lunedì 25 marzo 2013

Un ritorno al passato


Sono seduto a poppa della nave, vento in faccia, e ripenso agli ultimi giorni, un salto nel tempo che mi ha riportato agli inizi della mia carriera professionale, quando “sul campo” ci passavano giorni che diventavano settimane e poi mesi, le mille colline del Ruanda, la terra arida e dura della Somalia, dove parlavo con gli agricoltori sulle loro terre e nelle loro case, trattavo con bande armate, dormivo per terra, cacavo nei campi, mi facevo la doccia con bottiglie d’acqua marrone, facevo interminabili viaggi in macchina, ogni blocco stradale una piccola preghiera affinche’ tutto andasse bene (a quei tempi ero ancora credente...), camminate e sudore sulla fronte. Che tempi! Poi, con l’esperienza, il lavoro si trafserisce sempre di piu’ lontano dal campo, in citta’ sempre piu’ grandi, cosi come le scrivanie dietro alle quali mi siedo. Il campo piano piano sparisce, mi ritrovo a fare “missioni” nelle capitali, a parlare con gente del ministero, di altre agenzie o istituzioni a parlare di e per conto di gente che non conosco. I “beneficiari”... figura sempre piu’ mitica per gente come me, che ha perso il contatto con “il campo”. Poi succede che sei chiamato a fare una missione di monitoraggio di un progetto di cui sei responsabile, da lontano pero’... Cerchi delle scuse per non andare, ma ti tocca. Il sito non e’ raggiungibile in aereo, nemmeno con la macchine, ci vuole una traversata di almeno 10 ore in barca a seconda del tempo e delle condizioni del mare, arrivati li strade non ce ne sono, difficolta’ di accesso e movimento, niente elettricita’, niente internet, ma ti tocca e allora vai. E sono andato. 5 giorni, un viaggio aereo fino a Padang, poi una barca affittata per tutta la squadra (io, i donatori, altre agenzie collaboratrici, il governo centrale, provinciale e distrettuale) che salpa alle 11 di sera con la marea per una navigazione di circa 8 ore, arrivo a Tua Pejat nell’isola di Sipora, prima riunione nel mattino, al pomeriggio si riparte per l’isola di Pagai Utara, a Sikakap dove arriviamo nella notte, un p[aio di giorni di monitoraggio sul campo, e poi ritorno a Padang e aereo per Jakarta.
I due giorni nelle isolette di Pagai Utara e Pagai Selatan rimarrano per sempre nella mia memoria perche’ sono tornato bambino, con la moto da cross per stradine sterrate nella giungla a visitare i nostri beneficiari, parlare con loro nel caldo e nell’umidita’, mangiare insieme a loro, vedere come stanno andando le cose, riprendere le moto e giocare a fare il motocross per raggiungere la destinazione successiva. Mi sono divertito, vero, ma e’ stato bello perche’ e’ stata l’occasione che mi ha permesso di ricordarmi perche’ faccio questo lavoro. Ho parlato con gente che due anni fa si e’ vista portare via tutto da un’onda gigantesca di Tsunami, ho parlato con un padre che non e’ riuscito e trattenere suo figlio che teneva tra le braccia, gente che da due anni vive in “case” di legno provvisorie in condizioni sanitarie pessime, gente che nonostante tutto ha la schiena dritta e combatte ogni giorni per non soccombere. Diversi villaggi devono essere ricostruiti in zone piu’ sicure, poi ci si mette la burocrazia, la protezione dell’ambiente, il rifiuto di altre comunita’ di costruire sulle loro terre, e passano gli anni e questi che aspettano senza poter fare nulla, nemmeno coltivare le terre sulle quali sono ospitati.
Sono ripartito con la ferma intenzione di fare del mio meglio per aiutare il piu’ possible queste comunita’, ma gia’ prima di completare la travesata, la realta’ aveva ripreso il sopravvento. Ma cosa posso fare io, non sono un santo, ne un eroe, per qualche giorno parlero’ di voi e cerchero’ di sensibilizzare altri, ma poi altre emergenze, altre situazioni s’imporranno, e ...
Qualche foto per dare l'idea....
Nella foresta, piantagione di cacao
Attraversamento guado su zattera

Delfini venuti a salutarci al momento della nostra partenza

La nostra barca al mattino presto

Pescatore tra le isole Pagai Utara e Selatan
La mia moto...

