mercoledì 11 dicembre 2013

Roxas news

Di cose da scrivere su quest’incredibile esperienza ce ne sarebbero tante e mi limitero’ a poche considerazioni. Di tempo libero qui ce n’e’ veramente poco e il lavoro e’ tanto. Da quando sono arrivato non mi sono fermato neanche per mezza giornata, si lavora sempre e non ci si ferma mai.
Sono basato in una cittadina nell’isola di Panay. Il ciclone ha fatto un bel casino, nulla a confronto a quanto successo a Tacloban dove ci sono state migliaia di morti e la citta’ e’ stata rasa al suolo. Qui nulla di tutto cio’, qualche centinaio di morti, alberi sradicati, case distrutte. Ho deciso di prenderi qualche minuto per dire che le Filippine sono un paese maginifico e la sua gente e’ incredibile. Ci sono tanti colleghi qui che di disastri e emergenze ne hanno viste parecchie, ma sono tutti concordi nel dire che la resilienza di questa gente, la forza di rialzarsi che hanno, e’ una cosa mai vista da nessun’altra parte. Gli e’ passato un ciclone sulla testa con venti che superavano di parecchio i 300 chilometri orari, poche ore dopo erano gia’ li a sgomberare le strade, riparare le case e cercare di rimettersi in piedi il prima possibile. Noi qui siamo in tanti, perche’ il lavoro e’ tanto. La gente apprezza e lo fa sinceramente. Oggi ho peso un taxi per andare ad una riunione. Arrivato a destinazione, il tassista ha rifiutato di farsi pagare e mi ha ringraziato.
La gente e’ fantastica, si fanno i cazzi loro, sangue latino. Gente con le palle, nulla a che vedere con i pregiudizi che uno si fa stando da noi sui filippini. Le palle che hanno loro, e di mondo ne ho visto un po’, non ce la ha nessuno.

Al mattino riesco ad alzarmi presto per andare a correre. Ho creato lo Yolanda Running Club, faccio il presidente, segretario e anche unico atleta anche se qualche volta sono riuscito a convincere un collega ad accompagnarmi. Pochi chilometri (6-8) ad un ritmo ridicolo, ma sono abbastanza costante. Per il momento niente dolori.
Nella foto, giro con elicottero militare britannico, sotto la pioggia a pelo d'acqua, destinazione la HMS Illustrious, portaerei della marina britannica.... 
 

domenica 24 novembre 2013

Manila News

Roma. Entri in un bar, dalla porta guardi il barista e gli dici cosa vuoi. Il tempo di arrivare al bancone, il caffe’ e’ pronto. Lo bevi, lasci i soldi sul bancone, saluti e te ne vai. 2 minuti in totale se ti ferma a dare un’occhiata al giornale (corriere dello sport) e se paghi alla cassa.
Manila. Entro in uno starbucks. Devi prima pagare alla cassa. Alla cassa spieghi quello che vuoi, quando hai detto espresso devi specificare se lo vuoi “solo” oppure “doppio”, se lo vuoi in una tazzina o in una tazza di carta, vieni informato che c’e’ l’offerta che puoi prendere un caffe’ doppio con solo un piccolo sovrapprezzo, insisti che vuoi solo un espresso “solo”, allora ti si offre qualcosa da mangiare, tipo panino al tonno o quiche normanna, tu insisti che vuoi solo un cazzo di espresso “solo”, allora ti chiede il tuo nome che viene scritto sulla tazzina, e finalmente ti si comunica il prezzo (di norma almeno due eurazzi, a Manila 100 Pesos!), dai i soldi, la cassiera comincia a smanettare sullo schermo touch, passa una carta magnetica in un lettore, ricomincia a smanettare, stampa uno scontrino lungo un metro, aspetta che si apra la cassa, mette i soldi, calcola il resto con la calcolatrice, ricalcola per essere sicura, prende 4 pezzi da 100 Pesos (avevo lasciato 500 pesos), li conta una volta, poi un’altra e finalmente te li da insieme allo scontrino. La voglia di caffe’ che stava sparendo torna prepotentemente. A quel punto bisogna muoversi verso i baristi, di solito almeno 4 davanti a due macchinette da caffe’. Gli ordini vengono evasi uno per uno, nel senso che i 4 dietro alle macchinette preparano insieme ogni ordine, uno alla volte. Il problema e’ che un “Latte Americano” e’ un bicchierone da 500 ml, con dentro almeno 8 ingredienti che vengono mixati e 3 macchinette diverse e tutti tranne gli italiani ordinano “Sweet Latte Grande with chocolate” e stronzate varie. Se ci sono tre persone in attesa davanti a te, preparati ad almeno 10 minuti d’attesa. Finalmente arriva la preparazione dell’espressino. Di nuovo in 4 si mettono insieme per risolvere il problema. Chi smanetta a destra, chi a sinistra, il prezioso liquido viene raccolto in un bicchierino di plastica e poi versato con molta attenzione nella tazzina, la tazzina viene pulita sopra, sotto e intorno, e finalmente ti viene servita. Durata dell’operazione, almeno 15 minuti, e non sto esagerando.
La descrizione di cui sopra non e’ esclusiva di Manila, stesso procedimento i ogni starbuck del cazzo che conosco. E perche’ vai nei Starbucks? Perche’ sono i soli bar che riescono a fare un espresso che non sia vomitevole.

Sono a Manila. Oggi 6 chilometri di corsa, in una citta’ che vuole farsi ben volere. Pulita, strade e marciaiedi larghi, parchi verdi, giochi per bambini... Domani si parte per Roxas. Vediamo di correre anche li.

venerdì 22 novembre 2013

Yolanda bastarda

Novembre volge quasi al termine, tempo di qualche bilancio, tempo di trovare un obiettivo, uno stimolo per rimettersi in gioco. Nell’attesa, fumo, bevo e non faccio un cazzo, aspettando quel click sotto forma di mouse che clicca sulla registrazione ad una gara. Da quel momento in poi, le sigarette finiscono nel cestino, la birra sparisce dal frigo, la sveglia punta alle 4.30 del mattino e giorno dopo giorno prendo una forma diversa. Con il lago Kenyir (Malesia), ho un conto aperto. L’anno scorso era la mia gara d’esordio nel triathlon, ed e’ stato un disastro. Gara durissima, clima caldissimo, e un paio di cazzate pre-gara mi hanno costretto ad abbandonare dopo poche centinaia di metri  della terza frazione. Ma l’esperienza fu bellissima lo stesso. Il pensiero mi frullava in testa gia’ da qualche giorno, pensieri di rivincita e di gloria, e mi stavo preparando mentalmente, quando e’ arrivata Yolanda che ha rovinato tutto, non solo il mio approccio mentale, ma probabilmente anche le vacanze di natale a Bali (hotel e biglietti aerei pagati...) con le quali volevo fare schiattare d’invidia mezzo mondo.
Yolanda... uno se l’immagina alta, atletica, bella, carnagione scura mediterranea, invece nulla di tutto cio’. Era grande e grossa, un occhio solo, e portava con se venti sopra i 275 chilometri all’ora. E’ andata a farsi un giretto nelle Filippine, per poi continuare il suo viaggio in Viet Nam. Nelle Filippine si e’ fermata per pochi giorni, il tempo di lasciarsi dietro migliaia di morti, dispersi e tanta distruzione.
Non ci pensavo troppo, e infatti sono andato avanti per i cazzi miei. Poi martedi, ricevo un segnale in codice che diceva “c’e’ un grosso casino nelle Filippine, ci servono i nostri uomini migliori sul posto, Karim, tu sei il migliore, abbiamo bisogno di te”. Secondo altri, invece, il messaggio era “abbiamo cercato dapperttutto, nessuno vuole andare, sei rimasto solo tu, quindi vai e cerca di non fare ulteriore casino”. La verita’ sta probabilmente in mezzo, tant’e’ che domani, sabato, ora 5.50, saro’ su un volo che mi portera’ a Manila, e da li andro’ a Roxas.

