domenica 25 maggio 2014

Juba, Sud Sudan, colera e pasta alla norma

Juba, Sud Sudan. Il cielo africano sopra la mia testa dopo tanto, troppo tempo. Mi sento a casa da quando ho posato i piedi a Nairobi, la contrattazione con il tassista per la corsa in citta’, il mio swahili embrionico alla reception dell’albergo, la mia birra solitaria al Gypsie’s di Westland. Poi l’ultimo tratto verso la mia destinazione finale, dove arrivo dopo nemmeno due ore di volo. Juba. Guerra civile contro il nord per 40 anni, l’indipendenza, lo stato piu’ giovane del mondo, divisioni etniche, nuova guerra, rifugiati, morti, crisi umanitaria, ed eccomi qui. Sono sistemato dentro la casa delle Nazioni Unite, nome ambizioso dove si trovano appena due agenzie, le altre avendo preferito di starsene per i cazzi loro in altre zone della citta’. La UN House e’ un grande compound, dove ci sono i nostri uffici, e delle case nelle quali abitiamo. Il tutto dentro una grande area recintata, dentro la quale ci sono un gran numero di rifugiati. Per il momento, le mie giornate sono dentro l’ufficio, riunioni in citta’, giri nei nostri magazzini. Si lavora sempre, sabato e domeniche inclusi. Nelle case l’acqua che esce dai rubinetti e’ marrone. E puzza. C’e’ un’epidemia di colera in citta’ da qualche giorno. Coprifuoco alle 9, ma conviene stare a casa al massimo alle 7. Serate con i vecchi amici dei tempi della Somalia e di Roma e altre emergenze, tra birre, pasta alla norma, risotto ai porcini, vecchie storie, grandi risate.
Sono contento, quasi felice. L’unica cosa che mi manca e’ la mia famiglia. La sera alzo la testa e vedo le stelle. Mi ero scordato di come erano fatte...
Piscine purtroppo sono difficilmente accessibili. La bici purtroppo e’ lontana. Mi resta la corsa. Da quando sono arrivato, tre corsette per un totale di quasi 30 chilometri. Corro nel compound, intorno al campo dei rifugiati sudanesi, poi verso quello dei rifugiati somali e eritrei. Un paio di giri, circa 10 chilometri. Fa abbastanza fresco, piove spesso.

Per ora e’ tutto da Juba. Passo e chiudo.

mercoledì 14 maggio 2014

Juba, Sud Sudan e Adios Bintan

Guardo la pagina bianca e non so da dove cominciare. La cosa migliore sarebbe cominciare dall’inizio, ma questa storia ha molti inizi e non saprei quale scegliere. Comincio allora dalla fine, e cioe’ che non partecipero’ alla gara di Bintan. Ma come, ieri ero a – 4, e cazzi e mazzi e Chris McCormack, che cazzo e’ successo? 
Succede che ieri sera, mentre mi accingevo a tornarmene a casa appare una mail nel mio outlook, che mi dice di preparare la valigia che entro 48 ore devo prendere un aereo per andare in Sud Sudan. Sono riuscito a negoziare un paio di giorni in piu’, partenza lunedi, ma ovviamente passero’ questi ultimi giorni in famiglia piuttosto che da solo in un isola tropicale a divertirmi. Missione di 5 settimane a Juba, poi torno a chiudere casa, ritorno a Roma dove rimarra’ la famiglia, e io ritornero’ a Juba per continuare il lavoro. Quindi, con il cuore gonfio di tristezza e gli occhi traboccanti di lacrime, dico addio a Jakarta (pereeepppeppepeeeee!!!).

Certo, non andare a Bintan un po’ mi secca, ma il fine ultimo dell'allenamento non e' la gara, ma stare bene, ed obiettivamente sto bene, quindi obiettivo raggiunto. 
Facendo un giro su internet, ho visto che a Juba le piscine ci sono, mi portero’ bici e trainer e scarpe da corsa. Digitando Triathlon e Sud Sudan su google non risulta nulla, tranne un insulto da parte dello stesso Sergei Brin. Avro' l'onore di importare il triathlon in Sud Sudan... azz.
Ogni 5/6 settimane saro’ in Italia per visitare la famiglia e qualche soddisfazione nella triplice me la prendero’. Tra agosto e settembre vedo che ci sono diversi 70.3 in Ungeria, Austria, Spagna, Danimarca... Ora mi tocca trovare una squadra... pare che la squadra di zonacambio sia molta fica...

