lunedì 24 giugno 2013

Triathlon Olimpico di Bali 2013

La dolcezza di passare il traguardo dopo aver nuotato, pedalato e corso sulla dustanza olimpica, l’amarezza per la sfica avuta. Ecco il riassunto della mia gara di triathlon olimpico di Bali.
Martedi scorso, ultimo allenamento di nuoto. Ci vado di corsa, faccio i miei 1500 metri prima di rimettermi le scarpe e tornare a casa. Durante il percorso sento un leggero dolorino al polpaccio sinistro, appena sopra al tendine d’achille. Mi preoccupo un po’, non faccio piu’ allenamenti per tutta la settimana sperando di non avere ulteriori noie durante la gara. Si parte venerdi sera con tutta la famigliola al seguito. Ci sistemiamo in una villetta molto carina nella zona di Jimbaran ad un paio di chilometri dall’Intercontinental, centro logistico della gara.
Sabato mattina faccio fare il check-up alla bici, ritiro pettorale e tutto il resto e mi meraviglio dell’efficienza della macchina organizzativa. Tutto risolto in pochissimi minuti. Durante il briefing arriva Chris Lieto, un’altra macchina costruita per eccellere nel triathlon.

Domenica mattina mi sveglio tranquillo. So di essermi allenato bene e l’unica incognita che ho sta nel caldo che incontreremo. Alle 6 sono in zona cambio, preparo bici e tuto il resto, e vado tranquillo verso la partenza. Sopra di noi, un paio di droni muniti di video camera. Impressionanti.
Ore 7 in punto, si parte. Siamo circa 200 atleti impegnati sulla distanza olimpica. Lo sprint partira’ 23 minuti dopo di noi. Il nuoto e’ un triangolo rovesciato, la prima boa sta a circa 400 metri, virata a destra, seconda boa a 600 metri e poi nuova virata a destra verso la spiaggia a 500 metri. Parto tranquillo, non prendo calci, ma qualcuno lo dispenso. Sorry guys, non l’ho fatto apposta. Riesco a tenere un ritmo costante, traiettoria abbastanza dritta. Esco dall’acqua i 38 minuti, un tempo un po’ di merda, m’aspettavo meglio, forse le corrrenti, o forse l’ho presa troppo comoda. Esco dall’acqua, zona cambio, inforco la bici e parto per i 40 chilometri di bike. Il percorso prevede un doppio giro sulla tangenziale di Bali, con una piccola escursione su per i monti durante il primo giro. Comincio a sorpassare alla grande, alla grandissima. Solo un atleta con super bici professionale, e anche buone gambe, mi sorpassera’. Sulla tangenziale ci sarebbe una corsia riservata per la gara, ma i poliziotti sono pochi e molti motorini invadano la nostra corsia. Verso la fine del primo giro, il traffico diventa intenso, macchine, motorini sulla nostra corsia, diverse volte tocca fermarsi e cercare vie alternative sui marciapiedi per passare. Un casino. Arrivato alla rotonda dove gli atleti olimpici devono girare e tornare indietro c’e’ un blocco totale, tanta confusione e pochissimi cartelli. Un volontario mi fa cenno e mi dici di andare dritto. Gli grido che sto facendo la distanza olimpica, quello annuisce e mi dice di andare dritto. Nell’incertezze faccio la cazzata di assecondarlo e dopo circa 3 chilometri mi ritrovo all’arrivo. Cazzo. Mi cascano le palle. Ho voglio di mollare. Bestemmio, giro la bici e mi rimetto in un traffico assurdo per riprendere la tangenziale. Casino ancora piu’ assurdo, siamo fermi in mezzo a macchine e motorini, senza nessuno spazio per passare. Per andare avanti passo il guard rail e vado contromano. Al ritorno, stessa storia. Ci mettero’ un’ora e 34 minuti per 40 chilometri di bici. Finisco il secondo giro, vado in zona cambio, metto le scarpe da corsa e vado. Il percorso e’ abbastanza collinare, con una salita chiamata con poca fantasia “heartbreak hill” posta dopo il primo chilometro. Al terzo una fitta tremenda al polpaccio mi costringe a fermarmi. Il solo poggiare il piede a terra mi fa malissimo. Medito di fermarmi e tornare indietro. Penso che due ritiri in due gare sono pero’ un po’ troppi. Vado avanti zoppicando. Non riesco a correre per piu’ di 100 metri prima che il dolore diventi insopportabile. Al quinto mi fermo, verso un po’ d’acqua sulla gamba, massaggio la parte, mi rimetto al passo cercando di corricchiare un po’. Al settimo, riprendo una corsa leggera, trovo un punto di appoggio non troppo doloroso, aumento il passo, sorpasso tre o quattro davanti a me e chiudo i 10 chilometri nel tempo stratosferico di 1 ora e 6 minuti. 
In condizioni normali, avrei chiuso i 10 chilometri sotto i 50 minuti senza sforzo. In bici, lasciando perdere il tempo perso nel traffico che e’ stato piu’ o meno uguale per tutti, senza l’errore avrei fatto almeno 15 minuti di meno. Teoricamente, sarei sceso abbondantemente sotto le 3 ore, e mi sarei piazzato nella top 10 della mia categoria. Praticamente, mi ritrovo 90esimo su circa 160 partecipanti. Sono uscito 115 dall’acqua e nonostante tutto ho rimontato qualche posizione. Morale, o sono veramente scarso a nuoto, o gli altri sono veramente scarsi in bici e in corsa o, molto piu’ probabilmente, un mix di tutti e due.
Ora mi ritrovo con un polpaccio grosso come un melone, il dolore si e’ acutizzato durante la giornata di ieri e questa notte. Questa mattina ho fasciato la gamba e almeno riesco a camminare anche se zoppico vistosamente.
Di questo weekend conservero’ dei buonissimi ricordi. La gara era organizzata bene, c’era la giusta atmosfera, la “location” era stupenda. Il nuoto in mare ok, il giro in bici era anche molto bello, ma rimane tantissimo da fare per controllare il traffico, sia per la regolarita’ della gara, sia per l’incolumita’ dei concorrenti. Poca polizia, pochi volontari, per lo piu’ concentrati in alcuni punti, lasciando sguarniti ampi tratti di strada invasi da macchine e motorini. Percorso corso per niente male, bello duro, soprattutto con il caldo umido dell’estate balinese.
Sono soddisfatto di me. Sono contento di non essere caduto nello sconforto, di aver saputo reagire in un paio di momenti critici e di aver portato, anche se con un cronometro ridicolo, il culo fino al traguardo.  
Ora si guarda avanti, intanto guarire bene, e poi riprendere, obiettivo un 70.3 a dicembre.