Mi portero’ le scarpe da corsa e gli occhialini, che non si sa mai. D’altronde, saro’ molto vicino a Cebu...

lunedì 18 novembre 2013















Rieccomi, e non per parlare di corsa, allenamenti o gare epiche. Poca voglia, qualche acciacco, qualche male di stagione, e le giornate passano senza allenamenti degni di nota. Questo potrebbe riflettersi sul mio umore, ma per fortuna ho una famiglia intorno che richiede molte energie e attenzioni. Mi mancano le scariche ormonali degli allenamenti sportivi, ma queste sono compensate in altro modo. Molti viaggi di lavoro (8 missione in due mesi), e soprattutto una bellissima vacanza con moglie e figlie al mare e nella giungla di Sumatra. Al mare siamo stati su un isola a Nord di Banda Aceh. Mare limpido, pulito, gente veramente bella e simpatica, una varietà di pesci mai vista e facilmente accessibili anche per la piccolina. Dopo qualche giorno di relax al mare, ci siamo spostati in un villaggio dentro la giungla di Sumatra, Bukit Lawang. Semplicemente spettacolare. Oltre la bellezza della natura, le avventure con gli elefanti e gli oranghi, la pulizia e la cura dei siti, la differenza la fa la gente, semplicemente Bella.
Vivere e lavorare in Indonesia, e soprattutto a Jakarta, non è facile. Ci si scontra con una cultura troppo diversa dalla nostra, e forse con il tempo ho perso un pò la mia capacità di adattarmi. Ma con il tempo, ormai sono quasi due anni che sono qua, ho cominciato ad apprezzare alcune cose, accettarne altre, e tutto fila molto più liscio. Ho anche comprato un libro per imparare la lingua e forse, dico forse, mi comprerò fra qualche mese anche una camicia di Batik. Il batik è un simbolo nazionale. Il venerdì, tutti gli indonesiani indossano le loro camicie batik, cosi come molti espatriati, che lo fanno come ad indicare chef anno parte del paese. Io mi sono sempre rifiutato di comprarne e di indossarne una, perché il paese mi stava sul cazzo. Oggi la situazione sta cambiando, e un batik potrei anche prenderlo in seria considerazione.
Detto ciò, spero che le foto qui sopra vi abbiano fatto schiattare d'invidia!! 
Buone corse!

lunedì 9 settembre 2013

Batto un colpo

"Eccellenza!"
L'impulso di rispondere "beh, modestamente..." e' stato forte. Poi ho visto la gente intorno a me e non credo che avrebbero apprezzato l'ironia. Sala VVIP (da notare le VV iniziali...), arrivo al palazzo presidenziale con macchina diplomatica, bandierina davanti e sedili in pelle umana, inchini e dialoghi un po' surreali con la gente che conta per davvero, mica come noi... Cose che capitano un po' per caso e sono contento di averne approfittato con mia moglie. Eccellenti per una sera.


La lontananza dall’Italia e’ terapeutica, soprattutto se prolungata nel tempo vivendo in un posto come Jakarta. 

Mi prendono tutte le misure biometriche, le inseriscono in un computer e mi regolano la bici come si deve. Il risultato e’ notevole. Averci pensato prima.

Roma mi e’ sembrata bellissima quest’estata a luglio, l’aria era fresca, la citta’ pulitissima e le persone cortesissime. Sulla strada di casa dall’aeroporto, ho visto le mura Aureliane, le Terme di Caracalla, il Colosseo. Ma che cazzo ci faccio ancora qua a Jakarta?

Fa caldo, ci saranno 36 gradi questa mattina a Jakarta, eppure tutti intorno a me sono in sella ai loro motorini coperti con maglioni di lana o di pile, guanti e qualcuno con giacconi invernali. Li guardo, e sudo.
Sulla veranda, l’altra sera, durante una birra e una chiaccherata con mia moglie e un amico, avro’ ucciso 100 zanzare con la racchetta elettrica. Grande invenzione.

Mentre mi regolavano la bici, davo un’occhiate a quelle in esposizione, la meno cara costava sui 4000 EURO. Tra di loro, un po’ nascosta, una bici Lamborghini, quota d’importazione per l’Indonesia di tre unita’, costo 20 000 EURO. Azz... bella, molto bella. Quanti chilometri all’ora in piu’ mi farebbe fare rispetto alla mia Giant da 1200 EURO?

Tempo fa, scrissi che di ritorno dai miei viaggi per il mondo, mi sentivo veramente a casa solo dopo aver corso dentro il ventre di Roma al mattino presto, quando Roma e’ Roma, prima di venire stuprata dal traffico e tutto il resto. Il polpaccio mi faceva ancora male, sono andato molto tranquillo, di nuovo il Colosseo, i fori, piazza del popolo, villa borghese e mi sono di nuovo sentito a casa.
Ora sono a Kupang, provincia di Nusa Tenggara Timur, sud est dell'Indonesia, missione di lavoro. Albergo tipo Locanda Almayer, abbastanza decrepito, sulla spiaggia, la marea e' calata e le barche dei pescatori si sono adagiate di fianco. 

La settimana scorsa stavo su una piroga in un fiume nel Kalimantan centrale e quella prima a Bali. Le prossime settimane ancora Bali, poi di nuovo qui a Kupang con magari qualche incursione nelle isole vicine. 

No, non mi lamento.

Non corro pero', e anche in bici non ci vado. Il polpaccio e' ok, i tendini pure non mi fanno male nemmeno se li pizzico e li "ciancico". Ma voglio essere paziente. Intanto nuoto e rinforzi il busto con flessioni, addominali e trazioni. mi rompo con troppa facilita'. Sto invecchiando e non me ne voglio accorgere anche se quei peli bianchi in testa e sul mento sono un segno evidente.

lunedì 1 luglio 2013

Il mio Ironman Klagenfurt!

Ieri ho partecipato al mio primo Ironman. Purtroppo non eri li a sputare sangue e sudore, ma ho seguito con trepidazione l'impresa di un paio di amici. Ho sofferto con loro con il live coverage sul sito Ironman. Sono rimasto attaccato allo schermo aspettando con impazienza ogni aggiornamento. Ho sofferto vedendo le medie sulla maratona alzarsi, non sapendo se era dovuto ad una crisi o ad un dislivello sfavorevole. Ad ogni miglioramento, un piccolo sollievo in attesa dell'aggiornamento successivo. Non sono riuscito a rimanere in piedi fino alla fine a causa del fuso orario, ma questa mattina, la prima cosa che ho guardato e' stato il risultato finale. Che soddisfazione vedere i risultato portato a casa alla grande. Siete stati grandi, avete tutta la mia ammirazione!
Con mia moglie ci siamo goduti un po' il live streaming all'arrivo, e ogni volta che un concorrente passava il traguardo, m'immaginavo di essere io.
Se prima avevo in mente di fare il mio primo Ironman prima dello scoccare dei 50, ora lo voglio fare il prima possibile. Purtroppo, di eventi Ironman in questa parte del mondo non ce ne sono tanti. Diversi in Australia, uno nelle Filippine, uno a Taiwan e uno in Giappone. Mi cimentero' forse sulla distanza 70.3 a Phuket a Dicembre per poi cercare di bissare in un evento targato Ironman nel 2014. E da li, decidere come e quando buttarmi nell'avventura Ironman.
La strada verso IM deve passare intanto per la totale guarigione della distrazione al polpaccio. Oggi posso camminare senza zoppicare anche se c'e' ancora un dolore se punto il piede o se tocco la zona. C'e' ancora un leggero gonfiore ma nulla di che. Sperando di ricominciare a correre fra due settimane, posso puntare su 4 mesi pieni d'allenamento per il 70.3. A ottobre, vorrei partecipare alla primissima edizione della maratona di Jakarta, dove disputero' la mezza. La maratona e' sponsorizzato dal "ministero del turismo e di economia creativa". Per dare un'idea dell'umilta' con la quale stanno preparando questa corsa, il vice-ministro paragona la maratona di Jakarta a quelle di Chicago e Parigi, senza scoppiare a ridere.

lunedì 24 giugno 2013

Triathlon Olimpico di Bali 2013

La dolcezza di passare il traguardo dopo aver nuotato, pedalato e corso sulla dustanza olimpica, l’amarezza per la sfica avuta. Ecco il riassunto della mia gara di triathlon olimpico di Bali.
Martedi scorso, ultimo allenamento di nuoto. Ci vado di corsa, faccio i miei 1500 metri prima di rimettermi le scarpe e tornare a casa. Durante il percorso sento un leggero dolorino al polpaccio sinistro, appena sopra al tendine d’achille. Mi preoccupo un po’, non faccio piu’ allenamenti per tutta la settimana sperando di non avere ulteriori noie durante la gara. Si parte venerdi sera con tutta la famigliola al seguito. Ci sistemiamo in una villetta molto carina nella zona di Jimbaran ad un paio di chilometri dall’Intercontinental, centro logistico della gara.
Sabato mattina faccio fare il check-up alla bici, ritiro pettorale e tutto il resto e mi meraviglio dell’efficienza della macchina organizzativa. Tutto risolto in pochissimi minuti. Durante il briefing arriva Chris Lieto, un’altra macchina costruita per eccellere nel triathlon.

