mercoledì 25 febbraio 2009

Il Ruanda: breve racconto di un'avventura breve

Il racconto della mia avventura in catena di montaggio mi è venuto spontaneo, ascoltando la canzone dei MCR che parlava di operai e di fabbrica. Il racconto del Ruanda, invece, è stato un parto un po’ più difficile. Il Ruanda, per fortuna, è stato solo una breve parentesi della mia vita professionale. Il Ruanda ha rappresentato l’iniziazione alla professione, una prova di fuoco, un antipasto di quello che sarebbe venuto subito dopo, cioè la Somalia e la sua guerra infinita. Ma mentre in Somalia, nonostante la guerra non sia mai finita, si rideva ogni giorno, in Ruanda no. La guerra era finita, ma c’era poco da ridere. L’atmosfera era intrisa di dolore, la gente era cupa, triste. Nonostante in Somalia mi abbiano sparato, abbia rischiato la vita più d’una volta, abbia perso colleghi ed amici per colpa del piombo o di altre malattie, ne serbo un ricordo bello. Del Ruanda, nonostante non mi sia successo nulla, ne serbo un brutto ricordo.
Corre l’anno 1997 e mi ritrovo in Ruanda. Il genocidio è finito da 3 anni ormai, ma l’aria è tetra, l’atmosfera pesante. Appena sbarcato ho già voglia di andarmene. Devo sostituire un veterinario in un progetto per il miglioramento della razza caprina autoctona. La sede dell’organizzazione che mi ha assunto è a Gahini, un paesino situato nella prefettura di Kibungo, non lontano dalla capitale Kigali. A Gahini non c’è nulla da fare oltre al lavoro. La sera si cena con i colleghi, si beve qualche birra, si guarda la televisione. Internet in Africa è ancora un miraggio. Una sera, per cambiare, vado a bermi una birra con Jean, un collega ruandese. La conversazione langue e allora, azzardo la domanda più stupida che si possa fare in Ruanda: dove eri durante il massacro?
Jean comincia a parlare. Lui viveva a Gahini e faceva il veterinario, quando fu abbattuto l’aereo del Presidente, segnale dell’inizio del massacro dei tutsi ad opera di fanatici hutu. Il commando di hutu arrivò quasi subito a Gahini e tutti i tutsi si rifugiarono nella chiesa del paese. Gli hutu buttarono un po’ di bombe a mano nella chiesa e poi entrarono per finire i sopravvissuti. Il comandante del commando si mise a sedere sopra Jean e da quella postazione indicava ai suoi uomini chi si muoveva per finirlo con qualche colpo di machete. Poi si alzò, e tutti se ne andarono. Jean fu l’unico a sopravvivere a quel massacro. Ma aveva paura e decise di nascondersi nella latrina della prima casa che trovò. Si immerse con tutto il corpo nella merda, con la gente che gli pisciava e gli cagava addosso. Dopo qualche giorno, una bambina lo scoprì, e cominciò a portargli ogni giorno un po’ di banane e qualche bottiglia d’acqua. Poi la guerra finì e lui uscì dalla merda. Si portò addosso l’odore della merda per un lungo periodo.
Finisce il suo racconto e nel suo sguardo credo di notare una scintilla di pazzia… Non ho parole. Mi maledico per la mia stupidità e giuro che non farò mai più domande del genere. Lascio Jean da solo con i suoi ricordi e la sua birra e me ne vado.
Durante la mia permanenza in Ruanda, gli hutu cacciati dall’esercito tutsi cominciano a tornare. Scattano vendette, uccisioni e gli operatori umanitari sono bersagli. In quei giorni (gennaio/febbraio 1997) vengono uccisi 3 spagnoli dei Medici del Mondo, poi 4 funzionari dell’Alto Commissariato per i Rifugiati. Ci sono vari attacchi ad organizzazioni umanitarie. La situazione è veramente pesante e di notte non riesco a chiudere occhio. Voglio andarmene. Conto i giorni che mancano alla partenza. Voglio andarmene e la Somalia mi pare un posto migliore di questo.
Finalmente arriva il giorno della mia partenza e ho la sensazione di essermi salvato. Lascio uscire tutta la tensione accumulata in quelle settimane. Arrivo a Nairobi, dove passo una notte e la mattina presto, proseguo per la Somalia con un volo umanitario. Arrivo a Mogadiscio. C’è il sole, il mare, e un sacco di ragazzi armati fino ai denti seduti sulle tecniche. Ma chissà perché, mi trovo subito bene.
E la corsa? Oggi, 12 chilometri in giro per il centro di Roma a 4’30”. Al biscotto ho incontrato il mitico Gian Luca con un suo amico. Lo vedo bene: domenica andrai alla grande!

lunedì 23 febbraio 2009

Racconto...