Prova foto artistica, pescatore all'alba
 L’allenamento per il prossimo appuntamento agonistico sta andando avanti, tocca solo capire quale sara’ questo appuntamento agonistico... La corsa sta migliorando, riesco a correre per piu’ giorni consecutivi senza avvertire dolore. Sabato ho tenuto una media di 4’30”/k per circa un’ora, e oggi ho replicato in maniera piu’ rilassata a 4’40”. Ieri sessioni bike con lunghi tratti a 38-40 km/h in gruppo. Mia moglie l’ha presa seriamente e si allena con costanza ed attenzione.
Questo e’ tutto da una Jakarta ancora piovosa.

mercoledì 13 marzo 2013

Lake Kenyir - il resoconto e 76 chicchi d'uva



E' stata dura, molto più dura di quanto m'aspettassi ed è capitato ciò che non avevo messo in conto: un ritiro.
Arrivo a Kuala Lumpur il venerdì pomeriggio e di notte prendo l'autobus per raggiungere il lago Kenyir. Durante il viaggio faccio conoscenza con diversi ragazzi che parteciperanno alla gara. Tra una chiacchiera, una dormita e qualche pagine di Richard Dawkins, le 7 ore passano abbastanza velocemente. La giornata di sabato passa tra la sistemazione in albergo, la messa a punto della bici, registrazione alla gara e un giro di ricognizione del percorso bike durante il quale capiamo che saranno cazzi amari. Il triathlon è un olimpico maggiorato, con 1600 metri di nuoto, 45 chilometri di bici e 11 di corsa. Il percorso bici e' tutto un sali e scendi, con un paio di salite spacca gambe nel finale. Sulla prima di queste salite, siamo obbligati a scendere dalla bici e proseguire a piedi.
In serata, cena "carbo loading" e il briefing durante il quale lo Zio Sam (il re indiscusso del movimento triathlon in Malesia) si esibisce in uno show indimenticabile (per dirne una, entra in scena ballando Gangnam Style mimando nuoto, bici e corsa...). 600 partecipanti, 28 paesi diversi. Atmosfera magnifica, posto stupendo.
Domenica mattina mi sveglio presto, caffè, pit-stop, preparazione zona cambio, la ficata del numero stampato sul braccio, e alle 8 in punto parte il primo gruppo di atleti, quelli con il capuccio blu. Io sono nel secondo gruppo, capuccio bianco, e dopo 5 minuti tocca a noi. E' la mia prima gara di tri e anche la mia prima nuotata in acque aperte. La tattica dei giorni precedenti era di stare defilato e partire da dietro. Ma un veterano conosciuto sul posto mi dice che almeno il 75% dei partecipanti la penserà allo stesso modo e che quindi conviene buttarsi davanti e menare forte per i primi metri. Decido di seguire il consiglio del veterano, che poi scoprirò essere alla sua seconda partecipazione ad una gara di tri.
Mi butto davanti e comincio a nuotare. Non è una tonnara come m'aspettavo, sbatto su qqualche gamba ma trovo abbastanza presto un buon ritmo e una nuotata molto sciolta e tranquilla. Qualcuno ovviamente mi sorpassa, ma dopo un pò comincio a sorpassare atleti partiti nel primo gruppo e sono pochi quelli del terzo gruppo a passarmi. Esco dall'acqua molto soddisfatto e rilassato. La zona di transizione è posta dopo una salita di 500 metri.