Domenica mattina mi sveglio tranquillo. So di essermi allenato bene e l’unica incognita che ho sta nel caldo che incontreremo. Alle 6 sono in zona cambio, preparo bici e tuto il resto, e vado tranquillo verso la partenza. Sopra di noi, un paio di droni muniti di video camera. Impressionanti.
Ore 7 in punto, si parte. Siamo circa 200 atleti impegnati sulla distanza olimpica. Lo sprint partira’ 23 minuti dopo di noi. Il nuoto e’ un triangolo rovesciato, la prima boa sta a circa 400 metri, virata a destra, seconda boa a 600 metri e poi nuova virata a destra verso la spiaggia a 500 metri. Parto tranquillo, non prendo calci, ma qualcuno lo dispenso. Sorry guys, non l’ho fatto apposta. Riesco a tenere un ritmo costante, traiettoria abbastanza dritta. Esco dall’acqua i 38 minuti, un tempo un po’ di merda, m’aspettavo meglio, forse le corrrenti, o forse l’ho presa troppo comoda. Esco dall’acqua, zona cambio, inforco la bici e parto per i 40 chilometri di bike. Il percorso prevede un doppio giro sulla tangenziale di Bali, con una piccola escursione su per i monti durante il primo giro. Comincio a sorpassare alla grande, alla grandissima. Solo un atleta con super bici professionale, e anche buone gambe, mi sorpassera’. Sulla tangenziale ci sarebbe una corsia riservata per la gara, ma i poliziotti sono pochi e molti motorini invadano la nostra corsia. Verso la fine del primo giro, il traffico diventa intenso, macchine, motorini sulla nostra corsia, diverse volte tocca fermarsi e cercare vie alternative sui marciapiedi per passare. Un casino. Arrivato alla rotonda dove gli atleti olimpici devono girare e tornare indietro c’e’ un blocco totale, tanta confusione e pochissimi cartelli. Un volontario mi fa cenno e mi dici di andare dritto. Gli grido che sto facendo la distanza olimpica, quello annuisce e mi dice di andare dritto. Nell’incertezze faccio la cazzata di assecondarlo e dopo circa 3 chilometri mi ritrovo all’arrivo. Cazzo. Mi cascano le palle. Ho voglio di mollare. Bestemmio, giro la bici e mi rimetto in un traffico assurdo per riprendere la tangenziale. Casino ancora piu’ assurdo, siamo fermi in mezzo a macchine e motorini, senza nessuno spazio per passare. Per andare avanti passo il guard rail e vado contromano. Al ritorno, stessa storia. Ci mettero’ un’ora e 34 minuti per 40 chilometri di bici. Finisco il secondo giro, vado in zona cambio, metto le scarpe da corsa e vado. Il percorso e’ abbastanza collinare, con una salita chiamata con poca fantasia “heartbreak hill” posta dopo il primo chilometro. Al terzo una fitta tremenda al polpaccio mi costringe a fermarmi. Il solo poggiare il piede a terra mi fa malissimo. Medito di fermarmi e tornare indietro. Penso che due ritiri in due gare sono pero’ un po’ troppi. Vado avanti zoppicando. Non riesco a correre per piu’ di 100 metri prima che il dolore diventi insopportabile. Al quinto mi fermo, verso un po’ d’acqua sulla gamba, massaggio la parte, mi rimetto al passo cercando di corricchiare un po’. Al settimo, riprendo una corsa leggera, trovo un punto di appoggio non troppo doloroso, aumento il passo, sorpasso tre o quattro davanti a me e chiudo i 10 chilometri nel tempo stratosferico di 1 ora e 6 minuti. 
In condizioni normali, avrei chiuso i 10 chilometri sotto i 50 minuti senza sforzo. In bici, lasciando perdere il tempo perso nel traffico che e’ stato piu’ o meno uguale per tutti, senza l’errore avrei fatto almeno 15 minuti di meno. Teoricamente, sarei sceso abbondantemente sotto le 3 ore, e mi sarei piazzato nella top 10 della mia categoria. Praticamente, mi ritrovo 90esimo su circa 160 partecipanti. Sono uscito 115 dall’acqua e nonostante tutto ho rimontato qualche posizione. Morale, o sono veramente scarso a nuoto, o gli altri sono veramente scarsi in bici e in corsa o, molto piu’ probabilmente, un mix di tutti e due.
Ora mi ritrovo con un polpaccio grosso come un melone, il dolore si e’ acutizzato durante la giornata di ieri e questa notte. Questa mattina ho fasciato la gamba e almeno riesco a camminare anche se zoppico vistosamente.
Di questo weekend conservero’ dei buonissimi ricordi. La gara era organizzata bene, c’era la giusta atmosfera, la “location” era stupenda. Il nuoto in mare ok, il giro in bici era anche molto bello, ma rimane tantissimo da fare per controllare il traffico, sia per la regolarita’ della gara, sia per l’incolumita’ dei concorrenti. Poca polizia, pochi volontari, per lo piu’ concentrati in alcuni punti, lasciando sguarniti ampi tratti di strada invasi da macchine e motorini. Percorso corso per niente male, bello duro, soprattutto con il caldo umido dell’estate balinese.
Sono soddisfatto di me. Sono contento di non essere caduto nello sconforto, di aver saputo reagire in un paio di momenti critici e di aver portato, anche se con un cronometro ridicolo, il culo fino al traguardo.  
Ora si guarda avanti, intanto guarire bene, e poi riprendere, obiettivo un 70.3 a dicembre.

mercoledì 5 giugno 2013

I due obbrobri



Ecco i miei due obbrobri alle prese con il trapianto di una piantina di pomodoro dal semenzaio al nostro orticello. Oltre a pomodori, abbiamo basilico, meloni, zucche, spinaci, cipolline, sedano, rosmarino. I semi della maggior parte degli ortaggi li abbiamo ricavati da i frutti che avevamo in casa... Abbiamo costruito 6 bancali in bambu, li abbiamo riempiti di compost per circa 15 centimetri e finalmente abbiamo trapiantato le nostre piantine che avevamo messo in semenzaio un mesetto fa. Le bimbe hanno scelto le loro piantine di cui si prenderanno cura, per i primi due giorni, e poi ci pensera' papa'. 
Intanto la mamma sta lavorando sulla preparazione della mozzarella.
Non vedo l'ora di gustarmi una bella capresa tutta fatta in casa.

"Io non sono razzista, ma i meticci sono un obbrobrio, perché inquinano la differenza tra le etnie", Borghezio, Maggio 2013

lunedì 3 giugno 2013

- 3

Nella “Canzone delle Ostierie di Fuori Porta”, ho sempre creduto che fossi io qquello che cantava la canzone, invece mi accorgo dopo tanti anni che io sono quello che nell’osteria ci andava a bere, sono quello che ha inseguito una maturita’, si e’ sposato, fa carriera, ed e’ una morte un po’ peggiore. Sulla carrriera ho ancora qualche dubbio, non sono nemmeno sicuro che la mia sia una morte “peggiore”, del tempo passato nell’osteria non rinnego nemmeno un secondo, ma e’ fuori di dubbio che quel tempo e’ passato e non ritornera’.
La qualita’ di un artista che apprezzo di piu’ e’ forse quella di riuscire ad universalizzare esperienze che sono molto personali. Un’altra canzone di Guccini che mi e’ sempre piaciuta molto e’ Van Loon, che parla di suo padre.
Di mio padre posso tranquillamente prendere in prestito questi versi e farli miei perche’ “lui viveva e io lo credevo morto, o peggio inutile, solo per la distanza,fra i suoi miti diversi e la mia giovinezza e superbia d'allora, la mia ignoranza”. E ancora, “che ne sapevo quanto avesse navigato, con il coraggio di un Caboto fra le schiume di ogni suo giorno, e che uno squalo è diventato, giorno per giorno, pesce di fiume”.
E’ apparsa quest’intervista a mio padre qualche giorno fa, un ritratto molto bello di chi e' mio padre oggi e come lo e' diventato.
L’unico appunto che voglio fare, e’ che io non sono agnostico, sono ateo.
Detto questo, la settimana passata e’ stata interlocutoria da un punto di vista sportivo, un modo elegante per dire che non avevo voglia di fare un bel cazzo. Un’uscita in bici, un paio di corsa, un paio di nuotate, qqualche uscita con moglie ed amici, qualche sigaretta di troppo, qualche piccolo abuso di alcol,... Questa mattina mi sono rifatto con 13 chilometri corsi con il cronometro fermato in un’ora, zero secondi e zero centisimi, precisissimo! IL bello e’ che anche una corsa leggera come oggi senza forzare la faccio tranquillo sotto i 4’40”/k, passo inimmaginabile fino a poche settimane fa.
Meno di tre settimane all’appuntamento con il triathlon di Bali.

