mercoledì 29 luglio 2009

La lap dance

Avere una famiglia ti cambia, in meglio o in peggio, non so, ma ti cambia. Ne ero consapevole già prima, ma la missione appena conclusa in Tanzania e in Kenya, me l’hanno confermato. Sono stato scapolo per tre settimane, tre settimane di assoluta libertà, durante le quali sarei potuto uscire ogni sera, ubriacarmi fino a star male fino alle 5 del mattino, senza dover render conto a nessuno (tranne che al mio datore di lavoro, s’intende). E invece, ho passato gran parte delle serate a casa dell’amico che mi ospitava, a rifarmi una cultura su Quentin Tarantino. Ci siamo visti Pulp Fiction un paio di volte, Reservoir Dogs (Le Iene), Four Rooms e A Prova di Morte (Deathproof), che non avevo mai visto. Non sono un critico cinematografico, ma quando vedi un film del genere, t’accorgi che stai guardando qualcosa di speciale.

E la scena della lap dance ne è un solo assaggino.



Torniamo a noi, anzi, a me. Oggi, ora di pranzo, ho lasciato GPS e fascia cardio nello zaino, e sono uscito a correre. Giretto classico lungo il tevere e chiusura allo stadio delle terme di caracolla, dove ho fatto un po’ di flessioni e d’addominali. In totale sono stati circa 7 chilometri corsi ad un ritmo blando, superiore ai 5’a chilometro, e senza forzare. Mi rendo conto che ultimamente sto correndo veramente a cazzo, con chilometraggi e ritmi ridicoli. Ma non me ne faccio un cruccio. Al momento la situazione è questa, e le endorfine che non produco correndo, me le forniscono le mie bambine. E anche la moglie, ça va sans dire…

Chiudo con una poesia. Non sono un poeta, in genere non mi piacciono, ma nel film Deathproof, Stuntman Mike dice i versi di una poesia a Butterfly, per indurla a ballare la lap dance. Questi versi sono i seguenti:

The woods are lovely, dark and deep.
But I have promises to keep,
And miles to go before I sleep,
And miles to go before I sleep.

Che tradotti in italiano suonerebbero cosí:
I boschi sono belli, scuri ed avvolgenti,
Ma io ho promesse da mantenere,
E miglia da percorrere prima di dormire,
E miglia da percorrere prima di dormire.

Ecco, queste miglia da percorrere prima di dormire mi piacciano da morire.

(Robert Frost, “Stopping by Woods on a Snowy Evening”)

martedì 28 luglio 2009

Gin tonic come profilassi antimalarica

Eccomi di nuovo qui. So bene che la mia prolungata assenza è stata molto sentita e quindi scrivo questo post per tranquillizare tutti voi: sono tornato. Ho passato tre settimane tra Tanzania e Kenya. I chilometri percorsi non sono stati molti. A Dar Es Salaam, ho fatto qualche chilometro sul tapis, a Nairobi ho corso un paio di volte sulla strada, poi ho optato per il tapis. Ero in viaggio per lavoro e non sono riuscito a ritagliarmi abbastanza tempo per andare a correre. C'è da aggiungere che ho vissuto in Kenya per tanti anni, fino al 2004, e non ci tornavo da allora. Ho passato molto tempo con i miei vecchi amici e ho preferito passare il tempo libero con loro piuttosto che con le scarpette. E' una debolezza umana, mi capirete. Qualcosa di buono comunque c'è stato. Le due volte che sono uscito a correre per strada, non ho accusato un affanno eccessivo, nonostante mi trovassi a quasi 1700 metri slm. Sono riuscito persino a correre sul tapis con sensazioni simpatiche, nonostante la mia avversione per questo strumento, che ora comincio a rivalutare.
Scriveró di più su Nairobi nei prossimi giorni, quando riprenderó a correre, spero da domani. Comunque, il mio trasferimento sembra ormai cosa fatta. Si stanno finalizzando alcuni aspetti e spero di partire durante il mese di settembre.
Per chiudere, vi anticipo i risultati del test che ho condotto su me stesso durante questa missione. L'obiettivo era di trovare una profilassi antimalarica che non avesse troppi effetti collaterali sul fisico. La sostanza che ho provato è il classico gin tonic. L'acqua tonica, infatti, contiene un pò di chinino. Il gin, da parte sua, contribuisce a rendere gustosa la medicina, meglio se con ghiaccio e una fetta di lime. Ne ho bevuto diversi bicchieri ogni giorno (bwana, double gin tonic moja, tafadhali!), dalle 18 alle 2 di notte, e non ho preso la malaria. Quindi, funziona.
Qualcuno mi farà notare che la malaria a Nairobi non c'è, ma non credo che ciò possa mettere in discussione lo straordinario risultato raggiunto.

