giovedì 26 marzo 2009

Awdegle, Somalia


Arrivo a Mogadiscio da Nairobi, per proseguire verso Awdegle, piccolo villaggio più a Sud. Il mio accompagnatore somalo, John, aveva provato ad organizzare una toccata e fuga, tipo, si arriva in mattinata, piccolo giro di ricognizione, e poi ritorno a Mogadiscio in giornata. Ma no, sono un professionista serio. Se devo formulare un progetto, voglio rendermi ben conto della situazione. Un giorno non basta. Ce ne vogliono almeno quattro. Almeno. E quindi, all’aeroporto mi aspetta John con una macchina e una tecnica.
La tecnica è un pick-up 4x4, di solito Toyota Hilux o Landcruiser e qualche volta Land Rover. Sul cassone dietro c’è un mitragliatore browning. Qualche volte ci piazzano una batteria anti-aerea.
Sulla tecnica, oltre al mitragliatore, c’è la mia scorta. Partiamo verso sud per le strade polverose somale. I check-point ci fanno passare senza fare storie visto la nostra potenza di fuoco. In poche ore siamo ad Awdegle e capisco che ho fatto una grande, grandissima cazzata. Mi portano subito a casa dello sceicco del villaggio, morto proprio poche ore fa. Ho il grande onore di soggiornare in quella casa e scopro con stupore che dormirò nel letto del morto. E non sono state cambiate le lenzuola.
Il caldo è difficilmente descrivibile. Fa caldo. Tanto caldo. E ci sono mosche. Tante mosche. Il pavimento viene lavato con la nafta per scacciare le mosche. La nafta! Immaginate il profumino.
Ho bisogno di andare in bagno. Entro e vedo che la parete è stata appena ridipinta di nero, un nero luccicante. Poi vedo meglio: non è pittura, ma scarafaggi addossati gli uni sugli altri. Apro il “water” ed esce una nuvola di zanzare e capisco che questo water è stato semplicemente messo sopra un grosso buco, ovviamente pieno di escrementi ed insetti. Capisco che saranno tre lunghissimi giorni e che la prossima volta darò più ascolto a John.
Di giorno ce ne andiamo per i campi a vedere canali d’irrigazione e campi coltivati. A sera torniamo a casa dove Medina Grande, la nostra cuoca da sempre, mi guarda con uno sguardo sconsolato, lamentandosi che in questo villaggio sperduto non c’è niente. Ma chissà come riesce a preparare pasta con sugo, un secondo di carne e contorno.
La notte, sdraiato sul letto sudicio del morto, sento degli animali camminare su di me, ragni o scarafaggi, chissà. Nella stanza accanto, le prefiche cantano e piangono il morto. Fa sempre caldo. Sono coperto di sudore e non reagisco nemmeno alle zanzare che mi ronzano intorno.
Vorrei uscire e dormire fuori insieme alla scorta e fare i miei bisogni nei campi all’aperto, ma non posso, sarebbe un’offesa. Resisto e in qualche modo il giorno della partenza arriva. E capisco che l’uomo riesce ad abituarsi a tutto. Entrare in macchine e lasciarmi Awdegle alle spalle è una liberazione. Torniamo a Mogadiscio dove passo la notte in un albergo. Aragoste per cena, grandi chiacchierate con John e l’oste, l’acqua corrente che esce dai rubinetti, la finale di Champions alla tele e capisco di essere tornata alla civiltà. A Mogadiscio Sud.
Era il 2002 o 2003, non ricordo bene. Poco dopo ritorno in Italia e il progetto che ho formulato sarà approvato ed implementato. Durante l’implementazione, i due cooperanti Italiani verranno rapiti, insieme a John. Rimarranno in cattività per un paio di mesi e poi saranno rilasciati. Di John non si sono avute più notizie, e tutto lascia presagire che è stato ucciso. Anche Medina Grande nel frattempo è morta, probabilmente di malattia e di stenti.
Che sfiga.
Prossima puntata: "fuga da Jamama"

10 commenti:

MFM ha detto...

E' sempre un grande piacere leggerti per come scrivi e oprattutto per cosa scrivi. Certe cose sui media tradizionali non le apprenderesti mai, invece sono il sale della vita.
Grazie

GIAN CARLO ha detto...

Bella Karim... hai sviluppato una resilienza che in Maratona ti dovrebbe essere d'aiuto !
E' nata la piccola ?

Karim ha detto...

MFM: ma grazie a te che mi leggi!
Gian Carlo: l'appuntamento è per mercoledí 1 aprile, ore 7 e 30 al San Camillo...

GIAN CARLO ha detto...

Ti sei fatto battere da Alvin pure li.... non t'alleno + !
In bocca al lupo ;D

Gianluca Rigon ha detto...

Pensa che faccio fatica solo a credere a quello che scrivi.....dovresti scrivere un libro. Come al solito aspetto impaziente la prossima puntata. In bocca al lupo per il nuovo arrivo !

Anonimo ha detto...

io conosco un colonnello che è stato in somalia... oh, fine aprile sto a roma, dobbiamo conoscerci. luciano er califfo.

Alvin ha detto...

Mi associo a GianLuca, hai la stoffa dello scrittore, non so se son dovuti ai luoghi che racconti ma i tuoi post li leggo in un batter d'occhio!

Aggiungo, in bocca al lupo per la pesciolotta d'aprile!

Alessandro ha detto...

Era la cruda realtà od un'incubo il racconto che hai scritto? Impressionante!

Gianluca Rigon ha detto...

Congratulazioni per l'arrivo di June Rosa ! Congratulazioni a te , alla mamma e alla sorellina ! Bravissimi !

Anonimo ha detto...

molto intiresno, grazie