Buone corse.

martedì 21 maggio 2013

7 giorni dopo...


7 giorni dopo, eccomi ancora qua, Jakarta Pusat, ore 5 e 30. Ci sono i soliti quattro ciclisti, di cui solo uno parla, quello che ha cosce e polpacci che glielo permettono. Soi aggiungono altri e questione di pochi minuti, inforchiamo le bici e aspettiamo il peloton che arriva a valanga. Non mi faccio fregare stavolta, rimango tranquillo nel gruppo, al riparo, ma siamo intorno sui 48050 chilometri l’ora e un po’ fatico. Curva ad U, pendenza favorevole dove tocchiamo i 53 k/ora, poi salitina, un tratto di superstrada e si ritorna tra le strade della citta’. Quelli forti davanti si staccano e spariscono piano piano all’orizzonte. Io rimango nel gruppo degli inseguitori che non inseguono un bel cazzo, la velocita’ cala ma siamo sempre abbondatemente sopra i 40. Chiudiamo il primo giro e ho la forza per farne ancora un altro e cerco di farlo da protagonista, cerco di stare davanti e quando posso tiro, ma sono alla frutta. Alla fine del secondo giro, mi stacco definitivamente e me ne torno a casa, distrutto ma contento. Al ritorno incontro traffico, tanto traffico che mi fa calare la media a 35 k/ora, ma comunque anche di gambe non e' che stessi proprio al massimo.
Questi mi massacrano, ma sentire le gambe pulsare ancora 7 ore dopo, mi fa sentire bene.
A proposito di bene, le ho provate un po’ tutte, ma alla fine di un giro bike abbastanza tirato, mi ritrovo col pisellino dolorante, in punta, tanto che mi ci devo mettere della vasellina...  
No, la foto non ce la metto ed evitate commenti idioti su dimensioni e durezza. Consigli??
Buone corse!

martedì 14 maggio 2013

Me l'hanno fatto a strisce, il culo...

Jakarta Pusat, ore 5 e 30. Raggiungo 4 ciclisti in attesa e aspetto anch'io. L'unico che parla tranquillo e rilassato lo fa perche' ha delle cosce e dei polpacci che glielo permettono. Questione di pochi minuti, inforchiamo le bici e cominciamo a pedalare, questione di pochi secondi e veniamo raggiunti dal peloton con almeno 40 ciclisti. Vedo 4 partire in fuga ed io, fiducioso delle mie capacita', mi accodo, spingo forte per rimanere aggrappato, e quando ci riesco mi accorgo che dietro non mi ha seguito nessuno. Dal ritmo imposto, capisco di averne fatta una grossa, la velocita' e costantemente sopra i 45 all'ora e fatico a stargli dietro. Finalmente ad una curva ad U rallentiamo e ci facciamo raggiungere dal resto del gruppo che va a tutta velocita', mi accodo dietro, ma fatico, questi vanno come pazzi. Il gruppone e' staccato in due, e quelli davanti ormai stanno sparendo all'orizzonte. Resisto nel gruppo degli inseguitori, ma i ritmi sono sempre esagerati per me, sempre abbondantemente sopra i 40. Piano piano mi lascio sfilare, il gruppone gira a sinistra per la superstrada, io vado dritto, faccio ancora 15 chilometri in solitaria e torno a casa con 45 chilometri ad una media di 36 all'ora.
Mi ero illuso di andare forte in bici, sono contento di essere tornato sulla terra ed avere visto come va chi in bici ci sa andare. Ho sofferto, mi hanno staccato, mi hanno fatto il culo a strisce, cosi rafforzando la mia voglia di tornare ad allenarmi con loro. Fra un mese il  culo glielo faccio io.


Scherzo.

lunedì 13 maggio 2013

Lo smaltimento regolamentare del torta

"Caro Karim,
Con la presente mail, ti informo che abbiamo ricevuto una torta da un fornitore, come ringraziamento per averlo scelto per il contratto. Gradirei sapere come comportarmi per essere in linea con le procedure dell'organizzazione riguardo ai rapporti da tenere con i fornitori.
Grazie.

Cara Nina,
Grazie per avermi informato. Come sai, non si possono accettare doni da fornitori in linea con la "zero tolerance policy". Ti pregherei quindi di farmi recapitare la torta in ufficio al piu' presto. Pensero' io allo smaltimento come da regolamento interno.
Distinti saluti,
Karim"

L'ironia era molto ben celata, ed infatti non e' stata carpita ed ho ricevuto una bella torta alla frutta venerdi mattina che ho "smaltito" insieme al mio staff dell'ufficio. Non ne e' rimasta nemmeno una briciola. La torta era stata ricevuta dall'altro ufficio che abbiamo al ministero dell'agricoltura. La voce ovviamente e' girata e quando mi sono presentato oggi al ministero, tutti a ridere dicendo che li ho fregati. Io?
Qui continua a piovere, il cielo e' sempre coperto, l'umidita' e' pazzesca e fa caldo. Ho sempre cercato di usare l'aria condizionata al minimo in casa, perche' mi provoca mal di testa e raffreddore. Nell'ultima settimana non abbiamo potuto farne a meno di notte, un caldo asfissiante, un'atmosfera opprimente. Ovviamente, il condizionatore della nostra camera si e' rotto, e' venuto il tizio a ripararlo, era solo un filo bruciato. Perfetto. Accendendolo di notte non funzionava ancora. E' venuto un altro tizio, e questa volta si era rotta la pompa e non poteva ripararla. Oggi arriva un terzo. Forse, per il mese prossimo...
Per il resto, nessun lamento. In bici vado abbastanza forte, per i miei standard, obviously. Domenica mattina, vado in un posto dove si incontra gente che vuole allenarsi in bici. E' un giro di un paio di chilometri dove si spinge in gruppo, qualcuno prova la fuga, e ci si diverte. Un paio di domeniche fa mi sono aggregato ad un gruppo che girava a 35/36 k l'ora. Mi sono messo in testa spingendo fino a 38-40 k/ora e cosi ho fatto per una ventina di chilometri senza che nessuno venisse a darmi un cambio, li mortacci loro. Le gambe comunque spingevano che era una meraviglia. L'allenamento intero e' stato di circa 50 chilometri a 34 k/ora di media. Tornato a casa, ho fatto 8 chilometri di corsa a 4'35", il primo combinato da un paio di mesi.
Ieri, causa pioggia, la sessione di bici si e' limitata ad una cinquantina di chilometri al centro di Jakarta, senza possibilita' di spingere troppo causa traffico e strade bagnate. Oggi, 12 chilometri a 4'35". I tempi in corsa si stanno finalmente abbassando ad un livello accettabile. C'ho messo tanto, ma credo che sono sulla buona strada. Comunque, ci si allena con regolarita' e li effetti si vedono.
Ok, post scritto un po' a casaccio e a cazzo, ma il tempo manca e chiedo perdono se non rispondo ai commenti, non e' per maleducazione, e' che proprio non ci riesco. Ma vi voglio bene!