Ho corso con l'iPod oggi. Mi sono preso mezza giornata di ferie, ho indossato le scarpe e via, nel traffico cittadino, per recuperare il lungo saltato di ieri. Temperatura perfetta, cadenza giusta, testa libera. Arriva Contessa cantata dai Modena City Ramblers. Il ricordo torna a tanti anni fa, tante vite precedenti...
La sveglia suona alle 5 e 30 nella casa vuota. Sono nel salone della casa dei miei a Vienna. Nel salone c'è un divano e la televisione. Nient'altro. Tutta la casa è vuota, tranne che per la cucina. I miei hanno traslocato a Roma, e io sono venuto a Vienna per evitare di partire militare.
Mi alzo, in automatico mi faccio il caffè, mi vesto e in pochi minuti sono in viaggio verso la fabbrica della Opel. Mi cambio negli spogliatoi, tuta da lavoro blu, scarpe di sicurezza, guantoni e mi vado alla mia postazione. Da destra mi arriva un pezzo del cambio di chissà quale modello Opel. Pesa 17 chili. Lo prendo, lo faccio girare, e lo incastro sulla sua base che mi passa davanti. Alzo gli occhi e guardo l'orologio a muro davanti a me. Segna le 6 e 2 minuti. Arriva un altro pezzo, lo alzo, lo giro, lo incastro. E cosí via. I minuti davanti a me sembrano non passare mai. Vorrei fumare, ma con i guantoni è un bel casino. Allora, appena c'è un rallentamento nella catena, tolgo i guanti, prendo il pacchetto, accendo una sigaretta che incastro su un posacenere lí vicino. Riparte il lavoro, e di tanto in tanto, mi avvicino alla cicca, aspiro un po' di fumo e vado avanti. 920 pezzi al giorni. 15 tonnellate di ferro tirato su. Ci sono tre pause. Un paio corte per un caffè veloce, una più lunga per il pranzo. I miei colleghi sono tutti rassegnati davanti alle loro postazioni. Anni e anni in quel capannone dove non entra la luce del sole, a fare sempre le stesse cose, e mi prende lo sconforto... Che cazzo ci sto a fare io in questo cazzo di capannone, laureato in Scienze Agrarie in une delle più prestigiose Università d'Italia??? Alle 14, finalmente si stacca. Mi cambio, prendo la macchina e torno a casa. Sono stanco, mi fanno male le braccia, mi fa male la schiena, vorrei prendere aria, ma mi butto sul divano e mi sveglio che sono le 11 di sera. Mangio qualcosa, e mi riaddormento, che domani alle 5 e 30 mi devo alzare.
In questa routine, un giorno, trovo una possibilità per fare dell'altro, e mi faccio assumere da un fotografo pubblicitario professionista come assistente. Ma solo di pomeriggio, si capisce... Lui si chiama Dario. E' sposato con un'austriaca ed è simpatico. Una sera, mi chiama che vuole andare al cinema.
- Dario, non ce la faccio, domani alle 5 e 30 mi devo alzare...
- Ti prego, Zio (il mio soprannome da sempre, Zio karim), usciamo stasera.
Ok, capisco che ha litigato con la moglie e mi convinco. Indipendence Day. Un cagata di film, ma c'erano gli effetti speciali che interessavano a Dario. Film che non finisce mai, e quando finisce, è l'una passata.
- Andiamo a bere qualcosa?
- Dario, non ce la faccio, che domani...
Ci ritroviamo nel Bermuda Dreieck al centro di Vienna, dove ci sono i locali. Ordiniamo qualche birra, e parliamo d'amore, di morte, di vita, di opportunitá.
Passano le ore, poi decidiamo di tornarcene a casa. La mitica Renault 21 non ne vuole sapere di partire. Arrivo a casa che saranno le 4 e 30. mi butto vestito sul divano. Appena chiudo gli occhi, suona la sveglia. Vaffanculo, penso, e la spengo.
Mi sveglio con calma, mi faccio la doccia, mi vesto, raccolgo le mie cose, prendo la macchina, faccio il pieno e parto per Roma. Mesi prima avevo incontrato un tizio che lavorava per una Ong ed era interessato a giovani agronomi da mandare in Africa. Arrivato a Roma lo chiamo. Era un venerdí.
- C'hai da fare domani?
- Sono libero.
- Okay, passa in ufficio domani alle 8.
Dopo un paio di mesi ero in Ruanda.
E la Opel mi deve un mese di salario.
Cosa c'entra con Contessa dei Modena City Ramblers. Nulla.
E la corsa? Una chiavica. 27 chilometri a 4'50"/km, gambe pesanti e sensazioni per nulla buone.