mercoledì 5 giugno 2013

I due obbrobri



Ecco i miei due obbrobri alle prese con il trapianto di una piantina di pomodoro dal semenzaio al nostro orticello. Oltre a pomodori, abbiamo basilico, meloni, zucche, spinaci, cipolline, sedano, rosmarino. I semi della maggior parte degli ortaggi li abbiamo ricavati da i frutti che avevamo in casa... Abbiamo costruito 6 bancali in bambu, li abbiamo riempiti di compost per circa 15 centimetri e finalmente abbiamo trapiantato le nostre piantine che avevamo messo in semenzaio un mesetto fa. Le bimbe hanno scelto le loro piantine di cui si prenderanno cura, per i primi due giorni, e poi ci pensera' papa'. 
Intanto la mamma sta lavorando sulla preparazione della mozzarella.
Non vedo l'ora di gustarmi una bella capresa tutta fatta in casa.

"Io non sono razzista, ma i meticci sono un obbrobrio, perché inquinano la differenza tra le etnie", Borghezio, Maggio 2013

lunedì 3 giugno 2013

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Nella “Canzone delle Ostierie di Fuori Porta”, ho sempre creduto che fossi io qquello che cantava la canzone, invece mi accorgo dopo tanti anni che io sono quello che nell’osteria ci andava a bere, sono quello che ha inseguito una maturita’, si e’ sposato, fa carriera, ed e’ una morte un po’ peggiore. Sulla carrriera ho ancora qualche dubbio, non sono nemmeno sicuro che la mia sia una morte “peggiore”, del tempo passato nell’osteria non rinnego nemmeno un secondo, ma e’ fuori di dubbio che quel tempo e’ passato e non ritornera’.
La qualita’ di un artista che apprezzo di piu’ e’ forse quella di riuscire ad universalizzare esperienze che sono molto personali. Un’altra canzone di Guccini che mi e’ sempre piaciuta molto e’ Van Loon, che parla di suo padre.
Di mio padre posso tranquillamente prendere in prestito questi versi e farli miei perche’ “lui viveva e io lo credevo morto, o peggio inutile, solo per la distanza,fra i suoi miti diversi e la mia giovinezza e superbia d'allora, la mia ignoranza”. E ancora, “che ne sapevo quanto avesse navigato, con il coraggio di un Caboto fra le schiume di ogni suo giorno, e che uno squalo è diventato, giorno per giorno, pesce di fiume”.
E’ apparsa quest’intervista a mio padre qualche giorno fa, un ritratto molto bello di chi e' mio padre oggi e come lo e' diventato.
L’unico appunto che voglio fare, e’ che io non sono agnostico, sono ateo.
Detto questo, la settimana passata e’ stata interlocutoria da un punto di vista sportivo, un modo elegante per dire che non avevo voglia di fare un bel cazzo. Un’uscita in bici, un paio di corsa, un paio di nuotate, qqualche uscita con moglie ed amici, qualche sigaretta di troppo, qualche piccolo abuso di alcol,... Questa mattina mi sono rifatto con 13 chilometri corsi con il cronometro fermato in un’ora, zero secondi e zero centisimi, precisissimo! IL bello e’ che anche una corsa leggera come oggi senza forzare la faccio tranquillo sotto i 4’40”/k, passo inimmaginabile fino a poche settimane fa.
Meno di tre settimane all’appuntamento con il triathlon di Bali.

Buone corse.