venerdì 3 maggio 2013

Yogyakarta, Bali e tutto ok


Un periodo di viaggi e missioni in giro per l’Indonesia. Dopo la missione nelle isole Mentawai, sono andato un paio di volte a Yogyakarta e a Bali e nei prossimi giorni prevedo ancora qualche viaggio a Sumatra. Yogyakarta e’ la capitale culturale dell’isola di Giava ed e’ conosciuta in tutto il mondo per il sontuoso tempio di Borobodur. Quello che a me interessa di piu’ a Yogya sono invece i tre vulcani che la circondano, in particolare il monte Merapi (montagna di fuoco in lingua giavanese) e che ogni 4/5 anni s’incazza e fa dei bei danni. Per dire, delle centinaia di vulcani attivi in Indonesia, il Merapi e’ considerato quello piu’ attivo e pericoloso. 
L'eruzione del 2010
Tre anni c’e’ stata l’ultima grande eruzione, centinaia di morti, danni enormi. Dopo l’eruzione, il governo ha deciso di spostare diversi villaggi in zone piu’ sicure e noi siamo presenti per dare una mano alle comunita’ a ricominciare a produrre reddito. Abbiamo fatto diverse cose interessanti, tra le quali il lancio di un consorzio pubblico/privato intorno alla figura della “regina” di Yogya (la moglie del sultano che e’ anche a capo della provincia) dove diverse imprese private di peso e imprenditori hanno deciso di devolvere una parte dei loro profitti per sostenere le nostre attivita’ oltre la durata del progetto stesso. Un grosso problema che dobbiamo risolvere nei progetti di sviluppo/emergenza e’ cio’ che si chiama la sostenibilita’, cioe’ fare in modo che i risultati raggiunti possano continuare oltre la fine del progetto e del “foraggiamento” esterno. La soluzione trovata a Yogya permette di risolvere il problema cronico del settore pubblico (mancanza di risorse) affiancandolo al settore privato (che ha risorse ma non ha capacita’ di coordinamento) e a quello delle organizzazioni comunitarie (che hanno una buona penetrazione delle comunita’ locali). Ad inizio aprile sono andato per il lancio ufficiale di questo consorzio e pochi giorni fa sempre a Yogya per la cerimonia di trasferimento di stalle comuni, mucche e capre nei nuovi villaggi costruiti dal governo. A Bali invece, stiamo lavorando con il governo per eradicare la rabbia dall’isola. 4/5 anni fa, e’ apparsa la rabbia a Bali, che ha causato un bel po’ di vittime ed ha fatto dei bei danni anche al settore turistico. Il governo si e’ mosso subito eliminando i cani che paradossalmente non serve a nulla, anzii, permette anche una circolazione piu’ veloce del virus. Dopo un paio d’anni senza risultati, il governo si e’ rivolto a noi e abbiamo dato una mano a formare il personale dei servizi veterinari e abbiamo contribuito alla messa in opera di campagne di vaccinazioni dei cani. I risultati sono stati rapidi, non ci sono piu’ casi umano da un’anno e i casi di rabbia nei cani sono diminuiti del 90%. Il viaggetto a Bali, in un posto fantastico a Tanah Lot, era per discutere di quanto fatto ee di quanto rimaneva ancora da fare.
Per il resto, e’ un periodo molto sereno, si lavora, ci sono delle soddisfazioni e da un punto di vista sportivo tutto procede come da programma. Nella corsa, i tempi si sono notevolmente abbassati a parita’ di sforzo. La bici va, faccio un paio di uscite settimanali, non abbastanza purtroppo, ma al mattino fa ancora troppo buio. Il nuoto, beh, sento di scivolare meglio sull’acqua e riesco a nuotare piu’ a lungo stancandomi di meno. Il peso rimane costante con una tendenza a salire che imputo ad un aumento delle masse muscolari. Mi ritrovo con pettorali, deltoidi e cosce come non li avevo mai avuti. Molto modestamente, sto diventando un fico pazzesco... No, la foto di me nudo non la posto...
Come dicevo, periodo ok, cerchiamo di godercelo al massimo finche' dura.
Buone corse!

mercoledì 24 aprile 2013

Omero, Achille


L’allenamento in vista di Bali continua. Ho tralasciato un po’ la bici, ma ho corso e nuotato con regolarita’. Per il nuoto, ho deciso di usare di piu’ la piscina di casa, e’ lunga 17 metri, non proprio olimpionica, ma 100 vasche sono comunque 1700 metri, e 200 vasche sono comunque 3400 metri. Quando torno da lavoro, il tuffo e’ quasi obbligatorio, e in questo modo risparmio un casino di tempo che altrimenti perderei nel traffico.
La corsa va, ho inserito lavoretti specifici per incrementare la velocita’ e sto piano piano vedendo i risultati. La bici, come detto, l’ho lasciata un po’ da parte, l’ho ripresa oggi per circa 45 chilometri comunque a 33 k/ora di media, sorprendenti anche perche' sporcati da traffico nell’ultima parte dell’allenamento.
Di cose ne sono successe in questi ultimi giorni, alcune brutte, altre semplicemente ridicole Di quelle brutte, non ne voglio parlare, di quelle ridicole, nemmeno.
Non vado fiero del post qui sotto, e spero che sparisca presto dalla prima pagina del blog. Ho pensato a lungo a dieci cose positive sull’Indonesia da scrivere per compensare ma non le ho trovate e forse nemmeno le ho cercate. Alla fine, in questo paese ci vivo, e ci vivo con la mia famiglia, e devo fare in modo di viverci il meglio possibile (anche se mi sono attivato per andarmene). Ma c’e’ una cosa che mi ha fatto rivalutare l’Indonesia e per la quale le saro’ grato per tutta la vita: mi ha evitato di stare a Roma in questi ultimi giorni, mi sono risparmiato dei mal di fegato ed incazzature varie, perche’ che lo si voglia o meno, quando sei lontano, certe cose le vivi da spettatore e come uno spettatore, puoi chiudere gli occhi o guardare da un’altra parte, cosa che mi sarebbe stata impossible stando la’.
Buone corse!

mercoledì 10 aprile 2013

Mi sono rotto i coglioniiiii...

Poi, ad un certo punto, le stesse cose che ti incuriosivano e quasi ti piacevano, cominciano a romperti i coglioni, ma sono poche cose in fondo, ma piu’ passa il tempo, piu’ cose ti rompono i coglioni e in quel preciso istante, ti rendi conto che forse e’ arrivato il momento di cambiare aria.
Sono arrivato a Jakarta con l’intenzione di rimanerci qualche annetto. E’ passato un anno appena, e credo che sia arrivato il momento di guardarsi intorno. C’e’ stata una goccia che ha fatto traboccare il vaso, ieri, ma gia’ da qualche mese ero insofferente verso questo paese e i suoi abitanti. Capita di trovarsi a casa di qualcuno e di non sentirsi a proprio agio. In quei casi, saluti e te ne vai. Lo stesso sta accadendo a me, non mi trovo piu’ a mio agio qui, ho voglia di salutare e andarmene...
Di seguito un elenco parziale e semi-serio delle cose che non sopporto piu’, domani un elenco semi-serio delle cose che mi piacciono... una sorta di seduta psico-analitica, magari cambio idea.
- Sono pigri. Vedo gente aspettare l’ascensore anche per 5 minuti, solo per fare un piano in discesa.
- Fare uscire prima le persone dall’ascensore prima di entrare e’ un concetto inesistente. Appena si aprono le porte, tutti dentro e chissenefrega se c’e’ chi deve uscire. Ci si pensa dopo che sono tutti entrati.
- In una strada stretta, larga quanto una macchina, un indonesiano alla guida di un auto che deve immettersi in quella strada e vede un'altra auto procedere in senso contrario, non aspettera' che l'atra auto sia uscita dalla strada prima di immettersi anche lui, ma ci entrera' subito, con l'ovvio risultato che quando le due macchine si incontreranno perderanno un'infinita' di tempo in manovre e manovrine per passare. Questo comportamento si applica in ogni possibile situazione stradale.
- Rutto libero, sempre e comunque. All’inizio ridi, poi un po’ ti fa schifo.
- Considerano l’ambiente come il ricettacolo naturale di tutta l’imondizia, buttano tutto, tutto per terra o in mare, fregandosene completamente. Dapperttutto, che sia Bali, Lombok, Sumatra, sei circondato dai rifiuti e nuoti in paradisi naturali con pannolini sporchi che ti gallegiano intorno. Vaffanculo.
- Producono una quantita' di immondizia impressionante, ad ogni giro al supermercato ti ritrovi con una quantita' industriale di sacchetti, sacchetini e vaschette di polistirolo da fare paura.
- La famiglie indonesiane a passeggio nei centri commerciali: mamma e papa’ per i cazzi loro, di solito intenti a mandare sms ssui loro tablet, un paio di tate che inseguono bambini sovrappeso e maleducati. Le tate sono in divisa rosa o blu (giuro), con zaino, cibo in un contenitore Tupperware nella sinistra, cucchiaio nella destra che cercano d’imboccare i bambini che vogliono correre e giocare. A qualsiasi ora del giorno o della notte, i bambini devono mangiare... ma d’altronde...
- ... stanno sempre a magna’. Colazione a casa a base di riso fritto e schifezze varie, colazione appena arrivati in ufficio con pollo, riso, frutta, merenda a meta’ mattinata, pranzo, merenda a meta’ pomeriggio e cosi via. Senza contare che tra un pasto e l’altro, ci sono dolci, dolcetti e anche hamburger dal Mac Donald. Poi si stupiscono che ingrassano.
- Sono dei chiacchieroni gossippari insaziabili, sempre a parlare e soprattutto a sparlare di chi non c’e’.
- Ridono sempre, nella buona e nella cattiva sorte, stanno sempre a ridere. All’inizio la cosa puo’ anche essere divertente, dopo un po’, rompe. E dato che ridono sempre, non sai mai se ridono perche’ sono contenti o perche’ no. Sul lavoro poi e’ un disastro perche’ non amano confrontarsi, quindi ridono e dicono sempre di si, tu credi che “si” vuol dire “si”, invece e’ “no”, ma nessuno te lo viene mai a dire che e’ “no”.
- Sul lavoro sono un disastro. Capacita' nulle, strafottenza tanta, nessuno che si prenda responsabilita' o iniziativa. Ho ricevuto  email del tipo "abbiamo finito la benzina, cosa dobbiamo fare?".
- e’ un paese laico, talmente laico che hai la scelta tra ben 6 religioni. Se sei ateo, vai in prigione. Se hai una credenza locale, magari animista, cazzi tuoi, devi scegliere tra una delle 6, meglio se quella islamica, ma che sia sunnita, mi raccomando, che se per caso decidi di diventare shiita, magari ti brucio la casa e ti caccio e il governo interverra’ proponendoti di convertirti alla religione giusta. Vaffanculo.
- se vuoi adottare un bambino, sempre per quel discorso della laicita’, puoi adottare solo un bambino della tua stessa religione. Vaffanculo.
- Gli stranieri li chiamani “boleh”. Il problema e’ che come metti il piede fuori dalla porta, cominci a sentire adulti e bambini sussurrare “boleh, boleh, boleh...”. Divertente?
- Come vedono bambini/e bianchi con capelli ricci, tutti che si lanciano per toccare i capelli e fare foto. All’inizio la cosa sembra pure divertente, dopo un po’ t’incazzi, le mie figlie non sono animali, e se volete una foto mi chiedete il permesso, che comunque non vi daro’. Anche perche’ i loro figli non li devi toccare che sono sacri, ma loro con i tuoi ci fanno quello che vogliono. Vaffanculo.
- Sono fissati con la pelle bianca. L’altro giorno dovevo comprarmi un doccia-schiuma e non ne ho trovato uno che non fosse sbiancante.
La goccia che sta facendo traboccare il vaso: mi e’ sparito da casa il Tissot Touch che mia moglie mi regalo’ per il matrimonio 11 anni fa. Odio avere gente tra i piedi. Abbiamo una donna delle pulizie che sparisce appena metto pede in casa, un giradiniere che viene un paio di volte alla settimana e purtroppo abbiamo avuto diversa gente che entrava e usciva dal cancello per riparare tubazioni, tetto, muri, cessi... ci voleva poco a far sparire un orologio. Senza contare la sparizione del iPod Touch (vecchio modello, va bene, ma porca troia...) e anche il mio iPad, che avevo inizialmente attribuito al mio alzeihemer precoce.
Bastardi pezzi di merda