venerdì 20 febbraio 2009

Friday's post


E anche oggi è andata. 11 chilometri di fondo lento, anzi progressivo, o forse semplicemente katzen, iniziato a 5'30 a chilometro per scendere piano piano a 4'15" gli ultimi chilometri. Media finale 4'51"/km, per il classico percorso "giro di Roma" inventato da un collega. Si parte dalla FAO, circo massimo, lungotevere fino al ponte sublicio che si attraversa, poi lungotevere fino a Castel Sant'Angelo, si attraversa il ponte, si attraverso corso vittorio emanuele II, si fa la suggestiva Via Giulia (nella foto), e poi in rapida successione, Piazza Farnese, Campo dé Fiori, Piazza Navona, si costeggia Palazzo Madama, il Pantheon, Via dei Fori Imperiali, Colosseo e ritorno alla FAO. Sono una decina di chilometri che vengono poi intgrati con vari giri del biscotto a seconda delle necessitá. Oggi, ho chiuso con un solo giro, fermando il contachilometri a 11, come da programma.
La settimana si avvia alla sua conclusione. Bella settimana, solo per quanto riguarda la ripresa dell'allenamento e la tenuta del tricipite femorale. Per il resto, sarà una settimana che ci ricorderemo per la fine ufficiale della speranza PD. In questa settimana, un uomo è stato condannato a 4 anni per concorso in corruzione in atti giudiziari. Il corruttore non è stato condannato, ne', probabilmente, lo sará mai. Nessuno s'indigna, nessuno protesta. Peró ridiamo da matti alla battute di Benigni su di lui... Ma che ridiamo a fare, se il giorno dopo andiamo tutti a votarlo??
Andiamo a correre, che è meglio...

giovedì 19 febbraio 2009

Ritorno alla routine...


Post molto veloce, giusto per lasciare una traccia della mia esistenza...
Oggi, allenamento tranquillo, senza lode ne gloria. 11 chilometri corsi alla caffarella, senza guardare il cronometro, con una media finale di 4'36"/km. Ma la cosa positiva di quest'allenamento quasi anonimo, è che sono tornato ad una certa "normalità" nella pratica dell'allenamento. Esco ad ora di pranzo, mi faccio i miei chilometri, rientro in ufficio. Semplice, lineare. Ma la settimana scorsa non era cosí. Dolore alla coscia, riposo forzato, prime uscite timorose, paura di non riuscire a fare la Maratona di Roma.
Oggi, la situazione è molto diversa. Il dolore alla coscia è andato, l'azione di corsa è tornata fluida (anche se ancora mi freno in salita) e il morale è tornato alto, non come 2/3 settimana fa, ma comunque alto. Sto seguendo religiosamente il programma modificato e credo di riuscire ad arrivare in buone condizioni all'appuntamento del 22 marzo.
Intorno a quella data dovrebbe anche nascere la mia seconda bimba. Speriamo che non decida di venire al mondo proprio il 22 marzo, ma conoscendo le leggi di murphy, non mi stupirebbe...
A proposito di Murphy, "La confusione nella societa' e' sempre in aumento. Solo l'enorme sforzo di qualcuno o di qualcosa puo' limitare tale confusione in un'area circoscritta. Tuttavia, questo sforzo portera' a un aumento della confusione totale della societa'".
Non c'entra nulla, ma mi piaceva.

martedì 17 febbraio 2009

Non vinceremo mai...


