martedì 30 agosto 2011

Triathlon in my mind

Ore 6 e 40 del mattino, sono fuori dal cancello di casa, scarpe di corsa ai piedi, zaino con i vestiti dell'ufficio in spalla, parto verso Villa Pamphili. Parto tranquillo, oggi voglio fare una corsa lenta, giusto per fare girare un po' le gambe e cominciare la giornata alla grande. Faccio il giro lungo della villa, sbuco da dove sono entrato e arrivo in ufficio. In totale, 16.7 chilometri alla media di 4'29", li mortacci, alla faccia della corsetta lenta.
Nelle ultime settimane, il triathlon mi è entrato in testa, un'idea fissa. Mi sto informando, leggo resoconti di gare, guardo filmati sul web e non vedo l'ora di fare il primo sprint. Ho già trovato una piscina vicino casa e dalla settimana prossima comincero' a prendere delle lezioni di nuoto. Quest' estate ho riscoperto il piacere di nuotare, il piacere di sentire il corpo scivolare leggero sull'acqua, ed è lì che è germogliata l'idea della multidisciplina. Purtroppo in quella piscina il club di triathlon è solo per i ragazzi. Ho cercato sul web, ma di società di triathlon a Roma, stranamente, ne ho trovate ben poche. C'è la Minerva, ma dal sito non si riesce a capire dove si trovano. Ieri, cercando sul web, sembrava che fossero a Via dei Quattro Venti, praticamente a 100 metri da casa mia. Mi ci sono fiondato dopo lavoro per trovare un condominio senza alcuna indicazione. Cazzo.
L'altra possibilità sarebbe quella dei Leprotti di Villa Ada, un po' lontano da dove mi trovo, ma nemmeno tanto. Il sito è bene organizzato e credo che li contattero' a breve.
Rimane il punto dolente della bici. Ci capisco poco e non so bene come muovermi. Si trovano in rete, ma anche a decathlon, bici nuove a poco prezzo, ma andranno bene, fosse solo per cominciare, oppure conviene andare su un usato di una marca buona? E vai che cerco su forum vari, porta portese, ebay, subito.it, qualcuna l'ho adocchiata, ma vado alla cieca. Nel weekend andro' a farmi un giro in qualche negozio di bici vicino casa per cominciare, letteralmente, a toccare con mano questi oggetti per me misteriosi. Ma come fanno delle bici a costare così tanto?
Intanto, con la corsa di oggi ho toccato quota 861.2 chilometri da maggio e solo ad agosto ne ho fatti 265.3.
Buone corse.

lunedì 29 agosto 2011

Di corsa, di scarpe e di altre sciocchezze

Sono tornato oggi dal lavoro dopo una settimana di “vacanza”. Ho finito di monitorare e ripulire la mia posta, di stilare le priorità della settimana e prima di buttarmi sul primo punto, mi rilasso, e cosa c’è di meglio per rilassarsi di andare a guardare come sono messo con la corsa?
Il web offre diversi strumenti per monitorare la nostra corsa, per non parlare poi dei classici programmi fai-da-te basati su excel, access o altri database. Personalmente, ne ho provati diversi. Fino a poco tempo fa usavo un semplice database su excel, uno nuovo per ogni nuovo periodo d'allenamento, ma per come sono fatto io, non riuscivo a monitorare un bel niente. Quando sono in ufficio non riesco ad accedere al file sul computer di casa, allora me lo mando da casa, poi me lo scordo in ufficio quando sono a casa. Un disastro. Mapmyrun.com e' stato uno dei primi programmi che avevo usato per vedere i percorsi fatti, poi l'ho lasciato per usare gmap-pedometer, molto più semplice e veloce. A luglio ho ripreso Mapmyrun, molto migliorato ma troppo, troppo pesante ed invasivo. Poi, per caso, ho trovato runningAHEAD (www.runahead.com), molto meno pesante, molto meno invasivo, più veloce e pratico. Permette di monitorare ovviamente la corsa ma anche altri sport (bici, nuoto e palestra). Per quanto riguarda la corsa, c’è anche la possibilità di inserire lavori più complessi come le ripetute o i fartlek in maniera semplice ed intuitiva. L’ho scoperto un po’ per case e mi ci trovo molto bene.
Ho inserito tutti i miei allenamenti da quando ho ripreso a correre con continuità e quando guardo il riassunto di quanto fatto ad oggi provo un moto di… boh, orgoglio? Non ne sono sicuro, ma sono contento.
A maggio, ho cominciato a corricchiare per un totale di circa 175 chilometri, a giugno ho aumentato a quasi 200, luglio 226 e ad agosto sono arrivato per il momento a 250 chilometri. Ma più dei chilometri, sono contento della costanza, cioè 4 uscite settimanali tranne che in due casi dove ne ho fatte solo tre e comunque per motivi di forza maggiore. Da maggio ho corso per 850 chilometri, più di quanto avevo anticipato nei miei programmi. Dalle timide uscite da 9-12 chilometri a 5’/k, sono passato ad uscite più “aggressive”, come quella di ieri che mi ha visto fare 21 chilometri ad una media di 4’32” in scioltezza, media ottenuta comunque anche con le temperature decisamente più calde di inizio settimana scorsa. Fisicamente mi sento bene, il tendine non mi da fastidio anche se lo “sento” diverse ore dopo la corsa quando sono a riposo.
Capitolo scarpe, con l’arrivo dei nuovi modelli, mi sono messo a caccia di offerte per i modelli vecchi. Come avevo fatto a febbraio, a luglio ho ricomprato di nuovo sul sito nonsologol.it le Wave Rider 14 a meno di 100 EURI con le quali ho percorso circa 300 chilometri. Poi, cercando sempre l’occasione, ho trovato ancora le Wave Rider 14 della mia taglia a 90 EURI su Misterrunning.com, occasione che non mi sono lasciato sfuggire. La cosa divertente è che questi due negozi sono situati entrambi ad Amantea (Cosenza) e distanti pochi metri l’uno dall’altro. Anche la grafica è molto simile.
Per finire, ieri mi sono goduto la finale dei 10 000 metri a Daegu. Impressionante la progressione di Mo Farah, ma ancora di più il recupero dell’Etiope Jeilan… Ma a quanto stavano andando???