OK, mi sento meglio.

Ieri serie di ripetute, oggi ginnastica e di andare in piscina all’ora di pranzo non ne avevo voglia. Si recupera domani.
Buone corse!

lunedì 8 aprile 2013

Uncinetto, millefoglie e il nostro primo triathlon


Jun, la piu’ piccola, si e’ beccata la varicella. Il papa’, da buon papa’, si e’ messo di macrame’ e le ha fatto una collana in corda, corallo blu e conchiglie. 

Ho 42 anni e negli ultimi mesi ho scoperto una parte di me che non conoscevo. Oltre al macrame’ (che sarebbe poi l’uncinetto), mi sono messo di cucina. Passo pomeriggi interi a mescolare, impastare ed infornare per deliziare i miei tre amori con pane, pizza, crepes nonche’ una millefoglie di tutto rispetto, oltre a primi e secondi piatti di routine. Quando comincero' col cucito, comincero' a preoccuparmi sul serio. 

Sono stati finalmente pubblicati i tracciati delle frazioni swim, bike e run del triathlon di Bali. Il nuoto e’ un triangolo con lati di 500 metri, mare aperto. Non ho informazioni riguardanti correnti o altre difficolta’. Il tracciato bike e’ abbastanza pianeggiante tranne per una salitella posta dopo circa 11 chilometri che da quota 21 porta a quota 47 in 1.3 chilometri. I problemi maggiori sono dovuti ai dossi stradali che non sono segnalati e al traffico: le strade sono solo parzialmente chiuse e la gente del tuo triathlon non gliene frega molto. Per quanto riguarda la corsa, c’e’ una salita impegnativa subito dopo l’uscita dalla zona cambio e un’altra dopo circa 5 chilometri. Tutto il resto del tracciato e’ in piano o in leggera discesa.

L’allenamento ha sofferto un po’ a causa di una missione fuori jakarta il venerdi e la varicella della piccola. Sabato, Maya, la signorina grande, ha fatto il suo esordio in triathlon, un triathlon casalingo con 35 metri di nuoto in piscina, poi 500 metri di bici e 500 metri di corsa, il tutto in 12 minuti e accompagnata dal papa’ che teneva il tempo e aiutava nelle transizioni. Si e’ divertita molto e il papa’ pure di piu’...

Domenica sono riuscito a fare una sessantina di chilometri in bici e questa mattina una corsetta che ho dovuto interrompere al 9 chilometro per piccoli problemi intestinali.

Grande Vale.

giovedì 4 aprile 2013

Onde, particelle e universi paralleli


Oggi non so se mi sento di piu’ particella o onda, o meglio, non so se devo comportarmi come una particella o come un’onda. Esperimento interessante, degli elettroni venivano sparati verso un pannello con due fenditure per vedere come andavano a distribuirsi su un secondo pannello posto dietro al primo. A seconda del fatto che venivano osservati o meno, questi elettroni si comportavano in maniera diversa, come particelle se venivano osservati, o come delle onde se non venivano osservati. Ma il mistero diventava ancora piu’ profondo usando un altro trucchetto, tipo sparo gli elettroni e non li osservo, poi appena passano le fenditure comincio ad osservarli per vedere cosa succede. E succede che non osservandoli, questi elettroni si comportano come particelle, poi quando si comincia ad osservarli si comportano come onde. Ma il bello e’ che si comportano come onde dall’inizio, dal momento dello sparo, cambiando praticamente la loro storia, il loro passato. Non voglio entrare nel merito prettamente tecnico perche’ non e’ che gli elettroni li vedi e non voglio nemmeno pormi il problema di come si faccia a decidere di osservarli o meno, non e’ che decidedi di tenere gli occhi chiusi e poi quando passano le fenditure, li apri per beccarli. Ma tralasciando tutto questo, questo esperimento ci dice che la realta’ e’ fatta da tutte le possibili storie, tutte accadono contemporaneamente, universi infiniti, contigui ma non comunicanti.
Porca miseria.
Sono sicuro, sicurissimo che in un universo parallelo, vicinissimo, ci sono io campione del mondo di maratona. Si, perche’ mi ricordo come se fosse successo ieri, invece parliamo di almeno 25 anni fa, di una corsa organizzata dal maestro di educazione fisica per selezionare la squadra di corsa su lunga distanza. Avevo 13/14 anni e il luogo scelto era il parco del palazzo “Clam Galas” a Vienna. Bisognava fare il giro del parco, eravamo un gruppo di ragazzini e tra loro diversi nord africani. Non so perche’ partecipai, forse perche’ ero scuretto di pelle e si sa che corriamo piu’ veloce... Non avevo mai corso in vita mia ma partii di slancio e mi ritrovai solo davanti, stavo vincendo e non avevo rivali. Non ero ancora in vista del traguardo quando vedo davanti a me un cazzetto di metallo, una specie di colonnina posta in mezzo al sentiero, alta circa 50 centimetri. Sono solo davanti, il traguardo e’ vicino, posso passare a destra o a sinistra del cazzetto,ma decido di saltarci sopra. Passando sopra al cazzetto, il mio ginocchio ci sbatte sopra (credo fosse quello destro), mi sfracello a terra e riporto una bellissima ferita al braccio destro, un paio di punti di cui porto i segni ancora oggi. Stordito, sanguinante, cerco di rialzarmi e rimettermi in moto, ma il gruppo di inseguitori mi raggiunge, mi passa ed io transito come ultimo, fuori dalla squadra. Solo 20 anni dopo ricomincero’ a correre.
Ora, sono sicuro che in un universo parallelo, decido di passare a destra del cazzetto, vinco facile,  entro a far parte della squadra, comincio ad allenarmi seriamente, divento un grande campione di corsa, magari partecipo a qualche olimpiade e oggi, a 42 anni suonati sono ancora un favorito dell’Ironman di Kona. Oppure, decido di passare a sinistra, vinco facile, entro a far parte della squadra, comincio ad allenarmi seriamente, i primi successi mi danno alla testa, a 20 anni abbandono lo sport e a 42 anni suonati sono stravaccato sul divano a guardare Sampdoria-Inter mangiando una frittata e bevendo una peroni.
Qualunquee sia laa mia vita in uno di questi universi paralleli, sono contento di essere in questo universo.
Questa mattina sveglia alle 4.45, caffe’ e via per le strade di Jakarta in bici. Sono una particella lanciata qquasi alla velocita’ della luce, nonostante ci sia ben poca luce e debba procedere con molta cautela. Verso le 5 e 40 comincia a farsi luce e comincio ad aumentare la velocita’. Erano 2 settimane che non salivo in bici ed e’ stato molto bello. Ho fatto circa 45 chilometri a 32 di media, considerando che la prima parte sono andato molto piano e al ritorno, glu ultimi 6-7 chilometri, ero rallentato dal traffico con numerose soste ai semafori. Sensazioni veramente ottime e tanta voglia di ricominciare a spingere sui pedali.
Ora sono in ufficio e come detto nell’incipit, non so se devo comportarmi come una particella e fulminare tutti quelli che mi rompono i coglioni o se e’ meglio essere un’onda e affrontare i rompicoglioni in maniera piu’ soft, piu’ avvolgente e piu’ persistente.
Buone corse!