Nel 2001, e sono passati 8 anni, Bill Clinton aveva appena lasciato la Casa Bianca, George W. Bush c'era appena entrato e l'11 Settembre era ancora una data come tante altre, il nostro Nanni tuonava dal palco di Piazza del Popolo "con questo tipo di dirigenti, non vinceremo mai!".
Dopo la vittoria di Prodi, ho pensato, come tanti altri, che Nanni non c'avesse visto giusto. Poi mi sono ricreduto, perché oggi è come se 8 anni non fossero mai passati. In America c'è un mulatto Presidente, l'Italia è diventata Campione del Mondo, e noi siamo sempre lí, che non riusciamo a guardare oltre la punta del nostro naso.
Quella sera, Nanni si chiedeva se, per vedere vincere il centro sinistra, bisognava saltare 2, 3 o 4 generazioni. Propendo per 4, forse 5.
Oggi, mentre sorseggiavo un caffè con un paio di colleghi, qualcuno ha chiesto come mai in Italia c'è ancora chi vota per Berlusconi. Allora, ho fatto notare che noi facciamo parte di una minoranza sempre più piccola che ancora non vota per Berlusconi. Dobbiamo cominciare a chiederci perché ancora non lo facciamo, e cercare di risolvere il nostro problema al più presto...
Dopo questa stronzata, parliamo di cose serie. Ieri, 11.5 chilometri corsi a 4'39", oggi, 17 chilometri a 4'46" alla Caffarella.

lunedì 16 febbraio 2009

Lungo di Domenica ed altro

Ieri ho eseguito il lungo come da programma, anche se l'ho accorciata di un paio di chilometri. Alla fine sono stati 27.5 chilometri corsi ad una media di 4'41". L'idea era di correre il lungo a 4'50-55". Sono partito, con il cronometro coperto dai guanti e la prima sbirciatina l'ho data verso il settimo chilometro, dove mi sono accorto che il ritmo era ben superiore. Ho ricoperto il cronometro ed ho proseguito senza pensarci troppo. Alla fine, ho mantenuto il ritmo fino alla fine senza faticare troppo.
La buonissima notizia è che la coscia non ha dato nessun fastidio. Con il lungo di ieri, ho chiuso la settimana con un totale di 63.25 chilometri, che non è male considerando che sono stato fermo per tutta la settimana precedente.
Lunedí: riposo
Martedí: 11 chilometri di fondo lento, media di 4'48"
Mercoledí: fondo lento e fartlek, toale 11.75 chilometri a 4'34"
Giovedí: saltato
Venerdí: 13 chilometri di fondo lento, media di 4'48"
Sabato riposo
Domenica: 27.5 chilometri a 4'41"
Totale: 63.25 chilometri
Ora inizia la fase fondamentale dell'allenamento. Nei giorni scorsi, mi sono riletto un pó il manuale di Albanesi e mi sono accorto che sono in tempo per adattare il suo programma d'allenamento alla maratona di 6 settimana alla mia situazione attuale. Il suo programma prevede una settimana di costruzione, 4 di carico ed una di scarico. Presupponendo che la costruzione nella mia situazione non è necessaria, mi faccio le 4 settimane di carico che prevedono fondo lenti, ripetute lunghe e lunghi di 28, 32, 36 e 28 chilometri e quindi quella di scarico.
Volevo chiudere questo post con qualcosa di sensato, ma il lavoro chiama e quindi mi fermo qua.

