mercoledì 27 gennaio 2016

Mesi che scrivo poco o niente, perché poco o niente ho da dire, ma mi leggere gli amici che continuano a farlo, e va bene cosi. Scrivo poco o niente, ma continuo ad allenarmi, senza proclami, in silenzio. L’obiettivo ormai è nel mirino, devo aggiustare la mira, registrarmi e finalizzare. Un viaggio con tutta la famiglia in Austria, partendo dall’Uganda, è un bell’investimento, considerando che poi a luglio ci toccherà tornare in Europa, e poi chissà dove ancora. L’Austria dunque, in quel di St Polten, un 70.3 poco lontano dalla città dove sono cresciuto e che non visito da quasi 20 anni.

Non posso fare brutta figura, quindi ci sto dando dentro, ma senza troppo stress, come al mio solito. Tre-quattro giorni a settimana mi accontento di un solo allenamento, il resto della settimana cerco di infilarcene due. In questo modo raggiungo abbastanza agevolmente le 10-11 ore di allenamento settimanale, 250-280 chilometri di bici, 20-30 di corsa e una nuotata di almeno un paio di chilometri. Al momento cerco solo di stabilizzare la routine e assicurarmi che caviglie e tendine d’Achille tengano. Le precauzioni non sono mai abbastanza e l’infortunio è sempre dietro l’angolo.

Per il resto, tutto procede come al solito. Il Sud Sudan non cambia, le cattive notizie marcano a uomo quelle buone, sembra che non si vada avanti ne indietro, sospesi, immobili. Quante cose vorrei dire a questo punto, ma non saprei da dove cominciare e forse non riuscirei nemmeno a finire. So solo che quando me ne andrò da qui, questo paese mi mancherà. E’ un paese che non ti permette di rimanere indifferente, ti provoca slanci di amore e di odio. E’ un paese con tutte le contradizioni tipiche dei paesi africani, grande potenziale umano e naturale, tanta corruzione e violenza gratuita.


Passo, chiudo, i rulli m’aspettano.

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