mercoledì 3 aprile 2013

Motivazione e abitudine, la nuova piscina e i nuvoloni bianchi

Le ultime settimane sono state abbastanza avare in termini di chilometri ed allenamenti, vuoi per un normale rilassamento post gara, vuoi per necessita' lavorative e viaggi di lavoro, vuoi per passare qualche ora in piu' con la famiglia. Bici e nuoto ne hanno sofferto di piu', perche' la corsa e' il mio primo amore e delle tre discipline, quella che mi da sempre qualcosa in piu' e la corsa, c'e' poco da fare...
Archiviata l'esperienza del lago Kenyir, sto aggiustando la mira per il triathlon olimpico di Bali. In precedenza avevamo programmato con mia moglie di fare insieme lo sprint,, ma nonostante si dedichi quotidianamente alla corsa, nuoto e bici, non se la sente. I progressi sono evidenti e veloci, ma il punto di partenza era molto, molto basso. Mia moglie e' una donna benedetta dalla natura. Nonostante non abbia mai fatto sport in vita sua, e sia sempre stata un buonissima forchetta e golosa di dolci, ha sempre mantenuto un fisico perfetto. Solo che l'eta' avanza e quando passi la quarantina, ti rendi conto che il tuo corpo richiede la tua attenzione, e bisogna passare da uno stato di totale sedentarieta', e quando dico totale intendo totale, ad uno stato attivo. E solo dopo aver raggiunto lo stato attivo puoi cominciare a pensare ad aumentare quantita' e qualita' dell'allenamente e gareggiare. Non credo a quei programmi che ti promettono di portarti dal divano e correre 5 chilometri in appena 2 mesi. Il rischio e' che corsi quei 5 chilometri poi ti rimetti sul divano. Quello che vogliamo e' cominciare a correre (e andare in bici e nuotare e...) e non fermarci piu'. L'obiettivo immediato 'e inutile e forse anche dannoso. La mia dolcissima meta' si sta allenando grazie alla motivazione che e' riuscita a trovare. E la motivazione si alimenta dei piccoli progressi quotidiani in palestra. Ma sappiamo bene che la motivazione e' importante per iniziare, ma per continuare bisogna che l'allenamento diventi un'abitudine. Ancora non ci siamo, ma ci arriveremo.
Tutta questa pappardella per dire che quindi a giugno partecipero' al triathlon olimpico di Bali. Le condizioni non saranno come quelle del Lago Kenyir, avro' un po' d'esperienza in piu' per evitare gli errori commessi e quindi posso sperare in una bella gara.
L'iscrizione l'ho gia' fatta, ora mi serve solo un qualcosina per darmi la giusta carica... il mio polar 800CX ha reso l'anima definitivamente, li mortacci sua, appena 3 anni di vita, avevo deciso di usare il Blackberry ma i programmi usati (runtastic, mapmyrun e simili) non sono buoni, e quindi urge decidere presto se buttarmi su un garmin o continuare con i polar. Dopo 6 anni di polar, un cambio di marca potrebbe essere appropriato...
Questa mattina 14 chilometri a 4'49", poi all'ora di pranzo mi ssono fatto ccirca 800 metri in piscina, allenamento che ho dovuto accorciare causa mal di testa. La buona notizia e' che questa piscina che ho trovato e' olimpionica, vicina all'ufficio e praticamente deserta.
Ora sono in ufficio e guardo fuori, la causa della mia cefalea, cioe' quei grossi nuvoloni bianchi che minacciano pioggia, senza decidersi.
Un saluto da una Jakarta uggiosa.

lunedì 25 marzo 2013

Un ritorno al passato


Sono seduto a poppa della nave, vento in faccia, e ripenso agli ultimi giorni, un salto nel tempo che mi ha riportato agli inizi della mia carriera professionale, quando “sul campo” ci passavano giorni che diventavano settimane e poi mesi, le mille colline del Ruanda, la terra arida e dura della Somalia, dove parlavo con gli agricoltori sulle loro terre e nelle loro case, trattavo con bande armate, dormivo per terra, cacavo nei campi, mi facevo la doccia con bottiglie d’acqua marrone, facevo interminabili viaggi in macchina, ogni blocco stradale una piccola preghiera affinche’ tutto andasse bene (a quei tempi ero ancora credente...), camminate e sudore sulla fronte. Che tempi! Poi, con l’esperienza, il lavoro si trafserisce sempre di piu’ lontano dal campo, in citta’ sempre piu’ grandi, cosi come le scrivanie dietro alle quali mi siedo. Il campo piano piano sparisce, mi ritrovo a fare “missioni” nelle capitali, a parlare con gente del ministero, di altre agenzie o istituzioni a parlare di e per conto di gente che non conosco. I “beneficiari”... figura sempre piu’ mitica per gente come me, che ha perso il contatto con “il campo”. Poi succede che sei chiamato a fare una missione di monitoraggio di un progetto di cui sei responsabile, da lontano pero’... Cerchi delle scuse per non andare, ma ti tocca. Il sito non e’ raggiungibile in aereo, nemmeno con la macchine, ci vuole una traversata di almeno 10 ore in barca a seconda del tempo e delle condizioni del mare, arrivati li strade non ce ne sono, difficolta’ di accesso e movimento, niente elettricita’, niente internet, ma ti tocca e allora vai. E sono andato. 5 giorni, un viaggio aereo fino a Padang, poi una barca affittata per tutta la squadra (io, i donatori, altre agenzie collaboratrici, il governo centrale, provinciale e distrettuale) che salpa alle 11 di sera con la marea per una navigazione di circa 8 ore, arrivo a Tua Pejat nell’isola di Sipora, prima riunione nel mattino, al pomeriggio si riparte per l’isola di Pagai Utara, a Sikakap dove arriviamo nella notte, un p[aio di giorni di monitoraggio sul campo, e poi ritorno a Padang e aereo per Jakarta.
I due giorni nelle isolette di Pagai Utara e Pagai Selatan rimarrano per sempre nella mia memoria perche’ sono tornato bambino, con la moto da cross per stradine sterrate nella giungla a visitare i nostri beneficiari, parlare con loro nel caldo e nell’umidita’, mangiare insieme a loro, vedere come stanno andando le cose, riprendere le moto e giocare a fare il motocross per raggiungere la destinazione successiva. Mi sono divertito, vero, ma e’ stato bello perche’ e’ stata l’occasione che mi ha permesso di ricordarmi perche’ faccio questo lavoro. Ho parlato con gente che due anni fa si e’ vista portare via tutto da un’onda gigantesca di Tsunami, ho parlato con un padre che non e’ riuscito e trattenere suo figlio che teneva tra le braccia, gente che da due anni vive in “case” di legno provvisorie in condizioni sanitarie pessime, gente che nonostante tutto ha la schiena dritta e combatte ogni giorni per non soccombere. Diversi villaggi devono essere ricostruiti in zone piu’ sicure, poi ci si mette la burocrazia, la protezione dell’ambiente, il rifiuto di altre comunita’ di costruire sulle loro terre, e passano gli anni e questi che aspettano senza poter fare nulla, nemmeno coltivare le terre sulle quali sono ospitati.
Sono ripartito con la ferma intenzione di fare del mio meglio per aiutare il piu’ possible queste comunita’, ma gia’ prima di completare la travesata, la realta’ aveva ripreso il sopravvento. Ma cosa posso fare io, non sono un santo, ne un eroe, per qualche giorno parlero’ di voi e cerchero’ di sensibilizzare altri, ma poi altre emergenze, altre situazioni s’imporranno, e ...
Qualche foto per dare l'idea....
Nella foresta, piantagione di cacao
Attraversamento guado su zattera

Delfini venuti a salutarci al momento della nostra partenza

La nostra barca al mattino presto

Pescatore tra le isole Pagai Utara e Selatan
La mia moto...

