venerdì 19 febbraio 2010

Rapput!!!

Rapput o I feel good? Questo l’atroce dubbio che mi attanagliava durante la mia corsetta all’ora di pranzo. Rapput of I feel good?
Dopo il pallosissimo viaggio di martedì scorso, ho ritrovato la mia famigliola, mia moglie e le due bimbe che solo a vederle mi si riempie il cuore. I feel good, appunto, e tanta voglia di gridarlo al mondo, mentre percorrevo di corsa le del centro…
Rapput, invece, mi è venuto in mente così. Quando uno ha la mente bacata, ti viene in mente una canzone come rapput o una qualsiasi di Elio mentre stai pensando a tutt’altro. Specificatamente, non so bene a cosa stavo pensando, so solo che ad un certo punto mi si materializza una scena di tanti, troppi anni fa: io, a casa di un amico mio a Perugia che abitava vicino ai tre archi, la sua stanza con il mangianastri, questa canzone, un paio di sigari (i mini che!) e un paio di birre sul comodino. Leonardo era il mio migliore amico. Fu la prima persona che incontrai in Facoltà e pure quella con cui legai di più. Mi ricordo ancora il primo esame, chimica propedeutica I, era l’anno della pantera, la Facoltà era occupata e noi, invece di studiare, organizzavamo azioni di disturbo contro gli occupanti (e me ne vergogno ancora oggi…). Un giorno, la Facoltà riaprì, e quindi iniziarono pure le sessioni d’esame. Per qualche motivo che ora mi è ignoto, decisi che mi sarei iscritto come primo a tutti gli esami che avrei fatto. Passai come primo studente del primo anno al primo esame: fui massacrato dal professore, non risposi ad una sola domanda, m’impappinai su ogni cosa, ebbi bisogno di due tentativi per scrivere la formula giusta dell’acido solforico (passando da quella dell’acido solfidrico a quella dell’acido solforoso prima di approdare per esclusione a quella giusta) senza riuscire peraltro a risolvere l’ossidoriduzione. Alla fine di questo vero e proprio massacro, il professore mi guardò negli occhi e mi disse “firmi qui e se ne vada di corsa prima che cambi idea”. Iniziai quindi il mio percorso universitaria con un bel 18. Ma riuscii, tra lo stupore mio e dei miei genitori, a completare dignitosamente tutto il percorso nei canonici 5 anni, senza andare fuori corso e con una buona media. Leonardo, invece, passò come secondo all’esame. Fu massacrato esattamente come me, e quindi bocciato. Non riuscii mai superare chimica I ed abbandonò l’università dopo l’ennesima bocciatura.
Va beh, dopo questa inutile digressione, veniamo a rapput e I feel good. Io opterò per rapput, per il semplice motivo che I feel good è una canzone che fa parte ormai del genoma umano, mentre rapput, nonostante sia un capolavoro, non se l’incula più nessuno.
Parliamo di corsa: oggi ho ripreso a correre, sai che novità! Con la maratona di Roma che è tramontata, ho deciso di iscrivermi a quella di Helsinki, che ha prevalso su quella di Reykjavik al fotofinish. Per l’Islanda, solo di biglietti aerei per me e le mie donne, avrei speso sui 2500 EURO, prenotando ora. Per la Finlandia, con 1000 EURO ci paghiamo sia i biglietti aerei che l’albergo. Quindi, viva Helsinki! Certo, ci sarà la palla di allenarsi durante i mesi più caldi dell’anno, ma in qualche modo si farà. L’unica incognita, come al solito, sarà il lavoro.
Correte e moltiplicatevi!

martedì 16 febbraio 2010

Da Dubai con due palle così...

