giovedì 4 aprile 2013

Onde, particelle e universi paralleli


Oggi non so se mi sento di piu’ particella o onda, o meglio, non so se devo comportarmi come una particella o come un’onda. Esperimento interessante, degli elettroni venivano sparati verso un pannello con due fenditure per vedere come andavano a distribuirsi su un secondo pannello posto dietro al primo. A seconda del fatto che venivano osservati o meno, questi elettroni si comportavano in maniera diversa, come particelle se venivano osservati, o come delle onde se non venivano osservati. Ma il mistero diventava ancora piu’ profondo usando un altro trucchetto, tipo sparo gli elettroni e non li osservo, poi appena passano le fenditure comincio ad osservarli per vedere cosa succede. E succede che non osservandoli, questi elettroni si comportano come particelle, poi quando si comincia ad osservarli si comportano come onde. Ma il bello e’ che si comportano come onde dall’inizio, dal momento dello sparo, cambiando praticamente la loro storia, il loro passato. Non voglio entrare nel merito prettamente tecnico perche’ non e’ che gli elettroni li vedi e non voglio nemmeno pormi il problema di come si faccia a decidere di osservarli o meno, non e’ che decidedi di tenere gli occhi chiusi e poi quando passano le fenditure, li apri per beccarli. Ma tralasciando tutto questo, questo esperimento ci dice che la realta’ e’ fatta da tutte le possibili storie, tutte accadono contemporaneamente, universi infiniti, contigui ma non comunicanti.
Porca miseria.
Sono sicuro, sicurissimo che in un universo parallelo, vicinissimo, ci sono io campione del mondo di maratona. Si, perche’ mi ricordo come se fosse successo ieri, invece parliamo di almeno 25 anni fa, di una corsa organizzata dal maestro di educazione fisica per selezionare la squadra di corsa su lunga distanza. Avevo 13/14 anni e il luogo scelto era il parco del palazzo “Clam Galas” a Vienna. Bisognava fare il giro del parco, eravamo un gruppo di ragazzini e tra loro diversi nord africani. Non so perche’ partecipai, forse perche’ ero scuretto di pelle e si sa che corriamo piu’ veloce... Non avevo mai corso in vita mia ma partii di slancio e mi ritrovai solo davanti, stavo vincendo e non avevo rivali. Non ero ancora in vista del traguardo quando vedo davanti a me un cazzetto di metallo, una specie di colonnina posta in mezzo al sentiero, alta circa 50 centimetri. Sono solo davanti, il traguardo e’ vicino, posso passare a destra o a sinistra del cazzetto,ma decido di saltarci sopra. Passando sopra al cazzetto, il mio ginocchio ci sbatte sopra (credo fosse quello destro), mi sfracello a terra e riporto una bellissima ferita al braccio destro, un paio di punti di cui porto i segni ancora oggi. Stordito, sanguinante, cerco di rialzarmi e rimettermi in moto, ma il gruppo di inseguitori mi raggiunge, mi passa ed io transito come ultimo, fuori dalla squadra. Solo 20 anni dopo ricomincero’ a correre.
Ora, sono sicuro che in un universo parallelo, decido di passare a destra del cazzetto, vinco facile,  entro a far parte della squadra, comincio ad allenarmi seriamente, divento un grande campione di corsa, magari partecipo a qualche olimpiade e oggi, a 42 anni suonati sono ancora un favorito dell’Ironman di Kona. Oppure, decido di passare a sinistra, vinco facile, entro a far parte della squadra, comincio ad allenarmi seriamente, i primi successi mi danno alla testa, a 20 anni abbandono lo sport e a 42 anni suonati sono stravaccato sul divano a guardare Sampdoria-Inter mangiando una frittata e bevendo una peroni.
Qualunquee sia laa mia vita in uno di questi universi paralleli, sono contento di essere in questo universo.
Questa mattina sveglia alle 4.45, caffe’ e via per le strade di Jakarta in bici. Sono una particella lanciata qquasi alla velocita’ della luce, nonostante ci sia ben poca luce e debba procedere con molta cautela. Verso le 5 e 40 comincia a farsi luce e comincio ad aumentare la velocita’. Erano 2 settimane che non salivo in bici ed e’ stato molto bello. Ho fatto circa 45 chilometri a 32 di media, considerando che la prima parte sono andato molto piano e al ritorno, glu ultimi 6-7 chilometri, ero rallentato dal traffico con numerose soste ai semafori. Sensazioni veramente ottime e tanta voglia di ricominciare a spingere sui pedali.
Ora sono in ufficio e come detto nell’incipit, non so se devo comportarmi come una particella e fulminare tutti quelli che mi rompono i coglioni o se e’ meglio essere un’onda e affrontare i rompicoglioni in maniera piu’ soft, piu’ avvolgente e piu’ persistente.
Buone corse!

10 commenti:

theyogi ha detto...

la fisica quantistica, ultima frontiera per qualunque atleta..... :)

Semper Adamas ha detto...

per quanto mi riguarda in ufficio non ci sono dubbi: martello tutti i rompicoglioni senza pietà, d'altra parte loro mica la esercitano nei miei confronti.. :D
"pietà l'è morta..."

oggi nuoto dopo una settimana dalla cervicalgia! vedremo...
buona giornata!

MauroB2R ha detto...

beh....la media del 32 è un grande punto di partenza!!!!
approccio soft tutta la vita...non ha senso diventare incazzosi per gli altri...in pratica la maggior parte della giornata la passo a far da "mediatore" tra i miei colleghi della filiale e quelli della sede di Roma...se fosse per loro passerebbero le giornate ad insultarsi..mah...

Karim ha detto...

Ultima frontiera e ultima spiaggia per rinvigorire il nostro ego... qui siamo schiappe, ma li...

Karim ha detto...

Qui in Indonesia, soprattutto nell'isola di giava, la gente non s'incazza mai in pubblico, e' tutto un dire si, si, si, anche se intendono dirti di no. Incazzarsi vuol dire perdere la faccia, quindi, nonostante abbia una gran voglia di mandarne tanti a fare in culo, mi tocca sorridere ed avere un approccio... zen. Mi sfogo poi tornando a casa in motorino, nascosto dietro al casco mandao a fanculo tutti!

Karim ha detto...

Ti diro', la partenza cauta non e' da sottovalutare, perche' una volta riscaldato per benee, tenevo una media molto alta, tra 35/36 nei 5 chilometri piu' duri, e 40 facili nel tratto piu' facile. Cosa che non capita quando parto a manetta da subito e poi fatico.
Approccio soft? Secondo me tu sei uno di quelli che s'incazzano poco, ma quando s'incazzano son cazzi...

MauroB2R ha detto...

karim, ehhehehe anni fa lavoravo in un negozio, a contatto con la gente 8/10ore al giorno...a volte eravamo (noi commessi) talmente sbarellati che ci imboscavamo in magazzino e distruggevamo a sprangate un povero bancale "sacrificale"...
ah...poi in reparto tornavamo sorridenti come prima! :-D

Semper Adamas ha detto...

oh, ma io martello col sorriso. sorriso un po' tirato, ma sorriso... ;D

Tosto ha detto...

Il paletto lo dovevi segare e poi passarci sopra!!!
io invece sto diventando sempre più pigro ... oggi continuavo a sollecitarmi per trovare la voglia di uscire, una corsa, un giro in bici, ma niente da fare c'è un tempo di schifo che non invita e io sto invecchiando :(

La Polisportiva ha detto...

Onda è più figo. Ma perchè dovrebbe essere più soft? ci sono certe onde..