martedì 13 maggio 2014

El Nino e l'estasi suprema del non fare un cazzo

Meno 4 alla gara, non ancora il tempo di tirare le somme, quello lo faro’ 5 minuti dopo essere passato sotto al traguardo, ma comunque il tempo per rifiatare un po’ dopo due mesi intensi di allenamento, due mesi dove tutto e’ andato meglio di quanto potevo prevedere, mai un raffreddore, un mal di gola, un infortunio, nulla, anzi, miglioramenti sensibili di vecchi infortuni che mettevano in serio dubbio il mio futuro nell’olimpo della triplice... va beh, dai...
Da Marzo ad oggi ho nuotato, pedalato e corso per un totale di 74 ore. A volte ci chiedono, e ci chiediamo, perche’ lo facciamo, e magari scomodiamo grandi filosofi, scienziati, oppure la semplicita’ di una frase tipo “perche’ ci piace”, ma secondo me, senza andare troppo “oltre”, una spiegazione potrebbe essere la costante ricerca di uno stato di quiete. Prendersi qualche ora a fare lo stesso movimento meccanico ci mette, o almeno mi mette, in uno stato di quiete totale, mi ritrovo in un mondo di tranquillita’, dove non ci sono problemi di lavoro, familiari, stress o altro. Se vogliamo, una fuga dal mondo reale per ritrovarci in quello stato nel quale ci trovavamo quando eravamo bambini, liberi di correre nudi per i prati senza il risschio di venire arrestati.
Il cervello dell’uomo, inteso come maschio, e’ composto da tante scatole, e questo non lo dico io, ma uno dei piu’ grandi scienzati esperto di questo campo. Tante scatole, dicevamo, ognuno ben separata dalle altre, e ognuno contenente una cosa ben precisa, tipo vestirsi o mangiare, o bere il caffe’, e tutto il resto. Quando ci accingiamo a fare qualcosa, tipo lavare i piatti, andiamo a prendere la scatola del lavaggio piatti nel nostro cervello, la apriamo delicatamente evitando di toccare le altre scatole, e laviamo i piatti. Quando abbiamo finito, la richiudiamo con cura e la rimettiamo a posto, sempre ben attenti a non toccare le altre. Il cervello della donna non funziona cosi, non ha scatole, ed e’ fatto da un groviglio di fili, tutti interconnessi. In questo modo, riesce a collegare tutto quello che fa e che le succede intorno in un modo incomprensibile per un uomo. Tornando al cervello dell’uomo, c’e’ una scatola, la piu’ importante di tutte, che in inglese viene chiamata la “nothing box”, una scatola con dentro niente, ed e’ quella scatola che noi cerchiamo incessantemente.
-          - Amore, cosa stai facendo?
-          - Niente.
-          - Ah, bene, allora mi puoi aiutare a...
No... quando non facciamo niente, stiamo facendo niente, contempliamo la nostra scatola e stiamo benissimo cosi, non ci stiamo annoiando, stiamo facendo “niente”. Una donna questo non lo puo’ capire. Altra conversaione standard e’ “A cosa stai pensando?” quando tua moglie ti vede con lo sguardo fisso nel vuoto e senza espressione. Alla risposta “non sto pensando a niente”, tua moglie, o fidanzata, s’incazza, perche’ e’ una risposta che non ha senso per lei, mentre ha tanto senso per te. Non sto pensando a niente, bellissimo, stacco il cervello, e non penso a niente, che per fortuna le funzioni vitali posso andare avanti anche senza pensare. L'estasi suprema.
Ecco, io nuoto, pedalo e corro perche’ posso rifugiarmi nella mia scatola del nulla, il mio nirvana, senza che nessuno mi rompa i coglioni domandomi cosa sto facendo. Sto nella mia scatola del niente, mentre il mio corpo, staccato dal cervello, muove le gambe e tutti pensano che sto correndo, mentre in effetti, non sto facendo assolutamente NIENTE.
Per una spiegazione della teoria dei due cervelli, vi rimando alla lezione tenuta dal professore Gungor in questione qualche parte in America. Da vedere, illuminante.
Quindi, in un periodo non particolarmente esaltante, da un punto di vista professionale, familiare e personale, mi ritrovo di buonissimo umore perche’ sono riuscito a passare tantissimo tempo nella mia scatola del niente.
Meno quattro. Ieri, riposo assoluto dopo 52 giorni di allenamento, 62 chilometri di nuoto, 1734 chilometri di bici e 102 di corsa (si, lo so...). In questi ultimi giorni, voglio riposare, ridurre i volumi sensibilmente (tranne quelli della corsa) per arrrivare al giorno della gare in perfette condizioni. Questa mattino, 20 chilometri di bici facili facili, e 9 chilometri di corsa a 4’53”, senza forzare. Domenica scorsa, altro combinato, importante soprattutto per testare la mia bici su condizioni di strada. In questi ultimi mesi mi sono allenato esclusivamente sul trainer e volevo vedere come andava su strada. Sono riuscito a mantenere le medie che facevo sul trainer senza difficolta’, non mettendomi mai in scia di nessuno. Poi 7 chilometri di corsa un troppo sofferti, dovuti ad una partenza un po’ troppo allegra. La lezione che mi devo ricordare il giorno della gara e’ di partire piano, a 5’10-15”, almeno per i primi 3-4 chilometri e poi fare i conti.
Vai, giornata che si presenta nuvolosa. Alla faccia della stagione secca, oggi, come ieri e l’altro ieri, piovera’. Pare che la temperature del pacifico stia leggermente aumentando, indicando l’arrivo di El Nino. I venti si muoveranno verso est, spingendo le masse nuvolose e causando un periodo di siccita’ in Indonesia, Filippine e Australia del Nord. Cosa c’entra con quanto sopra? Niente.