Un post un po' alla cazzo. Di corsa non parlerò. Mi trovo all'aeroporto di Dubai. Sono arrivato 3 ore fa, e il mio volo è fra altre 7 ore. Da quando sono sbarcato, ho fatto in giro alla business lounge, poi sono sceso a comperare due cosette per le bimbe, ora sono di nuovo nella lounge e mi sto rompendo i coglioni. Potrei lavorare, ma non ho chiuso occhio stanotte ma soprattutto non ne ho voglia. Posso approfittarne per riflettere sul senso della vita, del perché siamo e dove andiamo, ma ho superato i 16 anni e queste domande ormai non me le pongo più. Potrei pormi domande sul senso del mio lavoro, se serve a qualcuno, se contribuisco veramente a realizzare gli obiettivi che ci siamo preposti, ma preferisco non farlo per paura delle risposte che mi darei. Potrei pensare alla maratona, ma ormai, quella a cui m'ero iscritto e che avevo cominciato a preparare l'ho cancellata. Cazzo, non mi rimane proprio nulla a cui pensare. Di sotto c'è un negozio che vende valigie. Mi sono sempre chiesto chi è che si compra delle valigie nel duty free di un aeroporto. Se sono in aeroporto, vuol dire che le valigie già ce le ho. Vendono certi valigioni che anche se uno li compra non se li può nemmeno portare in cabina... mistero. Passa una coppia di signori anziani. Sono di ritorno dalle loro vacanze. Tutti e due sono vestiti uguali, capello da safari, giacchetta color sabbia, pantaloni corti con grosse tasche laterali, calzettoni e anfibi. C'è una coppia di fidanzati seduta di fronte a me. Lui gioca con la playstation, lei manda sms. Da un'ora. Non si sono scambiati una parola, e sono sicuro che sono felici così.
Il popolo degli aeroporti è sempre uguale. In qualsiasi aeroporto di qualsiasi paese incontri sempre le stesse facce. Il businessman annoiato con tre telefonini, netbook, auricolare bluetooth all'orecchio, il frichettone super rilassato con portatile apple che smanetta su facebook, i turisti con la loro curiosità infantile, e il coglione che giudica credendo di essere più furbo o più figo degli altri.
Beh, come dicevo, un post del cazzo. Stasera sarò di ritorno a casa, finalmente. e ricomincerò a scrivere cose più intelligenti. Forse.

venerdì 12 febbraio 2010

Di riunioni e di corse

Siamo arrivati quasi al termine della missione. Oggi c’erano solo due riunioni in programma, 10 persone in totale con le quali abbiamo interagito. Da quando siamo sbarcati a Jakarta, abbiamo incontrato 76 persone nel corso di una ventina di riunioni. In questo momento di calma, sto riguardando gli appunti presi per cercare di mettere un po’ d’ordine ed estrarre le informazioni utili. Dai miei appunti traspare l'umore che avevo durante gli incontri. Alcuni appunti sono precisi, ben fatti, tante informazioni. In altri, traspare una profonda sofferenza. Mentre rileggo i miei appunti, rivivo quanto successo mercoledì scorso durante una riunione, anzi, un meeting, con un gruppo di funzionari del sotto-dipartimento di salute pubblica del dipartimento delle risorse animali del Ministero dell'Agricoltura.
Tutti i funzionari sono in divisa e dopo le presentazioni, scatta la presentazione PowerPoint. Abbiamo appena finito una riunione abbastanza pesante e il giorno precedente è stato un massacro senza sopravvissuti. Nei miei appunti, tra informazioni varie utili per il mio lavoro, ritrovo queste scritte.
Ore 10:11, mentre in riunione si parla in indonesiano, una zanzara mi ha punto tre volte sul braccio, precisamente una puntura sulla parte superiore e interna del braccio e due sul gomito.
Ore 10:36, mi si stanno chiudendo gli occhi. Scrivo queste righe per mostrare il mio interesse alla discussione e far vedere che seguo attentamente.
Ore 10:44, superata la crisi. La presentazione PowerPoint si è conclusa e ora un signore ci mostra un foglio in Excel e ci traduce in inglese riga per riga quanto scritto in indonesiano. Il suo inglese è molto incerto, e la traduzione di ogni riga richiede un tempo spropositato. Cerco di capire quante righe ci sono guardando il pirulino sulla sbarra laterale, e valuto che dove siamo ora, riga 77, è meno di un terzo del totale. Saranno cazzi.
Ore 10:52, blocco uno sbadiglio in uscita, cambio posizione sulla sedia, scrivo queste due righe mentre annuisco impercettibilmente.

