venerdì 12 agosto 2011

18.65 chilometri, 1h26', 4'40" di media e il resto sono solo cazzate

- Ma quindi, tu da casa in ufficio ci vieni di corsa?
- Si, più o meno, cioè, da casa alla FAO sono pochi chilometri, quindi allungo un po’, tipo faccio un giro a San Pietro, magari raggiungo la moschea, poi torno indietro verso la FAO…
- Ma dai! E quanto ci metti?
- Beh, dipende, comunque un’oretta e mezza se esco presto e ho tempo, se no di meno e faccio un giro più corto…
- E a cosa pensi quando corri?

Sono le 6 e 40 del 12 agosto, sono a Villa Pamphili, corro e penso che fra due giorni saranno passati 16 anni da quando persi la mia giovinezza, non so se diventai veramente adulto, quel giorno, ma di sicuro, invecchiai. 16 anni, e sono ancora qui, non dico che ogni giorno penso a te, sarebbe una palla e tra lavoro, famiglia, bambini e cazzi vari, succede che qualche volta penso ad altro, ma quando ti penso, e succede spesso, rido o piango, e dopo aver riso o pianto, mi sento vuoto.
Sono le 7 e 05, sto svoltando sulla Gregorio VII, poco traffico e tutta discesa. Sento che quel giorno, mi è stato tolto un pezzo del mio corpo, mi manca una mano, un braccio, sono mutilato. Non eri un santo, non eri un angelo, eri una testa di cazzo e un figlio di puttana come me, d’altronde eri mio fratello, quello più piccolo, quello più amato.
Quel ferragosto di tanti anni fa era speciale. Io fresco di laurea, le porte del futuro spalancate davanti a me. Tu, fresco di maturità, una moto, un casco non messo e uno stronzo che ti taglia la strada per chiudere un discorso appena iniziato. Ho pianto, poco e di nascosto, ma ho pianto, come adesso, che sono quasi le 7 e 20 e cerco inutilmente di ricacciare indietro le lacrime che per fortuna si mischiano al sudore e i turisti che già si trovano a San Pietro non s’accorgono di nulla.
Sono passati 16 anni, baby amore mio, ho qualche filo bianco tra i capelli, un buon lavoro, una moglie, due bimbe e un terzo in arrivo, una Golf Plus di seconda mano e non dobbiamo fare rinunce. Sono il ritratto dell’uomo fortunato, cosa potrei chiedere di più alla vita, nulla, ma chissà cosa sarei pronto a barattare per riabbracciarti fosse solo per un istante.
Non so più che ore sono, sono sul Lungotevere in direzione della FAO. Mi devo ricordare di finire quel rapporto finanziario, ci sono un paio di progetti da rivedere, devo autorizzare i fondi per quell’attività in Madagascar e la riunione a Kinshasa. Un’ultima salitina, ecco, discesina, fatta, eccomi arrivato, 18.65 chilometri, media 4’40”.

- A cosa penso quando corro, ad un cazzo, proprio a niente.

11 commenti:

GIAN CARLO ha detto...

Un abbraccio.

theyogi ha detto...

a volte..... col mio ci leviamo 4 anni. abbiamo condiviso talmente poco che è come se non ci fosse, specie adesso che avrebbero bisogno di lui.....

Ciccò ha detto...

ricordalo, ricordalo sempre. tienilo vivo ed amato nella tua memoria e vivi la tua bellissima vita

Bruno (il mio blog ha traslocato) ha detto...

...

Pimpe ha detto...

cosa penso quando corro ?
tante volte mi scarico dalla merda di questo mondo....

e torno sereno, anche se non so spiegarmi nulla... poi corro e basta ! ;-)

ciao karim ;-)

Anonimo ha detto...

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Simone ha detto...

Che dire? Un saluto, speriamo di vederci presto (forse domenica mattina passo alla FAO, se Stanley corre...)

Luca ha detto...

TI capisco proprio tanto...

Karim ha detto...

Cazzo, quanto mi dispiace Luca.

Anonimo ha detto...

Grazie per avere scritto tutto questo. Ero capitata qui navigando tra blog di runner attorno a ferragosto, e avevo letto. Non potevo sapere in quel momento che anche io stavo per perdere una sorella nello stesso modo. Ogni tanto torno qui a leggere e in qualche modo mi conforta.
Marina

Karim ha detto...

Ti abbraccio forte, Marina.