venerdì 13 febbraio 2009

Corsa e baci


Leggo nella letterature scientifica, che con un bacio di tre minuti si bruciano dodici calorie al minuto, mentre con uno appassionato se ne consumano fino a 20 al minuto.
Mercoledí scorso, come ben sapete, ho corso un fartlek con Gian Carlo. Al mio arrivo al biscotto, c'erano due ragazzi seduti su un muretto che si baciavano. Erano già lí quando sono arrivato. Hanno continuato per tutta la durata del mio riscaldamento, poi per tutta la durata dell'allenamento, e si sono alzati, continuando a baciarsi quando abbiamo finito il fartlek. In totale, più di 50 minuti, ininterrotti di bacio, senza mai staccarsi.
Io, dati alla mano, ho bruciato 804 calorie. I due ragazzi, ponendo che abbiano alternato baci tranquilli a baci appassionati, quindi circa 16 calorie al minuto, ne hanno bruciate 800 a testa, nello stesso lasso di tempo. Io correndo, loro baciandosi. Lasciando perdere considerazioni su chi abbai goduto di più in quel lasso di tempo, a me i conti non tornano. Sarà che non sono un grande baciatore, ma tra correre 12 chilometri a 4'30" e baciarsi per 50 minuti, credo di faticare molto di più correndo. Credo, anche perché l'ultima volta che ho dato bacio ininterrotto per 50 minuti è stato.... boh.
Detto questo, passiamo a cose più serie. Oggi uscita tranquilla alla Caffarella. 13 chilometri corsi a 4'48". Nessun fastidio alla coscia, buone sensazioni, ottimismo per il lungo di domenica.
37 giorni all'alba.

giovedì 12 febbraio 2009

Lungo di domenica

Allenamento saltato causa riunione improvvisa. Fanculo.
Per consolarmi, ho fatto la mappa del lungo di domenica.



Quanto mi girano.

mercoledì 11 febbraio 2009

Aritanga rompikojota...


Dedicato a Runner Blade
Piove, non piove, piove un pó, sta smettendo, esco o non esco... Alla fine, mi decido in in 10 minuti, alle ora 12 e 40 precise, sono al biscotto a inallelare giri dopo giri a ritmo tranquillo aspettando l'avvento di Runner Blade, che, preciso come al solito, appare all'ora stabilita. Al suo arrivo avevo già percorso circa 5 chilometri a 4'45". Con lui, abbiamo iniziato un fartlek, 200 metri allegri, 400 metri tranquilli. Nei 200 metri allegri non ho spinto, recuperando su Gian Carlo durante i 400 lenti. Poi ho cominciato a sentire qualcosa di non molto piacevole alla coscia infortunata e ho accuratamente evitato di fare i 200 allegri, accontentandomi comunque di un ritmo intorno ai 4'30" fino alla fine dell'allenamento di Gian Carlo. Il dolore alla coscia è piano piano diminuito, ma comunque sempre in agguato.
Alla fine, saranno stati quasi 12 chilometri corsi ad una media di 4'34".
Domani ci sarebbe un 20 chilometri di fondo lento in programma, da fare da mattina presto. Vedremo. La piccola Biancaneve, che potete ammirare qui sotto, ultimamente ha un sonno strano: una notte dorme alla grande e quella successiva magari la passiamo in bianco. Quindi, staremo a vedere.

martedì 10 febbraio 2009

Liberazione...

Oggi secondo test per verificare le condizione della coscia destra. Alle 12 e 30 precise mi trovo fuori dalla FAO per una mezz'oretta di corsa blanda. Parto a 5'00, la gamba gira bene, aumento leggermente il passo e mi assessto sui 4'40"-45". Circo Massimo, Lungotevere fino a Ponte testaccio, portuense fino a porta portese, lungotevere fino a Castel Sant'angelo e ritorno. Ovviamente inizia a piovere alla grande e quindi, arrivato all'altezza della Sinagoga, decido tagliare per il circo massimo e tornare alla FAO. Alla fine saranno stati 11 chilometri corsi ad una media di 4'48". Nessun dolore alla coscia, quindi un cauto ottimismo per una buona ripresa dell'allenamento che, a questo punto, dovró per forza di cose modificare. Nei prossimi giorni non forzeró, con l'idea di fare un lungo domenica di 30 K a ritmo blando. Mancano ormai 40 giorni alla Maratona di Roma, e pochi giorni da dedicare ai lunghi seri. Potrei fare 30 Km il 15 Febbraio, 36 Km il 22 Febbraio, 32 Km il 1 Marzo (Roma-Ostia piú un rinforzino di 10-11 chilometri), 34 Km l'8 marzo, 21 Km il 15 marzo e poi la Maratona il 22 marzo. L'idea sarebbe di lavorare molto sul fondo e lasciare perdere per il momento lavori di velocitá, per non stressare troppo il muscolo infortunato. A Roma di sicuro non cercheró il tempone, da centrare magari alla prossima Maratona d'autunno.
In ogni caso, la corsetta di oggi è stata come una liberazione, un'iniezione di ottimismo che mi serviva.
Detto ciò, dato che tutti hanno detto la loro su questa triste storia di Eluana, voglio dira anch'io la mia, con le parole di un giornalista e scrittore che amo molto, Vittorio Zucconi, che commentava cosí sul suo blog:
Se c’è un Paradiso, la signorina Eluana Englaro ora sicuramente ci abita. Se c’è un Purgatorio, è già stata rinchiusa là dentro per 17 anni, senza colpa. Se c’è un Inferno, spero che ci vadano i farabutti che hanno speculato e speculeranno sul suo corpo.