Per fortuna, il giorno seguente, cioè ieri, siamo andati a visitare un laboratorio fuori città ed un’università. Ci siamo un po’ distratti ed oggi abbiamo ripreso il giro di consultazioni. Sabato e domenica le dedicheremo a riposare un po' e a raccogliere un po' d'idee per cercare di trovare un filo logico nella massa d'informazioni ricevute. Durante la settimana, il tempo manca per pensare. Dal momento che sbarchiamo in un paese, il stato di confusione aumenta giorno dopo giorno, Accumuliamo informazioni e dati e solo dopo qualche giorno cominciamo a capire quali sono quelle da ritenere e quelle da eliminare. Il fine settimana di solito, quando lo stress scende, riusciamo a concentrarci e a vedere più nitidamente. In Bangladesh la situazione era più semplice, più lineare. Qui a Jakarta, ogni ufficio, ogni dipartimento ha il proprio piano d'azione, che s'inserisce del piano ministeriale che confluisce in quello nazionale. Una montagna di carte all'interno della quale ci si può perdere facilmente.
Ormai siamo arrivati agli sgoccioli. Lunedì l'ultimo giro di riunioni per presentare il risultato del nostro lavoro, e poi via verso un'altra destinazione.
Parlando di corsa, martedì, mercoledì e oggi sono andato a correre. Le prime due corse sono state veramente toste. Pochi chilometri, molta fatica e molto sudore. Oggi, ho fatto 10 chilometri in scioltezza, e ciò m’ha permesso di fare anche un po’ di turismo. Dall’albergo, mi sono diretto verso il monumento nazionale, che si trova in un parco tenuto molto bene. Li sono stato fermato quasi subito perché il presidente della repubblica stava passando. Un paio di minuti e ho ripreso la corsa. !0 chilometri corsi a circa 4'40" e domani, senza lo stress da riunioni, conto di farne una quindicina, esplorando più in profondità il centro città.
Ora mi butto sul letto per una dormita...

domenica 7 febbraio 2010

Di corsa a Jakarta


Dopo due giorni di allenamento sul tapis roulant in ambiente condizionato (1 ora e 12 chilometri il primo giorno, 10 chilometri a 4'40" il secondo giorno), oggi ho deciso di affrontare la calura e correre in città. Il risultato lo potete vedere nella foto. 32°C, 70% d'umidità, e 4 chilometri a 4'45" mi hanno sfiancato come una maratona, come si può evincere dalla foto. Domani ci riprovo, avendo l'accortezza di uscire un pò prima per approfittare del fresco.
Il programma di lavoro delle prossime settimane e mesi prevede un mio maggior coinvolgimento in un esercizio di identificazione di azioni prioritarie nell'ambito della salute animale nei paesi del sud-est e sud asiatico.
E a noi che ce frega, mi chiederete. Probabilmente nulla, vi risponderei, ma è una buona notizia per chi correrà la maratona di Roma, perché ci sarà un concorrente in meno davanti a voi all'arrivo. Potrete quindi migliorare la vostra classifica di un posto.
Infatti, a marzo dovrò partire per il Laos e la Birmania dopo un brevissimo stop a Bangkok, e subito dopo, data ancora da stabilire, il Vietnam. La missione in Laos e Birmania sarà dall'8 marzo fino a fine mese.
A questo punto, devo trovare un'altra maratona da correre verso maggio/giugno, e consigli in questo senso saranno benvenuti. Stoccolma, che era papabile, ha raggiunto il massimo numero di iscritti.
Jakarta mi piace sempre di più. Ne scriverò in maniera più dettagliata nei prossimi giorni.
Buone corse.