Tutto procede benissimo e mi ritrovo in bici. Il giro bici è tremendo. Si inizia con una bella discesa, poi una bella salita, poi una nuova discesa molto lunga nella quale tocco i 76 chilometri all'ora. Al sesto chilometro ho un contatto con un altro ciclista, la mia ruota anteriore contro la sua posteriore. Il suo deragliatore posteriore si spacca, io ho solo un raggio rotto e altri 3 piegati. Dopo pochi minuti riparto. Subisco qualche sorpasso, qualcuno ne faccio, riesco a riagganciare il gruppo nel quale stavo quando ho avuto l'incidente e stupidamente comincio a tirare. Il percorso bike è un'andata e ritorno e quindi le discese di inizio percorso vanno rifatte in senso contrario. Durante una salita, il gruppo si sgrana. Mi aggancio ad un compagno e questo comincia ad incitarmi, dai che siamo forti, che ce la facciamo. Lo guardo e gli dico che davanti a noi c'è una ragazza con una mountain-bike, che non siamo riusciti a staccare da 30 chilometri. Lui mi guarda e mi dice che è da 40 minuti che non pensa ad altro.
Ho degli accenni di crampi gia' da diversi chilometri. Ho degli gel di zuccheri, ma niente sali minerali. La grande discesa di inizio frazione diventa ovviamente una salita incredibile. Cerco di alzarmi sui pedali ma i crampi mi bloccano subito. Mi fermo, scendo dalla bici e comincio a salire a piedi, come l'80% dei concorrenti. La ragazza con la mountain bike va su tranquilla e non la rivedrò più (era comunque una frazionista, giusto per consolarmi un pò...). Arrivato in cima, risalgo in bici e riparto. Mancano orami solo un paio di chilometri, una bella discesa e poi l'ultima salita che affronto cercando di alzarmi sui pedali. Ma dei nuovi crampi ancora più forti di quelli precedenti mi bloccano subito. Riesco a staccare le scarpe dai pedali, ma non riesco a muovere le gambe. Sono bloccato sulla bicicletta, senza riuscire a smontare. Aspetto qualche minuto, poi quando i muscoli si sciolgono, smonto dalla bici e spingo la bici in cima.

Rimonto e raggiungo la zona cambio e comincio la frazione corsa e comincio a meditare. Sono 11 chilometri, fa un caldo bestiale, ho dei crampi. Prevedo 11 chilometri d'inferno, prevedo qualche passo di corsa alternato a lunghe camminate, prevedo un tempo interminabile e tante bestemmie. Decido di fermarmi e tenermi i bei ricordi e la bella esperienza.
Le condizioni erano oggettivamente molto dure e so di avere commesso diversi errori (scarsa idratazione il sabato, niente sali minerali, in bici ho voluto fare lo splendido...), ma nonostante cio' sono molto contento dell'esperienza fatta.
Ultima nota, il viaggio di ritorno in aereo e' stato allucinante. C'era una comitiva di pellegrini di ritorno dalla mecca. Ora, non sono un esperto, ma mi pare di capire che quando stai li li per schiattare, un giro alla mecca puo' darti l'eterna salvezza o qualcosa del genere. L'aereo era occupato al 90% da questi pellegrini, tutti vecchi, tutti vestiti allo stesso modo, tutti con un paio di valigie a mano e almeno due buste di plastica piene di roba, tutti, dico tutti che tossivano che se non mi sono preso la tubercolosi questa volta sono immune per il resto della mia vita. Per completare la scena, vicino a me c'era, scusate per il politically incorrect, un grassone talmente grasso che prendeva meta' del mio posto. Si e' subito addormentato e ha cominciato a ruttare non stop fino all'arrivo a Jakarta. Se questi si apprestavano ad andare in paradiso, a me m'hanno fatto passare due ore d'inferno. E, a proposito di paradiso e inferno, il caso ha voluto che stessi leggendo "the god delusion" di Richard Dawkins, e in particolare un passaggio dove uno scrittore ex-musulmano spiega che la leggenda che vuole i martiri andare in paradiso con 76 (o 72 o 99 e chi se ne frega...) vergini sia il frutto di un errore di traduzione, dove il termine originale tradotto in "vergine" sta invece ad indicare dei chicchi d'uva. Fantastico. (E sempre a proposito delle vergini, mi viene in mente la battuta di George Clooney - E che ci faccio con 76 vergini, preferisco 6 puttane...)
Non vedo l'ora di ributtarmi di nuovo nella mischia. A maggio c'e' il Bintan Triathlon e a giugno c'e' il Bali Triathlon. A Bali dovrebbe esserci l'esordio di mia moglie sulla distanza sprint, quindi io ci saro' e l'accompagnero' dal primo all'ultimo metro. A luglio c'e' ancora una bella gara a Port Dickinson in Malesia, e poi un 70.3 a Phuket in Tailandia. Nei prossimi giorni vedro' che fare.
Buone corse!