venerdì 12 agosto 2011

18.65 chilometri, 1h26', 4'40" di media e il resto sono solo cazzate

- Ma quindi, tu da casa in ufficio ci vieni di corsa?
- Si, più o meno, cioè, da casa alla FAO sono pochi chilometri, quindi allungo un po’, tipo faccio un giro a San Pietro, magari raggiungo la moschea, poi torno indietro verso la FAO…
- Ma dai! E quanto ci metti?
- Beh, dipende, comunque un’oretta e mezza se esco presto e ho tempo, se no di meno e faccio un giro più corto…
- E a cosa pensi quando corri?

Sono le 6 e 40 del 12 agosto, sono a Villa Pamphili, corro e penso che fra due giorni saranno passati 16 anni da quando persi la mia giovinezza, non so se diventai veramente adulto, quel giorno, ma di sicuro, invecchiai. 16 anni, e sono ancora qui, non dico che ogni giorno penso a te, sarebbe una palla e tra lavoro, famiglia, bambini e cazzi vari, succede che qualche volta penso ad altro, ma quando ti penso, e succede spesso, rido o piango, e dopo aver riso o pianto, mi sento vuoto.
Sono le 7 e 05, sto svoltando sulla Gregorio VII, poco traffico e tutta discesa. Sento che quel giorno, mi è stato tolto un pezzo del mio corpo, mi manca una mano, un braccio, sono mutilato. Non eri un santo, non eri un angelo, eri una testa di cazzo e un figlio di puttana come me, d’altronde eri mio fratello, quello più piccolo, quello più amato.
Quel ferragosto di tanti anni fa era speciale. Io fresco di laurea, le porte del futuro spalancate davanti a me. Tu, fresco di maturità, una moto, un casco non messo e uno stronzo che ti taglia la strada per chiudere un discorso appena iniziato. Ho pianto, poco e di nascosto, ma ho pianto, come adesso, che sono quasi le 7 e 20 e cerco inutilmente di ricacciare indietro le lacrime che per fortuna si mischiano al sudore e i turisti che già si trovano a San Pietro non s’accorgono di nulla.
Sono passati 16 anni, baby amore mio, ho qualche filo bianco tra i capelli, un buon lavoro, una moglie, due bimbe e un terzo in arrivo, una Golf Plus di seconda mano e non dobbiamo fare rinunce. Sono il ritratto dell’uomo fortunato, cosa potrei chiedere di più alla vita, nulla, ma chissà cosa sarei pronto a barattare per riabbracciarti fosse solo per un istante.
Non so più che ore sono, sono sul Lungotevere in direzione della FAO. Mi devo ricordare di finire quel rapporto finanziario, ci sono un paio di progetti da rivedere, devo autorizzare i fondi per quell’attività in Madagascar e la riunione a Kinshasa. Un’ultima salitina, ecco, discesina, fatta, eccomi arrivato, 18.65 chilometri, media 4’40”.