venerdì 5 febbraio 2010

Giakarta, Isola di Giava, Indonesia


Ci sono errori che ripetiamo spesso e sembra che non riusciamo ad imparare dalle botte e dalle lezioni. A cosa mi riferisco? Ad una cosa molto semplice, molto stupida per certi versi: quando non si conosce un ristorante, meglio eviatre di mangiare cose crude, soprattutto se ti trovi in Bangladesh. Come saprete, il Bangladesh è un paese molto musulmano ed è assai difficile trovare delle bevande alcoliche. Mentre mi trovavo in missione a Dhaka, vengo a sapere che c’è un ristorante giapponese dove servono birra. Di solito io non bevo e comunque sempre con molta moderazione. Se compro una birra, può rimanere in frigo per mesi, non mi viene la tentazione di berla. Il vino lo bevo anche di meno. Sono un fanatico di bevande gassate… che ci volete fare, il bambino che c’è in me…
A Dhaka, invece, forse perchè è una cosa proibita, c’era sta cosa della birra. Quando io e il mio collega australiano veniamo a sapere di questo ristorante, decidiamo di farci un salto, con un altro collega giapponese, al quale chiedo di ordinare anche per me. Il giapponese, essendo giapponese, ordina sushi, e io lo mangio, e dato che era buono, ne ordino una seconda porzione, il tutto innaffiato con due lattine di Heineken, che per la prima volta nella vita m’è sembrata buonissima.
La fine della storia probabilmente l’avrete già capita. Sono rimasto seduto sul cesso per quasi tre giorni, con un ricovero in ospedale, flebo attaccata al braccio e tutto quello che ne consegue: cioè, addio alle corse programmate, due giorni interi di missione buttati all’aria, partenza per giakarta rimandata.
Quindi, ricordatevi la lezione: mai mangiare del sushi a Dhaka.
Ora mi trovo sul l’isola di giava, dove si mangia, si beve e poi si… (un premio a chi indovina la fine della battuta – facile – chi la dice e il titolo del film). Sono a Giakarta, e come spesso accade, sono rimasto a bocca aperta, sbalordito, positivamente colpito. Intendiamoci, non ho ancora visto nulla ma ho imparato che capisci molto di una città dalle prime impressioni che hai, all’aeroporto, al banco dell’immigrazione, sulla strada che ti porta in città. All’aeroporto, ho trovato una cortesia rara e un’efficienza ancora più rara: file smaltite in un attimo per ottenere il visto e passare il controllo passaporti, valigia sul nastro prima ancora di arrivare, autostrada per la città bellissima, pulitissima, tantissimo verde molto curato e il pezzo di città che ho visto era pulito e molto ordinato, traffico intenso ma ugualmente ordinato.
Ora mi trovo nel residence dove mi hanno prenotato, ed è una cosa spettacolare. Adesso mi riposo un pò e poi mi farò un giro sul tapis roulant della palestra che si trova all’ultimo piano. In ufficio ci sono già passato e quindi ho il pomeriggio tutto per rimettermi un pò in sesto. Per domani ho un appuntamento alle 5 del mattino per una corsa allo zoo di giakarta con un club di runners che ho trovato su internet. Vi faro sapere.
Intanto, vi lascio questo sito: www.runforcongowomen.org, una storia straordinaria che ho letto sul giornale in aereo mentre venivo qua. Ne riparlerò nei prossimi post.
(In alto, Karim in action...)

lunedì 1 febbraio 2010

Correre a Dhaka, si può fare.


Qui mi trovavo in un'azienda modello nelle vicinanze di Dhaka, che adotta tecniche biologiche e di recupero rifiuti a dir poco eccezionali. In zone strategiche, ci sono dei bracieri accessi con bruciano delle foglie di neem per tenere lontano mosche e altri insetti. Le vacche sono tutte degli incroci tra la razza locale e le nostre frisone per aumentare la produzione di latte. Gli escrementi sono raccolti ed utilizzati per fare compost, le urine confluiscono in una vasca dove depositano i sedimenti e dopo vari passaggi vanno ad alimentare un laghetto dove si allevano pesci. Altri rifiuti organici vengono digeriti da vermi venuti dagli Stati Uniti, ed è ciò che questo lavoratore dalla faccia straordinaria, mi stava facendo vedere. Gli alimenti degli animali vengono tutti prodotti in azienda, tra cui anche delle alghe allevate in vasconi lunghi e stretti per dare un apporto addizionale di proteine.
Fantastico.
Per quanto riguarda la corsa, questa mattina mi sono svegliato alle sei, ma fuori era ancora buio pesto. Ho fatto un rapido rinforzino di 20 minuti e alle 6 e mezza precise ero fuori in strada. Ho cominciato la mia corsetta scoprendo dopo poche centinaia di metri un percorso lungo il lago di Gulshan. Il tratto è di circa un chilometro ed ho fatto qualche giro ad un ritmo abbastanza veloce. Dopo 41' ho deciso di finirla e tornare in albergo quando ho scoperto che c'è un altro tratto dall'altra parte della strada che sembra molto più lungo. Domani andrò a scoprirlo.
Sono soddisfatto. La corsa cominciava a mancarmi, e le mie povere membra ne avevano bisogno. Come capita spesso poi, durante la corsa ho avuto modo di riflettere su questi ultimi giorni e tutto mi appare più chiaro. I dati raccolti attraverso le riunioni avute, le discussione con le persone incontrate, tutto si è messo in ordine nella mia testa e tutto è diventato chiaro.
Sono le 9 e 30. Fra pochi minuti verrà la macchina a prendermi per andare a visitare un paio di laboratori diagnostici qui vicino. Due visite e la giornata sarà finita.
Adios!