Ironman Hamburg 2019, buona la prima...

30 luglio, quasi ora di cena. La gara è finita ormai da diverse ore. Dopo una profonda dormita, l'aereo di ritorno a Roma, il treno per Napoli a cercare le figlie, mi godo di qualche minuto per ricapitolare gli ultimi giorni. Amburgo meriterebbe un post a parte, ma mi mancano le energie. Il problema di queste città è che poi ci viene la tentazione di paragonarle alle nostre... ma non c'è confronto per quanto riguarda ordine, pulizia, verde, mobilità sostenibile... è un altro pianeta. Non ci arriveremo mai.

La gara... domenica mattina, sul molo guardando l'acqua nera del lago Alster... mi ero immaginato questo momento mille volte nei mesi precedenti, e finalmente eccomi qui. Mi sento stranamente tranquillo. Mi faccio qualche selfie prima di depositare il sacco bianco. Chiacchiero con altri atleti. Mi godo il sole che sorge piano. La musica a palla, la gente, l’atmosfera, le vibrazioni positive che si diffondono. Tutto è perfetto, meglio di come me l’ero immaginato. Anche il tempo è perfetto. Nei giorni precedenti avevano dato caldo, poi pioggia, poi vento, invece la giornata che si sta preparando è semplicemente ideale.

Partono i pro, poi quelli bravi, poi quelli meno bravi e finalmente quelli scarsi. Arriva il mio turno e mi tuffo senza esitare, al punto che mi scordo di far partire il GPS. Dopo qualche bracciata mi viene il dubbio, mi fermo, schiaccio lo start e riprendo. Obiettivo dichiarato nel nuoto è di finire in circa un’ora e 30 minuti. L’acqua è calma, non c’è corrente. L’acqua è nera, non si vede oltre la proprio punta del naso. Già fatico ad andare dritto nelle acque limpide della piscina, figuriamoci in questa melma. Per evitare di disturbare troppo gli altri concorrenti, decido di nuotare un po' più largo. Così facendo nuoto un po' più tranquillo ma allungo la traiettoria. Esco dopo un’ora e 26 minuti per un totale di 4000 metri, 200 metri in più. Un tempo oltre le più rosee previsioni. Vai!

In T1 tutto fila liscio e dopo circa 8 minuti sono fuori. Obiettivo dichiarato della frazione bici era di stare intorno alle 6 ore. In cuor mio però, sapevo di avere nelle gambe la possibilità di andare molto più forte. Ma è il mio primo IM e decido di seguire alla lettera i consigli del coach: per i primi 45 chilometri, vai piano. E allora, vado piano. Sto sui 30 all’ora senza forzare minimamente. Sulle pochissime salite che ci sono mi diverto ad alzarmi sui pedali e spingere un po' giusto per tenere le gambe sveglie. Mi nutro e mi idrato come da programma. Tutto fila liscio. Dopo circa un’oretta e mezza avrei dovuto cominciare a pedalare con un po' più di energia ma mi accorgo che non ci riesco. Le gambe sono partite piano e rimangono fisse su questa modalità. Sto bene, sto mangiando e bevendo bene, ma non riesco a spingere. Cominciano pensieri negativi che scaccio immediatamente. Questo è il mio primo IM, sono venuto qui per chiuderlo dignitosamente, mi devo godere questa giornata e fanculo a tutto il resto. Alle fine chiuderò la frazione in quasi 6 ore e 20 minuti per 186 chilometri abbondanti ad una misera media di 30 chilometri all’ora. 

In T2 non sono entusiasta ma cerco di non pensarci e soprattutto di non pensare a ciò che mi aspetta. Dopo circa 10 minuti sono fuori e comincia la maratona. Le sensazioni sono da subito negative e il pensiero di dover correre per oltre 4 ore mi mette in crisi. Dopo pochi chilometri ho il pensiero fisso sul ritiro. La decisione è già presa. Faccio un giro e lascio perdere. Ma poi il primo giro finisce e mi ritrovo a fare il secondo. Verso metà del secondo giro mi ritrovo con Carlo. Stava male da prima della gara ed è un miracolo che sia arrivato fino a qua. Nonostante le sue condizioni, mi ridà fiducia e mi sprona. Adottiamo la strategia di correre per X minuti e camminare per Y. X prima è uguale a 4, poi a 3, poi a 2. Chiudiamo il secondo giro e cominciamo il terzo. La possibilità di chiudere la gara adesso diventa tangibile. Il nostro passo è abbastanza ridicolo ma avanziamo e questo è l’importante. Al quarto giro, le ultime energie di Carlo si esauriscono. X ormai non c’è più, solo Y. Carlo mi dice di andare ma per me, a questo punto, il tempo finale non ha più nessuna importanza. Se sono arrivato fino a quel punto è solo grazie a lui e non me la sento proprio di andarmene per arrivare 5, 10 o 15 minuti prima. Gli ultimi 8 chilometri li camminiamo e corriamo solo gli ultimi 500 metri per la foto finale.

5 ore e 26 per la maratona finale, tempo totale 13 ore e 29 minuti. Sono felice? Si. Sono un Ironman. Sono deluso? Si. Devo capire cosa mi è successo in bici che poi ha condizionato, ne sono certo, anche la mia maratona. Ma per il momento non ci voglio pensare.






Guardo la medaglia, ma la rigiro tra le mani e poi la do a mia moglie. Questa medaglia è sua per il supporto continuo e incondizionato che mi ha dato in questi ultimi sei mesi, nonostante mille difficoltà e problemi. Senza di lei non avrei mai potuto preparami per questa gara. 

E poi c’è lui, il coach, Strong. Non saprei come ringraziarlo. So solo che mi sono allenato sempre con allegria grazie ai suoi allenamenti sempre stimolanti e mai noiosi senza mai subire infortuni. Mai. Sono arrivato all’appuntamento in splendida forma fisica e mentale, e non è cosa da poco. Strong, hai saputo creare un gruppo fantastico di persone ed è un vero piacere farsi allenare da te. Grazie Ste. Non vedo l’ora di ricominciare.

Commenti

nino ha detto…
Cominciate ad essere troopi a fare sto im.
Complimenti