martedì 4 novembre 2008

Diverso per natura...

Oggi non si corre. Dopo il lungo di domenica, ieri ho fatto una piccola corsetta di 11 chilometri a 5’/km con il mio amico Pietro. Tutto tranquillo, tutto okay. Quindi oggi non si corre, ma sarà una gironata speciale comunque, soprattutto per me e per chi è come me.
Sono un mulatto, un meticcio, un bastardo, un po’ bianco, un po’ nero, ma non abbastanza bianco e non abbastanza nero. A scuola, ho fatto a pugni perché mi chiamavano negro, ho lavorato in Africa dove sono stato chiamato bianco (mzungu, gaal), sono andato nel paese natale di mio padre dove mi hanno chiamato libanese. Non mi hanno fatto entrare in discoteca perché italiano (a Vienna negli 80, era normale…).
So di appartenere a popoli diversi, a culture diverse, eppure questi stessi popoli cui sento di appartenere mi percepiscono come straniero, come diverso. Nato diverso per natura, maledizione per qualcuno, grande fortuna per me, che mi permette di vedere con occhio critico diversi punti di vista. Grande fortuna perché mi permette di esprimere il mio giudizio critico senza essere tacciato di razzista. Grande fortuna, perché mi permette di capire. Grande fortuna, perché sono a casa mia un po’ dappertutto, anche se non ho una casa mia. Non ho radici profonde da qualche parte, ma radici un po’ dappertutto.
Mi trovo a mio agio in ogni posto, ma in ogni posto sento che non sono proprio nel “mio” posto. Sento sempre e comunque degli sguardi diversi. Forse è solo suggestione, forse no. Solo in un paio di occasioni ho avuto la sensazione di “appartenere” per davvero ad un popolo, una comunità: è stato durante un paio di missioni in paesi arabi (in Sudan e in Yemen), dove mi sono sentito tra “simili”. Ed è abbastanza paradossale sentirsi a “casa” in un posto di cui non parli la lingua e non conosci la cultura, solo perché hai la pelle dello stesso colore di chi ti sta intorno. Ed è stato bello scoprire che un tale sentimento può esistere, ma chi non ha avuto le esperienze che ho avuto io, se ne rende conto?
Tutto questo discorso perché? Perché oggi, uno come me, uno mezzo bianco e mezzo nero, forse diventerà presidente degli USA. La sua vittoria sarà anche un po’ la mia, senza nessun sentimento di rivincita perché, come ho detto prima, io non posso essere razzista, sarebbe una rivincita su me stesso e avrebbe poco senso…

2 commenti:

Stefano ha detto...

Caspita! Un post duro. Però rende perfettamente l'idea di quello che puoi aver passato. Certo da quello che posso capire io sei fortunato per altre cose comunque molto importanti. Intelligente, esperienza di vita e di lavoro internazionale, conoscenza, sicuramente, di diverse lingue straniere. Forse è anche questo tipo di vita, penso che tu sia un diplomatico, che comunque ti costringe a girare per il mondo facendoti perdere un punto di riferimento come succederà a chiunque scelga questa strada.
Comunque forza Obama.

Karim ha detto...

Ciao Ste, non voleva essere un post duro, non era mia intenzione! Io mi reputo fortunatissimo.
Non sono un diplomatico, solo un semplice funzionario della FAO che si occupa di emergenze, e quindi spesso in giro per il mondo, cosa che mi piace come e quanto correre! E ha vinto Obama!