mercoledì 6 marzo 2013

4 giorni all'alba

Direi che ormai, ci siamo. Non so quanti chilometri ho corso, quanti ne ho fatti in bici o in piscina. Non sono mai stato molto bravo a registrare i dati dei miei allenamenti e comunque sarebbe una cosa abbastanza relativa. So solamente che dal momento che mi sono iscritto alla gara, ho corso, nuotato e sono andato in bicicletta in maniera regolare e costante, ho perso i chili di troppo, ho smesso di fumare, mi sento meglio e pieno d'energia.
La gara andra' come andra', forse bene, forse male, ci sono tante incognite, la prima nuotata in acque libere con centinaia di persone intorno, il tracciato difficile, il clima caldo e umido, le transizioni che non ho ben provato, il viaggio lungo... ma m'importa poco. Domenica mattina, a meno di qualche imprevisto, saro' in riva al lago Kenyir aspettando un momento cercato e voluto da tempo, l'inizio del mio primo triathlon. Poi, verra' quel che verra', ma sono conscio di essere in forma e di poter fare una porca figura. Non credo di uscire fra i primi dall'acqua, ma tra bici e corsa dovrei potermi divertire.
Ho scritto che ho smesso di fumare... che bello poterlo dire... ho smesso tante volte in vita mia, e altrettante volte ho ricominciato, tanto che ormai non m'illudo piu'. Sono un fumatore, per adesso non fumo, ma l'esperienza m'insegna che un giorno non lontano, magari dopo aver bevuto un paio di birre con qualche amico, o durante un periodo di stress, mi accendero' una sigaretta, sapendo benissimo di stare per fare una grandissima cazzata. Il gusto di quella sigaretta sara' terribile, tanto che la spegnero' dopo pochi tiri, maledicendomi e vergognandomi ma pensando gia' alla prossima volta che ci riprovero'. Perche' ci riprovero' subito dopo, magari la stessa sera, e questa volta riusciro' a mandare giu' quel fumo, ma non proprio fino in fondo perche' fara' un po' male, ma con costanza e dedizione, riusciro' nell'impresa di ricominciare a fumare. Fumero', e poi ricomperira' quel mal di testa che, strano ma vero (!), sparisce il giorrno stesso che smetto di fumare, e poi ricomincera' una leggera tosse, al mattino, e poi mi sentiro' nervoso quando una riunione si prolunghera' senza possibilita' di uscire per fumare, e m'incazzero' perche' fuori piove e ho scordato di comprare le sigarette, etc...
Allora mi tornera' la voglia di smettere, smettero', poi ricomincero', e smettero' in un ciclo infinito. Che due palle.
Per il momento non fumo, sto bene, le mia bambine apprezzano e vorrei non ricominciare mai fosse solo per non deluderle.
Oggi e' mercoledi, mancano 4 giorni all'alba, sono un po' nervoso.
Buone corse.