Prova foto artistica, pescatore all'alba
 L’allenamento per il prossimo appuntamento agonistico sta andando avanti, tocca solo capire quale sara’ questo appuntamento agonistico... La corsa sta migliorando, riesco a correre per piu’ giorni consecutivi senza avvertire dolore. Sabato ho tenuto una media di 4’30”/k per circa un’ora, e oggi ho replicato in maniera piu’ rilassata a 4’40”. Ieri sessioni bike con lunghi tratti a 38-40 km/h in gruppo. Mia moglie l’ha presa seriamente e si allena con costanza ed attenzione.
Questo e’ tutto da una Jakarta ancora piovosa.

mercoledì 13 marzo 2013

Lake Kenyir - il resoconto e 76 chicchi d'uva



E' stata dura, molto più dura di quanto m'aspettassi ed è capitato ciò che non avevo messo in conto: un ritiro.
Arrivo a Kuala Lumpur il venerdì pomeriggio e di notte prendo l'autobus per raggiungere il lago Kenyir. Durante il viaggio faccio conoscenza con diversi ragazzi che parteciperanno alla gara. Tra una chiacchiera, una dormita e qualche pagine di Richard Dawkins, le 7 ore passano abbastanza velocemente. La giornata di sabato passa tra la sistemazione in albergo, la messa a punto della bici, registrazione alla gara e un giro di ricognizione del percorso bike durante il quale capiamo che saranno cazzi amari. Il triathlon è un olimpico maggiorato, con 1600 metri di nuoto, 45 chilometri di bici e 11 di corsa. Il percorso bici e' tutto un sali e scendi, con un paio di salite spacca gambe nel finale. Sulla prima di queste salite, siamo obbligati a scendere dalla bici e proseguire a piedi.
In serata, cena "carbo loading" e il briefing durante il quale lo Zio Sam (il re indiscusso del movimento triathlon in Malesia) si esibisce in uno show indimenticabile (per dirne una, entra in scena ballando Gangnam Style mimando nuoto, bici e corsa...). 600 partecipanti, 28 paesi diversi. Atmosfera magnifica, posto stupendo.
Domenica mattina mi sveglio presto, caffè, pit-stop, preparazione zona cambio, la ficata del numero stampato sul braccio, e alle 8 in punto parte il primo gruppo di atleti, quelli con il capuccio blu. Io sono nel secondo gruppo, capuccio bianco, e dopo 5 minuti tocca a noi. E' la mia prima gara di tri e anche la mia prima nuotata in acque aperte. La tattica dei giorni precedenti era di stare defilato e partire da dietro. Ma un veterano conosciuto sul posto mi dice che almeno il 75% dei partecipanti la penserà allo stesso modo e che quindi conviene buttarsi davanti e menare forte per i primi metri. Decido di seguire il consiglio del veterano, che poi scoprirò essere alla sua seconda partecipazione ad una gara di tri.
Mi butto davanti e comincio a nuotare. Non è una tonnara come m'aspettavo, sbatto su qqualche gamba ma trovo abbastanza presto un buon ritmo e una nuotata molto sciolta e tranquilla. Qualcuno ovviamente mi sorpassa, ma dopo un pò comincio a sorpassare atleti partiti nel primo gruppo e sono pochi quelli del terzo gruppo a passarmi. Esco dall'acqua molto soddisfatto e rilassato. La zona di transizione è posta dopo una salita di 500 metri.

Tutto procede benissimo e mi ritrovo in bici. Il giro bici è tremendo. Si inizia con una bella discesa, poi una bella salita, poi una nuova discesa molto lunga nella quale tocco i 76 chilometri all'ora. Al sesto chilometro ho un contatto con un altro ciclista, la mia ruota anteriore contro la sua posteriore. Il suo deragliatore posteriore si spacca, io ho solo un raggio rotto e altri 3 piegati. Dopo pochi minuti riparto. Subisco qualche sorpasso, qualcuno ne faccio, riesco a riagganciare il gruppo nel quale stavo quando ho avuto l'incidente e stupidamente comincio a tirare. Il percorso bike è un'andata e ritorno e quindi le discese di inizio percorso vanno rifatte in senso contrario. Durante una salita, il gruppo si sgrana. Mi aggancio ad un compagno e questo comincia ad incitarmi, dai che siamo forti, che ce la facciamo. Lo guardo e gli dico che davanti a noi c'è una ragazza con una mountain-bike, che non siamo riusciti a staccare da 30 chilometri. Lui mi guarda e mi dice che è da 40 minuti che non pensa ad altro.
Ho degli accenni di crampi gia' da diversi chilometri. Ho degli gel di zuccheri, ma niente sali minerali. La grande discesa di inizio frazione diventa ovviamente una salita incredibile. Cerco di alzarmi sui pedali ma i crampi mi bloccano subito. Mi fermo, scendo dalla bici e comincio a salire a piedi, come l'80% dei concorrenti. La ragazza con la mountain bike va su tranquilla e non la rivedrò più (era comunque una frazionista, giusto per consolarmi un pò...). Arrivato in cima, risalgo in bici e riparto. Mancano orami solo un paio di chilometri, una bella discesa e poi l'ultima salita che affronto cercando di alzarmi sui pedali. Ma dei nuovi crampi ancora più forti di quelli precedenti mi bloccano subito. Riesco a staccare le scarpe dai pedali, ma non riesco a muovere le gambe. Sono bloccato sulla bicicletta, senza riuscire a smontare. Aspetto qualche minuto, poi quando i muscoli si sciolgono, smonto dalla bici e spingo la bici in cima.

Rimonto e raggiungo la zona cambio e comincio la frazione corsa e comincio a meditare. Sono 11 chilometri, fa un caldo bestiale, ho dei crampi. Prevedo 11 chilometri d'inferno, prevedo qualche passo di corsa alternato a lunghe camminate, prevedo un tempo interminabile e tante bestemmie. Decido di fermarmi e tenermi i bei ricordi e la bella esperienza.
Le condizioni erano oggettivamente molto dure e so di avere commesso diversi errori (scarsa idratazione il sabato, niente sali minerali, in bici ho voluto fare lo splendido...), ma nonostante cio' sono molto contento dell'esperienza fatta.
Ultima nota, il viaggio di ritorno in aereo e' stato allucinante. C'era una comitiva di pellegrini di ritorno dalla mecca. Ora, non sono un esperto, ma mi pare di capire che quando stai li li per schiattare, un giro alla mecca puo' darti l'eterna salvezza o qualcosa del genere. L'aereo era occupato al 90% da questi pellegrini, tutti vecchi, tutti vestiti allo stesso modo, tutti con un paio di valigie a mano e almeno due buste di plastica piene di roba, tutti, dico tutti che tossivano che se non mi sono preso la tubercolosi questa volta sono immune per il resto della mia vita. Per completare la scena, vicino a me c'era, scusate per il politically incorrect, un grassone talmente grasso che prendeva meta' del mio posto. Si e' subito addormentato e ha cominciato a ruttare non stop fino all'arrivo a Jakarta. Se questi si apprestavano ad andare in paradiso, a me m'hanno fatto passare due ore d'inferno. E, a proposito di paradiso e inferno, il caso ha voluto che stessi leggendo "the god delusion" di Richard Dawkins, e in particolare un passaggio dove uno scrittore ex-musulmano spiega che la leggenda che vuole i martiri andare in paradiso con 76 (o 72 o 99 e chi se ne frega...) vergini sia il frutto di un errore di traduzione, dove il termine originale tradotto in "vergine" sta invece ad indicare dei chicchi d'uva. Fantastico. (E sempre a proposito delle vergini, mi viene in mente la battuta di George Clooney - E che ci faccio con 76 vergini, preferisco 6 puttane...)
Non vedo l'ora di ributtarmi di nuovo nella mischia. A maggio c'e' il Bintan Triathlon e a giugno c'e' il Bali Triathlon. A Bali dovrebbe esserci l'esordio di mia moglie sulla distanza sprint, quindi io ci saro' e l'accompagnero' dal primo all'ultimo metro. A luglio c'e' ancora una bella gara a Port Dickinson in Malesia, e poi un 70.3 a Phuket in Tailandia. Nei prossimi giorni vedro' che fare.
Buone corse!