Buone corse.

lunedì 5 maggio 2014

Riepilogo settimanale allenamento

La settimana scorsa si e’ conclusa ieri con un combinato, 40 chilometri di bici a 35 k/ora e 5 chilometri di corsa a 5’/k, sofferti causa caldo, quello che di sicuro ci aspettera’ a Bintan fra poco meno di 2 settimane. La particolarita’ del triathlon di Bintan e’ sicuramente la partenza alle 13.45, che richiedera’ una particolare attenzione all’alimentazione pre-gara per evitare problemi durante la gara. Per una partenza classica al mattino di solito faccio una cena abbondante la sera e un caffe’ al mattino per allegerirmi e carburare. In questo caso, una buona colazione al mattino sara’ necessaria per avere sufficienti scorte energetiche e non essere nel pieno della digestione quando iniziera’ la gara. Partendo a quell’ora prevedo di cominciare a pedalare alle 14.20-25 e cominciare la corsa verso le 15.30-45, cioe’ nel pieno dell calura pomeridiana. Prevedevo di tenere un ritmo intorno aii 5’/k ma credo sia piu’ realistico, tenendo conto del poco allenamento run che ho fatto, un 5’15”, almeno per la prima parte della gara e vedere se poi ne ho per spingere un po’ di piu’. Il percorso bici e’ ondulato ma senza salite spacca gambe. Lo stesso dicasi per il percorso run, con una sola salita (da fare due volte) al chilometro 1.5 e poi di nuovo al chilometro 6.5, di circa 500 metri .

Tornando alla settimana scorsa, la considera come l’ultima settimana di “carico”, con circa 200 chilometri di bici, 20 chilometri di corsa e 4 di nuoto, per circa 9 ore d’allenamento. Questa settimana riduco un po’ i volumi di bici, cercando di aumentare un po’ quelli di nuoto e di corsa stando attento a non stressare troppo le caviglie. L’obiettivo e’ di arrivare in forma ma riposato all’appuntamento.
Per quanto riguarda il peso, ora sono intorno a 62 chili e credo di stare bene cosi. Sono asciutto e tirato e probabilmente dopo la gara iniziero’ un programma di ginnastica per rafforzare il “core”, addominali, dorsali e pettorali, in vista del MetamanBintan ad agosto.
Non so come andra’ a Bintan, ma vada come vada, ho passato due mesi d’alenamento fantastici. Quasi quasi mi ci faccio un film.

Buone corse.