martedì 7 luglio 2009

Step 1: Dar Es Salaam

mmmmm... non ci siamo. Sono a Dar Es Salaam, cittá che mi piace, pulita, simpatica, ma un traffico che quello sul lungotevere la mattina non é nulla. Quindi, di correre per strada non se ne parla. Nel mio albergo, niente palestra. Allora ho provato al Kempinsky (suite reale 5000 EURO a notte), ma la palestra l'hanno chiusa oggi per lavori. Sono andato quindi al Movenpick (suite reale 4000 EURO), ma la palestra é solo per i clienti e per i membri. Ok, dico io, quanto costa la camera piú sficata? 600 EURO. Ok, dico io, magari torno dopo. Un mio collega va in una palestra appena fuori cittá, ma oggi é festa nazionale, quindi la palestra é chiusa. Ok, dico io, pazienza, saró piú fortunato domani.
Alla partenza a Roma, ero immerso in un bellissimo libro di Riszard Kapuscinsky "In viaggio con Erodoto", quando sento l'alto parlante che dice "I signori Bin Laden e Al Zawahiri sono pregati di recarsi al banco del volo Egyptair MSXXX per Il Cairo per informazioni". Passo dalla Grecia di Erodoto, al presente di Fiumicino, davanti al banco del volo Egyptair per Il Cairo. Cazzo, penso io, é il mio volo, e dovrei volare con Bin Laden e Al Zawahiri??? Ripetono il messaggio, i nomi sono simili ma non sono quelli. Mi tranquillizzo ma poi penso che non c'é un volo piú sicuro di uno con Bin Laden e Al Zawahiri a bordo.
Al Cairo, tre mignotte decidono di scendere dall'aereo pronto al decollo, chissé per quale motivo. Risultato: due ore, dico due ore, per trovare il loro bagaglio di merda (perdonate il francisismo) e ripartire. Fuck.
Arrivo a Dar alle 7 del mattino invece che alle 5. Mi becco tutto il traffico per arrivare in albergo alle 9. Nemmeno il tempo di posare la valigia, che suona il telefono: l'autista che é venuto a prelevarmi. Doppio fuck.
Comunque, domani dovrei riuscire a correre. Dovrei. Stasera, intanto, mi sono bevuto 3 litri di birra con il mio collega Mike, la sua futura moglie Lesley e un americano del Wyoming che si chiamo Hunter? Cazzo, gli ho detto, il nome i tuoi l'hanno scelto dopo aver visto il cacciatore con Robert De Niro e la colonna sonora di Gloria Gaynor? Si é fatto una risata e poi mi ha chiesto se era vero che il nostro presidente del consiglio si tromba le ragazzine...
Abbiamo ordinato un'altra birra.


Nota di servizio: qui siamo ancora a 56K...

venerdì 3 luglio 2009

Vamos a matar, companeros!

Eccomi qua a scrivere l'ultimo post dall'Italia (almeno per questo mese di luglio). Continuerò a postare dalla Tanzania e dal Kenya e cercherò d'inserire un sacco di foto: quei posti meritano!
Dopo il nubifragio di ieri, ho deciso di farmi un giro insolito per vedere un pò i danni causati e non sono pochi. Per chi conosce Roma, dalla FAO sono salito costeggiando lo stadio lungo via baccelli, sulla quale ho proseguito verso largo delle terme di caracalla, quindi giù per viale di porta ardeatina, via delle mura latine, viale metronio fino a San giovanni, via merulana, un giro nel rione monti per sbucare al colosseo, via dei fori imperiali, piazza venezia, via del teatro marcello, circo massimo fino al biscotto.
Ho visto decine di alberi sradicati (non esagero, almeno una ventina), molti dei quali caduti sulle macchine parcheggiate, ho visto diverse pattuglie di pompieri intente a tagliare gli alberi, diverse persone munite di motoseghe a togliere i rami dalle strade ed un'infinità di rami caduti che hanno causati altri danni a veicoli e abitazioni. Credo che sia un mezzo miracolo che nessuno si sia fatto male per davvero. Il grosso del nubifragio deve essersi abbattuto in queste zone, molto meno a monteverde dove abitiamo giancarlo ed io, dove è venuto giù comunque un bel pò d'acqua senza però causare grossi danni.
In totale sono stati 8 chilometri e rotti corsi a 4'55" con sensazioni molto positive: mi sono divertito a tirare in salita e a recuperare in discesa. Faceva caldo (circa 30 gradi), con un'umidità superiore a 60%, si sentiva e l'ultimo chilometro l'ho sofferto. Ho chiuso l'allenamento al biscotto tra gli stand della festa del PD con 96 flessioni e 350 tra addominali alti e bassi.
Vi lascio con gli occhi lucidi e il cuore gonfio di tristezza, perché chi parte sa da che cosa fugge, ma non sa che cosa cerca.
- ma che fai? parli con le frasi degli altri?
- ma che, conosci a Lello tu?
- E chi è Lello?
- no scusa... la frase che ho detto...
- è di Montaigne!

