giovedì 8 gennaio 2009

Continuiamo cosí, facciamoci del male...


Cielo nuvoloso, pioggia, vento... Insomma, tutte le condizioni riunite per rinunciare all’allenamento e andare su a mensa. Invece, alle ore 12 e 30, preciso come le tasse, mi trovo davanti allo stadio delle Terme di Caracalla a fare stretching. L’allenamento prevede 12 chilometri di corsa progressiva, cioè 6 chilometri di fondo lento, 3 di ritmo gara e 3 di fondo medio, partendo dalla FAO, risalendo la Cristoforo Colombo fino a Via delle Sette Chiese, Via di Giovannipoli, San Paolo Fuori le Mura, Ponte Marconi, Lungotevere fino a Ponte Testaccio, che attraverso per proseguire sul Lungotevere Testaccio fino quasi alla Sinagoga, poi svolto verso il teatro di Marcello, Piazza Venezia e la consacrazione finale su Via dei Fori Imperiali e il Colosseo, con una corona d’alloro sulla testa davanti ad una folla acclamante, ma credo di sbagliarmi d’epoca. Chiudo l’allenamento seguendo Via di San Gregorio per finire al nasone del biscotto. In totale 13 chilometri corsi ad una media di 4’35”, con i primi 6 chilometri corsi a 4’45”, i secondi 3 a 4’33” e gli ultimi 3 a 4’18”. Con l’allenamento di oggi, mi mancano solo 871 chilometri fino alla Maratona di Roma… Buon allenamento, corso ad un buon ritmo, obiettivo raggiunto senza troppa fatica.
Qualche giorno fa, mia moglie mi ha insinuato il dubbio che forse non ho un rapporto “sano” con la corsa. Da allora, questa cosa mi frulla nella testa e mi mette un po’ in ansia e quindi voglio rendervi partecipi delle mie paranoie. Cosa vuol dire avere un rapporto sano con qualcosa o qualcuno, sia esso il lavoro, la famiglia, la corsa?
Ci penso e non arrivo ad una conclusione certa e definitiva. Io, in quanto essere umano, mi relazione con il mondo esterno, con la mia famiglia appunto, con il mondo del lavoro, con lo svago, con voi che mi leggete e ciò mi permette di essere “vivo”. Vivrei anche non relazionandomi affatto con il mondo esterno, ma sarebbe vita nel senso che vogliamo intenderla?
Quindi, mi relaziono con il mondo esterno per vivere. Per relazionarmi con il mondo esterno mi serve tempo, che è una risorsa, purtroppo, limitata. La relazione che ho con una certa cosa o persona influisce direttamente con la relazione che ho con altre cose, in quanto toglie risorse temporali e mentali al resto (senza parlare di risorse finanziarie, ma è un altro discorso…). Se passo 18 ore al giorno davanti alla televisione, non ho il tempo per giocare a fare le puzzette con mia figlia (è solo un esempio, per carità!). Quindi, avere un rapporto sano con qualcosa vuol dire che non deve togliere tempo e altre risorse necessarie per mantenere le relazioni con tutto il resto in modo che la mia qualità di vita rimanga ad un buon livello e che possa soddisfare i bisogni di chi da me dipende. E’ un gioco d’equilibri delicato. Tornando a me, semplificando, ho una moglie, una figlia, un lavoro e una passione, la corsa. Le risorse mentali e temporali (e anche finanziarie) che dedico alla corsa tolgono qualcosa alla mia famiglia e al mio lavoro? Credo di no, o almeno faccio di tutto per minimizzare al massimo l’impatto negativo che la corsa potrebbe avere sulla mia famiglia e sul mio lavoro, inventandomi orari assurdi per andare a correre, sacrificando magari il pranzo. Inoltre, l’impegno finanziario della corsa è quasi trascurabile (non fosse per le scarpe che costano un occhio della testa nella nostra cara vecchia Europa). Questo agire per soddisfare un mio bisogno intimo che è quello di correre, può considerarsi un agire malsano? Sarà vero che dietro alla nostra difficoltà di spiegare ai profani questi nostri comportamenti, non ci sia effettivamente una malattia mentale? Siamo tutti pazzi?
Credo di no, ma il dubbio rimane…

10 commenti:

Pimpe ha detto...

e solo invidia per qualcosa che ci prende e forse entra in competizione con loro stesse... preferisci la corsa a me non te l'ha ancora detto ??