domenica 8 febbraio 2009

Settimana 2-8 febbraio: Doppio Fuck!

Settimana di riposo forzato. Sono stato fermo fino a stamattina, quando ho deciso di riprendere con una corsa blanda, appena 6 chilometri corsi a 5'00", giusto per vedere come rispondeva la coscia. C'è ancora un piccolo dolore sordo, che non mi spaventa ma che mi dice di riprendere con molta tranquillità. Domani, quindi, altri 30 minuti blandi e poi vediamo come andare avanti. Temo, a questo punto, che il tempo non sarà sufficiente per essere davvero in forma per Roma. Pazienza, quel giorno, al limite farò un lunghissimo, sicuro di non fare peggio che a Firenze!
Quindi il riepilogo settimanale è il seguente:
Lunedì: niente
Martedì: niente
Mercoledì: niente
Giovedì: niente
Venerdì: niente
Sabato: nulla
Domenica: 6 chilometri di fondo lento (sigh...)
Totale: 6 chilometri (doppio sigh...)
Se avete 4 minuti di tempo, gustatevi questo riassunto del film Four Rooms di Tarantino. Rende bene l'idea di quello che vorrei dire...

domenica 1 febbraio 2009

Settimana 26 gennaio - 1 febbraio: Fuck!


L'immagine qua sopra rappresenta un bicipite femorale. Potrebbe essere il mio, oggi sicuramente più utile come carne da grill che altro...
Tutto è iniziato giovedì scorso durante le ripetute da 2 chilometri che stavo facendo a 4'05" circa, con recupero attivo di 4'30". Verso la fine della seconda ripetuta, sento un dolore nella parte posteriore della coscia destra, un dolore sordo, non molto forte, ma abbastanza per farmi decidere di chiudere l'allenamento per evitare guai. Salto l'allenamento del venerdì, che dedico a mia moglie. Sabato era giorno di riposo, che ho rispettato religiosamente e oggi, dato che non sentivo dolori, ho deciso di fare un lunghetto a ritmo blando per verificare le condizioni del muscolo. Sono partito da casa mia, giù per il gianicolo, lungotevere fino all'acquacetosa, poi moschea e mi balenava l'idea di fare il percorso della maratona a ritroso. Ripassando davanti a ponte milvio, ecco che riappare il dolore alla coscia. Rallento e taglio per viale angelico, fino a raggiungere il Vaticano, poi di nuovo sù per il gianicolo. Il dolore si faceva sempre più intenso e l'azione di corsa sempre più difficoltosa. Sono arrivato a casa dopo circa 22 chilometri corsi ad una media di 4'58", senza faticare per nulla. Ma il dolore alla coscia persiste ancora adesso che scrivo. Credo si tratti di una contrattura. Mi fermerò per i prossimi tre giorni almeno e poi si vedrà.
La settimana era iniziata bene:
Lunedì, 14 chilometri di fondo lento a 4?58"
Martedì, 21 chilometri a 4'48" di media finale
Giovedì, ripetute interrotte per dolore alla coscia
Domenica, lunghetto di 22 chilometri a 4'58"
Totale settimanale: 62 chilometri, contro gli 87 preventivati
48 giorni alla Maratona di Roma, e questo non ci voleva, proprio ora che iniziava il carico serio.
FUCK!