- A cosa penso quando corro, ad un cazzo, proprio a niente.

martedì 9 agosto 2011

La forma in arrivo

Ieri sera, flessioni, addominali, pettorali, bicipiti, tricipiti e tutto il resto, per circa un'ora prima di cena. Maya, la bimba number one, cercava anche lei di fare gli esercizi come il papà. Questa mattina mi sono svegliato alle 6. Dopo un buon caffè, ho indossato lo zaino con i vestiti da lavoro, e sono partito. Come al solito, da Monteverde sono sceso già a San Pietro, poi Viale Angelico fino al tevere, Ponte Milvio, quindi Lungotevere fino a Ponte Testaccio per arrivare in ufficio che si trova al Circo Massimo. In totale 17 chilometri e mezzo corsi ad una media di 4'34", senza sforzo apparente. Doccia, vestizione e alle 8 e 30 puntuale come un orologio svizzero, ero seduto al mio computer con un sorriso ancora più da ebete. La corsa è andata liscia come domenica scorsa e le sensazioni sono state ottime fino all'ultimo. La settimana scorsa è stata la settimana durante la quale ho sperimentato un certo upgrade del mie performance. In questo periodo corro a sensazione, senza stare a guardare il cronometro per verifico il ritmo durante la corsa. Cerco di correre in maniera rilassata senza sfrozarmi troppo, e questo per recuperare un po' di fondo prima di lavorare sulla velocità. Fino a due settimane fa stavo su ritmi di 4'40" alti per distanza minori. La settimana scorsa ho piazzato un paio di sub 4'40" su distanze decisamente maggiori e questa settimana sembra di essere ancora sulla stessa via. Staremo a vedere come andranno le prossime tre uscite e poi dalla settimana prossima dovrò inventarmi il tempo per una quinta uscita settimanale per inserire lavori di qualità.
Domenica scorsa, con la famiglia, siamo andati al laghetto dell'EUR. Appena usciti dalla macchina, le bambine si sono fiondate tra i vialetti del parco, correndo come delle pazze. Tutto intorno bambini che correvano. C'erano anche dei cani che appena liberi dal guinzaglio, si mettevano a correre per i prati. In quel momento ho capito perché anche noi adulti corriamo: perché è l'unica cosa che ci permette di comportarci come bambini e cani sulla pubblica piazza senza che ci arrestino per atti osceni in luogo pubblico.

lunedì 8 agosto 2011

Una certa euforia nemmeno tanto strana

C’è una certa euforia che si è impadronita di me. Ho un sorriso da scemo stampato in viso e tutto mi sembra stupendo. A pensarci bene, di strano quest’euforia ha ben poco, la sua origine è chiara come l’acqua del mare di Calabria, e viene dall’aver calpestato dopo tanti mesi pezzi di strada che appena poche settimane fa consideravo fuori dalla mia portata. Ieri è toccato alla ciclabile dopo Ponte Milvio, fino alla tangenziale e ritorno sul Lungotevere fino al ponte Sublicio. In totale, 22 chilometri a 4’37”, senza particolari sofferenze, anzi, con la voglia di spingere dal primo all’ultimo metro, e con energia residua alla fine della corsa per andare anche oltre. Nulla di eccezionale, ma comunque un segnale che aspettavo.
Ma l’euforia è anche data dal lavoro svolto diligentemente fino ad oggi, più di 650 chilometri da maggio in poi, superando alla grande l’obiettivo che mi ero posto dei 500 chilometri da correre entro luglio. Ma oltre a questo, c’è molto di più. Da quando ho ripreso a correre, ho perso 9 chili attestandomi sui 64 chili, 2 in meno di quanto programmato, con il risultato che sono dovuto andare a comprare pantaloni taglia 46 perché nella 48 ci nuotavo. Ho anche un fisico più asciutto e più forte grazie alla ginnastica e i pesi e anche un umore migliore grazie a tutto questo ed altre sorprese positive delle ultime settimane.
Quest’euforia è il senso ultimo della corsa, lo stare bene, prima e durante la corsa, stare anche meglio dopo. Sono ancora lontano dalla forma conquistata a gennaio di quest’anno, dove la mezza sotto i 90 minuti la facevo in allenamento ed ero riuscito a fare un lungo di 30 chilometri ad una media di 4’24”. Ma la strada è giusta. Le gambe rispondono e i tendini se ne stanno tranquilli. Ancora una settimana per confermare lo stato di forma e dalla settimana prossima qualche lavoro di velocità. L’unico obiettivo è quello di riprendere la strada dove l’ho lasciata a febbraio di quest’anno, quando dopo ogni uscita rimanevo a bocca aperta, orgoglioso e stupito dal riscontro cronometrico. Non so dove sarei arrivato se non mi fossi infortunato sul più bello, ed è lì che devo tornare per scoprirlo.
Forse qualche gare a fine mese, forse no, forse continuare a sognare, di sicuro c'è solo la voglia di continuare a correre.

