pena: abbiamo preso i rifornimenti (passato di pomodoro, olio, carne...) freschi dalla campagna di mio suocero e sono riuscito finalmente a conquistare Saracena...
Saracena è un paese che dista circa 10 chilometri da Morano Calabro, non lontanissimo, ma per arrivarci bisogna salire, salire e salire un altro po'. Solo una volta provai ad arrivarci senza riuscirci. Da allora, partendo da Morano mi sono sempre fermato a San Basile prima di tornare indietro oppure proseguire, in discesa, verso Castrovillari e chiudere di nuovo a Morano.
Ieri avevo in programma 18 chilometri tranquilli in progressione. Sono partito da Morano, con l'idea di arrivare a San Basile, tornare indietro, e fare qualche chilometro in pianura nella campagna moranese. Arrivato a San Basile, ho visto il cartello Saracena, e senza pensarci, l'ho seguito. Bella salita, tosta, ma il panorama che si poteva vedere da Saracena era spettacolare. Da lì, ho girato i tacchi e via verso Morano, per un totale di quasi 20 chilometri ad una media di 4'37". Molto soddisfatto.
La settimana si è chiusa con solo tre uscite ma era impossibile fare di più. Per fortuna il chilometraggio è stato abbastanza buona, attestandosi su 60 chilometri tondi.
Oggi, causa mal di gola, sono rimasto a casa, e da domani si riprende. Domenica c'è la 30 di Ostia, il primo lungo "vero" verso Firenze.
Buone corse.