Volevo concludere con una considerazione personale.
Io, adoro partire. Mi piace prepararmi la valigia, controllare i documenti, scegliermi le letture per l viaggio. Adoro la sensazione che ho quando prendo il trenino per andare all'aeroporto. Mi piace entrare in aereo, sedermi, sentire la sensazione dell'aereo che si stacca da terra, mi piace l'atterraggio, mi piace il controllo dei passaporti, mi piace prendere il taxi, andare all'albergo. Avete capito, mi piace tutto del viaggio, soprattutto quando è per lavoro e posso guardare i turisti con un occhio di stupida superiorità. Questa volta ho un motivo in più per essere "contento". Uscire dall'Italia ti permette di vederla da un altro punto di vista, e in questa particolare situazione, serve un punto di vista diverso, perché comincio a capirci poco. Sento che stiamo andando da qualche parte, ma che sia verso una destinazione migliore o peggiore, non lo so. Spero di tornare con idee forse non più chiare, ma nuove, diverse, che mi aiutino a capire.
Intanto, vedró il G8 a l'Aquila con la terra che trema sotto i piedi dei "grandi", e sarà uno spettacolo (un pò meno per gli aquilani a cui va tutta la mia solidarietà). Spero di vedere la caduto di B. ma è solo un'illusione. Intanto, a Roma, il sindaco alemanno sta dedicando una via allo statista bettino craxi e mi viene lo sconforto. Non può essere, semplicemente non può.

mercoledì 1 luglio 2009

Non sono un semaforo!

Giorni concitati, giorni d'attesa, di preparazione e, ora che sono doppio papà, anche giorni di tristezza pensando che non vedrò le mie bimbe per tre settimane. L'idea diventa sempre più realtà, il volo è già prenotato anche se non ancora acquistato: forse, ma solo forse, la partenza sarà spostata di qualche giorno. E quindi sono in attesa. I termini di riferimento della missione sono pronti, il visto della sicurezza è stato ricevuto, i fondi sono stati impegnati.
Nei giorni scorsi, ho cercato di togliermi un dubbio che non mi faceva dormire di notte: le scarpe da corsa, me le porto o le compro direttamente a Nairobi? Ho cercato su internet e, sorpresa ma non troppo, in Kenya non c'è un solo negozio che espone la sua merce sul web. Niente, nulla, deserto. Ho cercato allora di trovare dei contatti di gruppi di runners, ma anche qua niente, nulla, deserto, tranne un gruppo che si chiama Nairobi Hash House Hashiers, che hanno come filosofia correre e poi bere fino a svenire.
Vado sul sicuro, e mi porto le scarpe.
Leggendo qua e là in internet sull'allenamento in altura, ho scoperto con profondo stupore e rammarico, che non è vero che allenandosi in quota si migliora la prestazione. Con l'aumentare della quota, diminuisce la pressione parziale dell'ossigeno, e quindi la saturazione dell'emoglobina. Acclimatandosi in quota, aumentano i globuli rossi nel sangue (effetto EPO), ma diminuisce la potenza aerobica. Risultato, si va più piano. Scendendo poi a livello del mare, in due settimane i valori dell'emoglobina tornano ai livelli normali. Questo si riferisce agli allenamenti mirati in altura e non proprio a chi in quota ci vive, come nel mio caso nel prossimo futuro. Cercherò informazioni e le posterò. Svanisce quindi il mio sogno di tornare in Italia e fare il culo a tutti... Pazienza, sarà per la prossima vita!
La settimana passata è stata un pò una chiavica in termini di chilometraggio. Ho fatto solo un paio d'uscite per un totale talmente misero che mi vergogno a metterlo per iscritto.
Lunedí, ho fatto un lento di 10 chilometri con un collega lungo il tevere all'ora di pranzo e oggi ho replicato da solo, coprendo la distanza ad un ritmo di 4'50" in scioltezza. C'erano 31 gradi e l'umidità era intorno al 55%.
Per chiudere, una chicca che voglio lasciare ai posteri.
- Maya, portami il ciuccetto per tua sorella.
- ... (silenzio)
- Maya! mi porti il ciuccetto di tua sorella per favore?
- ...
- MAYA!!! Il ciuccetto di tua sorella, subito!
- Va bene... adesso arrivo...
- Maya! Devi scattare!
- NON SONO UN SEMAFORO!!!!

Cosa le puoi dire dopo una battuta del genere?