Perché non riesco a commentare sui blog?

martedì 2 agosto 2011

O mamma', come se fa', ce dicono de vive da morti per poi resuscita'...

Una settimana fa appena tornavo in ufficio dopo le ferie, che ormai sono un lontanissimo ricordo. Il livello di stanchezza sembra essere tornato quello di un mese fa. Tradizionalmente, i mesi di luglio ed agosto sono quelli che riservano le maggiori sorprese per quanto riguarda il mio lavoro. C’è sempre un’emergenza che spunta da qualche parte, quando il personale è al minimo e devi caricarti sulle spalle il tuo lavoro, quello dei colleghi in ferie e quello generato dalle “sorprese”. Quest’anno la sorpresa mi prende appena di striscio, eppure è una di quelle sulle quali mi ci dedicherei al 100%, non per piacere perché si parla di cose tristi, ma perché sono quelle che danno un senso a ciò che facciamo. Qualche TG ha dato la notizia, poi altre cose molto più importanti hanno preso il posto in prima pagina, e di 12 milioni di persone sull’orlo della carestia nel Corno d’Africa sembra che non importi più a nessuno.
E’ una cosa oggettivamente molto difficile da immaginare, milioni di persone che non hanno accesso a cibo e acqua, milioni di persone che fuggono dalle loro misere case per rifugiarsi in campi lontani, bambini, donne, vecchi, uomini, che approdano in posti sconosciuti per cercare cose che per noi sono le più ovvie: acqua e cibo.
Odio quelle campagne di sensibilizzazione che sbattono in faccia visi di bambini che soffrono, con le mosche che si posano sulle loro labbra, quasi a voler succhiare la poca vita che ancora gli resta. Non è con la pietà che si aiuta la gente, ma con l’informazione. Vedere immagini del genere può spingerti a fare la classica donazione da 2 euro e metterti il cuore in pace. Sapere il perché certe cose succedono può aiutare a far si che le cose cambino per davvero e che situazioni simili non succedano più.
La Somalia la conosco bene. E’ stato il primo posto dove sono andato a lavorare come agronomo junior in un progetto di cooperazione. Qualche mese prima di partire feci un intervista con una multinazionale, la Dupont, che cercava dei rappresentanti per i suoi prodotti. Alla domanda di cosa mi sarebbe piaciuto fare, risposi, ingenuamente, “viaggiare”, cosa che fece ridere gli intervistatori e mandare a monte la mia eventuale assunzione. Dopo pochi mesi trovai il lavoro che coniugava il mio desiderio di viaggiare con quello di aiutare gli altri. Avevo 26 anni ed ero un sognatore.
E fu subito Somalia, alla quale andai incontro con l’incoscienza di un adolescente, e che mi accolse con tutto il suo mix di umanità e bestialità. Quando ero lí, si diceva che la Somalia o l’amavi e rimanevi, o la odiavi e ne scappavi. Ci rimasi per 7 anni. Quando viaggio per lavoro, quello che mi lega al paese, al luogo, sono le persone. Sono loro che popolano i miei ricordi, e riscaldano il mio cuore. Quando penso alla Somalia mi vengono in mente tante facce, di amici e colleghi, alcuni morti, altri, ora, chissà.
Oggi siamo qua, ci incontriamo al mattino con i colleghi che sono “dentro” alla crisi, discutiamo della situazione nel corno d’Africa, sperando di riuscire a portare qualcosa a chi ne ha veramente bisogno. I colleghi del WFP fanno la loro parte, come tutte le altre agenzie delle Nazioni Unite. Noi ci occupiamo di aspetti che a dirli sembrano marginali, forse offensivi data la situazione. Ma una crisi va vista in tutte le sue componenti, e soprattutto va vista con gli occhi di chi soffre. Quello è il punto di partenza, sempre. Nei prossimi giorni, se ne avrò il tempo, cercherò di scrivere un po’ di più su quello che succede. Lo spazio è poco, il tempo anche meno, le cose da dire tante.
Oggi, 18 chilometri circa in un’ora e 23 minuti, media di 4’44”. Dalla ripresa a maggio, ho percorso 614 chilometri, con un aumento lento ma stabile del chilometraggio settimanale e mensile. Sono contento della costanza degli allenamenti, della risposta del corpo e soprattutto della tenuta del tendine. A volte sembra che mi faccia male, ma forse è solo suggestione.