GIAN CARLO ha detto...

Tu lo sai che Nanni Moretti abita a Monteverde e il primo Film che a girato in 16mm(dopo io sono un autarchico) ovvero Ecce Bombo ha una lunga scena girata al bar di via Alberto Mario...tra via Cavallotti e via Poerio ?

giovanni56 ha detto...

Vedo che la tendenza del podista è quella di isolarsi da quanto lo circonda, creandosi un suo mondo particolare, scegliendosi il "suo" ambiente.
Se tua moglie non pratica sport è difficile che capisca le sensazioni che quest'attività ti regala.
Cerca di coinvolgerla (facile a dirsi eh! :-)

Giancà ... qua a Mestre fra via Cavallotti e Via Poerio ci stà quasi 1km della VeniceMarathon :-)

GIAN CARLO ha detto...

@Giovanni, qui invece c'è il nostro quartiere dove vive Giorgio Calcaterra campione del mondo dei 100km(scusa se è poco) e 2 suoi sudditi: io e Karim !

Anonimo ha detto...

sono un uomo fortunato, alle mie mogli non gliene frega una emerita ceppa di se, come, perchè, quando, quanto corro o faccio altre attività (ho anche altre passioni). adesso vi dico una cosa che non sapete di questo GRANDE paese. qui la gente è EGOISTA, egoismo sano alla nietzsche, quell'"egoismo" che incredibilmente rende TOLLERANTI. "mio marito corre? corre troppo? chi se ne frega, sono affari suoi, io ho i miei affari". così ragionano le mogli brasiliane. qui la gente pensa ai CAVOLI PROPRI, non a rompere i cavoli altrui. qui nessuno giudica nessuno: sei stanco? ti stendi sul marciapiede e dormi, la gente ti scavalca e nessuno ti importuna. invece, nella socialcattolica italia, un malcompreso "ALTRUISMO" impone alla gente di innervosirsi se l'altro è diverso, impone a tutti di essere fatti con lo stampino. IO HO TUTTO IL DIRITTO CHE MI PARE DI USARE IL MIO TEMPO COME MI PARE, perchè prima che tuo, sono MIO! luciano er califfo.

Karim ha detto...

Pimpe: Devo dire che mia moglie non rompe, anzi... infatti, il polar me l'ha regalato lei.
Gian: e secondo te, perché sono venuto a vivere a monteverde? In primis per Nanni, poi per Calcaterra e poi per te!
Giov: ora è incinta, ma poi, la farò correre per tornare in forma in fretta...
Califfo: no comment! In Brasile, prima o poi dovremmo capitarci tutti... soprattutto perché dici "alle mie mogli" al plurale... Paradiso o inferno??

Anonimo ha detto...

paradiso E inferno... er califfo.

Diego ha detto...

Per me fare sport, e uno stile di
vita !
La mia famiglia mi stima molto per quello che faccio.
Quando hanno bisogno, io ci sono sempre ! riesco ad avere sempre il tempo per fare tutto, anche le pulizie in casa !
Karim : oltre i tuoi impegni riesci anche a correre, bene vuol dire che hai una marcia in più !

Igor ha detto...

La mia famiglia mi sostiene, mi fa il tifo e sono rogogliosi di ciò che faccio. Potrei dire che la corsa è la mia vita, ma preferisco dire come Diego uno stile di vita poiché la mia vita è la mia famiglia.
Tutto comunque è equilibrio, prima o poi scrivo un post nel mio bog su questo, secondo me è questo che rende il tutto armonico e senza problemi. L'equilibrio fra la corsa, la famiglia, il lavoro, gli amici. Io penso di averlo raggiunto e come Diego riesco a correre, lavoarre, stare con la famiglia, aiutare a fare i compiti alle bimbe, oziare,...

Per Er Califfo, secondo me in Brasile non è che se ne fregano (è brutto da dire) è la mentalità del vivi e lascia vivere, è proprio nel loro DNA farsi gli affari propri ma non per menefreghismo ma perché ognuno è libero di vivere la propria vita senza che debba sempre essere giudicato... ma de Deus quer prima o poi le valige le facciamo...

Michele ha detto...

Bisogna trovare un'equilibrio,hai presente le bilance con 2 piatti se ti butti troppo da una parte crei uno squilibrio dall'altra e se lo squilibrio è troppo patatrac !!!
Per quanto riguarda la gara di puzzette se voui possiamo organizzare una gara di rutti per adulti :)